lunedì 17 ottobre 2022

Recensione: "Come un seme sepolto dal tempo" - Fang Fang

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 Titolo: Come un seme sepolto dal tempo

Titolo Originale: RUANMAI

Autrice: Fang Fang

Editore: Rizzoli



Buongiorno lettori,

torno a scrivere e parlare di libri dopo tanto tempo. Tempo dedicato interamente alla mia salute, donandomi un lungo periodo di riposo per recuperare forza ed energia.

Torno, in questo piccolo spazio che amo, con la recensione di un libro intenso ed emozionante. Un testo che mi ha insegnato molto in termini storici, sociali, emotivi, psicologici e che mi ha fatto riflettere su quanto sia importante e vitale tutelare la memoria e la verità storica di un Paese. Tutelarla vuol dire difendere la nostra identità di cittadini ed esseri umani. Tutelarla vuol dire, non solo difendere il nostro passato, ma anche il presente e, in particolar modo il futuro perché, visti i tempi in cui viviamo, non sottovaluterei nulla.

“Come un seme sepolto dal tempo” ne è un esempio. Perché? Beh, vi basti pensare che il romanzo venne pubblicato in Cina nel 2016 ricevendo una grande accoglienza, vincendo un premio letterario importante e grandi elogi dalla critica cinese. Ma...perché esiste sempre un ma in ogni storia, nel giro di pochi mesi il romanzo viene aspramente criticato, attaccato, tanto che nel 2017 sparisce dagli scaffali delle librerie. Perché? Semplicemente perché, non solo il libro esplorava il periodo controverso della Repubblica popolare cinese, ma era uscito in un periodo storico in cui le politiche culturali erano ancora più regolamentate e, come afferma Michael Berry nella postfazione: “(...) aveva osato opporsi al codice del silenzio...” e per questo “era stato messo a tacere”.

Fortunatamente Fang Fang, l'autrice, non ha mai smesso di scrivere e dare voce ai suoi pensieri, alla storia e alla verità. Grazie alla traduzione di Michael Berry e al lavoro delle case editrici, “Come un seme sepolto dal tempo” è arrivato anche da noi, regalandoci una visione più ampia della storia cinese, una comprensione diversa, perché diverso è il punto di vista durante la lettura. L'autrice, infatti, ci racconta il Movimento della riforma agraria dal punto di vista dei proprietari terrieri, uscendo dallo stereotipo del “proprietario cattivo e crudele”, dando risalto al lato umano dei protagonisti. Si sofferma, in modo particolare, sugli elementi psicologici degli individui, sulle loro fragilità, emozioni, traumi, sulle scelte intraprese nella loro vita, sui pensieri più profondi, senza dimenticare il rimprovero morale ad ognuno di loro.

Fang Fang, in questo testo, esce dalla dualità e contrapposizione tra proprietario terriero e contadino, raccontando semplicemente degli esseri umani, evidenziando, in particolare, la necessità di preservare la verità storica lottando contro il “codice del silenzio”.

Una verità costantemente minacciata e in molti casi attaccata. Una verità che contraddice gli eventi storici raccontati nei testi scolastici, epurando tutto ciò che non è ritenuto idoneo e che può nuocere ai poteri forti: fatti storici fastidiosi e in molti casi vergognosi.

Modificare.

Cancellare.

Dimenticare.

Un pericolo enorme per la Storia e l'identità di un popolo.

Ding Zitao, la protagonista del romanzo, è il connubio di tutto questo. Perché? Andiamo con ordine e presentiamo lei e il libro per comprendere il complesso e intenso lavoro dell'autrice.

Ding Zitao è un'anziana vedova che vive sola in una piccola casa a Wuhan, in Cina. È una donna schiva, riservata, non ha amici o parenti, ama stare sola con se stessa e rifugge dalle persone ad eccezione del figlio Qinglin che ama profondamente e a cui ha dedicato la vita, lavorando duramente come governante per farlo studiare e crescere in maniera dignitosa. Ma non fermiamoci alle apparenze, osserviamola attentamente perché solo così ci renderemo conto che qualcosa la turba profondamente, creandole momenti di confusione e grande spavento.

