giovedì 28 novembre 2019

Recensione: "Zarina" - Ellen Alpsten

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Titolo: "Zarina"

Titolo Originale: "Die Zarin - Roman/Tsarina"

Autrice: Ellen Alpsten

Editore: DeA Planeta Libri




San Pietroburgo, 1725.
È una fredda e ventosa nottata di febbraio e nel Palazzo d'Inverno, sede dello zar di Russia, l'atmosfera è tesa e preoccupante. Lo zar è malato, le sue condizioni sono talmente gravi che tutti aspettano con trepidazione fuori dalla porta della sua camera per sapere se sopravviverà alla nottata.
Poche persone sono ammesse nella sua stanza, tra questi troviamo sua moglie Ekaterina, il migliore amico Menšikov e l'arcivescovo Prokopovič. I tre personaggi sono impegnati in una fitta conversazione che li rende ancora più nervosi e agitati, cosa sta succedendo?
Be' in realtà lo zar è morto, la zarina ha deciso di aspettare prima di annunciare la triste notizia al popolo russo, perché da quel momento la sua vita sarà in pericolo. La donna potrebbe rischiare la chiusura a vita in convento, l'esilio o la morte, così, deve riflettere e trovare una soluzione che la salvi da un destino tragico. Perché? Non posso svelarvi troppo, però, vi basti sapere che non esiste un erede al trono, perché lo zar Pietro, durante gli ultimi anni del suo impero, ha stravolto ogni legge e consuetudine eliminando la linea di successione, preferendo passare il comando a un estraneo piuttosto che a un figlio indegno. Putroppo, lo zar non ha fatto in tempo a scrivere il nome del suo successore e probabilmente all'annuncio della sua morte si scateneranno complotti, guerre e diatribe per salire al comando della nazione.
Chi governerà il popolo russo? E se a governare fosse sua moglie, la zarina Ekaterina? Salvandosi in questo modo da un destino tragico? La donna ha bisogno del giusto appoggio per riuscire nell'impresa, così fa chiamare segretamente il consiglio privato, le truppe e insieme a Menšikov aspetta il loro arrivo. Sarà una lunga attesa, una nottata in cui la donna rifletterà sulla sua vita e ripercorrerà, attraverso i ricordi, la sua lunga e tormentata esistenza. Tornerà indietro nel tempo a quando il suo vero nome era Marta e viveva in luogo sperduto della vasta pianura della Livonia. Una povera e semplice aiutante nelle cucine del monastero del posto, fino a quando un mercante non la compra per farla lavorare come domestica. Marta ha solo sedici anni, ma questo avvenimeno segnerà la sua esistenza, ferendola nell'anima e nel corpo, perché subirà violenza e sopraffazione

Quel pomeriggio la mia vita cambiò direzione, come la banderuola sul tetto del monastero alla prima folata di vento, foriera di un temporale improvviso.”
(citazione tratta dal testo)

Da semplice, inesperta e ingenua ragazza conoscerà la cattiveria della gente, la violenza, la sofferenza, la morte che la porteranno a fuggire per trovare un briciolo di serenità e tranquillità. Una fuga che la porterà a conoscere l'amore, la passione, il dolore, la mancanza di rispetto, la sfiducia verso l'altro e la condizione infima della donna. Tutto questo fino a quando il destino non decide di giocare ancora con la sua esistenza, facendole incontrare lo zar Pietro. Un incontro che segnerà un grande cambiamento nella sua vita, catapultandola non solo tra le braccia di un uomo potente, contorto, controverso, dispotico e tirannico ma anche in un realtà diversa fatta di ricchezza, eccessi, tradimenti e sregolatezze. Ma come ogni cambiamento, anche qui c'è un rovescio della medaglia difficile da sopportare e affrontare: la morte dei figli. Un dolore atroce e inimaginabile per una donna, ma Marta è forte e determinata a riscattare se stessa, la sua libertà e il suo destino, e da povera ragazza ingenua si ritroverà a essere la zarina Ekaterina.

Quella mattina sentii il mio vecchio nome per l'ultima volta, e nello specchio con la cornice d'argento e madreperla Marta, la serva nata fuori dal matrimonio, la ragaza dal cuore disperato e lo stomaco vuoto, sparì per sempre. Al suo posto era apparsa magicamente Ekaterina Alekseevna, che da quello stesso specchio mi restituiva la sua stupefacente bellezza, lo sguardo fiero di zarina.”
(citazione tratta dal testo)

Cosa accadrà nella sua vita lo scoprirete da soli, soffermandovi sulla figura di questa donna che, nonostante le violenze e le sofferenze subite, è riuscita a raggiungere traguardi inaspettati e importanti pagando sulla propria pelle il desiderio di una vita diversa.
“Zarina” è un romanzo storico interessante e coinvolgente che, non solo mette in primo piano la figura di Ekaterina ma evidenzia, in maniera vera e diretta, la condizione inferiore della donna, sia nelle classi povere che in quelle agiate. Donne comprate, vendute e usate come oggetti di piacere. Donne che rappresentano una proprietà dell'uomo e non un essere umano dotato di intelletto e pensieri propri. Donne destinate a procreare figli e nel caso della zarina, a procreare un erede maschio per continuare la discendenza reale, per poi essere ripudiata, esiliata e gettata via se non in grado di soddisfare queste aspettative. Ekaterina ad un certo punto della sua vita decide di ribaltare il suo destino, prendendolo di petto e giocando con lui una partita importante senza esclusione di colpi, mettendo sulla bilancia effetti negativi e positivi pagandoli sulla propria pelle. La sua crescita emergerà lentamente acquisendo forza pagina dopo pagina.

“Sfrutta le sorprese della vita a tuo vantaggio. Considera il tuo potere sugli uomini come una buona mano a arte: giocale, e potrai sperare di vincere la partita della vita.”
(citazione tratta dal testo)

Ekaterina non è solo la protagonista ma anche la voce narrante del romanzo che ci guida, attraverso i suoi ricordi, tra le pieghe della sua anima, tra gli intrighi di corte e gli avvenimenti storici. Un racconto personale che diventa un dialogo aperto e intimo con il lettore, che si sente partecipe non solo delle sue vicissitudini, ma anche dei suoi pensieri e delle sue emozioni. In questo modo si crea un rapporto empatico con il lettore, coinvolgendolo in ogni aspetto della sua vita, tenendolo incollato alle sue pagine che si succedono velocemente rendendo la lettura interessante e appassionante.
Ellen Alpsten ha scritto un romanzo storico bello e coinvolgente, utilizzando uno stile semplice, chiaro e scorrevole, permettendo a qualsiasi lettore di immergersi nella storia russa, agevolando la comprensione della difficile situazione politica, sociale e cultura della nazione. Analizzando, inoltre, la figura dello zar Pietro che ha cercato, durante il suo mandato, di cambiare il Paese, creando le basi per farlo progredire economicamente, politicamente e culturalmente, portandolo ai fasti e ai livelli degli altri regni occidentali. Ma per arrivare a questo ha mosso guerre decennali, mettendo a repentaglio la vita della popolazione russa già vessata da tasse elevate e spesso illogiche e dalla sua tirannia e violenza. Lo zar ha cercato di raggiungere i suoi obiettivi con fermezza e dispotismo, condannando alla tortura e a morte chiunque si sia opposto alle sue idee e ai suoi ordini.

“Lo zar era un dono di Dio, proprio come il giorno e la notte, l'estate e l'inverno, il sole e la luna, impossibile metterlo in discussione.”
(citazione tratta dal testo)


In questo contesto storico si muovono i personaggi che attraverso le loro vicende danno il ritmo alla storia e al tempo che scorre e si snoda pagina dopo pagina. In verità avrei preferito una cadenza cronologica più dettagliata, perché spesso si perde completamente la cognizione del tempo, dando l'impressione al lettore che alcuni avvenimenti si succedono uno dietro l'altro, mentre, in realtà sono trascorsi mesi se non addirittura anni. Evidenziare le date e dare una successione temporale più definita avrebbe reso ancora più fluida la comprensione della storia russa.
Le descrizioni sono interessanti e coinvolgenti, soprattutto quelle che riguardano l'atmosfera e le azioni di alcuni personaggi, a onor del vero di alcune scene avrei fatto a meno perché non aggiungono nulla alla storia, ma questo rimane un mio punto di vista.
Ho apprezzato la costruzione e descrizione del personaggio di Ekaterina, in modo particolare la parte psicologica che permette al lettore di entrare in empatia con le sue emozioni, osservando dal suo punto di vista il complesso rapporto tra lei e lo zar Pietro e la figura tirannica e dispotica dell'uomo.
“Zarina” è un romanzo storico che conquista subito il lettore e, naturalmente, ha affascinato anche me, con una figura femminile forte, intelligente e determinata a raggiungere i suoi obiettivi per non essere sopraffatta in maniera definitiva da un destino che ha giocato duramente con la sua vita, facendola gioire e soffrire contemporaneamente. Regalandole momenti di dolore, umiliazione accompagnati da altri di passione e felicità. Un rovescio della medaglia difficile da affrontare e superare.


