giovedì 6 giugno 2019

Recensione: "La cacciatrice di storie perdute" - Sejal Badani

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Titolo: "La cacciatrice di storie perdute"

Titolo Originale: "The Storyteller's Secret"

Autrice: Sejal Badani

Editore: Newton Compton Editori





Due epoche diverse.
Due storie dolorose.
Due anime sofferenti.
Due donne in cerca di se stesse.
L'amore in ogni sua forma ed espressione.


Jaya è una giovane giornalista di origine indiana. È sposata da otto anni con Patrick, avvocato civilista, conosciuto ai tempi del college. La donna ha un rapporto freddo e distaccato con la madre Lena, dalla quale non ha mai avuto un gesto di affetto o una parola dolce e affettuosa.
La vita di Jaya sembra normale e appagante, ma un dolore atroce la sta lentamente consumando, erodendo parte della sua anima e del suo essere. Un dolore legato alla maternità.
La donna, infatti, non riesce ad avere un figlio, portare avanti una gravidanza è un'impresa faticosa e dolorosa. Dopo tre aborti, si sente sempre più vuota e persa. Rifugiarsi in se stessa, sembra l'unica alternativa possibile per lenire parte del suo dolore; l'unica soluzione alla disperazione che attanaglia la sua anima e la allontana sempre di più da se stesa e dal marito. I due ragazzi reagiscono in maniera diversa ai lutti, ognuno cercando la sua strada...soli e lontani l'uno dall'altro. Il matrimonio inizia a a scricchiolare e la separazione è inevitabile. Jaya si sente inerme, persa, non sa più chi è e dove sta andando. Una barca che va alla deriva. Così, appena le si offre una via di fuga, ne approfitta e scappa. Fugge, lontano da tutto e tutti, da un marito che non la comprende più, da una madre fredda e distaccata, da tre aborti che hanno segnato in maniera indelebile la sua anima. Jaya fugge in India, il paese da cui proviene la madre.
Il paese custode delle sue radici e del suo passato.
Il paese che cambierà la sua vita e il suo futuro.

Mi ero sentita persa per troppo tempo e, in quel momento, ero convinta che fuggire fosse l'unica soluzione.”
(citazione tratta dal testo)

La ragazza parte consapevole del suo dolore ma non di ciò che potrebbe trovare, una volta giunta nel villaggio di sua madre. E ciò che troverà sarà un dono per la sua anima sofferente...un segreto mai rivelato...una storia piena di speranza e amore...la storia di Amisha, la nonna materna.
Amisha, morta giovanissima, era una donna all'avanguardia per l'epoca in cui viveva. A dispetto delle convenzioni sociali e culturali, amava scrivere e andare a scuola. La scrittura le permetteva di esprimere se stessa, i suoi sentimenti, le sue sensazioni e i racconti erano lo specchio della sua anima.

Raccontare una storia era il modo migliore che conosceva per condividere con il neomarito i suoi sentimenti, le sue paure e le sue incertezze...”
(citazione tratta dal testo)

Ma le storie nella sua testa non sarebbero mai morte. Quando scriveva, veniva trasportata in un luogo in cui lei poteva scoprire la persona che era ma non sarebbe mai potuta essere...”
(citazione tratta dal testo)

Sposata giovanissima a un uomo che non capisce il suo bisogno di dare voce ai suoi pensieri, ha dato lavoro a un intoccabile, trovando in lui un amico fidato e unico. Un amico che custodirà un segreto importante, una storia d'amore intensa ed emozionante...la storia di Amisha e Stephen.

Il luogotenente mi ha insegnato che io valgo, indipendentemente da chi o cosa io sia”
(citazione tratta dal testo)