La donna ha perso la memoria a causa di un evento traumatico accaduto nel 1952, durante il periodo del Movimento della riforma agraria. Ripescata, in gravissime condizioni, in un fiume della provincia cinese del Sichuan orientale, la donna sopravvive grazie alle cure dei medici che l'hanno tratta in salvo e da allora ricomincia la sua seconda vita. Chi è? Chi l'ha ridotta così? Perché fuggiva? Nessuno lo sa, neanche lei. In tutte questi anni, Ding Zitao non ha mai voluto sapere chi fosse e da dove venisse. Ha preferito non sapere nulla del suo passato, accontentandosi di ricordare solo ciò che ha vissuto dal momento del salvataggio.

Trascorsero molti anni, e per lei non cambiò molto. Tuttavia, sentiva crescere intorno a sé una specie di membrana densa e sottile, che sigillava ciò che si annidava al di là dei ricordi. Anno dopo anno, quella membrana sottile si ispessiva, solidificandosi in un muro che la proteggeva da tutti i demoni nascosti nelle profondità dell'inconscio.”

(citazione tratta dal libro)

Ding Zitao preferisce non ricordare. Sceglie il silenzio. L'oblio. Ma sappiamo benissimo che nulla si dimentica e che tutto, prima o poi, riemerge, inaspettatamente. Infatti, i ricordi di Ding Zitao si presentano in maniera imprevista, spesso sotto forma di sensazioni o elementi particolari: un profumo, un suono, un disegno etc. Gesti inaspettati che la turbano, la preoccupano perché non sa da dove provengano. Non può parlarne con nessuno, neanche con il figlio che non sa nulla dell'amnesia della madre e del suo passato sconosciuto.

C'erano come delle stranezze che le strattonavano la memoria, che tentavano di saltar fuori dalla mente. Cose che lei aveva sempre cercato di evitare, a cui da sempre resisteva. Questa resistenza era come una rete spessa e ben tirata che avvolgeva l'esercito di demoni continuamente in lotta per liberarsi. Per tutta la vita si era portata dietro quella rete, sempre pronta a respingere i demoni.”

(citazione tratta dal libro)

Quando Ding Zitao si trasferisce a casa del figlio, nel Sud della Cina, avviene qualcosa di strano e importante: i ricordi della donna riaffiorano in maniera preponderante e senza un filo logico per noi lettori. Il loro riemergere è talmente forte e intenso, che la mente della donna non ce la fa a sopportare quel peso emotivo, e cade in uno stato vegetativo che preoccuperà seriamente il figlio, ma permetterà a noi lettori di comprendere finalmente il suo passato. Ma, vi avverto, non aspettatevi una ricostruzione della storia semplice e scontata, perché la particolarità e bellezza di questo libro è proprio nella sua struttura narrativa. Una trama che si costruisce lentamente, pezzo dopo pezzo come un intricato puzzle, coinvolgendo tutti i personaggi del libro e anche il lettore. Devo essere sincera, all'inizio sono rimasta piuttosto perplessa, perché passare da un ricordo del passato ad uno del presente, contemporaneamente e nello stesso paragrafo, ingarbuglia la lettura e fa perdere un po' il filo ma, dopo aver capito il meccanismo strutturale scelto dall'autrice, allora ho iniziato ad apprezzarlo trovandolo coinvolgente, appassionante ed emozionate.

Fang Fang decide di far riemergere la memoria e il passato di Ding Zitao come se fosse un viaggio nei gironi dell'inferno e, la particolarità narrativa consiste nel farlo a ritroso, partendo dall'ultimo evento presente nella memoria della donna per tornare all'elemento scatenante del trauma. Un viaggio nell'inferno interiore di Ding Zitao che l'autrice ha suddiviso in paragrafi denominandoli, ad es. “Inferno XII”, “Inferno XI” per evidenziare ancora di più questo lungo percorso di sofferenza e per coinvolgere il lettore nella scoperta della verità.

Un viaggio intervallato da capitoli e paragrafi in cui il figlio cercherà di comprendere lo stato della madre, scoprendo della sua amnesia e di un passato sconosciuto e da cui è spaventato, perché conoscere la verità terrorizza molto più del fatto di non sapere chi si è o da dove si proviene. Si preferisce non vedere e non conoscere per evitare problemi, conseguenze che non si saprebbero gestire. Ed ecco che attraverso le figure di Ding Zitao, di Qinglin, degli altri personaggi e il loro volere o non voler vedere la verità, si ripresenta, sotto diverse sfaccettature e punti di vista, il problema e il timore del far riemergere o meno la verità storica.

