mercoledì 7 luglio 2021

Recensione: "Cambiare l'acqua ai fiori" - Valérie Perrin

 

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Titolo: "Cambiare l'acqua ai fiori"

Titolo Originale: "Changer l'eau des fleurs"

Autrice: Valérie Perrin

Editore: Edizioni E/O


Nel piccolo comune di Brancion-en-Chalon, situato nella regione francese della Borgogna, si trova un piccolo cimitero. Il posto è tranquillo e ben curato, e le anime dei defunti riposano in pace, tra le costanti visite dei parenti e le cure del personale che si occupa di tenere pulito e in ordine il luogo. Tra i suoi viali si aggirano molte persone, tra familiari, amici e addetti ai lavori, ma una sola persona rimane con i defunti anche quando la notte scende e il silenzio avvolge il luogo in un caldo abbraccio: la guardiana del cimitero, Violette Toussaint.

Violette è una donna gentile, sorridente, discreta. Accoglie e ascolta, con calma e pazienza, tutti coloro che bussano alla sua porta. Parenti che riversano su di lei confidenze, sospiri, rabbia, disperazione e lacrime. Lacrime che sgorgano dal cuore e da anime ferite e sofferenti che hanno salutato definitivamente i loro cari.

Non sei più dov'eri,

ma sei ovunque sono io.”

(citazione tratta dal testo)

Violette vive sola da quando il marito è scomparso. No, non è morto. Semplicemente un giorno non è tornato più a casa, lasciando tutto e tutti. Da quando l'uomo è sparito, Violette ha ripreso a respirare, a riemergere senza di lui, continuando a lavorare, prendendosi cura delle persone e delle anime dei defunti. Ma la sera ha voglia di stare sola, di dedicarsi a se stessa, così legge, ascolta la radio etc. Ritornando padrona del proprio tempo e della propria vita.

Una volta chiuso il cancello il tempo è mio, ne sono l'unica proprietaria. È un lusso essere proprietari del proprio tempo, lo ritengo uno dei più grandi lussi che l'essere umano possa concedersi.”

(citazione tratta dal testo)

Violette non è come appare, nasconde molto del suo passato. Lo nasconde e lo tutela da tutto. Lo cela tra le pieghe della sua anima, come fa con i colori dei suoi vestiti. Vestiti colorati che rappresentano pienamente il suo essere, nascosti sotto cappotti grigi e scuri.

Cosa nasconde? Cosa si cela dietro il suo passato? Dolore. Un dolore atroce e lancinante che ha devastato la sua anima, sconvolgendo completamente la sua vita. Un dolore che l'ha piegata, calpestata, annientata al punto da farla sentire svuotata e inesistente. Un dolore che, però, non l'ha finita completamente, perché la donna ha trovato la forza di riemergere, tornando a vivere e respirare.

Solo quando si vive quello che sto vivendo io si capisce che va tutto bene, che niente è grave, che l'essere umano ha una capacità inaudita di ricostruirsi e cauterizzarsi, come se avesse vari strati di pelle uno sull'altro, vite sovrapposte e altre di scorta, e che i magazzini dell'oblio sono illimitati.”

(citazione tratta dal testo)

Un giorno bussa alla sua porta un commissario di polizia di Marsiglia. L'uomo sta seguendo le ultime volontà della madre, morta da poco, e vorrebbe seppellire i suoi resti accanto alla tomba dell'avvocato Prudent. La cosa strana è che il commissario non conosce l'avvocato e non comprende quale possa essere la correlazione con sua madre. Da questo piccolo mistero, prende vita e forma questo dolce e malinconico romanzo di Valérie Perrin. Un romanzo che ha toccato, in maniera profonda, le corde della mia anima, pizzicandole, a volte, con frasi ironiche e spesso accarezzandole con una storia delicata e malinconia. Perché il romanzo cela tra le sue pagine molte storie che come fili si intrecciano legandosi tra di loro. Fili destinati a incontrarsi, in particolare, con il lettore, donandogli diverse sfumature di colore che rappresentano le diverse fasi della vita che ognuno di noi vive o ha vissuto: felicità, amore, lacrime e dolore.

Ogni personaggio nasconde una storia, a volte semplice, altre volte più complessa e intricata. Personaggi verosimili che amano e imparano ad amare seguendo se stessi.

