lunedì 18 marzo 2019

Recensione: "Un ragazzo normale" - Lorenzo Marone

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Titolo: "Un ragazzo normale"

Autore: Lorenzo Marone

Editore: Feltrinelli



Ci sono giorni in cui avvertiamo l'esigenza di aprire i cassetti della memoria e liberare i ricordi della nostra infanzia. Lasciarli liberi di volteggiare nell'aria, planare nel nostro animo e riportare in superficie emozioni e sensazioni che pensavamo di aver dimenticato. Bastano un oggetto, un sorriso, il testo di una canzone o una frase perché la nostra mente si riattivi, facendoci vivere quei momenti di pura gioia e spensieratezza. Momenti in cui “futuro” era una parola come tante che componeva il nostro vocabolario. Ciò che contava era il presente e vivere ogni momento con leggerezza e spensieratezza. Giocare con gli amici e sentirsi parte di un gruppo erano le nostre priorità, tutto il resto veniva lasciato indietro per essere affrontato successivamente.
Ricordare.
Ritornare.
Sì, alcuni sentono la necessità non solo di ricordare, ma di rivedere quei luoghi, passeggiare tra strade, case e vicoli che li hanno visti ridere, correre e sognare spensierati e felici. Ritornare vuol dire essere consapevoli che la delusione è dietro l'angolo, pronta a colpire chi si è lasciato cullare dall'illusione che tutto sia rimasto uguale.
Tutto è in movimento.
Tutto cambia.
Noi cambiamo.

È che non si dovrebbe tornare a guardare le cose che si sono amate, una volta cambiato lo sguardo.”
(citazione tratta dal libro)

E se invece tornassimo a posare lo sguardo su ciò che abbiamo amato?
Se fossimo pronti a ripercorrere il passato?
Be' non ci resterebbe altro da fare che compiere un piccolo passo verso quei luoghi e aprire l'album dei ricordi, lasciandoci investire da risate, voci dimenticate, sorrisi e abbracci inaspettati.
Un passo per ritrovare noi stessi.
Anche Domenico, il nostro protagonista, è pronto a ripercorrere il suo passato, ed eccolo ritornare a Napoli, la sua città d'origine.
La sua meta è un vecchio palazzo nel quartiere collinare del Vomero. Un edificio che l'ha ospitato per anni, custode dei suoi sogni e desideri. Appena mette piede nel quartiere, sente le voci del passato farsi spazio nella sua memoria e tornare limpide e decise come quando era bambino. E la sua mente vola al 1985, un anno che ha segnato profondamente la sua vita, spartiacque tra la sua infanzia e adolescenza. In quegli anni, Domenico, detto Mimì, vive nel palazzo insieme alla sua famiglia e ai nonni in un bilocale al pianterreno. Lo spazio abitativo è piccolo per una famiglia numerosa e spesso la convivenza non è facile, così il ragazzino sente sempre di più l'esigenza di isolarsi e trovare un posto tutto suo, un mondo da abitare.

Trenta mattonelle che stanno lì a ricordare l'essenza della mia infanzia: chiuso nel mio piccolo mondo, in una piccola casa, una piccola portineria, soffocato e tuttavia, allo stempo tempo, protetto, combattevo ogni giorno alla ricerca di un po' di spazio vitale.”
(citazione tratta dal libro)

Mimì è diverso dagli altri ragazzi, ama leggere, usare termini forbiti, ama lo spazio, i fumetti e i supereroi. I suoi gusti, la sua pacatezza e la voglia di sperimentare, lo rendono particolare, unico, mentre gli altri lo vedono semplicemente come un tipo strano, perché non lo capiscono e non vogliono vedere l'animo sensibile che si nasconde dietro quel paio di occhiali e alcune parole dal significato difficile.
Mimì sogna di diventare un supereroe dotato di poteri straordinari che lo aiutino a uscire dalla sua grigia quotidianità, ma in realtà dietro questo suo sogno si nasconde il bisogno di essere compreso e accettato dagli altri e capisce che per farlo ha bisogno di un esempio, una guida, un maestro che lo aiuti a capire chi è, cosa vuole da se stesso e dalla vita. E forse l'ha trovato in un giovane uomo di appena venticinque anni che vive nel suo palazzo. Un giornalista che scrive articoli di cronaca sulla malavita organizzata. Un giornalista di nome Giancarlo Siani.