Una verità storica che ci narra del Movimento della riforma agraria, della Rivoluzione culturale, delle epurazioni e delle sessioni di lotta che hanno visto coinvolti contadini e proprietari terrieri. Fang Fang è riuscita a parlarne, in questo romanzo, in maniera semplice e coinvolgente perché il racconto non assume mai una connotazione didascalica o troppo storica, con date e spiegazioni politiche, no, l'autrice inserisce tutto in maniera equilibrata nel testo, rendendo la lettura fluida e godibile. Gli eventi storici fanno parte del romanzo ma non assumono mai il ruolo da protagonista assoluto, al contrario si amalgamano perfettamente alla narrazione mettendo in primo piano l'uomo e le sue fragilità e paure. Ed è proprio questo che ho apprezzato del testo: la capacità dell'autrice di rendere comprensibile e leggibile un periodo storico difficile e la costruzione dei personaggi. Fang Fang ha dato risalto alla loro complessità emotiva e psicologica, ai timori e ai diversi punti di vista permettendomi, in questo modo, di osservarli e calarmi in ognuno di loro, comprendendo le difficoltà vissute e le scelte o non scelte intraprese.

Personalmente, avrei preferito un approfondimento sulla vita e il passato del marito, perché mi avrebbe permesso di avere un quadro più completo sul loro rapporto, su determinate scelte e modi di pensare dell'uomo ma, soprattutto, avrei desiderato conoscere un po' di più la figura di Lu Zhongwen e il destino di Ding Zi.

Avete voluto che restassi viva, e l'ho fatto. Ma una vita del genere è diversa dalla morte? E il fatto che sono viva, ora cos'ha a che vedere con la famiglia Hu o con i Lu? Tutti sono morti. A chi importa ormai se faccio parte di una o dell'altra famiglia? Avete voluto salvarmi la vita, ma vivere che senso ha se non so nemmeno più chi sono?”

(citazione tratta dal libro)

Chi è morto? Chi è la famiglia Hu? Cosa è successo? A voi il piacere di scoprirlo. Io posso solo consigliarvi di leggere il libro e lasciarvi avvolgere dalla scrittura di Fang Fang e dai ricordi di Ding Zitao. Imparerete molto, non solo su un periodo storico cinese importante e difficile ma, in particolare, su voi stessi.

Alcuni scelgono di dimenticare, altri di documentare. Si tratta di decidere che tipo di vita si vuole vivere; è così che funziona.”

(citazione tratta dal libro)

La verità storica deve sempre emergere, non deve essere taciuta...mai.

Dimenticarla vuol dire cancellare la Storia e l'identità dell'essere umano.


Buona lettura.


Marianna Di Bella



(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro

lunedì 27 giugno 2022

Recensione: "Finché il caffè è caldo" - Toshikazu Kawaguchi

 

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Titolo: Finché il caffè è caldo

Titolo Originale: Coffee Ga Samenai Uchini

Autore: Toshikazu Kawaguchi

Editore: Garzanti




Buongiorno lettori,

oggi voglio portarvi con me a visitare una caffetteria speciale. Un luogo magico e accogliente dove il tempo sembra non scorrere mai e dove si può mangiare, gustare un caffè e tornare indietro nel tempo.

Sì, avete letto bene, potete tornare indietro nel tempo, non ci credete? No? Allora forza, preparatevi e andiamo, dobbiamo solamente raggiungere il Giappone, più precisamente la città di Tokyo. Qui si trova, in una stradina poco conosciuta, la caffetteria che dobbiamo visitare.

Eccola! Ora basterà entrare, scendere le scale per ritrovarsi in un locale piccolo ma confortevole, con un arredamento non proprio moderno, composto da tre tavolini e un bancone. Sediamoci e lasciamo che la storia, di questo dolce romanzo, prenda vita. Ci basterà aspettare poco per assistere a questo evento straordinario e, ammettiamolo, sognato da tutti.