“Questo non è vero, Pietro. Possiedo pur sempre qualcosa. Possiedo l'orgoglio, e la mia libertà, che mi avete dato voi.”
(citazione tratta dal testo)


Prendetevi del tempo da dedicare a questo testo, avvicinatevi alla storia russa ed entrate nella vita di Marta.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)


Prodotto fornito dalla casa editrice DeA Planeta Libri

lunedì 25 novembre 2019

Recensione: "L'Arminuta" - Donatella Di Pietrantonio

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Titolo:"L'Arminuta"

Autrice: Donatella Di Pietrantonio

Editore; Einaudi



Perdere i propri punti fermi, da un momento all'altro, senza un'apparente motivazione.
Confusi e storditi ci si guarda intorno cercando di capire cosa è accaduto e, soprattutto, dove stiamo andando. Non sappiamo cosa fare, fermi in un limbo in cui non riconosciamo niente e nessuno, neanche noi stessi. Ci sentiamo soli, sperduti in un mondo più grande di noi. Un mondo che non ci rappresenta. Sentiamo di non appartenere più a nulla e nessuno, senza un'identità, una famiglia, in bilico tra passato e presente, tra chi eravamo e chi siamo...tra identità e oblio.
La nostra protagonista ha solo 13 anni quando, un giorno del 1975, la sua vita viene completamente e inesorabilmente stravolta. Un ragazzina normale, con una vita normale, tranquilla e serena. Una vita scandita dalle lezioni scolastiche, corsi di danza e nuoto, all'interno di un famiglia benestante che l'ama profondamente...fino a quando, nella maniera più brutale e scioccante che le possa capitare, non viene condotta e “riconsegnata” a quella che è la sua vera famiglia, scoprendo in questo modo che coloro che ha sempre considerato i suoi genitori erano in realtà lontani parenti. Per una serie di motivazioni incomprensibili, la ragazzina viene ricondotta come un pacco postale alla sua famiglia biologica. Una famiglia povera composta da numerosi fratelli, dove ogni giorno si lotta per la sopravvivenza e per il cibo. Dove vige la legge del più forte, dove la violenza è quotidianità e ognuno deve darsi attivamente da fare all'interno del nucleo familiare.

“Io non conoscevo nessuna fame e abitavo come una straniera tra gli affamati. Il privilegio che portavo dalla vita precedente mi distingueva, mi isolava nella famiglia. Ero l'Arminuta, la ritornata. Parlavo un'altra lingua e non sapevo più a chi appartenere...”
(citazione tratta dal testo)

In poco meno di un giorno la sua vita viene stravolta, catapultata in una realtà che la stordisce e la mette di fronte al dolore, non solo di non riconoscersi in nessuno membro familiare, ma di sentirsi abbandonata per la seconda volta e, soprattutto, di non sapere più chi è...non avere più un'identità.

“Restavo orfana di due madri viventi. Una mi aveva ceduta con il suo latte ancora sulla lingua, l'altra mi aveva restituita a tredici anni. Ero figlia di separazioni, parentele false o taciute, distanze. Non sapevo più da chi provenivo...”
(citazione tratta dal testo)

Come può una ragazzina affrontare quel doppio senso di rifiuto e abbandono da parte di una madre adottiva che non la vuole più, e un'altra che non conosce e l'ha abbandonata quando aveva pochi mesi? Come ritrovare se stessa se tutto ciò che la circonda non la rappresenta? Come sopravvivere all'interno di una famiglia completamente estranea e anche un po' ostile? Cosa si nasconde dietro tutta questa storia, apparentemente incomprensibile? Dov'è la verità? È ciò che la nostra protagonista cerca di scoprire e comprendere con tutta se stessa. Ha bisogno di capire, di fare chiarezza nella sua vita per riuscire superare la situazione, trovando un punto di equilibrio per sopravvivere e andare avanti. Un punto di equilibrio che, inaspettatamente, riceverà proprio all'interno di quella famiglia sconosciuta, grazie al rapporto con la sorella Adriana che l'aiuterà, con il suo carattere, vero, schietto e sfrontato, a salvarsi. Una sorella che sarà un faro, pronta a illuminare il suo nuovo percorso di vita, donandole sostegno, punti fermi e amore.

“(...) Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza.
(….)
Nella complicità ci siamo salvate.”
(citazione tratta dal testo)

Per capire come la nostra protagonista scoprirà la verità e come si evolveranno i rapporti con la nuova e vecchia famiglia vi consiglio di proseguire la lettura di questo splendido romanzo di Donatella Di Pietrantonio.
Una storia triste, intensa, commovente ed emozionante in grado di scuotere ogni lettore nel profondo della propria anima. Un romanzo che affronta tematiche importanti come: la maternità, la miseria umana, l'amore imperfetto, il degrado sociale, il senso di appartenenza e l'identità che, sapientemente mescolati e legati alle parole delicate e vere di Donatella Di Pietrantonio, ci restituiscono un romanzo intenso in grado di colpire come un pugno nello stomaco. Presentandoci un quadro sociale interessante con molte tematiche serie su cui riflettere con attenzione.
La storia è narrata in maniera cruda senza fronzoli per abbellirla, l'autrice ha cercato di renderla il più possibile vera e aderente alla realtà, grazie anche ai dialoghi scritti in dialetto e italiano che rendono la storia più credibile.
La lettura è scorrevole, coinvolgente al punto da avvertire sulla nostra pelle quel senso di disperazione che vive la nostra piccola protagonista, percependo il suo senso di smarrimento, estraneità e solitudine all'interno di una famiglia e una realtà sociale a lei completamente sconosciute e in cui non riesce a riconoscersi.
La scrittura è intensa, cruda, essenziale, attenta e misurata e con un pizzico di delicatezza e sensibilità con cui l'autrice riesce a raccontare episodi forti, donandoci punti di riflessione importanti..
I personaggi sono tutti ben delineati e costruiti, in modo particolare la protagonista e sua sorella Adriana, che per me è il personaggio che ha più personalità e forza scenica grazie al suo carattere vero, semplice e diretto. Un punto fermo per l'Arminuta e per noi lettori, perché sarà lei che, inaspettatamente, le regalerà la forza per andare avanti e lottare per quell'identità che si è andata sgretolando. Mentre, la protagonista rappresenta la tenerezza, la sofferenza ma anche la forza e la determinazione nel sapere la verità. Una protagonista di cui non conosceremo mai il nome, come se si volesse evidenziare in maniera netta e forte questa sua non appartenenza, negandole l'identità narrativa.
Donatella Di Pietrantonio riesce con le sue parole a creare una storia meravigliosa in grado di coinvolgere il lettore in ogni frase o pagina, affrontando con fermezza e sensibilità tematiche forti e interessanti.

“Nel tempo ho perso anche quell'idea confusa di normalità e oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. È un vuoto persistente, che conosco ma non supero. Gira la testa a guardarci dentro. Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure.”
(citazione tratta dal testo)

“L'Arminuta” è un romanzo poetico, intenso, delicato e mai banale che vi consiglio di leggere e scoprire, lasciandovi affascinare dalla protagonista e da sua sorella Adriana, che con la loro forza, sincerità, e con un rapporto nato in maniera inconsueta e imprevedibile, sapranno conquistarvi e legarvi a loro.
Un romanzo forte come gli schiaffi della vita, commovente come le lacrime che rigano le guance della protagonista, vero come Adriana, destabilizzante come la nuova vita dell'Arminuta.
Un romanzo da leggere, amare e custodire.
Buona lettura.



