venerdì 18 settembre 2020

Recensione: "Le amiche di Jane" - Annalisa De Simone

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 Titolo: "Le amiche di Jane"

Autrice: Annalisa De Simone

Editore: Marsilio Editori




Amate i libri di Jane Austen?

Amate la sua scrittura ironica, acuta e sensibile?

Volete leggere un testo che analizza le sue opere regalandovi un altro punto di vista?

Bene, allora mettetevi comodi perché avete trovato il libro che risponde alle vostre domande.

Annalisa De Simone è una giovane scrittrice che ha saputo coniugare la sua scrittura profonda con la passione per i romanzi di Jane Austen, analizzando i libri e donandoci una prospettiva diversa e accattivante.

L'autrice ha studiato i personaggi dei romanzi, soprattutto femminili, intrecciando le loro storie con le vicissitudini della sua vita e di quella delle sue amiche, donandoci una chiave di lettura alternativa, mostrandoci la modernità di Jane Austen nel raccontare e descrivere la società dell'epoca, i comportamenti sociali dei personaggi equiparandoli alla società di oggi, evidenziando, in particolare alcuni temi come ad esempio: gli incontri, la fase dell'innamoramento, l'amore ecc. Temi sempre attuali che interessano e attirano le donne di ogni epoca e ceto sociale.

I personaggi femminili di Jane Austen sono donne imperfette che inciampano lungo il percorso della loro esistenza commettendo degli errori. Donne che, tratteggiate dalla penna e dallo sguardo acuto, attento e sensibile di zia Jane, sbagliano come qualsiasi essere umano, ma hanno la forza e la caparbietà di rialzarsi, pronte a riprendere il loro cammino, consapevoli dell'errore commesso, maturando emotivamente e affettivamente, perché sbagliare significa crescere. Questa nuova prospettiva diventa una chiave di lettura alternativa e interessante che ci permette di leggere e comprendere meglio noi stessi e gli altri, perché gli anni passano, la società cambia ma alcuni atteggiamenti e situazioni rimangono sempre gli stessi, come ad esempio l'incontro e l'amore.

Annalisa De Simone esamina, in modo particolare, il romanzo “Orgoglio e Pregiudizio”, effettuando un'analisi critica e importante, scrivendo con leggerezza e ironia, presentandoci esempi di vita e incontri quotidiani, spiegandoli attraverso i personaggi letterari di Jane Austen, come ad esempio l'attenta analisi degli uomini attraverso il raffronto dei personaggi di Mr Darcy e Wickham. Anche le donne hanno i loro esempi e termini di paragone come Elizabeth Bennet, Emma, Anna o personaggi minori come Lydia Bennet che simboleggia tutte quelle persone immature che sbagliano continuamente fregandosene delle conseguenze delle loro azioni, rimanendo statiche nella crescita personale, affettiva e psicologica.

I personaggi esaminati diventano, così, uno specchio entro cui riflettersi, trovando punti in comune con le nostre storie e il nostro vissuto, aiutandoci a comprendere meglio noi stessi e gli altri.

“Le amiche di Jane” è un testo che ogni lettore e amante dei libri di Jane Austen dovrebbe leggere e scoprire.

Un testo interessante e accattivante che aggiunge un ulteriore tassello alla conoscenza e analisi dei romanzi di zia Jane.

Un libro che vi consiglio di leggere.

Buona lettura!




(Marianna Di Bella)



Prodotto fornito dalla casa editrice Marsilio Editori

mercoledì 16 settembre 2020

Recensione: "Gli occhi gialli dei coccodrilli" - Katherine Pancol

 

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Titolo: "Gli occhi gialli dei coccodrilli"

Titolo Originale: "Les yeux  jaunes des crocodiles"

Autrice: Katherine Pancol

Editore: Dalai Editore



Spesso dubitiamo di noi stessi e delle nostre capacità. Ci lasciamo abbattere dal giudizio degli altri e da quello più pericoloso e distruttivo: il nostro.

Permettiamo alla paura di prendere il sopravvento su noi stessi, guidando e influenzando le nostre scelte, il nostro modo di vedere le cose e il mondo che ci circonda. La paura diventa una gabbia da cui difficilmente riusciamo a venire fuori. Una gabbia che si restringe sempre di più ogni volta che le permettiamo di influenzarci, fino a quando non accade qualcosa, spesso un cambiamento impercettibile, che inizia a modificare il nostro modo di relazionarci e vederci. Un piccolo cambiamento che, come una goccia d'acqua, inizia a corrodere la gabbia che ci circonda, rendendoci liberi di conoscere meglio noi stessi, imparando ad apprezzare le nostre capacità e vivere finalmente liberi.