Attraverso le parole di Ravi, il domestico di famiglia e grande amico di Amisha, e la voce di Jaya intraprenderemo un viaggio emozionante e insolito, esplorando le vite di due donne forti, coraggiose e piene di vita. Le loro voci ci condurranno tra le pieghe di una storia interessante e mai banale, dove il passato riuscirà a lenire le sofferenze del presente. Racconto dopo racconto le tessere della storia si andranno a ricongiungere, formando un quadro, no un romanzo pieno di amore e speranza.
L'amore, l'amicizia e la speranza sono il motore che danno vita a questo testo che vede intrecciarsi le storie di due donne distanti nel tempo ma accomunate dallo stesso sangue. Le storie di Jaya e Amisha si intrecciano e si alternano durante la narrazione in maniera equilibrata e coerente al procedere e all'evolversi della storia, seguendo la crescita delle due donne. Ad ogni passo in avanti nella vita di Amisha corrisponde una presa di coscienza di Jaya, che l'aiuterà a vedere con occhi diversi e da un'altra angolatura la sua storia e se stessa, comprendendo i suoi sbagli e trovando la forza per superare il dolore e ritrovare la speranza. Riscoprire il passato e le sue radici, aiuteranno Jaya a comprendere meglio la madre.
Nonostante i salti temporali, la narrazione è fluida, scorrevole e piacevole. Lo stile è semplice e sa colpire dritto al cuore del lettore, attirando la sua attenzione con una storia emozionante, avvolgendolo con parole sincere e piene di amore.
Sejal Badani ci ha regalato una storia d'amore struggente, dolce e coinvolgente. Una storia in cui l'amore è il protagonista assoluto, ricordandoci, pagina dopo pagina che l'amore è libertà...libertà di essere se stessi, libertà di sbagliare, libertà di lasciare andare e ritrovarsi...prima o poi. E Amisha ha amato fino in fondo. Ha lottato per trovare il suo posto nel mondo e per vivere un amore unico e intenso.

Per una notte, lei sarebbe appartenuta a se stessa.”
(citazione tratta dal testo)

“La cacciatrice di storie perdute” è un romanzo piacevole e dal potere salvifico, in grado di regalarci molti spunti di riflessione, come ad esempio: la condizione degli intoccabili, i matrimoni combinati, l'occupazione dell'impero britannico nella seconda metà del Novecento e la condizione femminile.
Un romanzo che ho apprezzato molto e che ha saputo toccare alcune corde della mia anima. Il finale della storia di Amisha, mi ha completamente spiazzata. In tutto il romanzo aleggia la morte prematura della donna, ma non mi sarei mai aspettata un finale così tragico e commovente, un vero e proprio pugno nello stomaco che lascia sconcertati e senza fiato. Al contrario, ciò che mi aspettavo dal romanzo, era un confronto tra Jaya e sua madre, un giusto tributo a una donna che ha risentito delle scelte prese da altri, vivendo una storia di dolore e sopraffazione, ma non aggiungo altro, perché altrimenti rischierei di svelarvi troppo. Quindi lascio a voi la scelta di scoprire il testo, ma se amate la cultura indiana, se apprezzate le storie dove le donne protagoniste sono forti e coraggiose e l'amore si manifesta in ogni sua forma, allora non lasciatevi sfuggire la possibilità di scoprire un romanzo piacevole ed emozionante.

La felicità si annida nei rituali quotidiani e nelle storie nascoste tra le nuvole passeggere. La felicità si realizza nella vita che viviamo.”
(citazione tratta dal testo)

Seguite il vostro cuore...sempre.
Buona lettura.



(Marianna Di Bella)


Prodotto fornito da Newton Compton Editori

mercoledì 5 giugno 2019

Recensione: "Almarina" - Valeria Parrella

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Titolo: "Almarina"

Autrice: Valeria Parrella

Editore: Einaudi



 
Possono due solitudini incontrarsi e liberarsi da quel senso di oppressione che schiaccia e soffoca le loro anime?
Può la nostra protagonista entrare nel carcere di Nisida e sentirsi finalmente libera?
Può un posto, simbolo della chiusura e della prigionia dell'uomo, rappresentare la libertà e il luogo dove il tempo si ferma e si vive in una sorta di sospensione temporale? Dove la vita reale rimane chiusa fuori e le vite di adolescenti, insegnanti e guardie si intrecciano a volte toccandosi, altre volte passandosi accanto senza entrare in contatto?
Sì.
Ma andiamo con ordine e spieghiamo meglio ciò che sembra apparentemente improbabile e incomprensibile.
Elisabetta Maiorano è la protagonista del romanzo e insegna matematica nel carcere minorile di Nisida. È vedova e la sua esistenza è fatta di solitudine e malinconia. La sua vita è grigia, come la sua anima. Per lei tutto ciò che la circonda è senza spessore, importanza o incisività, e il suo sguardo e la sua anima sono intrisi di malinconia e tristezza.
Si sente sola e la sua vita scorre lenta, giorno dopo giorno, tra il lavoro e la sua casa vuota, senza alcun legame vero o eventi significativi che possano farla sentire viva. Entrare ogni giorno nel carcere, per lei vuol dire tornare a sentirsi libera, spogliandosi del superfluo per vestirsi solo del suo essere.

