venerdì 29 marzo 2019

Recensione: "Gilgi, una di noi" - Irmgard Keun

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Titolo: "Gilgi, una di noi"

Autrice: Irmgard Keun

Editore: L'orma editore


In una casa della media borghesia di Colonia, la famiglia Korn si sta preparando per iniziare una nuova giornata lavorativa. Una famiglia normale e tranquilla, composta dai due genitori e dalla loro unica figlia, Gilgi.
La ragazza ha vent'anni ed è piena di vita, infatti, sta ultimando i suoi esercizi mattutini per riattivare il corpo e la mente, tenendoli in costante allenamento. La sua vita è ben programmata, esercizi fisici la mattina, colazione con i genitori e il lavoro come stenotopista presso la ditta Reuter & Weber. Il pomeriggio segue corsi di lingua inglese, francese, spagnolo e ogni mese mette da parte dei soldi per poter viaggiare e affinare, così, la sua conoscenza delle lingue.

...si inorgoglisce un po' del proprio modesto coraggio e della propria autodisciplina. Rispettare il progamma. Non discostarsi dal sistema. Non mollare, nemmeno nelle più minuscole minuzie.”
(citazione tratta dal testo)

Gilgi segue tutto disciplina e determinazione, è una ragazza decisa a perseguire i suoi obiettivi e per farlo deve seguire attentamente il suo programma, anche nelle piccole cose. Per questo motivo ha affittato una piccola mansarda dove potersi rilassare e portare avanti i suoi esercizi di traduzione. Ogni pezzo del mobilio è stato scelto e comprato da lei, e dopo l'orario d'ufficio si rifugia lì e finalmente può essere se stessa...libera e indipendente.

Voglio lavorare, voglio andare avanti, essere autonoma e indipendente – devo arrivarci passo dopo passo. Adesso imparo per bene le lingue, risparmio, e forse entro un paio d'anni avrò un mio appartamento, e magari arriverà ad avere un mio negozio.”
(citazione tratta dal testo)

Gilgi è una ragazza forte, determinata, che non si perde in cose superficiali, non pensa alla politica, alla collettività. È completamente concentrata su se stessa, fino a quando qualcosa o qualcuno non stravolgerà i suoi piani.
L'amore arriverà improvvisamente, stravolgendole la vita e facendole perdere le basi della sua tranquillità; insegnandole che amare, a volte, vuol dire perdere parte di sé per unirla a un'altra realtà, diversa e contrapposta, e tutto questo l'aiuterà a riflettere profondamente su se stessa e il mondo che la circonda.
Sicuramente vi starete chiedendo dov'è la particolarità di questo romanzo, sembrerebbe una storia come tante, be' non è così perché il romanzo è stato scritto e ambientato nel 1930, quando il nazismo era già apparso in Germania e le ragazze non avevano idee così indipendenti e libere. I primi segni di emancipazione della protagonista, le tematiche scottanti, le idee ultra moderne hanno fatto sì che il romanzo venisse bandito dal nazismo. E a ben vedere le tematiche femminili, presenti nel testo, sono ancora oggi molto attuali e Gilgi potrebbe rappresentare una qualsiasi ragazza moderna in cerca della sua strada e della sua indipendenza.
Un romanzo che sorprende, non solo per i temi trattati, ma anche per il sarcasmo nel descrivere la media borghesia e la società di quegli anni, e per lo stile apparentemente leggero e frivolo. A un primo colpo d'occhio si ha la sensazione di leggere un romanzetto semplice e di poche pretese, ma è un grande errore perché la storia è complessa, intensa, drammatica, intrigante e con una punta di cinismo che rende il libro godibile e profondo.
Il romanzo è ben scritto e pagina dopo pagina cresce di intensità, introspezione e riflessione. Il testo cresce al crescere della protagonista, che ci permetterà di entrare nell'intimità dei suoi pensieri, delle sue riflessioni e dei dubbi riguardo se stessa, l'amore che sta vivendo, la passione incontrollabile e la precarietà della vita lavorativa e sociale.
Un'altalena di emozioni, pensieri e dubbi che ci trascinano in un vortice emotivo da cui ci sentiremo persi e indifesi, ma che ci permetteranno di comprendere al meglio le molteplici sfaccettature del carattere di Gilgi, che saprà coinvolgerci nella sua vita e nelle sue riflessioni.

Da quella notte in Gilgi si è rotto qualcoa. Certo, è cosa buona voler bene a qualcuno – amare qualcuno, pure. Ma essere innamorata, essere innamorata con tutta se stessa è una condizione straziante. Dovrebbe esserci una medicina per chi si trova in quello stato. Si finisce per essere svuotat, separati dalle persone e dagli oggetti, non si vede più niente, non si sente più niente, tutto s'inabissa, tutto diventa profondamente indifferente. Lo sforzo per conservare qualcosa di significativo diviene uno strazio snervante.”
(citazione tratta dal testo)

Vedremo Gilgi perdersi dietro un amore travolgente, dubitare di se stessa ma, soprattutto, la vedremo e sentiremo crescere emotivamente e psicologicamente.
La storia non è così convenzionale come sembra, e il fatto di essere stata scritta nel 1930 la rende ancora più interessante. La società è ben descritta e alcune tematiche diventano dei veri e propri spunti di riflessione, come ad esempio: l'aborto, il matrimonio, la convivenza, l'indipendenza e la precarietà della condizione femminile all'interno del contesto storico, sociale ed economico della Germania degli anni trenta.
Ho apprezzato molto la figura di Gilgi, la sua naturalezza, la sua spontaneità, la sua determinazione e il suo essere estremamente moderna in una società chiusa. Altra particolarità che ho apprezzato del romanzo, sono i tre puntini di sospensione che, per alcuni potrebbero essere fastidiosi ma, per me danno il giusto ritmo al romanzo, creando quelle pause in cui sottolineano e danno enfasi agli avvenimenti e ai pensieri della ragazza, creando ancora più pathos e interesse
Riuscirà Gigli a non perdere se stessa nel vortice dell'amore?
Riuscirà a non perdere di vista il suo futuro?
A voi il piacere di rispondere, scoprendo la bellezza del romanzo, lo stile moderno e l'intensità della nostra protagonista.

La tiene stretta nelle mani, Gilgi, la sua piccola vita.”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)

mercoledì 27 marzo 2019

I Consigli di Mirtilla: "Le altre Cenerentole. Il giro del mondo in 80 scarpe" - Vinicio Ongini; Chiara Carrer

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Titolo: "Le altre Cenerentole. Il giro del mondo in 80 scarpe"

Autori: Vinicio Ongini - Chiara Carrer

Editore: Sinnos



Quante Cenerentole conoscete? O meglio, quante storie su Cenerentola avete letto o ascoltato?
Tranquilli, non sono impazzita. Lo sto chiedendo perché ho scoperto che nel mondo esistono ben 345 storie su Cenerentola.
Sì, avete letto bene. 345 Cenerentole sparse nel mondo che aspettano solo di essere lette e scoperte. Le loro storie appartengono alla cultura e tradizione di un paese, e ne rispecchiano gli usi e costumi, partendo dal modello di scarpa che varia da paese a paese, e da cultura a cultura.
A seconda del paese d'origine, cambia il modello di scarpa, cambiano i diversi personaggi che aiutano la ragazza, ma non le basi che sostengono la storia: una mamma che muore, il padre che si risposa con una donna che non sopporta la bambina e la tratta malissimo per far prevalere la figlia naturale, e il finale con il principe azzurro.
In questo testo vengono narrate 4 fiabe appartenenti a paesi diversi: Vietnam e Cina, Mondo Arabo, Balcani e Sardegna. Ogni fiaba è accompagnata da disegni che, non solo rappresentano la storia, ma anche la cultura del paese di appartenenza.
Interessante è la sezione dedicata alla descrizione delle diverse tipologie di scarpe che cambiano da nazione a nazione. Zoccoli, stivaletti di pelliccia, babbucce, pianelle, scarpe di sughero si alternano regalandoci ogni volta una storia diversa ma pur sempre affascinante.
Un testo multiculturale che aiuta grandi e piccini, ad avvicinarsi ad altre culture, conoscendo e rispettando i diversi usi e costumi.
Un modo semplice e divertente per aiutare i nostri ragazzi a comprendere il mondo che li circonda.
Preparatevi a un viaggio interessante intorno al mondo.
Buona lettura!!