(...) Si chiamava Giancarlo e, nonostantele mie insistenze, diceva di non essere per niente un supereroe. E forse, con il senno di poi, aveva ragione, perché i veri supereroi non muoionomai, nemmeno crivellati di colpi.
O forse no, forse si sbagliava e avevo ragione io, perché i supereroi alla fine rinascono sempre.
In ogni nuova storia.”
(citazione tratta dal libro)

Tra un ricordo e l'altro, il 1985 torna a rivivere sotto i nostri occhi e tra le pagine del libro di Lorenzo Marone che con delicatezza, sensibilità e un pizzico di ironia dà vita e anima al piccolo Mimì.
La scrittura è semplice e spesso ironica, e le descrizioni riportano in superficie la vita di quartiere e i rapporti interpersonali che nascevano tra i suoi abitanti e i vicini di casa, consuetudine persa negli anni, a causa del lavoro frenetico, del sentimento di sfiducia verso l'altro e dell'isolamento. L'autore ci presenta uno spaccato di vita sociale che tutti, seppur in città diverse, abbiamo vissuto, trascorrendo pomeriggi in strada con i propri amici, scoprendo il mondo circostante e se stessi, giocando sotto lo sguardo attento e vigile dei vicini di casa, vegliati e protetti dai nonni, affrontando i primi batticuori e litigi. Ma, soprattutto, riprendono vita gli anni Ottanta che hanno segnato l'infanzia e l'adolescenza di molti lettori, catapultandoli indietro nel tempo e facendoli rivivere la spensieratezza di quegli anni, la moda improponibile, il complesso rapporto con i genitori e quella voglia di trovare il proprio posto nel mondo.
Questi elementi sociali, culturali e un'attenta analisi introspettiva del protagonista è ciò che ho apprezzato del romanzo, ma il resto del libro è ancora un grande punto interrogativo. Leggendo la sinossi, mi aspettavo una grande presenza scenica di Giancarlo Siani, infatti, ero curiosa di scoprire come l'autore fosse riuscito a coniugare la storia di Mimì con quella del giornalista ma, sinceramente, ne sono rimasta delusa. La presenza del giornalista, all'interno del romanzo è limitata a poche pagine rispetto al resto del libro. È una figura eterea che sorvola nella vita del ragazzino e nel romanzo, donandogli alcuni insegnamenti che Mimì porterà con sé per il resto della sua vita ma che a me non ha pienamente convinto.
I l libro è incentrato sull'anno 1985 e sui ricordi del protagonista, ma sono troppi da ricordare e alcuni non incidono sull'evolversi della storia e non li ho trovati strettamente necessari alla trama. Il personaggio di Domenico è ben caratterizzato, con pregi e difetti tipici dell'età, ma mi sarei aspettata più attenzione e introspezione psicologica su altri personaggi e sulla descrizione delle loro vite, come ad esempio del suo amico del cuore Sasà. Un ragazzo esuberante e caratterialmente opposto a Mimì, un personaggio che, secondo il mio punto di vista, aveva ancora molto da raccontare.
La lettura è scorrevole, leggera e piacevole ma, mi ha lasciato un senso di insoddisfazione, come se mancasse qualcosa da definire e approfondire. Alla fine del libro ho avvertito la sensazione di vuoto e sospensione, come se avessi aspettato inutilmente un fatto o avvenimento che scardinasse la lunga sequela di ricordi per entrare nel cuore del romanzo. Un avvenimento in grado di colpire dritto all'anima. Un avvenimento che potesse giustificare la lunga attesa, dopo l'interminabile sequenza di ricordi.
Con l'attentato di Giancarlo Siani, mi sarei aspettata un approfondimento psicologico sulla reazione del ragazzo, ma il finale si limita a poche pagine descrittive e a un veloce sunto sul futuro dei diversi personaggi del romanzo e, purtroppo, la mia insoddisfazione è cresciuta ulteriormente.
Come sempre vi ricordo che questo è il mio punto di vista e lascio a voi scoprire il libro, seguendo le vostre emozioni e sensazioni.

Nella vita l'importante è avere un ideale che ci guidi a compiere le azioni giuste.”
(citazione tratta dal libro)

Buona lettura!



(Marianna Di Bella)

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