L'intreccio della storia non è poi così scontato come potrebbe sembrare, perché il continuo passaggio tra passato e presente permette di scoprire storie e misteri che, come tessere di un mosaico, formeranno la trama del romanzo, svelando molto dei personaggi e lasciando spesso i lettori basiti.

La storia di Violette è coinvolgente e mai scontata, perché la morte, il dolore e la perdita non lo sono mai e segnano in maniera indelebile le persone. Ogni personaggio, inserito nel romanzo, reagirà alla morte e al dolore in maniera diversa, alcuni si lasceranno sopraffare dalla sofferenza, dal rimorso, facendosi schiacciare e annientare completamente, perdendo di vista ogni cosa. Molti altri, invece, affronteranno il dolore vivendolo pienamente, lasciandosi avvolgere ma mai annientare definitivamente, come Violette che, piano piano, riesce a riemergere, ritrovando la forza di vivere dopo la perdita della figlia.

Crescerai in un altro modo nell'amore che avrò sempre per te. Crescerai altrove, nei mormorii del mondo, nel Mediterraneo, nell'orto di Sasha, nel volo di un uccello, con l'alba e col tramonto, in una ragazza che incontrerò per caso, nel fogliame di un albero, nella preghiera di una donna, nelle lacrime di un uomo, nella luce di una candela. Rinascerai un giorno sotto forma di fiore o di maschietto con un'altra mamma, sarai ovunque i miei occhi si poseranno. Dove sarà il mio cuore, il tuo continuerà a battere.”

(citazione tratta dal testo)

Una forza che emerge prepotentemente dal libro e influenza il lettore, perché la caratteristica di questo romanzo è la voglia di vivere. Si respira vita dall'inizio alla fine.

Assaporo la vita, la bevo a piccoli sorsi, come un tè al gelsomino con un po' di miele.”

(citazione tratta dal testo)

Il romanzo è delicato, sensibile, ironico in alcuni punti e riesce a toccare diverse tematiche, come il dolore, la perdita, l'amore in ogni sua sfumatura, i segreti, la scoperta della verità, la rinascita. Tematiche che l'autrice ha inserito e affrontato in maniera delicata, regalando quella punta di malinconia che ben si adatta alla trama e all'atmosfera del romanzo.

Ho amato molto la figura di Violette, una donna che ha saputo trasformare la sua sofferenza in forza vitale. Ricordandomi che occorre andare avanti, nonostante tutto, anche quando la vita ci piega e ci lascia a terra tramortiti, senza più alcuna forza e voglia di rialzarsi. Una storia che mi ha emozionata e mi ha ricordato parte delle mie sofferenze ma, soprattutto, la forza di tornare a vivere, sorridere, amare, vestendo la propria anima di tutti i colori, anche quelli più scuri, perché siamo anche luce e ombra, chiaro e scuro, gioia e sofferenza, fragilità e forza, in una continua dualità che segna la nostra esistenza e il romanzo stesso.

Vi consiglio di leggerlo e di andare oltre le apparenze e i cappotti grigi e scuri di Violette e di cercare il colore...il colore della vita.

Buona lettura!



(Marianna Di Bella)

giovedì 17 giugno 2021

Recensione: "Per strada è la felicità" - Ritanna Armeni

 

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Titolo: "Per strada è la felicità"

Autrice: Ritanna Armeni

Editore: Ponte alle Grazie




Roma, 1968


C'è grande fermento tra i viali dell'Università La Sapienza di Roma. Centinaia di ragazzi, si sono raccolti ai piedi della scalinata della facoltà di Lettere, ascoltano con interesse e attenzione le parole di altri compagni che espongono il loro malcontento e la loro sfiducia nel sistema universitario. Un sistema obsoleto fatto di docenti superbi che guardano gli studenti e le loro idee con disprezzo, tasse esageratamente alte che segnano sempre di più il divario tra studenti ricchi e poveri, aule piccole etc. I ragazzi chiedono, per questo, dei cambiamenti profondi e un sistema universitario che tenga conto dei loro bisogni e delle loro idee ma, soprattutto, che non vengano più calpestati e ignorati i loro diritti. Sono disposti a tutto pur di raggiungere i loro obiettivi, anche a manifestare e occupare le aule universitarie se necessario. Dopotutto siamo negli anni di pieno fermento politico, sociale e culturale. Anni che segneranno un grande cambiamento per le generazioni future, ma ciò che quei ragazzi non sanno è che le loro idee e le loro gesta entreranno a far parte della storia, rivoluzionando e cambiando la società e la sua mentalità chiusa e obsoleta.