Mirtilla



(Marianna Di Bella)

lunedì 25 marzo 2019

Recensione: "Vox" - Christina Dalcher

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Titolo: "Vox"

Autrice: Christina Dalcher

Editore: Nord



100

Non è un numero fortunato.
Non cela segreti o poteri magici.

100

È il numero totale di parole che si possono pronunciare in una sola giornata.
O meglio, è il limite massimo che una donna può utilizzare nell'arco di una giornata. Il resto del tempo è solo silenzio.
Un silenzio asfissiante.
Un silenzio carico di tormenti e sofferenze.
Un silenzio che devasta il mondo.

Cento parole non sono sufficienti ad esprimere al meglio ciò che si prova. Non si può dare voce ai propri sentimenti, sensazioni, al piacere di parlare con i propri figli, narrare loro le favole della buonanotte, consolarli e rassicurarli nei momenti di tristezza o paura.
Non si può parlare liberamente alle proprie amiche, confrontarsi con gli altri, cantare a squarciagola esprimendo i propri stati d'animo. Non si può parlare alla persona che si ama, non si può consolare o litigare. Non si può vivere costretti a rinunciare alla propria libertà di espressione.
Non si può...e se, invece, tutto questo accadesse sul serio?
Proviamo ad immaginare un futuro, non troppo lontano, proviamo...anzi no, qualcuno ha provato ad immaginarlo per noi, quindi apriamo il libro di Christina Dalcher e scopriamo che negli Stati Uniti d'America, il Movimento per la Purezza è salito al potere. Le loro idee sono estremiste, ultra conservatrici, puriste e insinuandosi nei poteri forti, hanno ridotto al silenzio le donne, relegandole al ruolo di casalinghe. Le hanno private dei loro lavori, dei passaporti per evitare fughe dal paese ma, soprattutto, le hanno private della voce. Costrette a pronunciare non più di 100 parole al giorno, registrate da un braccialetto elettronico che, parola dopo parola, scandisce il ritmo vitale delle loro voci e dei loro discorsi. Ogni giorno a mezzanotte, il dispositivo si resetta, ma superare quel limite vorrebbe dire ricevere una scossa elettrica che aumenta di intensità con l'aumentare delle parole che si pronunciano in più.

“Ad ogni scatto ne percepisco la vibrazione sul polso, come il rimbombo minaccioso di un tamburo.”
(citazione tratta dal testo)

Jean è la protagonista del romanzo, esperta in linguistica cognitiva, costretta al silenzio e a occuparsi della gestione della casa e della famiglia. La donna è sposata, ha tre figli maschi e una bambina di appena 6 anni, costretta a reprimere la sua voce, se stessa e la sua vivacità.
È una donna insoddisfatta della suo matrimonio e di un marito che considera un pavido, vile che non è in grado di difenderla.
Ma le cose stanno per cambiare, perché il presidente degli Stati Uniti d'America ha bisogno del suo aiuto, ha bisogno che l'esperta in linguaggio cognitivo entri in azione per aiutare e salvare il fratello, colpito da un grave incidente che ha lasciato effetti devastanti sul linguaggio e sul sistema cognitivo.
Cosa farà Jane? Accetterà l'incarico?
Di solito vi consiglio di proseguire la lettura per scoprire da soli il seguito della trama, ma questa volta, devo essere sincera, faccio molta fatica a consigliarvi di continuare, perché questo libro è confusionario, costruito male, pieno di luoghi comuni e stereotipi, con una protagonista egoista e antipatica.
Ma andiamo con ordine.
La trama poteva essere intrigante e interessante, ma perde di mordente dopo poche pagine.
Le prime pagine, non sono solo introduttive e descrittive, ma forti e rendono l'aria satura e insofferente. Leggerle vuol dire sentirsi soffocare di fronte al divieto di parlare. Manca il fiato per ogni parola negata. Manca il fiato per ogni parola che scatta su quel diabolico dispositivo. Manca il fiato giusto il tempo di superare le prime pagine introduttive, perché appena il romanzo inizia a prendere forma e corpo, ecco che si intravedono le prime crepe. La situazione diventa ingarbugliata, non perché la trama è ricca di avvenimenti intriganti e appassionanti, ma per la superficialità e frettolosità con cui è stato costruito il testo.
La trama si perde completamente e da romanzo distopico e intrigante, diventa una banale storia d'amore dove la protagonista è più preoccupata della sua relazione extraconiugale che di ciò che accade intorno a lei e nella sua famiglia. Del resto la donna, sin dai tempi dell'università, si è sempre preoccupata di ciò che accadeva nella sua piccola bolla, disinteressandosi completamente del mondo esterno, delle manifestazioni, dei propri diritti, deridendo la sua compagna di stanza, nota attivista che aveva previsto i cambiamenti futuri.

“Non avete idea di quello che vi attente, mie care signore, proprio nessuna idea. Stiamo tornando dritte nella preistoria, ragazze mie. Rifletteteci. Riflettete su quello che sarete un giorno, su quello che saranno le vostre figlie, quando i tribunali porteranno indietro le lancette dell'orologio. Riflettete su espressioni come 'autorizzazione coniugale' e 'consenso paterno'. Immaginate come sarà svegliarsi una mattina e scoprire che non avete più voce in capitolo su niente.”
(citazione tratta dal testo)

Il romanzo è scritto in prima persona e per questo ci si aspetta una significativa introspezione da parte della protagonista che, invece, risulta essere una donna egoista, concentrata su se stessa, pronta a criticare e puntare il dito contro il marito che considera un codardo, elogiando l'amante come un uomo coraggioso e pronta a difenderla ma che, in realtà si rivelerà l'esatto opposto.
Gli altri personaggi sono piatti e non lasciano un segno. Gli antagonisti, che dovrebbero avere un ruolo significativo all'interno della trama, sono privi di personalità, delle macchiette, presenze inconsistenti.
Il romanzo è pieno di stereotipi e luoghi comuni, gli avvenimenti descritti sono confusionari e spesso si è costretti a tornare indietro con la lettura, perché non si capisce il senso di un episodio e come si è arrivati a quel punto. Il finale è ingarbugliato, frettoloso e la scena clou, che dovrebbe spiegare il tutto, avviene fuori campo, non permettendo al lettore di partecipare in prima persona all'avvenimento, ma costringendolo a leggere poche righe sintetiche in cui un personaggio accenna al finale.
Il libro è frettoloso, ripetitivo, confusionario e noioso. Un romanzo che non ho apprezzato e non mi sento di consigliarvi.