Mentre avanzo verso i vetri antiproiettile, sentoche finalmente mollerò gli ormeggi da quella vita di usura che mi è capitata. È il regolamento, io non c'entro: per le prossime cinque ore non sarà responsabilità mia: come ciascuno che entri a Nisida torno libera, torno bambina.”
(citazione tratta dal testo)

Il suo lavoro è difficile, così come difficile è il rapporto con i detenuti. Sono ragazzi che nella loro breve vita hanno visto e fatto di tutto. Ragazzi che non guardano mai negli occhi di chi hanno davanti, perché farlo vorrebbe dire accettare la presenza dell'altro. Guardare negli occhi è una concessione riservata a pochi e quando questo avviene, quando quello sguardo, finalmente, si posa sull'altra persona, vuol dire conquistare interesse e lasciarsi leggere. Dentro quegli occhi ci sono racconti e vite inimmaginabili, sacrifici da parte delle famiglie di origine, o vite segnate da violenze e sopraffazioni. Vite dove è più importante essere svelti con le mani che con il cervello..

I primi tempi non mi guardavano mai negli occhi. E io me lo ricordo, quel rispondere a testa bassa dei maschi, sorridere a metà tra di loro. Saperti diresenza dire mai che non sei nessuno, che stanno perdendo tempo con te, e tu stai perdendo il tuo...”
(citazione tratta dal testo)

La vita di Eleonora sembra procedere lenta e monotona fino a quando in classe non arriva Almarina, una ragazza di 16 anni. Una ragazzina picchiata e violentata dal padre, scappata dal suo paese d'origine per mettere in salvo il fratellino e se stessa. Una ragazzina sola contro il mondo, ma piena di speranza che donerà, inconsapevolmente, anche alla nostra protagonista.

Almarina mi consegna la sua speranza e io sbaglio.
Ma non è ch esi possa rifiutare. Quando entri qui dentro non puoi rifiutare più nulla, i deteneuti di Nisida non ti chiedono il permesso di maltrattarti o accoglierti...”
(citazione tratta dal testo)

Almarina riuscirà a smussare i lati del carattere della donna, ammorbidendola e rendendola più accogliente. Eleonora imparerà ad amare incondizionatamente senza aspettarsi nulla in cambio, anzi, offrendo se stessa e preparandosi a probabili “No”.
La donna imparerà ad accogliere e noi impareremo a conoscere, non solo la sua vita, ma quella che si cela dietro le mura di un carcere minorile in grado di offrire nuove opportunità a ragazzi che hanno smesso di sognare e credere di meritare delle seconde possibilità. Impareremo a vedere in maniera diversa grazie attraverso le parole dure, ruvide e intense di Valeria Parrella che ci regala un romanzo struggente e graffiante. Il suo stile è conciso, intenso, emozionante e vibrante. Uno stile in grado di toccare le corde dell'anima attraverso una narrazione densa e concisa.
L'autrice usa parole incisive che sono dei veri e proprio pugni nello stomaco. Parole che non nascondono quel sottile filo di speranza che salva la nostra protagonista e ci aiuta a riemergere dal dolore e dalla dura realtà del carcere.
Il romanzo non è molto lungo ma è poetico ed emozionante, e la voce della protagonista è un flusso di coscienza che si snoda e scivola lentamente pagina dopo pagina, avvolgendo il lettore e regalandogli pensieri e riflessioni interessanti. Le considerazioni sul carcere, ad esempio, sono notevoli. Così come acute sono le analisi che la protagonista fa su se stessa e sugli altri.
Purtroppo tutto questo non sempre facilità la lettura, infatti, alcuni passaggi risultano strutturalmente difficili, rendendo la trama non sempre godibile e interessante. Ma la bravura di Valeria Parrella è evidente e non leggere questo libro per la presenza di alcune parti difficili, vorrebbe dire non regalarsi l'opportunità di scoprire un romanzo intenso e struggente.
Un romanzo in grado di regalare momenti di riflessione importanti.
Buona lettura!