(Marianna Di Bella)

venerdì 22 novembre 2019

Recensione: "La casa degli specchi" - Cristina Caboni

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Titolo: "La casa degli specchi"

Autrice: Cristina Caboni

Editore: Garzanti



La paura è un'emozione destabilizzante e paralizzante. È infida e colpisce quando si abbassa la guardia, quando si è più indifesi e impreparati a gestirla e combatterla. Arriva e immobilizza, il battito accellera e ci sentiamo sopraffatti dal terrore, incapaci di muoverci, agire e pensare con razionalità. È talmente forte il senso di disagio e panico che ci blocchiamo, ci chiudiamo in noi stessi, timorosi di tutto ciò che ci circonda, delle persone e dei luoghi. Ci chiudiamo al mondo pensando di risolvere i problemi ma, in realtà, ci stiamo imprigionando in noi stessi insieme al terrore che ci accompagna come un fedele compagno in qualsiasi posto decidiamo di nasconderci. È sempre lì a ricordarci che esiste, che possiamo fuggire anche dall'altra parte del mondo, illudendoci di essere finalmente liberi, ma quando meno ce l'aspettiamo eccola, la paura, spuntare di nuovo e colpire. Fino a quando non decidiamo di affrontarla e combatterla definitivamente, liberandoci dal senso di oppressione, insicurezza e dalla sensazione di doverci sempre guardare le spalle e difenderci.
Non è semplice, ci vuole una grande forza di volontà per trovare il coraggio di riappropriarci di noi stessi, della nostra vita, per essere finalmente liberi di vivere appieno ogni attimo della nostra esistenza con leggerezza e serenità. Un percorso irto di difficoltà ma, nella vita nulla è facile e se vogliamo qualcosa dobbiamo imparare a lottare strenuamente ed è ciò che impareranno le protagoniste dell'ultimo libro di Cristina Caboni. Due donne unite da un legame di sangue e da un passato che cela misteri e sparizioni.

“Sapeva cos'era la paura e come poteva ridurre una persona: viveva in casa sua da sempre, era stata una compagna costante per i suoi genitori e poi, tramite loro, anche per lei.
Era un'amica apparentemente affettuosa, la paura, ma in realtà odiava chiunque. Uno sguardo, una parola lasciata cadere nel mezzo di una frase poteva diventare un muro invalicabile.
La paura amava solo chi la nutriva.
La paura era distacco da ogni cosa.”
(citazione tratta dal testo)

Questa volta l'autrice ci conduce tra le strade e i vicoli di Positano, una terra dove i profumi dei limoni e del mare si mischiano e amalgamano insieme ai colori e al calore di una terra ricca e passionale. Qui si trova la “casa degli specchi”, una villa su tre piani, con un panorama mozzafiato che si affaccia sul mare blu e sconfinato. La casa ha una particolarità, un atrio circolare con 12 specchi alle pareti, le cui cornici sono state realizzate dal proprietario Michele Loffredi, conosciuto a Positano come il maestro dell'oro. Un artista gioielliere che con le sue collezioni ha fatto innamorare le grandi attrici degli anni Cinquanta e Sessanta.
Oggi Michele ha 90 anni e la sua memoria gli sta giocando brutti scherzi. L'uomo soffre di Alzheimer e il passato si va piano piando sbiandendo e sparendo. Non tutto, qualcosa rimane ancora vivido nella sua memoria, il ricordo della moglie Eva Anderson, sparita senza alcuna spiegazione logica anni e anni prima. Cosa le è accaduto? Nessuno lo sa, ma il passato sta tornando a bussare alla porta della villa facendo riemergere ricordi, emozioni e misteri mai svelati. Durante i lavori di recinzione, si apre una buca nel terreno, riportando alla luce uno scheletro che giace lì da anni, a chi appartiene? È Eva Anderson? Quale mistero si cela dietro questo ritrovamento? È ciò che si chiede Milena, nipote di Michele e protagonista del romanzo. La ragazza si è rifugiata a Positano, non solo per stare accanto al nonno ma, per prendere una decisione importante riguardante la sua vita. Ciò che non sa è che, invece, si ritroverà a scoprire un passato di cui non sapeva nulla, recuperando la figura della nonna che per lei e sempre stata una figura evanescente...un fantasma. Nessuno in casa ha mai parlato troppo di questa donna, sparita nella vita e nei ricordi familiari. Ricordi che scopriremo insieme a Milena e grazie a un salto indietro nel tempo, quando una giovanissima Eva arriva in Italia intorno alla fine degli anni Cinquanta. Una giovane attrice in cerca di lavoro che appena giunta a Venezia conosce Michele e l'amore tra i due giovani scatta in maniera forte e intensa ma, qualcosa nel passato di Eva la perseguita, una paura che ha cercato di lasciare in America per ricostruire una nuova vita e sentirsi finalmente libera. Ma il passato sta tornando anche per Eva e potrebbe minare l'amore e la serenità che la ragazza sta costruendo con Michele. Chi minaccia la sua felicità? Di cosa ha paura? Chi o cosa la perseguita? Scoprirlo sarà il vostro compito, io vi lascio sulla terrazza della villa e nel mentre mi godrò il panorama e i colori di Positano. Posso però dirvi cosa ne penso del romanzo, senza svelarvi nulla sulla storia e l'epilogo.

“La verità è tutto ciò che importa davvero.”
(citazione tratta dal testo)

Cristina Caboni sa narrare e appassionare il lettore con storie semplici, delicate e piene di sentimenti. La lettura è coinvolgente e scorrevole e, come sempre, l'autrice riesce a trovare un episodio storico su cui costruire parte della romanzo, integrandolo perfettamente alla trama e ai personaggi. Questa volta il nostro viaggio nel tempo riguarderà il periodo del maccartismo e la caccia alle streghe degli americani contro i cittadini sovietici residenti negli Stati Uniti d'America. Una caccia, spesso illogica, verso qualsiasi cittadino di origine russa, o che abbia avuto anche solo un legame superficiale con l'Unione Sovietica. Un clima di persecuzione e paura che hanno vissuto non solo i cittadini di russi ma anche tutti coloro che esprimevano un pensiero che poteva essere ritenuto filorusso. L'autrice ha preso questo tema, l'ha contestualizzato all'interno della trama, inserendovi altri elementi interessanti come il cinema, il mistero, la sensazione di paura e oppressione, l'amore, la famiglia, i silenzi e ha creato un romanzo delicato e piacevole.
Seppur piacevole, questa volta, i protagonisti e i vari personaggi non mi hanno affascinata e ammaliata, li ho trovati poco empatici e anche un po' controversi nelle emozioni e negli atteggiamenti, soprattutto, Milena. Nel romanzo afferma di essere diretta senza girare intorno alle cose, e mi aspettavo un carattere forte e deciso, invece l'ho trovata insicura e titubante. Così come non mi hanno affascinata gli altri personaggi a cui personalmente avrei dato più spazio, ho sempre avuto la sensazione che rimanessero delle figure ai margini della storia senza dare un'impronta decisa e forte, come ad esempio la figura del maresciallo che conduce le indagini, di cui non si capisce fino in fondo il suo carattere e se nasconde o meno qualcosa. Oppure la fiugra della mamma di Milena, nonché figlia di Michele e Eva, sappiamo che muore giovane e poi basta, altra figura evanescente che si perde tra le righe del romanzo.
Un'altra cosa che non mi ha convinta del tutto, è la costruzione del testo. Le basi e gli elementi sono gli stessi: due protagoniste legate o da un legame di sangue o da una passione reciproca, un viaggio temporale tra passato e presente, una morte misteriosa e una ricerca nel passato per comprendere e migliorare il presente. Elementi che rendono, almeno per me, la storia prevedibile, perdendo quel senso di unicità e pathos che ci si aspetta dal romanzo. Peccato perché, ripeto, il romanzo è piacevole, delicato e l'autrice sa affrontare molto bene i sentimenti e le emozioni dell'essere umano, eppure molte di queste, personalmente, le ho vissute in maniera prevedibile e poco emozionante.
Come sempre lascio a voi il piacere di scegliere, leggere e scoprire il testo.
Buona lettura.




(Marianna Di Bella)

mercoledì 20 novembre 2019

WWW Wednesday #7




WWW WEDNESDAY #7


Buongiorno lettori!!
Dopo una lunga assenza, 
eccoci giunti all'appuntamento del mercoledì 
con il WWW Wednesday.
Scopriamo insieme le nuove e vecchie letture della settimana.
Pronti?
Iniziamo.



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Cosa ho appena finito di leggere?