“Pensa a quello che devi fare per essere una donna libera.”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!! 


(Marianna Di Bella)

giovedì 21 marzo 2019

I Consigli di Mirtilla: "Virginia Wolf. La bambina con il lupo dentro" - Kyo MacLear; Isabelle Arsenault

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Titolo: "Virginia Wolf. La bambina con il lupo dentro"

Autrici: Kyo MacLear 
                    Isabelle Arsenault

Editore: Rizzoli



Ogni giorno affrontiamo emozioni e stati d'animo diversi. Alcuni si presentano in maniera inaspettata, cogliendoci impreparati. L'intensità con cui arrivano e la nostra incapacità di reagire ci spaventano enormemente, così per difenderci ci chiudiamo in noi stessi, trovando sempre più difficile esprimere ciò che sentiamo dentro. Vediamo tutto con uno sguardo diverso, più spento, triste a volte lugubre. La nostra allegria si affievolisce lentamente, lasciando spazio alla tristezza, alla depressione e alla malinconia.
È difficile per gli adulti affrontare questi stati d'animo, figuriamoci per dei bambini che devono ancora imparare a prendere confidenza con le loro emozioni. Non hanno ancora tutti gli strumenti adatti per riconoscerli e questo li spaventa, perché non sanno cosa sta accadendo dentro di loro e hanno paura a parlarne con i genitori, per il timore di non essere compresi. Ed è qui che dovrebbe intervenire l'adulto, se è abbastanza attento da cogliere i tantissimi segnali che il bambino lancia. SOS silenziosi. Piccole grida d'aiuto che aspettano di essere captate e raccolte dai grandi, sempre più distratti e concentrati su se stessi.
Questo libro illustrato aiuta, grandi e piccini, ad affrontare la situazione e a riconoscere lo stato di malessere che potrebbe albergare negli animi dei nostri bambini. Aiutandoli a non sentirsi emarginati e incompresi, e a capire che a tutti possono capitare momenti del genere, ed è importante parlarne con mamma e papà, per non permettere al lupo di prendere il sopravvento.
Quale lupo? Ah già, non vi ho ancora raccontato del libro di oggi e del piccolo lupo che dimora nell'anima della nostra protagonista.
Virginia è una bambina apparentemente tranquilla e serena, vive in Inghilterra con la sua famiglia e la sorella Vanessa. Un giorno, la nostra protagonista, si sveglia con il lupo dentro, si comporta stranamente, non vuole vedere nessuno, manda via le sue amiche, non vuole più giocare con la sorella e vuole solo stare tutto il giorno a letto. Tutto intorno a lei perde di attrattiva, interesse e colore. Tutto diventa triste e malinconico. Il piccolo lupo dentro di lei non le permette di vedere le cose belle della vita, facendola cadere in una voragine di tristezza e malinconia.

“La casa è sprofondata.
Su è diventato giù.
Chiaro è diventato scuro.
Allegro è diventato triste.”
(citazione tratta dal testo)

La sorella Vanessa è preoccupata, vorrebbe aiutarla ma non sa come fare, si sente piccola e inadeguata. Ad un certo punto un'idea affiora nella sua mente e decide di disegnare, per la nostra Virginia, un paese ricco di fiori colorati, dolci, alberi e una lunga strada dove camminare. Vanessa dà vita al sogno di Virginia, creando per lei “Bloomsberry”. Regalandole, non solo il paese dei suoi sogni, ma la voglia di tornare a giocare, ridere e scherzare, scacciando finalmente il lupo lontano dalla loro casa. L'amore e la pazienza sono le armi più forti e importanti per combattere questi stati d'animo, e questo libro è un aiuto prezioso per permettere ai nostri bambini di riconoscere il loro malessere interiore e non sentirsi soli.
Non è un libro di facile lettura e sicuramente non è adatto per raccontare la favola della buona notte, ma è un valido strumento per aiutare gli adulti ad avvicinarsi con tatto e delicatezza ai bambini, spiegando loro che non devono avere paura di questi momenti, perché possono capitare a tutti, grandi e piccini. Un libro illustrato in grado di metterli in comunicazione con le proprie emozioni.
Il libro riesce a coniugare bene i testi con le immagini e attraverso i disegni, le emozioni vengono fuori in maniera forte e intensa, giocando con i toni grigi per evidenziare la tristezza e i toni accesi che ricoprono tutta la pagina, per dare risalto al sorriso e all'allegria.
Avete riconosciuto le piccole Virginia e Vanessa? Sì, sono proprio loro, Virginia Woolf e sua sorella e questo testo è un ulteriore aiuto per avvicinare i bambini alla conoscenza di una grande scrittrice, mostrandone le sue fragilità e paure, perché ai bambini si insegna attraverso l'esempio e chi meglio di Virginia può aiutarli a comprendere il lupo dentro di loro.
Un libro che consiglio a tutti, soprattutto a quegli adulti e insegnanti che cercano testi adatti ad affrontare tematiche così importanti e personali.
Buona lettura!

Mirtilla


(Marianna Di Bella)

mercoledì 20 marzo 2019

Recensione: "Inviata Speciale" - Jean Echenoz

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Titolo: "Inviata speciale"

Autore:Jean Echenoz

Editore: Adelphi



Francia.
In un ufficio, apparentemente anonimo, con una grande scrivania verde, due uomini sono intenti a confabulare tra di loro. Sono alle prese con un incarico importante, la cui riuscita dipenderà dalle loro abilità e capacità nel cercare la persona giusta che possa riuscire nell'impresa.
Lo so, non ci state capendo nulla e in parte è colpa mia, ma mi sono fatta prendere la mano dall'atmosfera di mistero che aleggia nella stanza. Mi ricompongo e procedo con calma.
Siamo sempre in Francia, precisamente a Parigi e nell'ufficio ci sono due uomini importanti. Due figure di spicco nelle operazioni di spionaggio, il primo è il Generale Bourgeaud, ex agente del Service Action, e l'altro Paul Objat. Il Generale vuole organizzare una nuova operazione segreta per destabilizzare la Corea del Nord, il bersaglio ideale è Gang Un-ok, nuovo consigliere del leader nordcoreano. Per riuscire nel loro piano hanno bisogno di infiltrare un agente, che possa minare dall'interno la figura del nuovo consigliere.
Un agente esperto? No.
Un agente il cui curriculum si compone di missioni e lavori sotto copertura di impagabile valore? No.
Un agente esperto di politica nordcoreana? No.
La figura che cercano i due uomini è lontana dall'idea che abbiamo della spia.
La figura che cercano deve essere una donna estranea all'ambiente...