È quando avrai identificato questa paura, proprio questa paura che sta all'origine di tutte le altre, che non avrai più paura di niente e potrai finalmente diventare te stessa.”

(citazione tratta dal testo)


Josephine ha una vita apparentemente tranquilla. È sposata con Antoine, ha due figlie adolescenti e lavora presso il CNR, studiando le donne del XII secolo. È una donna tranquilla, altruista, sempre pronta ad accontentare gli altri, dando la precedenza ai loro problemi che non a se stessa, ma è anche insicura, dubita spesso di sé e delle sue capacità.


Ho paura, ho paura di tutto, sono una bolla di paure...”

(citazione tratta dal testo)


Josephine è una donna che non vede il male che la circonda e la cattiveria delle persone che si approfittano della sua bontà. Purtroppo è circondata da una famiglia che non fa altro che denigrarla e prenderla in giro perché non aderisce perfettamente all'idea di vita che guida la madre, la sorella, la figlia adolescente o il marito. Personaggi che danno più importanza al denaro, al successo, alla bellezza esteriore, alla superficialità della vita, piuttosto che alla bellezza interiore delle persone, fatta di buoni sentimenti e gesti rispettosi ed educati. Ma quello creato dalla famiglia è un castello costruito su basi inesistenti e poco solide che cederanno, poco a poco, sotto il peso dell'egoismo e della superficialità dei personaggi. Josephine è costretta ad aprire gli occhi e agire, così per prima cosa caccia di casa il marito che la tradisce e...il romanzo di Katherine Pancol prende vita presentandoci, non solo la nostra protagonista ma, tutta una serie di personaggi che si alterneranno durante il romanzo mostrandoci la loro storia e il loro modo di pensare e agire.

Un libro da cui mi aspettavo molto di più ma che ho trovato noioso, ripetitivo, poco incisivo. Durante tutta la lettura non c'è stato momento in cui mi sia sentita coinvolta o presa dalla storia. Tutto è piatto e noioso. I personaggi li ho trovati odiosi e di alcuni ne avrei fatto a meno, perché non aggiungono nulla alla trama se non ulteriori pagine da leggere e su cui annoiarsi. Noiosa è anche la protagonista, perché va bene non avere il coraggio di agire e fare alcune cose, di non sentirsi adatti ad alcune situazioni, ma 500 pagine in cui la donna non fa altro che essere il tappetino di tutti, è veramente pesante.

Un romanzo che non regala nulla in termini di crescita personale, ma ruota sempre intorno ai soldi, alla superficialità, all'apparenza, pochi sentimenti e tanto...troppo egoismo.

Un romanzo che non rileggerei ma, come sempre, sta a voi decidere se leggerlo o meno.

Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)


lunedì 14 settembre 2020

Recensione: "Il figlio dell'italiano" - Rafel Nadal

 

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Titolo: "Il figlio dell'italiano"

Titolo Originale: "El fill de l'Italia"

Autore: Rafel Nadal

Editore: DeAgostini

DeA Planeta Libri



Sentirsi diversi, incompresi, insoddisfatti della propria vita e di se stessi.

Sentirsi incompleti, come se mancasse un pezzettino di puzzle a mostrare la nostra esistenza, il nostro essere più profondo, la nostra storia. Una storia che ci ricorda chi siamo, dove andiamo e, soprattutto, da dove veniamo, perché è solo ricostruendo il nostro passato che possiamo conoscere e comprendere meglio noi stessi e le nostre radici. Radici che ci identificano come parte integrante della nostra famiglia. Quella stessa famiglia che amiamo, ma in cui molti non si riconoscono pienamente o almeno è quello che capita al protagonista di questo testo.

Mateu è nato e cresciuto in una famiglia che non ha mai sentito pienamente sua e in cui non si è mai identificato, sentendosi spesso fuori posto.

Dopo la morte della madre, Mateu decide che è giunto il momento di scoprire la vera identità del padre. Per rispetto della donna e, per il suo carattere ombroso, riservato e schivo non ha mai chiesto spiegazioni su quelle voci che lo additavano come “figlio dell'italiano”.

Voci che hanno segnato e influenzato la sua infanzia e la sua vita.

Voci che hanno fatto emergere le sue insicurezze e i suoi dubbi, evidenziando in maniera preponderante le differenze caratteriali e fisiche tra lui e i membri della sua famiglia.

Una famiglia violenta, piena di rabbia.

Una famiglia caratterizzata da litigi, urla, povertà e miseria.

Una famiglia che non rispecchia il suo modo di essere: riservato, rispettoso, taciturno.