La casa degli specchi” di Cristina Caboni. Un testo piacevole e coinvolgente. Ve ne parlerò meglio nella recensione che pubblicherò venerdì.



Cosa stai leggendo?

Zarina” di Ellen Epstein. La storia di Caterina I, moglie dello zar Pietro il Grande. Un romanzo avvincente con una protagonista astuta e seducente. La lettura è coinvolgente al punto che in poco tempo sono arrivata già a metà libro. Spero di parlarvene meglio e in maniera più approfondita la prossima settimana.



Cosa penserai di leggere in seguito?

Storia di Ásta” di Jón Kalman Stefánsson. È nella mia “lista dei libri da leggere” da troppo tempo, direi che è arrivato il momento di leggerlo e scoprirlo.


Alla prossima settimana con nuovi e, speriamo, entusiasmanti libri.
Ciao!!

lunedì 18 novembre 2019

Le Recensioni di Mirtilla: "La memoria dell'acqua" - Mathieu Reynès; Valérie Vernay


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Titolo: "La memoria dell'acqua"

Autori: Mathieu Reynès
            Valérie Vernay

Editore: Tunué





Marion si è appena trasferita sull'isoletta, insieme alla mamma Caroline. In pochi mesi la sua vita è cambiata totalmente, il divorzio dei genitori, la morte della nonna e ora il trasloco in una casa e in luogo a lei sconosciuti. Ma Marion è una ragazzina forte e non si perde d'animo, sa che per la mamma è importante allontanarsi dalla loro casa, per ritrovare serenità e una nuova energia per riprendere in mano la propria vita.

“...Ha un carattere che la spinge a guardare avanti, ha saputo metter da parte la sua pena e riprendere il timone prima che la nave affondasse.”
(citazione tratta dal testo)

Caroline decide, così, di tornare nella vecchia casa d'infanzia, abbandonata anni e anni prima alla morte del padre. Il luogo adatto per ricominciare e chissà per ritrovare il passato e le proprie radici.
Mentre la madre sistema la casa, Marion inizia a esplorare i dintorni. È una ragazzina curiosa e girovagare sull'isola l'aiuta a prendere confidenza con il posto, ad ambientarsi e a vedere le cose da un'altra prospettiva. C'è una cosa, in particolare, che attira la sua attenzione, la presenza costante di strane rocce scolpite, volti incisi accompagnati da iniziali e date. Cosa rappresentano? Sono monoliti legati a qualche leggenda? Hanno un significato particolare? Sono realizzati dagli abitanti dell'isola? Queste sono le tante domande che si pone la bambina, ma non è l'unico mistero che attira la sua attenzione e che aleggia nel posto, rendolo particolare ed enigmatico. Ad esempio, una strana e antica leggenda secondo cui la tempesta del 1904, che si è abbattuta sull'isola provocando morte e distruzione, sia stata scatenata dalle divinità per punire gli uomini rei di averle offese. Per quale motivo? È ciò che cerca di scoprire Marion, iniziando a curiosare e seguendo Virgil, un uomo ritenuto dalla popolazione, strano, brusco e scostante. Un uomo avvolto da un mistero e che incuriosisce Marion al punto da volerne sapere di più su di lui, andando oltre la superficie e la scorza dura dell'uomo, accendendo anche la curiosità dei piccoli e grandi lettori che si ritroveranno completamente attirati da una graphic novel emozionante, misteriosa e coinvolgente.

“Durante tutti questi anni, mi ero perso e tu mi hai ritrovato. Avrei voluto conoscerti di più.”
(citazione tratta dal testo)

L'acqua è la protagonista assoluta insieme ai suoi misteri e alle paure ancestrali insite in noi umani. È l'elemento dominante che avvolge la storia ed evidenzia il complesso rapporto tra la natura e l'uomo. Un rapporto delicato, fatto di fragili equilibri difficili da mantenere e custodire.
Mathieu Reynès è Valérie Vernay sono riusciti, in questa graphic novel, a mescolare bene la natura e il fantastico, e quest'ultimo non è mai presente graficamente, al contrario, la sua evanescenza rende bene la sensazione di mistero che i due autori hanno voluto imprimere al racconto, tenendo il lettore con il fiato sospeso fino alla fine della storia.
L'inizio è lento, conducendo il lettore all'interno della trama con molta calma, creando quel senso di pathos e mistero che aleggia per tutto il libro. Le immagini e la storia presentano il quadro della storia in ogni mininmo particolare accendendo sempre di più la curiosità del lettore, coinvolgendolo al punto da ritrovarsi a sfogliare velocemente la graphic novel per scoprire nuovi avvenimenti ma, soprattutto, per trovare le risposte ai misteri che aleggiano sul posto. Purtroppo, ho trovato il finale troppo frettoloso rispetto all'andamento della storia e questo delulde un pochino, mi sarei aspettata qualcosina in più nella spiegazione e nell'epilogo.
Le tavole sono belle e intense, ho apprezzato moltissimo il cambio di luce e tonalità di colore a seconda dell'ambientazione delle scene. La scrittura è intensa, emozionante e raffinata. Marion, la protagonista, è delineata e descritta molto bene e durante l'evolversi della storia vedremo una sua crescita personale, perché si ritroverà a recuperare parte di un passato a lei completamente sconosciuto e che la lega inevitabilmente all'isola. Un passato che scoprirà in maniera imprevedibile e violenta
Una graphic novel che vi consiglio di leggere e scoprire, perché regala profonde riflessioni sul complesso e delicato rapporto tra l'uomo e la natura, ricordandoci che il legame è così fragile che potrebbe rompersi in qualsiasi momento e che dobbiamo essere più responsabili e attenti a ciò che ci circonda, creando un rapporto più equilibrato, protettivo e consapevole.

“...il mare è pericoloso qui, e punisce severamente gli incoscienti.”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)

venerdì 15 novembre 2019

Recensione: "Il Priorato dell'Albero delle Arance" - Samantha Shannon

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Titolo: "Il Priorato dell'Albero delle Arance"

Titolo Originale: "The Priory of the Orange Tree"

Autrice: Samantha Shannon

Editore: Mondadori



Il mondo è in pericolo!
Un'oscura minaccia si sta risvegliando e potrebbe abbattersi sul mondo orientale e occidentale, seminando morte, distruzione e sofferenza. Dopo mille anni, il Senza Nome sta tornando e con lui i tempi oscuri, dove il male imperverserà sui regni, le popolazini e il mondo intero.
Chi è il Senza Nome? Ancora un attimo di pazienza e lo scopriremo insieme.
Mentre la minaccia sembra concretizzarsi ogni giorno di più, la vita nei regni continua a scorrere tranquilla e ignara di tutto questo, le persone sono troppo prese dai propri problemi quotidiani per dare peso ai segnali di pericolo.
I diversi regni sono ostili tra di loro, in modo particolare, quelli dell'Oriente e dell'Occidente sempre più distanti l'uno dall'altro. Chiusi nei loro confini, professano e difendono le proprie tradizioni e credenze, rimanendo aggrappati al passato, vedendo nell'Altro un nemico da allontanare, combattere e debellare come il morbo rosso che infesta parte del mondo o il pericolo dell'Armata draconiana che crede nel potere del Senza Nome e si sta riattivando per prepare il suo ritorno.
L'Oriente venera i draghi, lacustrini e di mare. Creature possenti, magiche e meravigliose, dedite alla difesa del mondo orientale minacciato da epidemie e invasioni. Ogni 50 anni, alcuni draghi seikinesi scelgono dei cavalieri umani nell'eventualità di dover tornare a combattere, destino vuole che quel giorno sia arrivato e Tané, una delle nostre protagoniste, è in trepida attesa perché, dopo anni di allenamenti, è giunto il Giorno della Chiamata che potrebbe decretare la sua idoneità per entrare a far parte della Guardia dei Mari e proteggere, così, la sua terra a dorso di un drago. Ma prima, dovrà superare una serie di prove e qualcosa di ancora più difficile, qualcosa che potrebbe porre fine ai suoi sogni compromettendo il suo futuro...qualcosa che non doveva fare.
Cosa? Be', anche questa volta dovrete pazientare perché la storia è solo all'inizio e altre protagoniste richiedono la nostra attenzione.
Lasciamo, quindi, per un attimo Tané e spostiamoci a Occidente, nel regno incontrastato della regina Sabran Berethnet di Inys. La donna appartiene a una lunga discendenza femminile, costituita da regine che hanno governato per anni e anni. Credenza vuole che fin quando nel regno ci sarà una discendente della casata Berethnet, allora il Senza Nome non tornerà a minacciare il mondo. Sarà vero o è solo una leggenda?
Il mondo occidentale crede fermamente a questa leggenda, così come credono nella religione delle Sei Virtù che professano in maniera appassionata e chiunque non crede è ritenuto un nemico. Odiano la magia. Odiano gli orientali perché venerano i draghi, e non accettano nessun tipo di contatto commerciale o personale.
La regina è in pericolo, qualcuno sta tramando alle sue spalle per ucciderla, perché? Per scoprirlo ci basterà seguire una persona che da anni la sta proteggendo in maniera discreta e anonima, una giovane donna...una dama di corte: Ead Druyan. La donna originaria di Lasia, vive nel regno da otto anni e ha trascorso tutto questo tempo muovendosi nell'ombra e non destando sospetti, perché Ead è in realtà una maga con grandi abilità. La donna fa parte del Priorato dell'Albero delle Arance, un ordine segreto creato da Cleolind, colei che ha sconfitto il Senza Nome e capostipite della casata di Berethnet. Il Priorato è formato dalle Dame Rosse che hanno il compito di proteggere il mondo dall'Armata draconiana e traggono la loro forza dal Siden che scorre tra le linfee dell'albero e nei suoi frutti.