Be', insomma, un'ingenua, ha sintetizzato il generale. Una che non capisce niente di niente, che fa quello che le si dice di fare e non chiede spiegazioni. Carina, possibilmente.”
(citazione tratta dal testo)

Caratteristiche non facili da trovare, ma Objat ha già un'idea su chi potrebbe essere la nuova inviata.
Lei è Constance Coste, 34 anni e sposata con Lou Task. Una donna poco attiva, poco qualificata che a malapena ha un diploma di scuola superiore, insoddisfatta nell'amore e forse in parte della sua vita. L'apice nella sua esistenza, l'ha raggiunto con “Excessif”, una canzone scritta da suo marito, che ha avuto un successo planetario, facendo ballare tutto il mondo. Una meteora nel firmamento musicale.
L'inviata ideale che i due agenti stanno cercando, ma prima di mandarla in missione, la donna deve essere addestrata e...il romanzo continua, ma sarete a voi a terminare la lettura, io faccio un passo indietro, lasciandovi il tempo e lo spazio per metabolizzare il romanzo. Sì, metabolizzare, perché questo romanzo è spiazzante, non per le scene rocambolesche di spionaggio che non ci sono, ma per la sua storia senza capo né coda.
Spiazzante è il termine adatto per spiegare il testo ma, soprattutto, per affermare come mi sono sentita una volta terminata la lettura. Ho chiuso il libro e mi sono chiesta, più e più volte, cosa avessi letto e quale fosse l'obiettivo a cui voleva giungere l'autore. Ho dubitato della mia capacità nel comprendere il messaggio, così, ho deciso di leggere i commenti di altri lettori, per capire meglio. Ho riscontrato una netta divisione tra chi è rimasto deluso e chi ha apprezzato lo stile narrativo e la trama in generale. Leggendo attentamente i diversi pareri, mi sono resa conto che io ero, anzi sono a metà, tra lati positivi e negativi del romanzo.
Jean Echenoz ha scritto una spy story, ma non è un vero e proprio romanzo di spionaggio, è più una
parodia, una visione ironica del genere e dei moderni agenti segreti. Dove i tanti personaggi che compongono il romanzo, rivestono il ruolo di improbabili e improponibili spie, sequestratori o rapiti, subendo tra l'altro la Sindrome di Stoccolma o di Lima a seconda dei loro ruoli. Non esistono eroi, ma semplici esseri umani, con pregi e difetti, che si lasciano influenzare dai loro istinti.
La figura della donna non è tratteggiata bene, infatti, i personaggi femminili rappresentano donne assertive, senza cervello, in cerca di uomini che possano cambiare la loro vita, soprattutto quella economica.
I personaggi sembrano slegati tra di loro, ma in realtà, le loro vite e storie sono intrecciate in una fitta rete, questo perché l'autore ha saputo creare, anzi no giocare con le loro vite e con noi lettori, presentandoci fatti e avvenimenti apparentemente distanti, per poi ricollegare il tutto in una trama ben precisa. Ogni dettaglio fa parte di un quadro più ampio di cui solo l'autore ne conosce il senso.
Ho apprezzato lo stile narrativo con quella vena ironica che rende il tutto un pochino più godibile, ma il romanzo è lento, in alcuni punti fin troppo lento. Un po' di movimento si ha verso la fine del libro, ma per arrivarci ci vogliono pazienza, costanza e la ferma decisione nel non abbandonare la lettura.
Leggere il romanzo è come avventurarsi in un viaggio di cui non si conoscono le tappe e la meta finale, dove tutto è ignoto e imprevedibile, con episodi noiosi o divertenti, capeggiati da una guida e voce narrante ironica e pungente in grado di presentarci notizie extra, che variano dal puro intrattenimento ad altre più interessanti.
Un viaggio che si svela davanti ai nostri occhi, pagina dopo pagina, come se fosse la sceneggiatura di un film. Un viaggio surreale, lento, spiazzante, ironico, incomprensibile.
Un viaggio a cui potrete partecipare solo se consapevoli che potrebbe non piacervi, rimanendone delusi...molto delusi.
Il mio viaggio è stato spiazzante, a metà tra pregi e difetti, tra passaggi incomprensibili e altri più ironici, tra personaggi detestabili e altri un po' più divertenti, tra il “cosa ho letto?” e “perché l'ho scelto?”, tra avvenimenti lenti e altri ancora più lenti. Una lettura che non mi ha pienamente convinta e soddisfatta, ma come sempre lascerò a voi giudicare. Un piccolo consiglio, lasciatevi andare agli eventi e vedete dove vi portano, chissà che non siate più fortunati di me, riuscendo ad apprezzare ciò che io ho visto e percepito come difetti.
Buona lettura!



(Marianna Di Bella)

lunedì 18 marzo 2019

Recensione: "Un ragazzo normale" - Lorenzo Marone

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Titolo: "Un ragazzo normale"

Autore: Lorenzo Marone

Editore: Feltrinelli



Ci sono giorni in cui avvertiamo l'esigenza di aprire i cassetti della memoria e liberare i ricordi della nostra infanzia. Lasciarli liberi di volteggiare nell'aria, planare nel nostro animo e riportare in superficie emozioni e sensazioni che pensavamo di aver dimenticato. Bastano un oggetto, un sorriso, il testo di una canzone o una frase perché la nostra mente si riattivi, facendoci vivere quei momenti di pura gioia e spensieratezza. Momenti in cui “futuro” era una parola come tante che componeva il nostro vocabolario. Ciò che contava era il presente e vivere ogni momento con leggerezza e spensieratezza. Giocare con gli amici e sentirsi parte di un gruppo erano le nostre priorità, tutto il resto veniva lasciato indietro per essere affrontato successivamente.
Ricordare.
Ritornare.
Sì, alcuni sentono la necessità non solo di ricordare, ma di rivedere quei luoghi, passeggiare tra strade, case e vicoli che li hanno visti ridere, correre e sognare spensierati e felici. Ritornare vuol dire essere consapevoli che la delusione è dietro l'angolo, pronta a colpire chi si è lasciato cullare dall'illusione che tutto sia rimasto uguale.
Tutto è in movimento.
Tutto cambia.
Noi cambiamo.

È che non si dovrebbe tornare a guardare le cose che si sono amate, una volta cambiato lo sguardo.”
(citazione tratta dal libro)

E se invece tornassimo a posare lo sguardo su ciò che abbiamo amato?
Se fossimo pronti a ripercorrere il passato?
Be' non ci resterebbe altro da fare che compiere un piccolo passo verso quei luoghi e aprire l'album dei ricordi, lasciandoci investire da risate, voci dimenticate, sorrisi e abbracci inaspettati.
Un passo per ritrovare noi stessi.
Anche Domenico, il nostro protagonista, è pronto a ripercorrere il suo passato, ed eccolo ritornare a Napoli, la sua città d'origine.
La sua meta è un vecchio palazzo nel quartiere collinare del Vomero. Un edificio che l'ha ospitato per anni, custode dei suoi sogni e desideri. Appena mette piede nel quartiere, sente le voci del passato farsi spazio nella sua memoria e tornare limpide e decise come quando era bambino. E la sua mente vola al 1985, un anno che ha segnato profondamente la sua vita, spartiacque tra la sua infanzia e adolescenza. In quegli anni, Domenico, detto Mimì, vive nel palazzo insieme alla sua famiglia e ai nonni in un bilocale al pianterreno. Lo spazio abitativo è piccolo per una famiglia numerosa e spesso la convivenza non è facile, così il ragazzino sente sempre di più l'esigenza di isolarsi e trovare un posto tutto suo, un mondo da abitare.