(...) Dicevano che niente funzionava, tutto era ingiusto. Che era ora di ribellarsi contro chi teneva gli studenti imprigionati nelle maglie della cultura borghese, dell'autoritarismo, delle divisioni di classe.”

(Citazione tratta dal testo)

Ma torniamo a quel gruppo di studenti raccolti alla facoltà di Lettere, perché osservando con attenzione ci accorgeremo che tra di loro si aggira una ragazza che osserva tutto e tutti con meraviglia, stupore e curiosità. Lei è Rosa, una studentessa di provincia che conosce poco la realtà dei movimenti studenteschi, della lotta politica e sociale, infatti, guarda tutto come delle esagerazioni, non comprendendo appieno l'importanza e il senso della protesta.

Rosa si è trasferita da poco a Roma, una studentessa fuori sede che viene dalla provincia, da un ambiente in cui ogni persona ha il proprio ruolo stabilito, in particolare le donne che vivono la loro esistenza all'ombra di mariti, padri e fratelli. Donne che accettano il loro destino senza mai ribellarsi, lavorando e lasciando da parte i propri sogni e le proprie idee.

(...) Donne che non chiedevano mai nulla, accettavano quel che veniva e vivevano in una triste passività anche quando erano laboriose e svelte. Donne incapaci di esprimere desideri, di inseguire sogni.”

(Citazione tratta dal testo)

Rosa ha sempre sognato qualcosa di diverso per la sua vita, per questo motivo lascia il proprio paese per studiare a Roma e quella prima manifestazione segnerà l'inizio del suo cambiamento, perché la curiosità la spingerà a partecipare, seguendo quei ragazzi così sicuri di sé e delle proprie idee. Parteciperà alle assemblee e inizierà a studiare per poter comprendere meglio la società che la circonda, ma sarà la scoperta della la figura di Rosa Luxemburg a segnare profondamente il suo pensiero e la sua vita. Nella donna riconoscerà molti tratti in comune e inizierà a studiare non solo le sue idee politiche e sociali ma, in particolare, la persona e il suo essere donna in un ambiente politico composto prevalentemente da uomini.

(...) a oltre cinquant'anni di distanza c'era un filo che legava le giovani donne che avevano scoperto il femminismo alla grande rivoluzionaria polacca: un indomito desiderio di cambiamento, la rivoluzione come ricerca della felicità, l'amore per l'umanità così come è e non come dovrebbe essere.”

(Citazione tratta dal testo)

La nostra protagonista parteciperà alle assemblee, alle manifestazioni, andrà a vivere insieme ad altri compagni in una comune ma, soprattutto, prenderà in mano la propria vita, rivoluzionando se stessa e acquisendo sempre più consapevolezza di sé, delle sue idee e dei suoi sogni. Ma come sempre, ogni cambiamento porta sempre con sé una cicatrice, perché quando si cambia, inevitabilmente qualcosa si rompe, lasciando una ferita profonda che influenzerà la nostra vita.

(...) E lì, strato sotto strato, scoprì alcune piccole ferite, alcune insignificanti contrazioni dell'animo che avvertiva da qualche tempo. Fitte appena percettibili, tristezze di cui non vedeva l'origine, ansie improvvise. Sarebbero passate, pensò...”

(Citazione tratta dal testo)


(...) Non era vero che che l'assenza di dolore coincidesse con la felicità, come aveva detto un filosofo. Il dolore era stato sostituito dal vuoto, e anche nel vuoto c'era tormento e sofferenza. Allora meglio rimanere rannicchiata nello stato in cui la realtà era avvolta nell'ovatta, la coscienza si rifiutava di tornare vigile.”

(Citazione tratta dal testo)

Rosa e le sue compagne prenderanno atto, con il tempo, delle grandi differenze del loro ruolo all'interno del gruppo e delle assemblee, sempre relegate a ruoli minori e mai poste in primo piano. Una consapevolezza che le porterà ad alzare la testa e ribellarsi a questa disparità reclamando parità, indipendenza, rispetto dai propri compagni e dalla società, partecipando ai primi movimenti femministi.