“È troppo che sei lontana dall'albero. Sei una radice, mia cara. Devi nutrirti, altrimenti appassirai.”
(citazione tratta dal testo)

Se il Senza Nome sta per tornare a minacciare il mondo, come faranno i regni a sconfiggerlo? Riusciranno a mettere da parte i propri rancori per combattere e perseguire il bene comune? Come faranno le tre protagoniste a incontrarsi e intrecciare le loro storie? Chi vuole uccidere la regina? Queste e molte altre domande vi assaliranno durante la lettura di questo immenso e voluminoso epic fantasy, ma non vi dirò nulla e non aggiungerò altro alla trama perchè spero e desidero che siate voi a scoprire una storia meravigliosa, emozionante e ricca di colpi di scena. Quindi, mettetevi comodi, prendete il libro e immergetevi completamente tra le sue pagine, lasciandovi afferrare dalle parole di Samantha Shannon. Parole che vi faranno letteralmente volare sulle ali della fantasia e a dorso in un drago magico, possente, elegante come Naymathun.

“La sua voce era un richiamo di guerra, il canto delle balene, un rombo di tuono in lontananza il tutto amalgamato in forma di parole simili a vetri legati dalle onde. Ascoltarla parlare calmava Tané di un senso di tranquillità prossima alla pace del sonno.”
(citazione tratta dal testo)

Il numero delle pagine potrà spaventarvi ma, credetemi, una volta che avrete iniziato a leggere non vorrete smettere più e non farete caso alle pagine che sfoglierete e che si susseguiranno velocemente, perché troverete la lettura scorrevole e coinvolgente.
L'autrice ha uno stile narrativo moderno che ben si adatta a questo epic fantasy. Le descrizioni sono precise, attente e particolareggiate al punto da farci vivere completamente immersi in un'atmosfera suggestiva e avvincente. Con le parole riesce a creare un mondo vero e plausibile, perfettamente funzionale al testo. Tutto è costruito in maniera credibile e non si percepisce mai l'artefatto narrativo, al contrario, riesce a coinvolgere il lettore creando un legame empatico forte e intenso.
Nulla è lasciato al caso, nomi dei luoghi o dei personaggi, i diversi regni, i draghi, gli avvenimenti e i colpi di scena ma, non è solo lo stile narrativo ad essere moderno, ci sono anche gli episodi, gli eventi, le caratteristiche dei personaggi e gli elementi che costituiscono la trama a renderlo contemporaneo.
Samantha Shannon utilizza temi attuali perfettamente riconducibili alla società moderna, basti pensare all'ostilità e alla paura dell'Altro. Il timore di essere invasi da chi non si conosce, ritenendoli nemici da tenere lontani, fuori dai propri confini territoriali e personali. L'autrice affronta ed evidenzia temi come il rispetto delle culture, delle credenze, delle religioni diverse dalle proprie, viste con disprezzo e disgusto solo perché non si conoscono e non corrispondono con le proprie. Evidenzia il rispetto per ogni essere vivente.e per l'amore in ogni sua forma, sfumatura e bellezza.
L'autrice crea un epic fantasy le cui protagoniste sono donne forti, determinate a vivere come vogliono, inseguendo se stesse, sfidando le convenzioni e andando contro la morale sociale che le vuole brave regine in grado di procreare e proseguire la dinastia, o donne sole e spaventate.

“Ma a dire il vero...non sono affatto d'accordo che il futuro di una nazione risieda nella possibilità di procreare. Una donna è più di un utero da inseminare.”
(citazione tratta dal testo)

In questo romanzo le donne sono protagoniste e artefici del proprio destino, con pregi e difetti, paure e sensi di colpa, rimpianti e voglia di riscattare e ritrovare se stesse. Donne la cui forza crescerà una volta preso atto della propria forza interiore. Donne descritte e delineate molto bene, così come complete sono anche coloro che non si trovano al centro della scena ma ai margini della storia. In verità, tutti i personaggi sono costruiti bene, ognuno con una propria personalità ben definita e distinguibile l'uno dall'altro.

“Nessuno dovrebbe indurre un adonna a temere di non essere abbastanza.”
(citazione tratta dal testo)

Il romanzo è diviso in 6 parti, ognuna formata da capitoli che alternano la narrazione tra mondo orientale e occidentale. Ogni capitolo ha come protagonista un personaggio diverso che ci guiderà all'interno della storia presentandoci, non solo luoghi ed elementi diversi ma, soprattutto, punti di vista diversi. Ead, Tané, Loth e Niclays saranno le guide che ci condurrano alla scoperta di terre magiche e suggestive e all'interno di una storia emozionante e intensa. Una trama ricca di colpi di scena che ci lasceranno, alla fine di ogni capitolo, con il fiato sospeso, accendendo la fiamma della nostra curiosità e la voglia di continuare a leggere per scoprire nuovi avvenimenti.
A onor del vero, devo ammettere che la battaglia finale e l'epilogo mi hanno un po' delusa, perché mi aspettavo più pagine e maggior attenzione allo scontro finale, invece, l'ho trovato breve e sbrigativo se paragonato alla lunga attesa e preparazione delle pagine precedenti. Non so se è una scelta voluta o se l'autrice ha voluto trasmettere un messaggio importante, così, mi sono presa del tempo per riflettere e mi sono resa conto che non è il finale a rendere bella e gradevole una storia, bensì cosa avviene durante il viaggio che si intraprende. Basti riflettere sulle vicissitudini dei personaggi, infatti, ognuno di loro intreprende un viaggio, non solamente fisico, ma psicologico. Un viaggio intimo e personale che li porterà a scoprire se stessi, superando paure, e quel senso di colpa che li priva della capacità di vedere la bellezza intorno a loro e dentro la loro anima. Li priva della capacità di godere appieno ogni singolo istante della propria esistenza...li priva della capacità di vivere.

«Ti lascerò partire con la mia benedizione, Tané, ma devi prima promettermi una cosa» mormorò. «Che un giorno riuscirai a perdonare te stessa. Questa è la primavera della tua esistenza, bambina, ci sono tante cose che devi ancora imparare. Non negarti il privilegio di vivere.»
(citazione tratta dala testo)

Quindi, a parte lo scontro finale e l'epilogo frettolosi e stringati, il romanzo merita di essere letto e amato in ogni suo elemento e personaggio.
Ottocento pagine di pura emozione, magia e bellezza.
Ottocento pagine che vi condurranno in terre affascinanti e suggestive.
Ottocento pagine che vi consiglio di leggere perché le protagoniste vi sapranno affascinare e ammaliare con la loro forza e determinazione, come Ead ha saputo conquistare la mia attenzione eleggendola a personaggio preferito insieme Naymathun, drago elegante e maestoso.