Trenta mattonelle che stanno lì a ricordare l'essenza della mia infanzia: chiuso nel mio piccolo mondo, in una piccola casa, una piccola portineria, soffocato e tuttavia, allo stempo tempo, protetto, combattevo ogni giorno alla ricerca di un po' di spazio vitale.”
(citazione tratta dal libro)

Mimì è diverso dagli altri ragazzi, ama leggere, usare termini forbiti, ama lo spazio, i fumetti e i supereroi. I suoi gusti, la sua pacatezza e la voglia di sperimentare, lo rendono particolare, unico, mentre gli altri lo vedono semplicemente come un tipo strano, perché non lo capiscono e non vogliono vedere l'animo sensibile che si nasconde dietro quel paio di occhiali e alcune parole dal significato difficile.
Mimì sogna di diventare un supereroe dotato di poteri straordinari che lo aiutino a uscire dalla sua grigia quotidianità, ma in realtà dietro questo suo sogno si nasconde il bisogno di essere compreso e accettato dagli altri e capisce che per farlo ha bisogno di un esempio, una guida, un maestro che lo aiuti a capire chi è, cosa vuole da se stesso e dalla vita. E forse l'ha trovato in un giovane uomo di appena venticinque anni che vive nel suo palazzo. Un giornalista che scrive articoli di cronaca sulla malavita organizzata. Un giornalista di nome Giancarlo Siani.

(...) Si chiamava Giancarlo e, nonostantele mie insistenze, diceva di non essere per niente un supereroe. E forse, con il senno di poi, aveva ragione, perché i veri supereroi non muoionomai, nemmeno crivellati di colpi.
O forse no, forse si sbagliava e avevo ragione io, perché i supereroi alla fine rinascono sempre.
In ogni nuova storia.”
(citazione tratta dal libro)

Tra un ricordo e l'altro, il 1985 torna a rivivere sotto i nostri occhi e tra le pagine del libro di Lorenzo Marone che con delicatezza, sensibilità e un pizzico di ironia dà vita e anima al piccolo Mimì.
La scrittura è semplice e spesso ironica, e le descrizioni riportano in superficie la vita di quartiere e i rapporti interpersonali che nascevano tra i suoi abitanti e i vicini di casa, consuetudine persa negli anni, a causa del lavoro frenetico, del sentimento di sfiducia verso l'altro e dell'isolamento. L'autore ci presenta uno spaccato di vita sociale che tutti, seppur in città diverse, abbiamo vissuto, trascorrendo pomeriggi in strada con i propri amici, scoprendo il mondo circostante e se stessi, giocando sotto lo sguardo attento e vigile dei vicini di casa, vegliati e protetti dai nonni, affrontando i primi batticuori e litigi. Ma, soprattutto, riprendono vita gli anni Ottanta che hanno segnato l'infanzia e l'adolescenza di molti lettori, catapultandoli indietro nel tempo e facendoli rivivere la spensieratezza di quegli anni, la moda improponibile, il complesso rapporto con i genitori e quella voglia di trovare il proprio posto nel mondo.
Questi elementi sociali, culturali e un'attenta analisi introspettiva del protagonista è ciò che ho apprezzato del romanzo, ma il resto del libro è ancora un grande punto interrogativo. Leggendo la sinossi, mi aspettavo una grande presenza scenica di Giancarlo Siani, infatti, ero curiosa di scoprire come l'autore fosse riuscito a coniugare la storia di Mimì con quella del giornalista ma, sinceramente, ne sono rimasta delusa. La presenza del giornalista, all'interno del romanzo è limitata a poche pagine rispetto al resto del libro. È una figura eterea che sorvola nella vita del ragazzino e nel romanzo, donandogli alcuni insegnamenti che Mimì porterà con sé per il resto della sua vita ma che a me non ha pienamente convinto.
I l libro è incentrato sull'anno 1985 e sui ricordi del protagonista, ma sono troppi da ricordare e alcuni non incidono sull'evolversi della storia e non li ho trovati strettamente necessari alla trama. Il personaggio di Domenico è ben caratterizzato, con pregi e difetti tipici dell'età, ma mi sarei aspettata più attenzione e introspezione psicologica su altri personaggi e sulla descrizione delle loro vite, come ad esempio del suo amico del cuore Sasà. Un ragazzo esuberante e caratterialmente opposto a Mimì, un personaggio che, secondo il mio punto di vista, aveva ancora molto da raccontare.
La lettura è scorrevole, leggera e piacevole ma, mi ha lasciato un senso di insoddisfazione, come se mancasse qualcosa da definire e approfondire. Alla fine del libro ho avvertito la sensazione di vuoto e sospensione, come se avessi aspettato inutilmente un fatto o avvenimento che scardinasse la lunga sequela di ricordi per entrare nel cuore del romanzo. Un avvenimento in grado di colpire dritto all'anima. Un avvenimento che potesse giustificare la lunga attesa, dopo l'interminabile sequenza di ricordi.
Con l'attentato di Giancarlo Siani, mi sarei aspettata un approfondimento psicologico sulla reazione del ragazzo, ma il finale si limita a poche pagine descrittive e a un veloce sunto sul futuro dei diversi personaggi del romanzo e, purtroppo, la mia insoddisfazione è cresciuta ulteriormente.
Come sempre vi ricordo che questo è il mio punto di vista e lascio a voi scoprire il libro, seguendo le vostre emozioni e sensazioni.

Nella vita l'importante è avere un ideale che ci guidi a compiere le azioni giuste.”
(citazione tratta dal libro)

Buona lettura!



(Marianna Di Bella)

giovedì 14 marzo 2019

Recensione: "Per amore" - Valérie Tong Cuong

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Titolo: "Per amore"

Autrice: Valérie Tong Cuong

Editore: Adriano Salani Editore



 
Scegliere il silenzio...per amore.
Indossare una maschera...per amore.
Lasciare andare via...per amore.
Prendere decisioni incomprensibili e dolorose...per amore.
Cosa non si fa per proteggerlo e custodirlo?
Cosa si è capaci di fare pur di seguire e rincorrere quel sentimento immenso e appagante che ci lega alle persone che abbiamo accanto?
Tutto.
Quando si ama profondamente qualcuno, si farebbe di tutto pur di renderla felice, proteggendola dal mondo esterno e da noi stessi.
Ed è proprio l'amore il motore che alimenta e rende vivo questo romanzo. Il muro portante che dà vita e anima a una storia intensa, commovente, emozionante e meravigliosa.
Siamo a Le Havre, durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, la cittadina è il punto cruciale della lotta tra tedeschi, inglesi e francesi. Affacciandosi sul mare è un ottimo punto di snodo, approdo e contatto con la Gran Bretagna. Nel 1940 l'esercito francese cerca di difendere i propri confini ma è allo stremo delle sue forze, gli alleati sembrano non riuscire a fermare l'avanzata tedesca, e gli abitanti di Le Havre sono in balia di loro stessi, tra bombardamenti, tutela della propria cittadina e preoccupazione per se stessi e i familiari partiti per il fronte.
Il 10 giugno 1940, i cittadini sono costretti ad evacuare dalla città, e la fila interminabile di persone inizia a formarsi davanti ai traghetti, in attesa di lasciare il posto che li ha visti nascere, crescere e vivere serenamente. Tra questi poveri esuli, troviamo i nostri protagonisti, Émélie con i figli Lucie e Jean, insieme alla sorella Muguette e i nipoti Marline e Joseph. I rispettivi mariti stanno combattendo nell'esercito francese, e le due donne devono mettere al sicuro i propri figli, allontanandoli dal pericolo e dalla morte. Durante questa lunga traversata conosceremo i sei protagonisti, scoprendone i rispettivi caratteri, pregi e difetti, insicurezze e punti di forza. Ognuno di loro porta con sé un piccolo fagotto fatto di paure, speranze e anche una buona dose di silenzio, come la piccola Marline che da tempo non parla più con nessuno ad eccezione del fratello. La bambina si è ritirata nel suo piccolo guscio, scegliendo la via del silenzio dove custodire sofferenze, delusioni e dispiaceri.