Rosa scoprirà se stessa, le sue debolezze e la sua forza, lottando per il rispetto di sé e per la propria felicità. Una felicità che imparerà a cogliere in ogni piccolo gesto, vivendo appieno ogni attimo della sua vita.

(...) Ebbe voglia di ballare e di abbracciare, di nuove esperienze, di gettarsi nel gorgo, senza timidezze e paure. Assaporando tutto. Godendo di tutto. La felicità era per strada. Doveva solo accoglierla.”

(Citazione tratta dal testo)

Rosa intraprenderà un difficile percorso di consapevolezza che vivremo grazie alle parole di Ritanna Armeni che, ancora una volta, riesce a prendere il lettore e a trascinarlo nel suo romanzo ma, soprattutto, nella Storia. Il suo stile narrativo è sempre coinvolgente e interessante perché riesce a mescolare e ad affrontare con semplicità e profondità, tematiche diverse, serie ed importanti, come ad esempio: i movimenti di lotta studentesca, gli scioperi degli operai, i movimenti femministi, l'aborto, la sopraffazione dell'uomo sulla donna, la figura di Rosa Luxemburg. Tematiche, queste, che affrontate in un romanzo potrebbero risultare estremamente ostiche, annoiando il lettore, invece, grazie alla sue descrizioni, alla fluidità del testo, alla capacità narrativa e alla costruzione approfondita dei personaggi, riesce ad ammaliare e coinvolgere nella lettura dalla prima all'ultima pagina.

Personalmente mi sono sentita parte del romanzo, respirando non solo l'aria di cambiamenti di quegli anni, ma anche l'entusiasmo degli studenti, la loro voglia di rivoluzionare la società, manifestando il proprio dissenso. Ho percepito ogni sentimento che Rosa ha vissuto nel romanzo, comprendendo le sue ansie, i suoi dubbi e i suoi controsensi, vivendo appieno le parole dell'autrice che mi hanno catapultata in un periodo storico che ho conosciuto solo attraverso i libri e i racconti di chi in quegli anni ha realmente lottato e manifestato per i propri e altrui diritti.

Ritanna Armeni ci ha regalato la possibilità di osservare quel periodo storico attraverso gli occhi e i pensieri di una ragazza semplice nella quale è possibile immedesimarsi, perché Rosa rappresenta ognuno di noi. Certo i contesti culturali, politici e sociali sono diversi, ma chi non ha mai lottato, amato, riso, pianto e sofferto nella propria vita? Tutti....indistintamente.

Vi invito a leggere e scoprire il libro, lasciandovi trascinare dalle parole dell'autrice, perdendovi tra manifestazioni e occupazioni, ricordandovi che la felicità va accolta e vissuta appieno.

Buona lettura.


(Marianna Di Bella)


Prodotto fornito dalla casa editrice Ponte alle Grazie


venerdì 18 dicembre 2020

Recensione: "Gridalo" - Roberto Saviano

 

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Titolo: "Gridalo"

Autore: Roberto Saviano

Editore: Bompiani




Roberto Saviano è tornato ad allietare le nostre letture e le nostre menti con un nuovo e potente libro.

Un libro imponente, non solo per il numero di pagine, ma per la forza delle storie in esso contenute e per il messaggio che ognuna di loro porta con sé.

In questo testo, l'autore si rivolge direttamente al lettore in un dialogo intimo e personale. Un dialogo che diventa una confidenza profonda. Un sostegno. Una di quelle chiacchierate che si fanno tra amici, in cui ci si confronta e aiuta, dandosi consigli e suggerimenti su problemi personali, sociali etc.