Chi non vorrebbe viaggiare indietro nel tempo per ritrovare i cari che abbiamo perso e amato, per rimediare a uno sbaglio o per risolvere dei problemi? Lo vorremmo tutti, ma abbiamo paura ad ammetterlo perché crediamo che sia una cosa impossibile, ma non qui. No, qui si può fare. Come? Aspettate ancora un pochino, lasciamo entrare i protagonisti del romanzo, coloro che daranno anima e corpo a questo luogo e che ci spiegheranno come sia possibile viaggiare nel tempo.

Vi vedo ancora titubanti. Allora, vedete quella donna vestita di bianco, seduta sola a un tavolino che legge come se intorno a lei non ci fosse nessuno? La sedia dove è seduta è l'unico mezzo che permette il viaggio, ma non basta sedersi, non è così semplice, perché per farlo occorrerà seguire delle regole rigide e ben precise e il compito di spiegarle spetta a Kazu, la cameriera del locale e cugina di Nagare e Kei, i proprietari della caffetteria.

...Kazu si presentò portando un vassoio d'argento con una caffettiera d'argento e una tazza di caffè bianca.”

(citazione tratta dal testo)

Le regole sono tantissime e devono essere rispettate scrupolosamente, altrimenti si rischia di rimanere intrappolati nel tempo.

Le regole sono:

“Prima regola: Le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono quelle entrate nel caffè.

Seconda regola: Qualunque cosa si faccia quando si è nel passato, non si può cambiare il presente.

Terza regola: Per tornare nel passato, bisogna sedersi solo e unicamente su quella sedia.

Quarta regola: Quando si torna nel passato bisogna restare su quella sedia e non ci si può muovere di lì.

Quinta regola: C'è un limite di tempo...”

(citazione tratta dal testo)

Finché il caffè è caldo” è il limite di tempo per poter rimanere nel passato. Un tempo breve ma, credetemi, sufficiente per poter esprimere i propri sentimenti, verità celate, insomma per poter dire tutto ciò che non è stato detto.

Serve coraggio per dire quello che va detto.”

(citazione tratta dal testo)

Si può dire tutto, con la consapevolezza che tutto ciò che verrà fatto e detto nel passato non cambierà il presente. Lo so, può sembrare inutile fare un viaggio che non porti a nulla di concreto, ma leggendo la storia e ascoltando i racconti di coloro che hanno viaggiato, vi renderete conto che ognuno di loro torna diverso, pieno di speranza per se stesso e la propria vita, comprendendo che il presente è l'unica cosa certa, un dono da vivere senza rimpianti o ripensamenti e che il futuro è un mistero ancora da scoprire. Un futuro che dipende da noi e dalle nostre scelte, ricordandoci che bisogna sempre credere nei propri sogni e, soprattutto, credere in se stessi. Allora sì che il viaggio avrà un significato importante e vitale, come lo è stato per Hirai che decide di tornare indietro per rivedere la sorella e lenire il suo senso di colpa; Kōtake torna per aiutare il suo amore e ritrovare sé stessa. Fumiko, invece, lo fa con la speranza di parlare in modo chiaro con il fidanzato, mentre Kei...no, non voglio svelarvi nulla e neanche accennare a un piccolo dettaglio perché è il viaggio che mi ha emozionata di più per la delicatezza della sua storia e mi piacerebbe che foste voi a scoprirlo.

Kazu è ancora convinta che, se vuole, la gente troverà sempre la forza per superare tutte le difficoltà che si presenteranno. Serve solo cuore. E se quella sedia ha il potere di cambiare il cuore delle persone, di sicuro un senso deve averlo.”

(citazione tratta dal testo)

Finché il caffè è caldo” è un romanzo che ho amato, semplice, delicato, arrivato in un momento particolare della mia vita in cui avevo bisogno di un piccolo raggio di sole e speranza, un abbraccio caldo e confortevole, un testo che riuscisse a rincuorarmi facendomi sentire al sicuro. Avevo bisogno di un coccola letteraria e il libro è arrivato magicamente come un dono da parte di una persona cara.

...sono molto felice per la vita che mi hai dato.”