(Marianna Di Bella)

domenica 2 giugno 2019

Festa della Repubblica

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Articolo 3


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

venerdì 31 maggio 2019

Recensione: "L'inverno si era sbagliato" - Louisa Young

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Titolo: "L'inverno si era sbagliato"

Titolo Originale: "My Dear I Wanted to Tell You"

Autrice: Louisa Young

Editore: Garzanti




Esistono diverse tipologie di ferite, quelle che lacerano la carne e devastano il corpo, e quelle più pericolose, subdole e silenziose che, invece, frantumano l'anima, riducendola a brandelli.
Ferite profonde che avvelenano, infettano e corrodono tutto ciò che trovano, toccano o sfiorano: emozioni, sensazioni, affetti e amori. Anestetizzano il cuore e nei casi più gravi provocano la morte dell'anima e dello spirito, trasformando le persone in corpi senza vita, sguardi vitrei e inanimati. Ombre di uomini forti e coraggiosi, trasformati in larve umane, timorosi di qualsiasi rumore li circondi. Timorosi di se stessi e della vita.

Perché non siamo tutti morti? Oppure siamo morti? E poi con un unico movimento psichico il suo intero essere si rannicchiò e si ritirò, veloce come un uccello che voli su una collina di boschi cedui verso il tramonto, e lui si ritrovò in un posto piccolissimo in fondo al proprio cranio. L'esterno gli passava accanto, come fosse sott'acqua.”
(citazione tratta dal testo)

Chi li ha ridotti così? Chi ha spezzato le loro giovani vite, frantumando i loro sogni?
La guerra.
Quale guerra?
Qualsiasi tipo di guerra. L'umanità ha assistito a tantissime atrocità, perpetrate per soddisfare i poteri politici di imperi e nazioni. Ha visto marciare interi eserciti. File di soldati inviati al fronte come carne da macello per conquistare territori o difendere la propria patria.
La Prima Guerra Mondiale, ad esempio, è stata tra le più atroci. Una guerra di logoramento dei corpi e dell'anima. Per mesi e mesi i soldati si sono ritrovati dentro a trincee piccole e anguste per difendere le loro linee. Fermi, immobili nelle loro postazioni, sotto i colpi mortali dei nemici, circondati dai cadaveri dei loro compagni e in attesa della loro fine.
Morte e distruzione come uniche compagne. Le stesse compagne che ritroviamo in questo romanzo ambientato proprio durante la Prima Guerra Mondiale, che evidenzia e analizza proprio la devastazione fisica e psichica dei soldati.
Ma cerchiamo di andare con ordine.
Il romanzo prende vita prima dello scoppio della guerra, quando la vita era apparentemente tranquilla e le problematiche serie riguardavano la povertà e la disoccupazione.
Siamo a Londra e Riley Purefoy, il nostro protagonista maschile, è un ragazzo dei ceti bassi che ha avuto la fortuna, non solo di conoscere Nadine e la sua famiglia borghese, ma di conoscere Sir Alfred che lo ha accolto come aiutante tuttofare, dandogli un'istruzione elevata, insegnandogli a disegnare e dipingere. Riley è curioso e vuole scoprire tutto ciò che lo circonda ma, pur studiando e lavorando assiduamente, sa che le sue umili condizioni non gli permetteranno di realizzare i suoi sogni: sposare Nadine. Il ragazzo convinto di non avere alcuna possibilità, si arruola e la sua carriera militare ha inizio in un susseguirsi di avvenimenti negativi e pericolosi che segneranno profondamente la sua vita.
Conoscerà il capitano Locke e noi avremo la possibilità di conoscere sua moglie Julie e l'infermiera Rose, cugina del capitano, ma saranno figure marginali, perché Riley sarà il nostro accompagnatore in questo lungo e intenso viaggio letterario. Attraverso la sua figura e le sue esperienze impareremo a guardare gli effetti della guerra attraverso gli occhi di un soldato, vivendo lo shock dei bombardamenti, la difficoltà nell'esprimere e far conoscere il proprio dolore alle persone che si ama e, soprattutto, capiremo cosa vuol dire sentirsi morti dentro.