L'autore diventa il nostro confidente, quell'amico sincero che preferisce dirci la verità, anche se fa male, piuttosto che illuderci che tutto vada bene. Un amico che, nonostante tutto, sarà al nostro fianco consigliandoci e aiutandoci a vedere la realtà dei fatti, oltrepassando la cortina della superficialità e dell'apparenza, svelandoci gli intrighi, le falsità e il gioco nascosto dietro finti sorrisi e parole. Abbattendo quel gioco di illusioni che la società, la politica etc. vogliono propinarci per nascondere le vere intenzioni. E proprio come un amico, ci aiuta senza ergersi a professore e senza voler impartire lezioni trattandoci con freddezza e distacco, affermando e imponendo le sue idee come giuste e vere. Niente di tutto questo perché Roberto Saviano non è così e non lo è mai stato. Sin dalle prime frasi della prefazione ci mette a nostro agio, dandoci del tu e confidandoci che, seppure rivolgendosi al se stesso adolescente, questo testo è per tutti, nessuno escluso e, cosa più importante, non vuole dirci cosa dobbiamo fare o pensare, al contrario vuole darci gli strumenti per comprendere i giochi di potere e svelare la verità in modo che possiamo capire da soli cosa sia giusto o sbagliato e come agire di conseguenza seguendo sempre il nostro pensiero.

Allora parlo a te, che mi stai leggendo, come fossi un altro me.

(…)

Sei un uomo, sei una donna, anche questo in qualche modo è indifferente, sei comunque tu, l'altro me, quello a cui gli incastri non tornano e che ha sempre la sensazione di vivere il rovescio della storia e non il suo dritto.

Ecco, io voglio mostrarti cosa c'è sotto traccia...”

(citazione tratta dal testo)

Roberto Saviano ci regala un libro che vuole essere una mappa per attraversare e comprendere un mondo sempre più difficile e repressivo che ci vuole tutti uguali, senza identità e senza libertà di parola. Una mappa che ci aiuta a capire i meccanismi, e non a trovare scorciatoie, perché la cosa importante non è la lunghezza della strada per giungere all'obiettivo, ma capire, imparare e sbagliare lungo il tragitto, perché solo sbagliando si comprendono gli errori e si migliora.

Consegnandoti una mappa, cerco solo di farti arrivare al punto dove sono arrivato io, cosicché tu possa patire da dove io non ce l'ho fatta ad andare oltre. Non voglio farti percorrere strade già battute per tenerti dentro a un sentiero segnato, non voglio insegnarti la prudenza, al contrario voglio portarti nel punto in cui la prudenza deve diventare azzardo e la saggezza temerarietà, perché forse solo così si arriva a tracciare una strada nuova.”

(citazione tratta dal testo)

“Gridalo” sarà la nostra mappa. La bussola che ci condurrà, non solo verso la comprensione di fatti importanti, ma anche alla comprensione di noi stessi e l'autore sceglie come guide le storie di persone diverse per vissuto, professione, nazione ecc. ma tutte accomunate dalla loro forza interiore, dalla potenza delle loro parole. Persone che hanno lottato strenuamente per difendere il diritto alla parola e all'espressione. Quella parola che, ieri come oggi, è il vero nemico dei poteri forti. Un nemico da abbattere e sconfiggere in ogni modo, perché la parola è la sola e unica arma in grado di svelare la verità. Allora pur di fermarla tutto diventa lecito e giustificato, perché permettere alle persone di pensare autonomamente, vuol dire dare loro la chiave per svelare gli intrighi, per ribellarsi e contestare ogni cosa, difendendo il proprio pensiero e lottando per i propri diritti.

Fanno paura, le parole! Le parole attraversano i secoli, bucano le pareti, prendono dimora nei cuori, abitano le coscienze, non sono isolate dalla segregazione, non vengono strozzate dalla corda, sono immuni al fuoco, non vengono dilaniate con lo squartamento, non vengono colpite dai proiettili né sventrate dal tritolo.

Il punto è se pronunciarle o no, quelle parole. Perché ogni parola ha un prezzo altissimo, e questo prezzo si paga in termini di fastidio, astio, di derisione, di calunnia, d'invidia, d'isolamento, di minaccia, di tortura, di reclusione, di morte.”

(citazione tratta dal testo)

Meglio tenere la gente all'oscuro nella loro ignoranza, perché meno parole conoscono e meno possibilità hanno di esprimere pensieri e opinioni relegandole al vuoto e all'annientamento mentale, rendendole simili nei gusti, nelle scelte e quindi facilmente controllabili e gestibili. Fortunatamente, c'è sempre chi si ribella a tutto questo diventando così il nemico da sconfiggere. Come distruggerlo? No, non con la violenza, quella è la soluzione estrema, bensì con altre tecniche più subdole e deleterie: la delegittimazione dell'individuo in quanto tale, denigrando la sua persona con commenti cattivi sull'aspetto fisico, sulla vita privata ecc. Denigrare la persona e non il pensiero è l'arma per distruggere chi vuole difendere se stesso e gli altri.