“Il mio cuore conosce bene il tuo canto, e il tuo cuore il mio. Io tornerò sempre da te.”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)



Prodotto fornito dalla casa editrice Mondadori

mercoledì 13 novembre 2019

Recensione: "Little Big River" - Marisa Piccioli

Little Big River, libri il nostro angolo di paradiso, seconda guerra mondiale, sepoy, alleati, recensione, esercito indiano, partigiani, linea gotica, italia centrale
Titolo: "Little Big River"

Autrice: Marisa Piccioli

Editore: Giovane Holden Edizioni




La Seconda Guerra Mondiale ha rappresentato nel panorama mondiale e storico, un periodo estremamente violento, doloroso e di grandi stravolgimenti. Una guerra combattuta su più fronti, che ha visto impegnati soldati di tutto il mondo, intervenuti per riportare pace lì dove qualcuno, invece, ha seminato solo atrocità, morte e distruzione. Un conflitto che ha visto eventi intrecciarsi e concatenarsi, creando pagine su pagine di storia. Episodi ancora oggi sono poco conosciuti che piano piano riprendono vita grazie a storici e autori che decidono di far riemergere, attraverso libri, saggi e romanzi, avvenimenti e persone che rischierebbero di finire nell'oblio della memoria della storia.
Marisa Piccioli ha recuperato una parte di questa storia trasformandola in un romanzo in cui racconta le gesta dei partigiani e degli alleati anglo-americani giunti sull'Appennino tosco – emiliano per sferrare l'attacco e superare la Linea Gotica.
Attraverso documenti ufficiali e ricerche storiche, l'autrice ha narrato la situazione dell'Italia centrale e dell'esercito indiano, collocandolo e contestualizzandolo all'interno di un romanzo in cui sono presenti anche i partigiani e i civili che, con il loro aiuto, hanno sostenuto l'avanzata, lottando contro un nemico comune.
Gli Alleati giunti nella zona dell'Appennino tosco emiliano, trovarono una situazione territoriale completamente diversa da quella studiata sulle mappe: ponti distrutti dai tedeschi durante la ritirata, montagne difficili da superare, pioggia, fiumi esondati che bloccavano il passaggio delle jeep e dei rifornimenti, rallentando e ostacolando l'avanzata. Così, dopo una lunga riunione strategica tra le forze alleate, si decise che il compito dell'Ottava Divisione Indiana, insieme al supporto canadese e neozelandese, consistesse nel ricostruire le vie di collegamento per assicurare di nuovo il passaggio dei rifornimenti e dei mezzi di trasporto. Questo perché i sepoy, soldati semplici di fanteria, erano veloci, rapidi sulle montagne e dotati di iniziativa e capacità negli interventi sui campi di battaglia.

Ali e i suoi compagni si sentivano uniti e questo si avvertiva ogni volta nelle azioni militari. Avevano acquisito solidarietà e spirito di appartenenza alla squadra pronta in ogni momento, ma erano stanchi della guerra. Non vedevano l'ora di tornare a casa.”
(citazione tratta dal testo)

Nello stesso scenario di intervento dell'esercito indiano, c'erano anche i partigiani che con i loro attacchi e opere di sabotaggio ostacolarono le attività dei tedeschi.
Tra i partigiani della Brigata Garibaldi troviamo Andrea, il fidanzato di Anna, la protagonista del libro. Anna è una giovane ragazza che, prima della guerra, conduceva una vita tranquilla fatta di lavoro e uscite in compagnia delle amiche per andare a ballare o al cinema. Una vita semplice fatta di sogni, spezzati e interrotti da un conflitto atroce e crudele.

Quella sera fu importante per lei e la ricordò spesso quando i tempi divennero difficili. Quegli istanti di gioia, di serenità coinvolgevano tutti, niente di più importante per unire le persone e farle sentire vicine le une alle altre. Da quel momento si sarebbero sentiti chiamati in causa, responsabili gli uni per gli altri, pronti a intervenire nei momenti del bisogno, disposti a rischiare la propria vita per quella altrui.”
(citazione tratta dal testo)

In questo scenario si snoda il romanzo e la storia dei diversi protagonisti che la compongono.
Un romanzo breve che arricchisce la nostra conoscenza storica di un ulteriore tassello. Il libro si divide in quattro parti, ognuna dedicata a un personaggio o episodio storico. Nella prima parte, la protagonista è Anna che con la sua storia e il suo sostegno ai partigiani ci permette di comprendere meglio la situazione di quei luoghi. La seconda parte, invece, è dedicata all'esercito indiano, e qui la narrazione è più descrittiva e per me più interessante perché amo conoscere e scoprire ogni aspetto del secondo conflitto mondiale, arricchendo di ulteriori nozioni la mia conoscenza storica. Mentre nella terza e quarta parte vengono narrati i momenti della liberazione delle città e l'epilogo finale.
I capitoli sono brevi e la narrazione è stringata, telegrafica, spesso asettica, sembra quasi di leggere dei bollettini di guerra in cui vengono elencati avvenimenti senza alcun coinvolgimento emotivo e, sinceramente, mi aspettavo più empatia con i fatti narrati e i protagonisti, in particolare con Anna di cui avrei voluto conoscere meglio, e in maniera più approfondita, il suo lato emotivo, i suoi pensieri e le sue sensazioni.
Personalmente avrei dato più spazio agli avvenimenti riguardanti l'esercito indiano, per evidenziare il loro supporto militare, spiegando in maniera più approfondita i loro compiti, così come mi aspettavo un legame e un intreccio più consistente tra i vari protagonisti, invece, di sembrare storie a se stanti.
Dal punto di vista storico è estremamente interessante ma, a mio parere, manca di coinvolgimento empatico con il lettore e la storia.

Non è semplice per gli alleati, né per chi conosce queste zone. Noi ci spostiamo a piedi nei luoghi in cui siamo cresciuti e conosciamo ogni anfratto o grotta in cui nasconderci, ma ci sono bombardamenti continui e scontri armati che rendono difficile ogni movimento.”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!



(Marianna Di Bella)


Prodotto fornito dalla casa editrice Giovane Holden Edizioni

lunedì 11 novembre 2019

Recensione: "Ti regalo le stelle" - Jojo Moyes

ti regalo le stelle, libri il nostro angolo di paradiso, recensione, amicizia, donne, libri,  biblioteche, the giver of stars
Titolo: "Ti regalo le stelle"

Titolo Originale: "The Giver of Stars"

Autrice: Jojo Moyes

Editore: Mondadori




Buongiorno lettori!!
Vi va di fare un viaggio indietro nel tempo, alla scoperta degli Appalachi Meridionali, circondati dalla natura e paesaggi meravigliosi?
Bene, perché oggi voglio portarvi con me nelle terre del Kentucky, esattamente nella seconda metà degli anni Trenta, quando i territori erano ancora impervi, le famiglie vivevano isolate e i luoghi erano difficili da raggiungere. Un viaggio alla scoperta di un'epoca difficile, non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale, sociale e territoriale.
Siamo nella seconda metà degli anni Trenta, subito dopo la “Grande Depressione”, i cui effetti catastrofici si sono riversati, non solo sull'economia nazionale, ma su tutte quelle famiglie che in poco tempo hanno visto svanire risparmi, lavori e sogni. Ma, soprattutto, ci troviamo in un territorio difficile, inospitale, abitato prevalentemente da famiglie di montagna stoiche, dal carattere rude, poco inclini a manifestazioni di affetto o vulnerabilità, molte con mentalità chiuse e con una forte impronta religiosa e morale.
In questo clima difficile, isolato e provinciale, prende vita il romanzo di Jojo Moyes.
Siamo a Baileyville, una piccola cittadina di provincia, qui vive Alice Wright, una giovane donna inglese trasferitasi dall'Inghilterra dopo essersi sposata con Bennett Van Cleve. La ragazza è impulsiva, briosa e il matrimonio con Bennett rappresenta per lei un modo per lasciare il clima soffocante della famiglia di appartenenza, vedendo nella vita coniugale un modo per vivacizzare la sua esistenza e per evadere dalla routine. Cambiando paese e cultura pensa di trovare nel matrimonio un'avventura unica da vivere ma in realtà si rivelerà un'altra prigione, una delusione totale. Una vita coniugale accanto a un uomo debole, totalmente sopraffatto dal volere del padre che decide ogni aspetto della loro vita, ad esempio come vivere, cosa mangiare, quale musica ascoltare ecc. Una vita stretta, opprimente, claustrofobica, fino a quando qualcosa o qualcuno non stravolgerà l'esistenza di Alice.
Durante una delle interminabili riunioni in chiesa, viene presentato un progetto nuovo e innovativo: il progamma di biblioteche a cavallo della WPA (Works Progress Administration). Un sistema di biblioteche mobili, il cui scopo consiste nel diffondere la cultura e i libri in quei posti difficili da raggiungere, per portare i libri in prestito a famiglie che non possono usufruire del servizio bibliotecario. Il programma prevede l'aiuto e l'ausilio di bibliotecarie a cavallo che si spostano tra zone impervie, per raggiungere le famiglie isolate portando con sé libri, riviste, abbecedari ecc da dare in prestito a tutti coloro che hanno desiderio e voglia di leggere e imparare, diiffondendo in questo modo cultura e conoscenza. Un vero e proprio lavoro regolarmente retribuito. Per Alice un'opportunità da cogliere al volo per evadere dalla routine matrimoniale, per allontanarsi dagli sguardi degli altri sempre pronti a criticarla per ogni suo comportamento, gesto, atteggiamento o parola. Finalmente ha trovato qualcosa a cui dedicarsi per il suo piacere personale e non per ottenere l'approvazione degli altri. Inizia, così, la sua avventura lavorativa in un progetto che la porterà a conoscere altre donne, che diventeranno sue amiche ma, soprattutto, imparerà a conoscere e amare se stessa, scoprendo e apprezzando la bellezza della natura, delle persone e di tutto ciò che la circonda.