Una famiglia a cui si ribella sin da piccolo, comportandosi in maniera diversa, lavorando e mettendo da parte i soldi guadagnati, non solo per aiutare la madre, ma anche per creare un futuro economico più stabile e tranquillo. Soldi che puntualmente deve utilizzare per pagare i debiti che il padre e i fratelli lasciano in giro, fregandosene degli altri e delle conseguenze delle loro azioni.

Mateu non ama litigare e dimostra subito a tutto il paese di essere un gran lavoratore e questi due elementi lo aiuteranno a emergere e a conquistare la fiducia e il rispetto dei compaesani. Piano piano riesce a costruirsi la sua tranquillità familiare, ma il tarlo sulle sue origini accompagnerà la sua esistenza, sino a quando non si sentirà pronto per affrontare un passato a lui sconosciuto, ed è solo allora che darà il via alle ricerche.


“Sono incompiuto, non so se mi spiego. Dicono che le cose hanno un principio e una fine, ma per me non sarà così. Quando morirò, rimarrà di me una storia incompleta. Ci ho messo molto a muovermi e adesso forse è tardi: se non ha un inizio, la mia storia non avrà neanche un finale. Ma non so che pensare. Dopo aver cercato tanto, è possibile che tutto finisca nel nulla?”

(citazione tratta dal testo)


È troppo tardi per scoprire le sue origini?

È realmente pronto per scoprire la verità sull'identità del vero padre?

Mateu ha pochi indizi da cui partire per iniziare la sua ricerca, le uniche informazioni a sua disposizione si basano sulle voci che negli anni sono girate in paese. Voci che lo indicavano come figlio di un soldato italiano che, durante la seconda guerra mondiale, era internato in regime di semi libertà e che si faceva lavare i vestiti dalla madre di Mateu, permettendole di guadagnare qualche soldino per sfamare i figli.

Il soldato italiano era sopravvissuto all'affondamento della nave Roma colpita, al largo della costa sarda, dall'esercito tedesco dopo la firma dell'armistizio e che rendeva l'Italia il nemico da abbattere e annientare. I pochi sopravvissuti all'immensa tragedia, vennero accolti e internati in alcuni paesi spagnoli, come ad esempio Caldes, il luogo natio di Mateu.

È il giovane soldato italiano il vero padre di Mateau?

Come è nata la storia tra lui e la madre?

Perché non l'ha mai riconosciuto?

Sapeva della sua esistenza?

Queste e molte altre domande si alterneranno e si formeranno nel lettore che cercherà le risposte nel libro e tra le pieghe della trama. Una trama che non mi ha convinta del tutto, lasciandomi insoddisfatta e spesso annoiata. Spiego meglio le mie motivazioni.

Il libro è diviso in quattro parti dedicate a diversi periodi della trama: il presente di Mateu e la sua ricerca, la storia di Ciro Sannino il soldato italiano, l'affondamento della nave Roma e il destino dei tanti soldati italiani sopravvissuti all'attacco e la quarta parte è dedicata al finale della storia.

Per le prime settanta pagine, la trama ruota intorno allo stesso tema, la ricerca del padre e la paura di scoprire la verità. Purtroppo questo continuo girare sempre intorno allo stesso argomento, risulta lento e noioso.

Il ritmo narrativo risulta spesso lento e statico, sembra non arrivare a nessuna azione in particolare, rendendo così la storia piatta e monotona.

La prima parte è caratterizzata da un alternarsi di molte voci narranti, creando confusione e spaesamento nel lettore che non riesce subito a identificare i personaggi. Nella seconda parte, invece, la narrazione avviene in terza persona e, devo essere sincera, è la parte che ho apprezzato di più perché è quella che descrive meglio gli eventi e l'affondamento della flotta italiana al largo della costa sarda. Una descrizione particolareggiata sulla vita dei soldati, delle navi, della paura e dell'angoscia nei momenti tragici e mortali che hanno visto morire molti italiani. Invece, le parti riguardanti la ricerca, la storia di Ciro e della madre di Mateu le ho trovate incomplete e insoddisfacenti, proprio quelle parti che, a mio parere, dovevano essere meglio descritte e spiegate, per permettere al lettore di comprendere appieno la storia. Mancano le emozioni, le sensazioni, i desideri e i pensieri di Ciro e della donna durante la loro relazione. Tutto sembra nascere e morire nel nulla, lasciando il lettore in un limbo narrativo indefinito, sembra quasi che si voglia lasciare il dubbio sulla reale esistenza della relazione tra i due personaggi.

Mi dispiace perché contavo molto sulla storia che mi aveva affascinata e incuriosita. Naturalmente lascio a voi la decisione se leggere o meno il testo perché, come dico sempre,questo è solo il mio parere personale.

Buona lettura.



(Marianna Di Bella)



Prodotto fornito dalla casa editrice DeAgostini - DeA Planeta Libri