La delegittimazione distrugge più della morte perché insinua cellule cancerogene non nei nemici, ma negli amici. Ecco perché l'unico modo di combatterla, non appena ci si accorge che sta cominciando a iniettare il suo veleno, è gridarlo. Gridarlo forte.”

(citazione tratta dal testo)

Roberto Saviano ci presenta, così, diversi personaggi che, in un modo o nell'altro, hanno lottato per difendere i propri diritti. Donne e uomini che hanno usato la loro intelligenza e parola per lottare. Uomini e donne che di fronte alla verità e alla possibilità di svelarla, non si sono tirati indietro e hanno lottato con coraggio per dare voce a tutti. Hanno gridato forte e chiaro il proprio pensiero e le proprie idee. Un grido che arriva dritto alle nostre orecchie, alle nostre anime, colpendo in nostri pensieri lasciandoci tramortiti a riflettere su tutto, facendoci prendere atto che non ci si può più nascondere o voltare la testa dall'altra parte, ma bisogna prendere esempio e gridare ogni volta che assistiamo a un'ingiustizia, violenza, delegittimazione, qualsiasi cosa che colpisca l'individuo.

Gridare per difendere i nostri e altrui diritti.

Gridare sempre e comunque perché la verità emerga e trionfi. E ogni capitolo, personaggio, parola scritta sono un grido forte, potente e liberatorio. Un grido passionale che scuote e riempie le nostre anime, regalandoci la speranza di riuscire a scoprire la verità, per questo è importante conoscere e comprendere il gioco subdolo della delegittimazione e dei poteri forti.

Roberto Saviano racconta in modo passionale, fluido e intenso i diversi personaggi e loro storie, regalandoci un testo importante e potente. Un libro che deve essere letto lentamente, con calma, non per la difficoltà comprensiva ma per l'importanza dei temi trattati. Ogni pagina racconta una storia che deve essere letta e riletta, perché cela al suo interno messaggi significativi e profondi che incidono sulla nostra anima.

Le storie che ti racconterò, se saprai leggerle, potrebbero all'occorrenza farti da scudo. Spero persino da munizione, una munizione particolare che, quando esplode,concede vita invece che toglierla. Considerala il regalo di un amico, di un reduce, oppure consideralo una lanterna.”

(citazione tratta dal testo)

“Gridalo” è un libro che ho amato moltissimo, non solo per le diverse storie, ma per il modo unico e inimitabile che ha Roberto Saviano di raccontare persone e avvenimenti. Un modo empatico e diretto attraverso il quale fa sentire il lettore completamente immerso nella storia, respirandone il dramma, il dolore, la forza, la caparbietà delle azioni e delle idee.

Leggere il libro è un'esperienza unica e intensa che consiglio a tutti, perché dopo averlo fatto vi renderete conto di guardare il mondo in maniera diversa, più consapevoli e maturi, capendo che non si può più voltare la testa dall'altra parte, non si può più ignorare la realtà dei fatti, non si può aspettare che siano solo gli altri a lottare...è arrivato il momento di fare la nostra parte, gridando forte il nostro dissenso.

Prendete il libro, apritelo e fate vibrare la voce di Roberto Saviano, lasciandovi guidare dalle sue parole e dalle sue storie. Seguitele e intraprenderete un viaggio da cui tornerete diversi e più consapevoli. Un viaggio in cui scoprirete quella voglia di gridare che avete represso perché, finalmente, non vi sentirete soli ma sostenuti e compresi da un autore che sa benissimo cosa si prova ad essere attaccati dalla macchina del fango. Un uomo che parla direttamente alle nostre anima e coscienze, aprendo i nostri occhi e i nostri cuori. Un uomo che ci invita a gridare e allora gridiamo più forte che possiamo.

Gridalo che non vale la pena

vivere a queste condizioni,

gridalo che tutto deve cambiare.”

(citazione tratta dal testo)

Buona lettura.



(Marianna Di Bella)


Prodotto fornito dalla casa editrice Bompiani