Amava le montagne e la gente del posto e il cielo infinito. Amava la sensazione di fare un lavoro che significava qualcosa, mettersi alla prova ogni giorno, cambiare la vita delle persone parola per parola.
(…)
aveva costruito una nuova Alice sull'impalcatura di un'altra se stessa nei cui panni non si era mai sentita del tutto a suo agio.”
(citazione tratta dal libro)

Tra le bibliotecarie, emerge Margery O'Hare, una donna indipendente, volitiva, forte, determinata a vivere come vuole lei senza dover rendere conto agli altri delle sue scelte. Un figura femminile che crea parecchie chiacchiere nella cittadina, soprattutto, per gli stereotipi e la morale dell'epoca
che voleva la donna consapevole del proprio ruolo all'interno della famiglia, delle proprie responsabilità nei confronti del marito a cui deve obbedire senza lamentarsi o proferire parola, anche quando viene picchiata. Perché ciò che conta non è la sua felicità o il suo benessere, ma la rispettabilità della famiglia.
In questo clima culturale e sociale, si snoda la storia e la vita di Alice, Margery e delle altre bibliotecarie, viste e criticate per la sconvenienza del loro lavoro.

Credo che mandare in giro delle donne da sola sia di sicuro la via verso il disastro. E non vedo nient'altro se non il rischio di fomentare pensieri irriverenti e comportamenti sbagliati con questa iniziativa malsana...”
(citazione tratta dal libro)

Il programma di biblioteche a cavallo istituito dalla WPA è realmente esistito e si è sviluppato il 1935 e il 1943, riuscendo a distribuire i libri a migliaia di famiglie delle zone rurali. Un programma utile e importante a cui, purtroppo, la storia non ha dato il giusto risalto e valore. Jojo Moyes, invece, ha ripreso questo programma e l'ha contestualizzato all'interno del suo nuovo romanzo, integrandolo con altri elementi importanti, come ad esempio il lavoro sottopagato e sfruttato nelle miniere di carbone, la sfruttamento del territorio, la violenza sulle donne, la conoscenza del proprio corpo, il rapporto tra marito e moglie, l'amicizia e l'indipendenza femminile. Elementi che, sapientemente mescolati, danno vita e corpo a un romanzo piacevole ed emozionante.

Sai qual è la cosa peggiore che può capitarti quando un uomo ti picchia?
(…)
Non è il dolore. È la scoperta, in quel preciso istante, di cosa significhi essere donna. Ti rendi conto che non importa quanto tu sia intelligente, quanto tu sia brava ad argomentare rispetto a loro, quanto tu sia migliore di loro, punto e basta. Capisci che possono sempre e comunque metterti a tacere con un pugno. Così.”
(citazione tratta dal libro)

L'autrice riesce sempre a trattare temi complessi e a forte impatto emotivo con delicatezza e sensibilità, senza cadere nella trappola della retorica. Il suo stile narrativo è semplice, diretto e riesce a colpire il cuore del lettore creando un legame empatico forte e coinvolgente. Affascinandolo sin dalle prime pagine, catturando la sua attenzione sulla storia, sui personaggi e sulle descrizioni dei paesaggi. Descrizioni talmente vivide e reali che sembra di vivere e respirare l'aria incontaminata di quei luoghi, perdendo il proprio sguardo tra montagne e valli meravigliose, cavalcando al fianco di Alice e Margery condividendo pensieri, dubbi, paure, tormenti, sogni, amori ecc.
i personaggi sono ben delineati e costruiti, anche quelli non protagonisti, ognuno di loro ha una diversa caratterialità e impronta psicologica ben definita. Margery e Alice, naturalmente, sono le protagoniste e occupano completamente la scena del romanzo, emergendo e affascinando il lettore grazie al loro carattere e alle loro storie. Personalmente, ho amato la figura di Margery, una donna che, per tutto il romanzo, ha lottato contro gli stereotipi, le chiacchiere, agendo sempre in maniera coerente al suo modo di pensare, vivere e amare. Una donna che per l'epoca era considerata troppo libera, indipendente e forte...una donna da fermare.

Ma non è soltanto la libertà di agire senza dover chiedere il permesso a nessuno, è la libertà mentale. La consapevolezza di non dover riispondere a nessuno. La possibilità di andare dove voglio. Fare ciò che voglio. Dire ciò che voglio...”
(citazione tratta da libro)

La storia è piacevole e affascinante anche se, a onor del vero, il finale e il colpo di scena sono abbastanza scontati e prevedibili ma, questo non toglie nulla alla piacevolezza della lettura e della storia.
Un libro che vi consiglio di leggere e scoprire.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)

venerdì 8 novembre 2019

Recensione: "Robert Capa. La verità è lo scatto migliore" - Florent Silloray

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Titolo: "Robert Capa. La verità è lo scatto migliore"

Autore: Florent Silloray

Editore: Edizioni White Star





Robert Capa è considerato uno dei più grandi fotografi di guerra al mondo. Con la sua macchina fotografica e una visione diversa sugli avvenimenti, ha riversato la verità dei combattimenti mostrando il dolore, la sofferenza, la tensione emotiva che i bombardamenti e la guerra hanno lasciato nei corpi e nelle anime dei civili e dei soldati.
Il fotografo ha sempre seguito in prima linea i combattimenti, camminando al fianco dei soldati, immortalando la verità e raccontandola attraverso i suoi scatti. Fotografando scene che ancora oggi emozionano e fanno riflettere, evidenziando espressioni, atteggiamenti, dolore e sofferenza.
In questa biografia a fumetti, Robert Capa è la voce narrante e attraverso i suoi ricordi ripercorriamo parte della sua storia, quando nella seconda metà degli anni '30, viveva a Parigi insiema a Gerda Taro, in una misera camera nel quartiere di Montparnasse e il suo nome artistico era ancora sconosciuto nel mondo della fotografia.
Un'esistenza fatta di lavoretti sporadici con cui a malapena riuscivano a vivere, fino a quando Gerda non inventa la figura e l'identità di “Robert Capa”, un talentuoso fotografo americano e da lì le cose iniziano a cambiare in meglio. Arrivano i primi lavori e uno in particolare segnerà la svolta fotografica di Gerda e Robert: la Guerra Civile in Spagna. Una guerra che li porterà prendere consapevolezza di una coscienza politica forte e sentita, entrando in contatto con una realtà diversa e intensa, fatta di ideali, identità e forza.
Inizia, così, a prendere forma non solo la biografia illustrata dell'uomo, ma anche la vita del fotografo più famoso al mondo.
Un fotografo che ha immortalato con i suoi scattti gli episodi di guerra più sanguinosi e violenti, come ad esempio, lo Sbarco in Normandia, in Sicilia, la missione nell'Africa del Nord, il fronte delle Ardenne e di Bastogne, l'arrivo a Berlino ecc., regalando al pubblico immagini intense, dolorose ed emotivamente destabilizzanti. Con i suoi scatti riesce a creare un rapporto empatico con lo spettatore, colpendolo dritto allo stomaco con immagini vere e intense, lasciandolo piegato in due a riflettere sulla disumanità e la violenza.
Così come empatico è il rapporto che Florent Silloray riesce a instaurare con i lettori di questo libro, regalando attraverso le tavole, un'immagine del fotografo vera ed emozionante. Il tratto è realistico e i disegni evidenziano la drammaticità e la tensione degli episodi, ma in modo particolare le emozioni dei volti che il fotografo immortala.
Il colore predominante è il seppia, che rende bene l'atmosfera di quegli anni, in un racconto d'epoca in cui si alternano scenari di guerra con altri più frivoli e mondani, ma il fotograto ha sempre vissuto la mondanità come un vestito stretto e soffocante. Un vestito che lo faceva sentire fuori posto e non rappresentava il suo modo d'essere, lui che è sempre stato al centro dell'azione, testimoniando la violenza distruttiva dell'uomo.