Lei allora ha alzato gli occhi, senza muovere nessun altro muscolo, nemmeno un sopracciglio, era il suo modo di sorridere, sapeva accendere o spegnere la luce nei suoi occhi come si accende o si spegne una candela...”

I tedeschi occupano la Normandia, e la Francia si arrende, firmando un armistizio, un atto di resa che permette ai cittadini di tornare a Le Havre, ritrovando una città distrutta, devastata, ma questo sarà solo l'inizio di un lungo percorso che li vedrà in balia di bombardamenti, fame, morte e miseria. Cinque anni in cui molte cose cambieranno, soprattutto, nell'animo dei nostri protagonisti che dovranno prendere decisioni importanti, spesso dolorose, per amore dei propri familiari. Ed è proprio seguendo il filo sottile dell'amore che scopriamo un romanzo emozionante e meraviglioso. Un testo che ho amato intensamente e che ha saputo toccare le corde della mia anima, senza cadere nella trappola dei sentimentalismi.
Valérie Tong Cuong ha scritto un testo che riesce a coniugare perfettamente la testimonianza storica e la finzione, creando un romanzo corale che sa afferrare l'attenzione del lettore per tutta la durata della lettura. Gli avvenimenti storici sono ben descritti e trattati con cura e attenzione. L'autrice ha riportato in superficie, dopo un lungo lavoro di ricerca, un episodio sconosciuto a molti, l'evacuazione dei bambini in Africa o altri paesi per metterli in salvo dai bombardamenti, evidenziando, nel romanzo, il senso di disperazione e dolore che si celano dietro le decisioni prese dai genitori, che per amore decidono di salvarli da morte e distruzione.
Tutti gli avvenimenti storici si amalgamano perfettamente all'interno della trama, narrati in maniera semplice e diretta, rendono la lettura scorrevole e appassionante.

Non c'era più dritto o rovescio, torto o ragione, buoni o cattivi: tutte queste cose erano scomparse nel frastuono della sconfitta.
D'ora in poi ci sarebbero state solo la vita e la morte.”
(citazione tratta dal testo)

Ogni capitolo è raccontato da una voce narrante diversa mostrandoci, in questo modo, non solo il loro diverso punto di vista, ma anche la verità che si nasconde dietro comportamenti e scelte incomprensibili agli altri familiari e spesso a noi lettori. Questo ci aiuta a comprendere meglio i sentimenti che si celano dietro ogni decisione presa, scoprendo la sensazione di vuoto e tristezza nel dover mentire alla propria famiglia per proteggerla dal nemico, il dolore atroce e inspiegabile di una madre che decide di lasciar andare i propri figli per proteggerli dalla morte e da se stessa, il rimorso nel desiderare con tutte le forze di vivere ogni istante della propria vita, cercando di sopravvivere alla guerra e alla distruzione. Evidenziare questi stati d'animo permette di creare un rapporto profondamente empatico con il lettore, aiutandolo a comprendere lo stato d'animo di ognuno di loro e l'amore che si nasconde dietro gesti apparentemente incomprensibili e situazioni pericolose.
L'autrice ha dato voce a ogni personaggio, donando a ognuno di loro una caratterialità ben definita e specifica, e una profonda introspezione psicologica.

La nostra famiglia sprofondava nella sconfitta e io ero impotente. Una cosa era lottare contro un nemico, contro le circostanze, un'altra era adattarsi al vuoto. Eravamo perduti, inermi nell'attesa di un ipotetico cambiamento, senza uno scopo, senza speranze per il futuro...”
(citazione tratta dal testo) 

Valérie Tong Cuong riesce a scavare in profondità nell'animo umano e nei sentimenti, portando in superficie non solo le debolezze, ma anche la speranza e la forza di ogni personaggio e avvenimento storico.

Non vergognarti di voler vivere, di cercare di proteggere chi ami, nessun altro lo farà per te.”
(citazione tratta dal testo) 

Questo romanzo è una saga familiare che prende vita e forza pagina dopo pagina, regalandoci un piccolo gioiellino che ho amato intensamente in ogni suo capitolo e personaggio.
Dove si nasconde l'amore nei tempi di guerra?
Nei silenzi di una bambina piccolissima.
Nel dolore di una mamma.
Nel cambiamento di un padre che cerca di proteggere la sua famiglia.
Nell'allegria di un adolescente che cerca di far sorridere la madre e la sorella.
Nell'istinto di sopravvivenza di una giovane ragazza.
Nell'amore profondo e intenso per la propria famiglia.
Seguite i protagonisti nelle loro vicende e scoprite con i vostri occhi dove si cela la bellezza di questo romanzo e l'amore in ogni sua forma.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)



Prodotto fornito da Adriano Salani Editore

venerdì 8 marzo 2019

Recensione: "Un regalo per Miss Violet" - Susan Gloss

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Titolo: "Un regalo per Miss Violet"

Autrice: Susan Gloss

Editore: Newton Compton Editori



Buongiorno lettori!!
Vi va di accompagnarmi in un luogo pieno di ricordi, traboccante di aneddoti familiari, a volte dolorosi, ma ricco di seconde opportunità? Bene, allora lasciate stare per un attimo i vostri impegni e dedicatemi almeno dieci minuti, vi assicuro che non ve ne pentirete.
Il posto in cui voglio portarvi si trova negli Stati Uniti d'America, precisamente a Madison, una cittadina universitaria che offre molte opportunità lavorative, culturali e sociali.
La nostra meta è il “Vintage Shop”, un piccolo negozio situato lungo Johnson Street, posizionato tra un caffè equo solidale e un negozio di ricambi per biciclette. Nella boutique sono presenti numerosi articoli di seconda mano, che non solo hanno un valore economico ma, soprattutto, affettivo.
Dietro ogni abito, accessorio o oggetto vintage si celano storie, scelte, emozioni.
Ricordi spesso dolorosi di un passato che si vuole dimenticare e cancellare.
Ricordi a cui viene data una seconda opportunità.

“Prendiamo merce di alta qualità e le diamo una nuova vita. La salviamo prima che venga abbandonata in qualche cantina o, peggio ancora, in una discarica.”
(citazione tratta dal testo)

Violet Turner è la proprietaria dell'attività commerciale ma, soprattutto, è la custode di oggetti ricchi di storie, aneddoti e ricordi. È una donna anticonformista, indipendente, appagata dal suo lavoro che ama profondamente. Ogni oggetto presente nel negozio, rappresenta per lei una storia da custodire, vite misteriose da conoscere e scelte da fronteggiare. Ama ascoltare gli altri e prodigarsi per loro prima che per se stessa, e questo le ha dato la forza di impegnarsi nel suo lavoro e non pensare al divorzio e al dolore che si cela nella sua anima. Ma ha dimenticato di dare la priorità ai suoi desideri, aspettando sempre il momento perfetto per intraprendere qualcosa e per inseguire il suo cuore, vivendo con la paura di essere nuovamente delusa e ferita.

“Per quanto avesse tentato di andare avanti, a volte i ricordi continuavano ad affiorare, come sassi riemersi dopo l'ultima gelata dal terreno morbido di un campo primaverile. Stava andando avanti, vivendo la sua vita, quando all'improvviso, ci inciampava.”
(citazione tratta dal testo) 

Ma la vita ha in serbo per lei nuove opportunità e nuovi incontri. Dalla porta del suo negozio entreranno tre donne che influenzeranno e cambieranno non solo la sua vita ma le loro stesse esistenze. Donne capaci di ascoltare, sostenere e comprendere senza giudicare. Donne che troveranno la forza di superare le difficoltà, di guarire e rigenerarsi come le stelle marine.