(citazione tratta dal testo)

Il libro è suddiviso in quattro capitoli che raccontano i viaggi di Hirai, Fumiko, Kōtake e Kei. Storie che si snodano tutte all'interno del locale. I personaggi sono ben delineati e creati con garbo e semplicità, riuscendo a suscitare nel lettore una forte empatia verso le loro storie. Io ho apprezzato, in maniera particolare, i personaggi di Kei per la sua sensibilità, forza, speranza e il suo saper vivere felice; e il personaggio di Kazu, una ragazza chiusa che cela la sua profondità d'animo e sensibilità dietro un apparente distacco verso gli altri.

La scrittura è piacevole, pulita e delicata. Ogni storia lascia molti spunti di riflessione interessanti, in particolare, su come affrontare il dolore senza lasciarsi sopraffare da esso, ricordandoci di vivere e apprezzare il presente, di non perdere la speranza altrimenti si rischia di indurire la propria anima, anestetizzando i sentimenti e lasciandosi sopraffare dai rimpianti e dalla rassegnazione.

Un libro intriso di speranza, sentimenti e quel realismo magico che abbiamo imparato ad amare nella letteratura giapponese.

Se vi aspettate un romanzo ricco di ritmo e azione, allora non è il libro adatto a voi, se invece amate i romanzi delicati in grado di regalarvi emozioni pure e mai banali, allora non esitate a leggerlo e preparatevi a viaggiare nel tempo insieme a Kei, Fumiko e gli altri personaggi.

Io mi lascerò cullare ancora per un po' tra le sue pagine per ritrovare quella sensazione di serenità, piacevolezza e delicatezza che ho vissuto durante la lettura.

Buon viaggio a tutti voi!



Marianna Di Bella

mercoledì 22 giugno 2022

Recensione: "L'equilibrio delle lucciole" - Valeria Tron

 

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Titolo: "L'equilibrio delle lucciole"

Autrice: Valeria Tron

Editore: Salani Editore



Ci sono libri che hanno la capacità di sfiorare e far vibrare l'anima di chi li legge. Arrivano silenziosamente, muovendosi lievi come una brezza leggera che avvolge, abbraccia e culla il lettore sussurrandogli all'orecchio storie intense e delicate. Storie in grado di regalare momenti indimenticabili, ma anche di profonda riflessione e insegnamento.

“L'equilibrio delle lucciole” di Valeria Tron ha rappresentato, per me, tutto questo. Leggerlo è stato come ritrovarmi seduta ai piedi di un albero, circondata dalla natura ma, soprattutto, da una serenità interiore dimenticata da tempo. Immergermi tra le sue pagine mi ha isolata da tutto, in particolare dai problemi quotidiani e di salute, dallo stress, dal dolore, che mi hanno allontanata da quella parte di me che cercavo di recuperare da tempo: le mie radici e il giusto equilibrio tra passato e presente.

Ho preso il libro, mi sono seduta, l'ho aperto e l'ho lasciato parlare. Le parole hanno preso vita e, come un soffio di vento, mi hanno raccontato di storie, amori, delusioni, attese, sofferenze. Mi hanno parlato di vita, speranza, fiducia.

Mi hanno parlato ed io ho ascoltato...in silenzio.

Adelaide torna, durante una bufera di neve, nella piccolo borgo in cui è nata, tra le montagne della Val Germanasca. Cerca un rifugio dove curare il suo cuore ferito dalla fine una relazione, ma anche un posto tranquillo dove poter mettere in ordine i propri pensieri e decidere con calma cosa fare della sua vita e del suo futuro. Ad attenderla c'è Nanà, una donna di più di novant'anni, riservata, legata alle montagne, alla natura, alle tradizioni e al dialetto che ancora parla: il patois. La donna parla poco, ma è piena di speranza, attenta alla vita e forte come solo i grandi e saggi alberi sanno essere.

C'è un richiamo nella lingua madre: scavalca le nebbie e i vuoti, sorvola il dolore e la solitudine dei pensieri e ti riporta a casa, ovunque tu sia stato fino a quel momento.”

(citazione tratta dal libro)

Nanà è l'ultima custode di un piccolo borgo che va piano piano scomparendo, ma che negli anni ha visto nascere amori, amicizie, sofferenze, risate. Un luogo che ha assistito a nascite, matrimoni, partenze, al suo lento spopolamento e a un cambiamento preoccupante della natura. Un posto che sta morendo.