Non voglio essere uno di quegli avvoltoi che fotografano le conseguenze della guerra senza finire in mezzo alla mischia.”
(citazione tratta dal testo)


Splendide le rivisitazioni grafiche di alcune delle foto più famose, come quelle riguardanti lo Sbarco in Normandia e la particolarità degli scatti tremolanti e scarsi che ne hanno segnato il successo e la fama...unica testimoninanza di un evento terrificante e devastante.
Florent Silloray ci ha donato una biografia intima, apppassionata, vera che saprà conquistare sin dalle prime tavole, evidenziando la bellezza degli scatti, la coscienza politica, ripresentando la figura di Gerda Taro, la loro storia d'amore e professionale.
Una biografia illustrata che ho apprezzato moltissimo, non solo per il modo in cui viene narrata la storia di Robert Capa ma, soprattutto, per la bravura con cui sono stati ripresentati gli scatti più belli che negli anni ho imparato ad amare e che ancora riescono ad emozionarmi. L'autore è riuscito, attraverso il suo tratto a far emergere le emozioni degli sguardi e degli avvenimenti, accompagnati da una narrazione che dà pieno risalto ai pensieri del fotograto in un racconto intimo e personale.
Una biografia che vi consiglio di guardare e leggere, perdendovi tra le sue pagine e tavole.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)

mercoledì 6 novembre 2019

Recensione: "Quella metà di noi" - Paola Cereda

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Titolo: "Quella metà di noi"

Autrice: Paola Cereda

Editore: Giulio Perrone Editore





Segreti.
Grandi o piccoli.
Importanti o superficiali.
Tutti ne custodiamo almeno uno, nessuno escluso. Li teniamo nascosti in un angolino sperduto della nostra mente, e li lasciamo lì a prendere polvere, sperando di dimenticarli, perché rievocarli vorrebbe dire rivivere quel senso di vergogna, imbarazzo o dolore che ci hanno procurato.
Segreti che potrebbero svelare una parte intima di noi stessi, mettendo a nudo la nostra anima.

Di segreti di cui vergognarsi ne aveva uno soltanto che trattava al pari di una brutta malattia, invisibile allo sguardo degli altri eppure velenosa. Si vergognava ma non si sentiva in colpa, preda com'era dell'euforia da appropriazione indebita che danno gli sbagli commessi di nascosto e con piacere.”
(citazione tratta dal testo)

Un unico segreto che la protagonista di questo romanzo cerca di non svelare a nessuno.
Un unico segreto che, forse, potrebbe migliorare il dialogo con la figlia, o almeno spiegare il perché di alcune scelte intraprese.

I segreti sono?

Spazi di intimità da preservare, nascondigli per azioni incoerenti, fughe, sguardi, libertà particolari, il trucco che nasconde l'evidenza, pozze in cui saltare a piedi scalzi, regali senza mittente, errori, vendette. Persone amate.

Chi non ha qualcosa da nascondere, ha almeno una verità da raccontare.

E la verità, a volte, è il più grande di tutti i segreti.”
(citazione tratta dal testo)

Matilde ha 65 anni, vive nella zona nord-est di Torino ed è un'ex insegnante di sostegno delle elementari in pensione. È una donna posata, tranquilla e la sua esistenza è sempre stata pacata, decorosa, senza alcun eccesso o avvenimento particolare che possa aver scosso la sua esistenza. È una donna apparentemente fragile, ma ha sempre lottato e resistito alle avversità della vita, trovando i lati positivi anche nelle situazioni più incerte, dolorose e difficili. Non si è mai arresa, neanche quando ha dovuto cercare lavoro come assistente familiare per integrare la sua pensione.
Perché? Cosa le è accaduto? Beh il segreto che custodisce e non vuole svelare, l'ha messa nella condizione di rivedere la sua tranquilla vita da pensionata, trovando un lavoro fisicamente faticoso ma umanamente intenso e istruttivo. Occuparsi dell'infermità fisica dell'ingegnere Dutto, la pone di fronte alle problematiche della vita, facendola riflettere sui rapporti familiari, di coppia, e su quei segreti che vengono custoditi per proteggere e aiutare l'altro.

...ci sono segreti che sono gesti d'affetto.”
(citazione tratta dal testo)

Difficilmente un segreto rimane tale per sempre, perché nella vita di tutti, prima o poi arriva un momento in cui si deve prendere coraggio e dare voce a ciò che si custodisce da troppo tempo e che spesso ci tormenta e soffoca l'anima. Arriva un momento in cui il confronto con se stessi e gli altri è di vitale importanza e quando Emanuela, la figlia della nostra protagonista, pretenderà da lei un aiuto economico, perché lei è la madre ed esiste solo per aiutarla e soddisfare i suoi bisogni...be' Matilde capirà che è arrivato il momento di affrontare e fare i conti con qualcosa che ha taciuto per troppo tempo...e da qui prende vita, anima e corpo il romanzo di Paola Cereda. Un romanzo intimo, delicato, forte e vero, scritto in maniera intensa ed emozionante.
L'autrice riesce, non solo a dare voce al lato intimo e personale dei personaggi, ma racconta e descrive la vita così com'è, senza filtri o orpelli per abbellirla. Ne racconta le imperfezioni, le difficoltà, la bellezza, i rimpianti, i momenti di felicità, le scelte giuste o sbagliate. Intinge la sua penna nell'inchiostro della vita e tratteggia scenari e panorami intensi facendoci riflettere sui rapporti sociali e familiari, evidenziando i limiti dell'essere umano e aiutandoci a trovare il coraggio di esprimere ciò che sentiamo e chi siamo.
Paola Cereda racconta la quotidianità, l'amore, il dolore. Racconta la vita, fatta di scelte, luoghi, incontri, persone. Racconta quella metà di noi che nessuno conosce e lo fa con uno stile narrativo intimo e vero, attraverso una scrittura delicata e incisiva che sa toccare le corde più profonde dell'anima e lo fa in maniera credibile, coerente e aderente alla realtà, ad eccezione delle figure della figlia e delle nipoti di Matilde che ho trovato eccessive, odiose, sopra le righe e fin troppo forzate.
I personaggi sono tutti ben descritti, delineati e approfonditi, anche quelli che rimangono ai margini della storia o ne fanno fa sdondo e ci regalano una visione completa e credibile del mondo della protagonista.
Matilde, naturalmente, oltre ad essere il personaggio principale è quello meglio descritto ed emerge in maniera forte, nonostante il suo carattere calmo e tranquillo. È una donna che cammina in punta di piedi nella vita, come se avesse timore di dare fastidio o creare problemi. Sempre attenta alle esigenze degli altri, ai loro sentimenti e a quegli sguardi che sanno raccontare meglio di mille parole.

...regalare a qualcuno uno sguardo attento, significa autorizzarlo all'esistenza.”
(citazione tratta dal testo)


Una donna apparentemente fragile, la cui forza viene fuori piano piano come il segreto che custodisce, svelandoci lentamente e dolcemente i motivi delle sue scelte e quella metà di se stessa che nessuno conosce, a parte lei.

Si chiese se ci fossero parole adatte a descrivere quella metà di noi che non viene raccontata e che continua a esistere, nonostante l'imbarazzo.”
(citazione tratta dal testo)

Quella metà di noi che a volte ci condanna e a volte ci salva...quella metà che custodisce una parte importante del nostro essere...quella metà di noi che vi consiglio di leggere, perché non farlo vorrebbe dire privarvi della piacevolezza di un romanzo intimo e profondo. Vorrebbe dire non conoscere una donna delicata e intensa e dei personaggi che si intrecciano e combaciano come le tessere di un puzzle, mostrandoci una vita quotidiana contemporanea e vera. Una vita fatta di amore, dolore, coraggio...una vita...la nostra.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)