“Ho imparato che non ha senso rimuginare su come avrebbe potuto essere o su come sarebbe dovuta andare. Se lo fai, ti perdi quello che sta succedendo proprio davanti ai tuoi occhi, che poi, in realtà, è l'unica cosa che conta.”
(citazione tratta dal testo) 

Susan Gloss  ha scritto un testo piacevole e intenso, e ha cucito con delicatezza e attenzione storie capaci di toccare il cuore del lettore. Cucitura dopo cucitura l'anima del romanzo è venuta fuori in maniera forte e decisa, regalando tre figure femminili diverse per stili di vita, estrazione sociale, accomunate dalla predisposizione ad aiutare prima gli altri che se stesse. Tre donne ferite dai compagni che cercano di ritrovarsi, tentando di rialzarsi dopo i colpi inferti dalla vita. Donne che in maniera contorta e imprevedibile si ritroveranno a sostenersi e aiutarsi, ritrovando il coraggio perso e la voglia di essere felici e pienamente se stesse.
L'autrice è riuscita attraverso gli abiti vintage a intrecciare le storie di queste donne, trovando le stoffe adatte per confezionare ad ognuna di loro il giusto vestito e lo stile più idoneo per arrivare a toccare le corde dell'anima del lettore. I personaggi sono ben caratterizzati, infatti, Susan Gloss è stata attenta a non forzare la mano sui pregi rendendoli delle caricature, al contrario ha dato spazio a pregi e difetti dando a ognuno di loro una caratterialità ben precisa e una profondità psicologica ed emotiva tali da renderli veri agli occhi del lettore.
Ogni capitolo è introdotto dalla descrizione di un oggetto vintage che sarà il fulcro narrativo da cui si dipaneranno le vicende e le storie delle donne, accompagnate da alcuni salti temporali che aiuteranno il lettore a comprendere il loro passato e le loro vite.
La lettura fluida e scorrevole, la scrittura semplice e la trama interessante rendono questo testo piacevole e delicato. Un romanzo che con pochi elementi posizionati al punto giusto e un'attenta analisi introspettiva dei personaggi, rendono la lettura bella ed emozionante.
Un testo che mi ha inaspettatamente colpita...è vero amo le storie in cui le protagoniste femminili trovano il modo di riprendere in mano la propria vita, ritrovando principalmente se stesse, ma questo romanzo ha saputo con delicatezza e sensibilità toccare le corde della mia anima, regalandomi, non solo ore di lettura piacevoli, ma uno sguardo fiducioso verso il futuro e quel pizzico di delicatezza, positività e serenità che mi piace ritrovare nei romanzi.
Entrate con fiducia nel negozio di Violet, sbirciate tra i vari oggetti, provate qualche vestito e lasciatevi avvolgere dal clima familiare e tranquillo. Sedetevi e...buona lettura!!


(Marianna Di Bella)


Prodotto fornito da Newton Compton Editori

mercoledì 6 marzo 2019

Recensione: "La casa del gigante" - Elizabeth McCracken

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Titolo: "La casa del gigante"

Autrice: Elizabeth McCracken

Editore: Bompiani




Buongiorno lettori!!
Oggi faremo un lungo viaggio letterario. Voleremo oltreoceano e ci dirigeremo verso gli Stati Uniti d'America. La nostra meta sarà la piccola cittadina di Brewsterville a Cape Cod.
Un posto tranquillo che non offre nulla di particolare, ad eccezione di qualche Bed & Brekfast, prodotti fatti in casa e la spiaggia. Ma non siamo qui per fare i turisti, dobbiamo incontrare Peggy Cort, protagonista e voce narrante del romanzo. La donna sarà la nostra guida all'interno di una trama particolare e per certi versi intensa. Una guida che ci permetterà di entrare in punta di piedi nella sua vita e in quella di James Carlson Sweatt.
Chi è James? Un attimo di pazienza e saprete tutto. Intanto mettetevi comodi, chiudete gli occhi e lasciatevi guidare dalla voce della donna che aprirà il suo cuore e il cassetto dei ricordi, per dare vita e memoria alla storia di un ragazzo particolare.
Tutto inizia negli anni '50 nella biblioteca della cittadina.
Entriamo nell'edificio e aggiriamoci con calma tra gli scaffali della biblioteca. La direttrice è Peggy Cort, e in quegli anni è una giovane donna che ama profondamente il suo lavoro. Non è sposata, non ama il genere umano ed è una donna schietta e sarcastica.
La vita non è stata particolarmente generosa con lei, infatti, l'amore non l'ha ancora trovata.

Essere priva di qualcosa è sempre stata una mia caratteristica...”
(citazione tratta dal testo)

Ma qualcosa sta per accadere nella sua vita, l'arrivo di James cambierà il suo futuro e il suo modo di vivere.

E io? Adesso capisco. Stavo tenendo in serbo me stessa per James. “Me stessa” significava solo i miei segreti...”
(citazione tratta dal testo)
Il nostro protagonista maschile ha solo 11 anni quando entra nella sua biblioteca per cercare un libro su come diventare un mago. Purtroppo non è un bambino come gli altri, una malattia o disfunzione lo condanna a crescere più del normale, provocandogli notevoli problemi di salute, come ad esempio ossa e stomaco fragili, problemi alle gambe ecc. È un ragazzo delicato e vulnerabile alle malattie, spesso soggetto a continue fratture che lo costringono a ripetuti ricoveri in ospedale. Tutto questo però non l'ha emarginato dalla vita sociale e non gli ha impedito di avere degli amici.

James Carlson Sweatt passò la vita a incurvarsi. In parte perché cresciuto piegandosi come un fiore; in parte per sembrare più piccolo agli occhi altrui.” 
(citazione tratta dal testo)

L'incontro tra Peggy e James segnerà l'inizio di un'amicizia singolare, che evolverà negli anni in qualcosa di più stretto e intimo. Un rapporto che unirà due persone che sapranno aiutarsi reciprocamente e...non vi svelerò altro perché il libro deve essere letto con molta attenzione, per non perdere quelle sfumature che vi aiuteranno a capire lo strano rapporto tra i due protagonisti e la storia di un ragazzo condannato a crescere a dismisura.