Una borgata sopravvive di piccoli momenti condivisi e di attenzioni reciproche; altrimenti si sgretola e diventano solo case.”

(citazione tratta dal libro)

Nanà non è solo l'ultima custode di un borgo di poche case disabitate da tempo, lei è la custode dei ricordi e delle vite che hanno animato la sua esistenza e quella del paese. Lei è la chiave, colei che tiene il filo che lega tutte le esistenze delle persone che hanno vissuto lì e che segneranno, con i loro ricordi, la strada che aiuterà Adelaide a ritrovare se stessa e a tornare a casa. Perché:

Si torna alla propria radice come si può.”

(citazione tratta dal libro)

Ogni punto di partenza ha bisogno di un ritorno. Meizoun.”

(citazione tratta dal libro)

Il ritorno di Adelaide, protagonista e voce narrante del libro, è doloroso, non solo per la fine della sua relazione, ma perché rimettere piede, dopo tanto tempo, nella vecchia casa familiare, vuol dire venire assalita dai ricordi, quelli dolci e pieni di amore e felicità, ma anche quelli dolorosi, come ad esempio la morte del padre e dell'amata Memè. Sarà Nanà a guidarla tra i ricordi attraverso un piccolo segreto che solo lei e Levì conoscono: uno sgabuzzino. Sì, avete letto bene, un semplice sgabuzzino, situato in una normalissima camera da letto che custodisce al suo interno un tesoro di inestimabile valore. Basterà aprirlo per venire investiti da una folata di vita e speranza, perché al suo interno sono riposti: libri, oggetti, scatole, lettere, piccoli scampoli di vita appartenuti a tutte le persone che Nanà e Adelaide hanno amato e con le quali hanno trascorso parte della loro vita: Memè, Levì, Lena, Irma, bar Tricot etc.

Entrare in quello sgabuzzino vuol dire ritrovare queste persone e sentirle di nuovo vicine attraverso ogni oggetto che parla di loro, dando voce alle loro vite, alle loro sofferenze e speranze, agli amori, ai silenzi e ai rimpianti.

Entrare in quello sgabuzzino, vuol dire per Adelaide, conoscerle veramente, perché spesso ciò che si osserva e si vive da bambini è poco rispetto alla complessità degli adulti. A quell'età non si hanno le giuste capacità e la giusta maturità per comprendere alcune sfumature nei discorsi o nei comportamenti.

Da bambini, le parole dei vecchi sono uccelli che hanno fretta di migrare e vanno di corsa più delle gambe sbucciate. Non hanno tempo, le parole, quando si è bambini.”

(citazione tratta dal libro)

Ma è pur vero che quando sei bambino le storie ti passano tra le mani e difficilmente riesci a soppesarle.”

(citazione tratta dal libro)

Difficilmente si riesce a capirne il valore e così si perdono informazioni importanti che da adulti si cercherà di recuperare per ritrovare se stessi e le proprie radici e, come ci insegna Nanà e l'autrice stessa del romanzo, per farlo bisognerà tornare indietro...tornare a casa.

Nanà consegnerà ad Adelaide, e a noi lettori, le chiavi di questo immenso tesoro perché i ricordi possano continuare a vivere e ad essere di insegnamento per tutti.

«Lo sgabuzino è tutto quello che abbiamo e, se non è molto a prima vista, può bastare per raccontare la nostra casa. Così nessuno si perde e tutti sanno tornare».”

(citazione tratta dal libro)

Se credete che la trama di questo meraviglioso romanzo sia tutta qui, vi sbagliate enormemente perché quello che vi aspetta, all'interno di questo testo, sono le vite di personaggi indimenticabili come Memè, Lena, Irma e tutti gli altri, che pagina dopo pagina, prenderanno corpo e anima, facendovi innamorare di loro e delle loro vicissitudini. Vi prenderanno per mano e non vi lasceranno più, entrandovi nel cuore e nei pensieri per molto tempo. Come non amare la vivacità, il temperamento spensierato e l'impertinenza di Irma; la premurosità e dolcezza di Memè, l'inflessibilità e la rigorosità di Lena o le storie piene di allegria di bar Tricot...è impossibile resistergli.