Ci sono altri modi di morire, oltre a quello fisico, che io prima non conoscevo. L'ho imparato quest'anno.”
(citazione tratta dal testo)

Come spiegare ciò che si è visto durante i lunghi mesi in trincea?
Come spiegare cosa si prova nel vedere saltare in aria i proprio compagni?
Come spiegare quel desiderio di venire colpiti da una pallottola per poter tornare a casa e abbandonare quei luoghi intrisi di morte e distruzione?
Non si può, così, si sceglie la strada del silenzio, dell'apatia, della morte apparente pur di lenire e dimenticare quel dolore perpetuo, quella sofferenza cronica che tiene svegli la notte in un continuo incubo.
È impossibile dimenticare.
Impossibile spiegare.
Impossibile vivere in quelle condizioni.
Ciò che possiamo fare è leggere per comprendere parte di quel dolore, per continuare la storia e scoprire cosa accadrà ai vari personaggi e a Riley.
Riuscirà a salvarsi? Riuscirà Nadine a comprendere il suo dolore? Cosa accadrà al capitano Locke e a sua moglie?
Naturalmente non vi svelerò nulla del romanzo, perché sapete che il mio piccolo compito consiste nell'accompagnarvi per un tratto di strada e lasciarvi scoprire da soli il romanzo, così da vivere pienamente e autonomamente le emozioni e le sensazioni che la storia vi saprà regalare.
Mi aspettavo molto da questo testo, anzi no, mi correggo...mi aspettavo tutta un'altra storia. La sinossi mi ha ingannata, perché proponeva una particolare trama, le cui protagoniste assolute sarebbero state tre donne coraggiose e determinate. Leggendo, purtroppo, ho scoperto che i personaggi femminili sono solo di contorno alla storia e le loro figure le ho trovate incolori, marginali, poco interessanti e incisive, una di loro, ad esempio è particolarmente superficiale e fastidiosa. Non lasciano il segno e non hanno nessun un impatto narrativo importante.
L'unico personaggio ben costruito e analizzato è Riley. Da solo riesce a occupare completamente la scena, attirando a sé il lettore in un vortice di sofferenze, dubbi e paure. Attraverso le sue emozioni e sensazioni, riusciamo a entrare nell'anima dei soldati e nelle loro ferite fisiche e psichiche. Impariamo a convivere con il silenzio e a trovare in esso un momento di pace e tranquillità.

Mi dispiace non essere stato capace di scriverti della mia vita qui, in modo che tu potessi capire come sono e come sto. Non ci sono scuse, ma una ragione c'è e questa volta cercherò di spiegartela, perché presto sarà di nuovo là in mezzo e non sarà più in grado di comunicare. Ecco il motivo: là, io non esisto. È il mio modo di proteggermi da tutto questo. L'enorme sconvolgimento, l'immensità assoluta di ciò che succede là riduce l'individuo a un nulla. Non c'è posto per il benessere personale perché il benessere comune sovrasta tutto. E gli orrori? Nat, assistiamo a tanti orrori, e l'orrore più spaventoso è che prima di partire per la licenza io non li vedevo nemmeno più. Avevo smesso di guardare, perché vedere non aiuta e non mi piaceva quel che vedevo. Invece, mi concentro, uno stato di concentrazione quasi ipnotico. È come se passassi accanto a tutto di corsa, pensando solo a dove sto andando. Il mio io si ritrae, il mio campo visivo si restringe. Il mio corpo fa quel che deve essere fatto.”
(citazione tratta dal testo)

Il romanzo non ha una prosa scorrevole, soprattutto nella prima parte del romanzo, che risulta essere noiosa, lenta e pesante, ma se si ha la pazienza di continuare la lettura si scoprirà un seconda parte più intensa, soprattutto dal punto di vista psicologico.
Louisa Young riesce, attraverso le sue descrizioni crude e dirette, ad afferrare il lettore e trascinarlo nelle trincee e negli ospedali militari, facendogli vivere il dolore, la follia e l'orrore della guerra. Il senso di soffocamento, di terrore e l'odore di morte investono il lettore lasciandolo completamente inerme e impaurito.

Da una parte all'altra della terra di nessuno, i soldati volavano in aria e ricadevano, e la terra volava in aria e ricadeva, seppellendoli, che fossero morti o no.”
(citazione tratta dal testo)

Questa seconda parte è quella che ho trovato più incisiva, interessante e meglio descritta nel romanzo. È la parte che ho apprezzato maggiormente del libro ed è quella che vi consiglio di scoprire.

Alcuni rimangono zitti ed è come una ferita non medicata, un ascesso non drenato.”
(citazione tratta dal testo)

Scoprite cosa accade nei silenzi dei soldati.
Silenzi di morte.
Silenzi dell'anima.
Silenzi pieni di vita.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)