L'ho amato come non avevo mai amato nessuno e come non amerò più nessuno dopo di lui, e in modo in cui pochi, penso (Peggy, la solita avida!), abbiano dato o ricevuto amore. L'ho amato perché era giovane, stava morendo e aveva bisogno di me. Ho amato non solo la sua altezza, ma la sua cautela con cui si dedicava a qualunque passatempo, la sua serietà, il suo strano senso dell'umorismo che mi sorprendeva sempre. L'ho amato perché volevo salvarlo, e perché non potevo. L'ho amato perché volevo essere abbastanza per lui, e non lo ero.
L'ho amato perché quel giorno, dopo anni di pratica, ho scoperto di avere un certo talento per la cosa.”
(citazione tratta dal testo)

Devo essere sincera, desideravo leggere questo romanzo da molto tempo. Quando ho avuto l'occasione di prenderlo non ho esitato, e mi sono subito immersa nella lettura ma, come spesso accade quando ci aspettiamo tanto da un libro, non è scattata la scintilla di stima e amore.
La trama interessante, lo stile discreto e la lettura abbastanza scorrevole non sono stati sufficienti a far sì che si creasse un legame empatico tra me e il romanzo.
Ho riflettuto molto sul perché di questa mancanza, ho analizzato ogni elemento del testo e mi sono resa conto che il personaggio di Peggy non mi ha facilitato le cose. Ho trovato il suo ruolo noioso e accentratore. Mi spiego meglio. L'autrice sceglie Peggy come voce narrante, affidandole il compito, non solo di raccontare una storia vecchia di 36 anni, ma di dare vita a un memoriale sulla vita di James. Ecco dove nasce il mio problema, mi aspettavo una conoscenza più approfondita del protagonista maschile e non la descrizione di una serie di avvenimenti che non mi permettono di entrare nell'animo e nella psiche del ragazzo. Avvenimenti a volte irrilevanti, inutili e noiosi, intervallati spesso dai pensieri e dalle opinioni della donna. Opinioni che hanno più il sapore della giustificazione per ogni scelta presa dalla protagonista nel decidere di affiancare, aiutare e sostenere il ragazzo. Capisco il contesto storico e sociale in cui è ambientato il romanzo; capisco il problema del rapporto affettivo tra i due protagonisti, ma la protagonista l'ho trovata fastidiosa e noiosa.
La donna dovrebbe rappresentare il ponte di collegamento tra il lettore e la figura di James, ma non sempre riesce nel suo ruolo, perché non permette al lettore di conoscere intimamente il ragazzo.
Avrei voluto conoscere i suoi pensieri e le sue sensazioni riguardo alla sua malattia e al sentirsi prigioniero all'interno di un corpo troppo grande per un anima piccola e delicata.
Avrei voluto sentire la voce del ragazzo e capire, dal suo punto di vista, il rapporto con Peggy.
Avrei voluto provare più emozioni nel rapporto tra i due protagonisti, ma ho trovato tutto molto freddo e inconsistente.
Avrei voluto ma...non ho scritto io il libro e quindi non posso pretendere altro, però posso esprimere il mio parere personale e lasciare a voi il piacere di leggere e scoprire il libro.
Fatemi sapere cosa ne pensate del romanzo e in attesa vi auguro una buona lettura.




(Marianna Di Bella)

lunedì 4 marzo 2019

Recensione: "La ragazza nell'acqua" - Robert Bryndza

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Titolo: "La ragazza nell'acqua"

Autore: Robert Bryndza

Editore: Newton Compton Editori



Hayes è una piccola località situata nella periferia di Londra. È una zona ricca e prospera, e il basso tasso di criminalità la rendono un'ottima scelta per chi cerca una vita agiata, comoda e tranquilla. Inoltre è fiancheggiata da novanta ettari di bosco e brughiera che rendono la zona accogliente e interessante. Ma se ci soffermiamo a osservare meglio le cose, se scostiamo i veli di un'apparente normalità, ci renderemo conto che i problemi, i segreti e i misteri esistono anche qui, perché il male è sempre presente, anche dietro la patina della ricchezza e del finto perbenismo.
Non ci credete? Allora venite con me. Prima, però, indossate un paio di scarpe comode, perché andremo in un posto particolare e scomodo. Un luogo abbandonato da anni e rifugio di drogati e alcolizzati. Un luogo che custodisce un segreto celato per anni e anni. Sto parlando della cava dismessa che si trova al centro di Hayes Common.
Oggi non saremo gli unici a visitare la cava, perché la polizia ci ha preceduti e sta perlustrando la zona in cerca di un container impermeabile gettato nelle acque dell'Hayes Quarry, contenente 10 chili di eroina del valore di 4 milioni di sterline. I gommoni della polizia perlustrano il posto centimetro dopo centimetro, e i sommozzatori si immergono in cerca del container.
L'ispettore capo Erika Foster sta controllando le ricerche perché il ritrovamento dei chili di eroina sono importanti per la riuscita di un'indagine. Ma ciò che l'ispettore capo e gli altri poliziotti non sanno è che di lì a poco, non solo riusciranno a recuperare il container, ma anche qualcosa che è rimasto in quelle acque per ben 26 anni. Un piccolo involucro contenente i resti del corpo di una bambina scomparsa anni prima e di cui si erano perse le tracce: Jessica Collins.
Il ritrovamento del piccolo corpo riaprirà non solo vecchie ferite, ma anche un'indagine fallita e condotta malissimo ai tempi della scomparsa. Un'indagine che ha portato a un solo sospettato e che ha lascito innumerevoli interrogativi a cui nessuno è riuscito a dare una risposta.
Riuscirà Erika a trovare le risposte?
Riuscirà a scoprire la verità e a trovare l'assassino?
A voi scoprirlo seguendo le indagini dell'ispettore capo. Armatevi di grande spirito di osservazione, capacità intuitive e indossate le vesti dell'investigatore provetto e immergetevi in questa indagine per certi versi particolare.
Perché particolare? Perché se vi aspettate fiumi di sangue e omicidi, inseguimenti al cardiopalma allora questa non è l'indagine per voi.
Il fiuto investigativo e la capacità di osservare e analizzare le cose vi aiuteranno in questa indagine complessa e intricata. Robert Bryndza ha dato risalto, sopratutto, ai misteri, ai segreti e alle bugie che si celano dietro un'indagine condotta malissimo. L'autore lascia trapelare gli indizi piano piano, regalando al lettore pezzetti di puzzle da inserire nel quadro investigativo e nella trama del libro. Purtroppo non sempre è riuscito a gestire la narrazione in maniera eccelsa, ci sono delle imprecisioni e una scarsa cura e attenzione ai dettagli che possono influire sulla lettura, ad esempio il cambio di sesso di un personaggio durante la lettura, indicazioni sbagliate sulla reale posizione geografica della cittadina di Hayes o la mancanza di concentrazione, in certi passaggi, da parte della protagonista. Disattenzione che non ci si può aspettare da un ispettore capo, soprattutto se sta seguendo un'indagine che è fallita proprio per la scarsa cura e concentrazione dei suoi predecessori.
La trama rimane comunque carina e interessante; la lettura è scorrevole e piacevole.
Ho apprezzato il personaggio di Amanda Baker, colei che condusse le indagini quando scomparve la piccola Jessica. Un donna forte e fragile al tempo stesso, un personaggio che personalmente ho trovato più coinvolgente e interessante. Gli altri personaggi rimangono un po' ai margini della storia, ad eccezione della protagonista, Erika Foster, che ha un ruolo principale e predominante nella scena. Una donna che custodisce un grande dolore. Una donna testarda, difficile, che non si fida di nessuno e diretta al punto da essere brutale.
Personalmente avrei dato più rilievo alla famiglia della piccola Jessica, evidenziando la parte psicologica dei componenti della famiglia per darne un quadro completo ed esaustivo, e capire meglio le molteplici sfaccettature psicologiche e i rapporti tra i diversi membri familiari.

“Ora che avete trovato il corpo di Jessica, c'è una sola persona che è davvero scomparsa nel nulla...Quella che l'ha presa.”
(citazione tratta dal testo)

Seguite le indagini, godetevi la compagnia di questo thriller interessante e scoprite chi ha fatto del male alla bambina.
Ricordate: niente è come sembra.
Tutti custodiamo segreti dietro impalpabili bugie.
Buona lettura.



(Marianna Di Bella)




Prodotto fornito da Newton Compton Editori