Tutto questo avviene grazie alla capacità narrativa dell'autrice, Valeria Tron, che saprà ammaliarvi con il suo stile poetico, fluido e delicato, riuscendo a trascinarvi in un viaggio incantevole tra le vite di personaggi indimenticabili. L'autrice riesce a tratteggiare molto bene i differenti caratteri e a dare il giusto spazio a tutti loro in maniera equilibrata e mai invadente. La comparsa di ogni personaggio, nei ricordi di Nanà e Adelaide, avviene sempre in punta di piedi, senza quei salti temporali che spesso, durante la lettura, risultano pesanti, poco fluidi, legandosi male nella narrazione. In questo romanzo, invece, si inseriscono perfettamente nel testo e nel contesto narrativo, rendendo tutto molto fluido e sempre legato al presente delle due protagoniste e alle tematiche che stanno affrontando.

Ho amato molto lo stile dell'autrice, quel lato introspettivo che riesce a fare emergere in ogni ricordo e la sensibilità nell'affrontare alcune tematiche importanti e serie come: la perdita di un figlio, il dolore della guerra, la violenza sulle donne, la morte dei piccoli borghi e il grave problema ambientale. L'amore e il rispetto della natura si percepiscono e si respirano in ogni pagina e frase del libro, alcune descrizioni le ho trovate così vive che spesso ho avuto la sensazione di respirare il profumo del bosco, dei fiori o dei funghi.

Valeria Tron è, per me, un'artigiana delle parole e delle emozioni a cui riesce dare vita, forza e amore. Lo stesso amore che provo per questo libro, perché mi ha riportata alle mie radici, mi ha ricordato ciò che cercavo anch'io da tempo: tornare a casa e a quel legame con le persone che mi hanno accompagnata nella mia vita e di cui, forse, non ho compreso pienamente perché, come dice l'autrice, quando si è piccoli si hanno in mano storie che spesso ci lasciamo sfuggire non comprendendone il valore e, quando siamo pronti per capire, spesso le persone a cui vorremmo chiedere spiegazioni o consigli non ci sono più, allora cerchiamo ricordi, o almeno, io cerco quei ricordi che mi aiutino a comprendere meglio me stessa e le mie radici e sarebbe bellissimo avere qualcuno come Nanà pronto ad aprire il suo sgabuzzino per ritrovare coloro che ho amato e chissà, quella parte di me che ho perso e ritrovare la strada.

Una strada che Adelaide inizierà a percorrere, inconsapevolmente, grazie all'aiuto di Nanà e ai ricordi degli altri personaggi, imparando che non dovrà permettere ai rimpianti di condizionare la sua vita, che occorre uscire dai silenzi e dalle attese infinite, liberarsi dal rancore, vivere diversamente da tutti loro, afferrando ogni occasione per essere felice, amando e rispettando se stessa.

Un balsamo per la mia anima dolorante. Un abbraccio e una carezza inaspettati.

Un libro che custodirò gelosamente e rileggerò per ritrovare quei piccoli particolari, quelle sfumature che spesso non si percepiscono ad una prima lettura e per ritrovare le emozioni vissute, come ad esempio la scena dell'accensione delle candele in tutte le case del borgo, piccole lucciole che brillano e segnano la strada, come se riportassero in vita le anime di chi le ha abitate, una scena emozionante per ricordare...no, non aggiungerò altro perché non voglio togliervi il piacere della scoperta di un romanzo meraviglioso che ho amato intensamente.

...il tremolio della candela accesa attenua la solitudine nelle case.

Trattengo il respiro, vorrei piangere, riportare indietro le lancette e poter dire a tutti quanti che conosco meglio il peso delle loro vite, e che anche i segreti prima o poi si arrendono. Potergli dimostrare che la bellezza non sa morire come un corpo, perché è nell'anima: perciò ben vengano scatole, etichette, mucchi di fascine, canzoni e lettere, poesie e ramanzine, per ritrovarsi piene le mani di umanità e incanto, ben oltre la morte.”

(citazione tratta dal libro)

Prendete il libro, trovate un posto che vi faccia sentire bene, mettetevi comodi e perdetevi tra le sue pagine, alla fine della storia vi renderete conto di essere diversi.

Buona lettura.


(Marianna Di Bella)



(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro