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martedì 4 marzo 2025

Recensione: "Le piccole libertà" - Lorenza Gentile

 

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Titolo: Le piccole libertà

Autrice: Lorenza Gentile

Editore: Feltrinelli


Il più bel regalo che una persona può farci è permetterci di essere noi stessi accettando chi siamo realmente, in tutte le nostre sfaccettature, pregi e difetti compresi. Alcuni, invece, si creano un'immagine di noi che non esiste, vedendo solo ciò che vogliono, limitandosi alla superficie senza mai rischiare di scendere in profondità, in quell'abisso dove è situato il nostro vero Io, la nostra vera essenza. È troppo rischioso confrontarsi con qualcuno diverso da loro.

Altri ancora, invece, cercano di manipolare gli altri, decidendo per loro ciò che è giusto o sbagliato, come devono vivere, cosa deve piacere o meno. Questi sono i più pericolosi e i più subdoli perché, nascondendosi dietro la frase “è per il tuo bene”, fanno passare i consigli per obblighi, annientando l'altra persona.

Oliva, la nostra protagonista, vive tra questi due estremi.

La ragazza ha trent'anni, è insoddisfatta della sua vita, sente di non aver realizzato nulla e di essere sempre un passo indietro rispetto agli altri. La sua vita è monotona, non ha un lavoro stabile, vive ancora con i genitori ed è fidanzata con Bernardo. Non ha mai fatto nulla di folle o ribelle, ha sempre cercato di compiacere i genitori e il fidanzato, rispondendo alle loro aspettative, a quell'immagine che hanno creato e voluto vedere. Si è adattata alle loro scelte, al loro volere, mettendo da parte i suoi sogni e i suoi desideri. Ha scelto di seguire i loro consigli, le loro ansie, perdendo se stessa.

Questo continuo reprimere se stessa è sfociato, negli ultimi mesi, in una sensazione di vuoto incolmabile, in attacchi di tachicardia, insonnia e psoriasi. È seguita da una psicologa, ma Oliva sente di non poter essere pienamente se stessa, neanche con lei, forse perché è un'amica della mamma? Sicuramente.

Oliva è in una fase di impasse, vorrebbe riempire quel vuoto, ma al tempo stesso si è talmente adagiata alle scelte degli altri da non riuscire più a distinguere cosa è giusto per lei e cosa no.

Cosa deve fare? Come può ritrovare se stessa?

È ancora presto per svelarlo, ma il destino sta per entrare in scena scombinando e travolgendo la vita della nostra protagonista.

Un giorno le arriva un pacco accompagnato da una lettera. Oliva rimane sorpresa e sconcertata perché la mittente è la zia Vivienne, sparita da 16 anni.

Cosa le è accaduto? Perché ha deciso di ripresentarsi nella sua vita dopo tanto tempo e cosa vuole? La spiegazione è trascritta nella lettera, così Oliva la apre, la legge e scopre che la zia vorrebbe vederla al più presto. Deve raggiungerla a Parigi, alla libreria “Shakespeare and Company” e portare il pacco con sé.

Cosa fare? Partire o lasciar perdere? Oliva ci pensa un po' e poi decide di partire perché vuole ascoltare cosa ha da dirle la zia e capire le motivazioni che hanno spinto la donna a sparire.

La ragazza sente molto la mancanza di zia Vivienne, uno spirito libero sempre impegnata a scoprire e vivere pienamente ogni passione. Una donna che ha sempre cercato di insegnare alla nipote a vivere pienamente la vita, rendendo ogni attimo indimenticabile e degno di essere vissuto, perché la vita è una sola e il tempo a disposizione è breve.

Giunta al luogo dell'appuntamento, la nostra protagonista riceve un'amara sorpresa perché la zia non si presenta. Perché? Cosa le è accaduto? Oliva non ha molto tempo per riflettere perché deve trovare un luogo dove passare la notte e capire cosa fare di sé, ed ecco che il destino torna a giocare con lei, presentandole un gruppo di ragazzi che vive e lavora nella libreria e che l'accolgono con calore e amicizia.

È, forse, giunto il momento per Oliva di affrontare le sue paure, uscire dalla sua comfort zone e scoprire le meraviglie del mondo e di se stessa? Per scoprirlo non dobbiamo far altro che seguire Oliva in questa avventura che si rivelerà un viaggio alla scoperta di sé, riportando finalmente alla luce il suo vero Io.

Una bella metafora per il nostro Io.”

(…)

a volte rimane sepolto una vita, ma se scavi lo trovi lì, ancora palpitante, pronto a sorprenderti.”

(citazione tratta dal testo)

“Le piccole libertà” non è solo un romanzo, ma un viaggio introspettivo nell'anima di Oliva e, per certi versi, anche di noi stessi. Attraverso le sue avventure e le sue conoscenze impariamo a conoscerla meglio e a riflettere su noi stessi e la nostra esistenza, ponendoci domande scomode e vitali, come ad esempio: Siamo felici? È questa la vita che vogliamo vivere? Siamo liberi di esprimere appieno chi siamo senza subire costrizioni o senza sentirsi in dovere di compiacere gli altri?

Hai il diritto di tradire le aspettative.

(…)

Le aspettative appartengono agli altri, non a te. Sei libera di essere ciò che credi. Devi smettere di fare quello che gli altri credono giusto per te, o addirittura quello che tu credi che loro credano giusto per te, se ti fa stare male. Solo tu puoi sapere per cosa sei fatta, e una volta che l'hai scoperto dovrai insegnarglielo.”

(citazione tratta dal testo)

La società di oggi, purtroppo, ci impone di adeguarci a tutti gli altri, di essere intraprendenti, di raggiungere molteplici obiettivi, soprattutto fama e successo, di dare sempre il meglio e non mostrare mai segni di debolezza, di vincere a discapito degli altri etc. ma è ciò che vogliamo? Sappiamo chi chiamo veramente?

È questo ciò che abbiamo il diritto e il dovere di scoprire e perseguirlo.

Siamo esseri umani in continua evoluzione e mentre leggiamo il libro, e anche questo scritto, ci rendiamo conto che siamo diversi; non siamo più chi eravamo quando abbiamo iniziato la lettura e continueremo a cambiare per tutto il tempo e anche oltre. Basta volgere lo sguardo indietro per rendersi conto dei passi che abbiamo compiuto, delle sfide che abbiamo affrontato e delle gioie che abbiamo vissuto; guardiamo indietro e vediamo chi eravamo e chi siamo ora, in questo preciso momento.

Cambiamo anche insieme alla protagonista perché, accompagnandola in questo viaggio saremo i testimoni diretti dell'evoluzione del suo essere donna, figlia, fidanzata...del suo essere se stessa.

Ho amato questo romanzo, prima di tutto perché è una bellissima storia di rinascita, consapevolezza, amicizia e amore profondo per la vita e per se stessi. La storia mette in risalto le paure che ogni individuo porta con sé, ma anche il rispetto per le proprie fragilità, perché la vita è un continuo sali e scendi di emozioni e situazioni, dove i problemi si alternano a momenti di serenità, felicità, sofferenza...ma è questo il bello della vita. Vivere pienamente ogni attimo, anche quello più difficile perché è proprio in quel momento che emerge la nostra forza e la nostra vera essenza.

Ci sono piccole libertà che ci cambiano per sempre.

(…)

Perché tante piccole libertà ne fanno una grande.”

(citazione tratta dal testo)

Lorenza Gentile ci ha regalato un libro bello, intenso, istruttivo e commovente nella parte finale. Ci ha accompagnati all'interno della famosa libreria “Shakespeare and Company” permettendoci di sbirciare e sognare, facendoci vivere, seppur virtualmente, un'esperienza magica. Ma, soprattutto, ci ha permesso di entrare nell'anima e nelle fragilità di una protagonista che, personalmente ho amato e per cui ho provato molta tenerezza. Una giovane donna che si è persa lungo il percorso della sua esistenza per ritrovarsi grazie all'amore e al rispetto di una persona cara.

Ho apprezzatole descrizioni dell'autrice e i vari personaggi, in particolare i ragazzi della libreria, li ho trovati intensi, folli ma credibili. Ho amato gironzolare tra le strade di Parigi, ma più di tutto ho amato ciò che ho fatto mio della storia. Ciò che inconsciamente stavo cercando e che avevo relegato in un angolo sperduto della mia anima: la consapevolezza. Non entrerò nel dettaglio della mia vita, perché non è il luogo e neanche il momento, ma una cosa è certa, non posso pretendere di tornare ciò che ero prima di... ma posso lasciare andare e accogliere il cambiamento come parte della mia evoluzione e accettare chi sono ora.

...l'unica vera responsabilità che abbiamo è essere felici.”

(citazione tratta dal testo)

Buona lettura.



Marianna Di Bella

venerdì 25 ottobre 2024

Recensione: "Il peso dei segreti" - Aki Shimazaki

 

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Titolo: Il peso dei segreti

Autrice: Aki Shimazaki

Editore: Feltrinelli



Ci sono cose che non possono essere svelate.

Segreti inconfessabili che pesano sulla coscienza e sull'anima delle persone e dei cinque personaggi di questo libro.

Tutti custodiamo dei segreti. Li celiamo agli altri per vergogna, timore o per proteggere qualcun altro, perché svelarlo vorrebbe dire ferirlo.

I segreti segnano il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra verità e bugia. Un confine difficile da gestire.

I protagonisti di questo romanzo convivono da lungo tempo con dei segreti opprimenti che hanno segnato le loro esistenze, avvolgendoli nel silenzio e nel dolore.

È arrivato il momento per Yukio, Yukiko, Tsubaki, Takahashi e Mariko di far emergere ciò che celano dentro di sé da anni e, soprattutto, fare pace con il passato e con se stessi?

Ciò che sappiamo con certezza è che ognuno di loro è legato da un filo invisibile, che dà corpo e anima a questo romanzo. Un filo invisibile che vi consiglio di seguire con la massima attenzione e comprensione.

Bene.

Iniziamo.

Il romanzo comincia con un evento tragico: la morte di Yukiko Horibe, un'anziana signora sopravvissuta alla bomba atomica lanciata sulla città di Nagasaki il 9 agosto del 1945. Un evento tragico che ha segnato le vite di molti Giapponesi e di tutto il mondo. La donna non ha mai voluto parlare con nessuno della bomba, della guerra e di ciò che ha visto e vissuto. Lo fa una volta sola, qualche giorno prima di morire, confessando al nipote qualcosa sul suo passato. È difficile, per lei riaprire quella ferita dando voce al dolore.

“Ci sono crudeltà che non si possono dimenticare. Per quanto mi riguarda, non si tratta della guerra né della bomba atomica.”

(citazione tratta dal libro)

Yukiko lascia in eredità alla figlia Namiko, non solo una parte economica ma anche due lettere. Una per lei e l'altra per un uomo misterioso. Il fratello di Yukiko.

La figlia è sconcertata. Sua madre non era figlia unica? Chi è quest'uomo? Perché non sapeva nulla della sua esistenza?

Troppe domande e nessuna risposta...almeno fino a quando non decide di aprire e leggere la lettera a lei indirizzata e scoprire qualcosa di ancora più sbalorditivo e scioccante

La mattina del 9 agosto 1945, poco prima dello scoppio della bomba atomica, una giovane Yukiko avvelena il padre e scappa.

Namiko è sempre più sconvolta. Possibile che sua madre possa aver fatto una cosa del genere? Perché svelare ora il suo segreto?

Dopo un attimo di sconcerto, Namiko continua a leggere svelando una verità scomoda e un passato doloroso che non posso dirvi ora, perché rischierei di svelarvi tutto il romanzo e quelle sfumature narrative che vorrei scopriste da soli.

Quindi affidatevi alla scrittura di Aki Shimazaki e alla voce dei cinque protagonisti, perché vi accompagneranno all'interno della storia, svelandovi tutto ciò che custodiscono nelle loro anime, facendovi riflettere sulla vita e sul peso dei segreti che si sono trascinati dietro per lungo tempo.


Aki Shimazaki, l'autrice, scrisse le storie dei personaggi pubblicandoli in cinque racconti separati per poi riunirli in questo libro dando vita a un romanzo intenso, lucido, emozionante e molto riflessivo.

Al suo interno, non ci sono solo i racconti narrati dai protagonisti, ma una serie di tematiche che ci restituiscono un affresco storico e socio-culturale rilevante per comprendere appieno la cultura giapponese, le sue contraddizioni e il rapporto con la natura. Una natura dolce, delicata, confortevole e lenitiva per le anime sofferenti dei protagonisti. Le tematiche più importanti, affrontate nel romanzo, sono ad esempio: la bomba atomica e i suoi effetti, la seconda guerra mondiale, il terremoto del 1923, i conflitti con la Corea, la difficile condizione dei coreani che vivevano in Giappone, la condizione della donna, l'abuso di potere, la questione dei figli naturali, i matrimoni combinati etc.

La scrittura di Aki Shimazaki è elegante e lucida, questo rende la lettura scorrevole, intensa e molto riflessiva. Personalmente non mi sono mai annoiata. La mia attenzione è stata completamente rapita dalla trama e dai suoi personaggi. Più leggevo e più volevo conoscere le loro storie, al punto da affezionarmi ad ognuno di loro, sentendone la mancanza una volta portata a termine la lettura.

I personaggi sono ben costruiti, in particolare, il lato psicologico. Ognuno di loro ha un carattere e una personalità ben definiti che attraggono il lettore. Grazie alla struttura narrativa, divisa in racconti, dove ognuno di loro è il protagonista, veniamo a conoscenza delle loro storie. I personaggi si aprono al lettore, svelando se stessi e il segreto che custodiscono da anni. In questo modo si entra in empatia con le loro scelte e il loro vissuto.

Ogni protagonista, inoltre, narra la storia dal suo punto di vista, evidenziando la diversità nel percepire e vivere un determinato evento, dando così una visione più esaustiva e intensa. Posso dire che, personalmente, mi hanno affascinata ed emozionata, ognuno per una particolarità. Ad esempio, Takahashi mi ha conquistata per il profondo amore per la sua famiglia, da cui scaturisce la sua forza. Maiko per l'amore per il figlio e la capacità di prendere atto dei suoi sbagli. Una donna, particolarmente riservata, che ha sofferto molto nella sua vita. Ognuno personaggio ha in comune, non solo i segreti ma, secondo me, anche l'amore per la famiglia e per le persone che li hanno amati. Non si sono mai chiusi all'amore, neanche dopo aver vissuto sofferenze e traumi, e questo dovrebbe essere di grande insegnamento per tutti noi.

Leggere ed entrare in questa storia è stato un viaggio emozionante che farò fatica a dimenticare. Credo che Yukio, Yukiko, Tsubaki, Takahashi e Mariko rimarranno per un bel po' di tempo nel mio animo.


5 personaggi.

5 segreti.

5 storie

che vi consiglio di leggere.


Buona lettura.




Marianna Di Bella

venerdì 20 gennaio 2023

Recensione: "A proposito di lei" - Banana Yoshimoto

 

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Titolo: A proposito di lei

Titolo Originale: Kanojo ni tsuite

Autrice: Banana Yoshimoto

Editore: Feltrinelli




Buongiorno e buon venerdì,

oggi torno qui sul blog per parlarvi di un libro di Banana Yoshimoto. Mi piacciono i suoi libri, i temi trattati, le atmosfere e, soprattutto, la sua scrittura. Ogni volta che leggo qualcosa di suo ho sempre la sensazione di tornare a casa o in un posto tranquillo e sicuro, infatti, quando mi capitano i “momenti no” della vita, mi rifugio nei suoi testi.

Questa volta la mia scelta è andata su “A proposito di lei” perché, leggendo la trama, pensavo di scoprire un storia delicata e riflessiva, invece, mi sono ritrovata a leggere una storia che mi ha sorpresa e destabilizzata. Un romanzo con sfumature tragiche, cupe, surreali e con un mistero da svelare.

La lettura, inizialmente, mi ha disorientata ma ho continuato, nonostante l'atmosfera cupa che si andava respirando pagina dopo pagina. Una volta terminata e aver scoperto il finale, mi sono presa del tempo per metabolizzare le sensazioni vissute e riflettere sulla storia e, sinceramente, questa pausa mi ha aiutata facendomi apprezzare il libro pur con qualche riserva; ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire di cosa parla questo testo.

I protagonisti sono Yumiko e Shōichi, due cugini che non si vedono da tantissimi anni, più o meno dall'infanzia. Da bambini giocavano insieme e andavano molto d'accordo. Le madri erano sorelle e per questo si incontravano spesso, poi, per qualche misterioso motivo le due donne litigano e si allontanano definitivamente, interrompendo, così, anche la frequentazione dei due bambini.

Dopo molti anni, Shōichi riappare nella vita di Yumiko per rispettare le ultime volontà della madre: prendersi cura della cugina e aiutarla a ricordare. Cosa? Beh è questo il mistero che dovrà svelare la ragazza e con esso il lettore, perché Yumiko non ricorda il suo passato, soffre di amnesia e la sua memoria presenta dei grandi buchi neri che non le permettono di ricordare alcuni fatti salienti del suo tragico passato. Sì, avete letto bene, tragico perché la sua esistenza è segnata dalla morte dei genitori e dall'efferato omicidio commesso dalla madre.

È solo in momenti come questi che capisco la portata dello choc che avevo subìto. Per quanto cerchi di chiuderli in una scatola, facendo finta che non esistono, questi buchi della memoria si aprono dentro di me come enormi trappole.”

(citazione tratta dal testo)

Cosa è accaduto? È ciò che dovrà scoprire Yumiko attraverso un difficile percorso di riappropriazione della memoria e di sé. Un viaggio introspettivo che la vedrà, non solo affrontare i fantasmi del passato, ma anche riscoprire se stessa e il rapporto con il cugino, che non la lascerà mai sola in questo percorso di scoperta.

Yumiko è una ragazza particolare, non ha un lavoro fisso, vive grazie all'aiuto degli amici, quando è giù di morale i suoi pensieri sono cupi e non ama i legami, perché non vuole coinvolgere nessuno nel suo oscuro passato.

Non è facile esprimere alle persone la sensazione di essere una specie di agente patogeno. Il mio solo esistere fa sì che ogni luogo si tinga sottilmente di un'ombra di morte, e in questo non vi è niente di buono, se non il fascino di aggiungere al rapporto tra uomo e donna una sfumatura cupa. Vivere così, dopo aver fallito in tante cose e senza alcuna capacità, in realtà è di una tristezza infinita.”

(citazione tratta dal testo)

Inoltre, la ragazza ha una grande capacità nello sconfiggere la tristezza e ritrovare il piacere nelle piccole cose della vita, nella loro bellezza e nella voglia di vivere.

Un personaggio strano e, per certi versi complesso, che saprà conquistare l'attenzione e la curiosità del lettore.

...voglio vivere, mi dico con tenacia. Voglio continuare a vedere cose belle come queste per un po' di tempo...”

(citazione tratta dal testo)

Banana Yoshimoto ha scritto un libro dalla trama particolare e con un finale imprevedibile ma, non aspettatevi un testo dai grandi colpi di scena o azioni particolari, al contrario, è lento. Una lentezza che ci permette di entrare meglio tra le pieghe dell'anima della protagonista e della sua storia.

L'autrice, anche in questo romanzo, ha inserito gli elementi tipici della sua narrazione: il tema della morte, l'analisi dell'animo umano, la natura come elemento di guarigione, gli elementi magici, la dolcezza, il dolore e la speranza. Tutti questi elementi fusi insieme, mescolati con un pizzico di surrealismo, inquietudine e tragicità hanno dato vita a questo romanzo. Un testo che, pur essendo diverso, strano e imprevedibile, offre molti punti su cui riflettere, come ad esempio l'importanza di ricordare e rievocare il passato, anche se si corre il rischio di venire sommersi dal dolore.

Rievocare il passato è doloroso ma è anche prova di coraggio, perché ci costringe a lottare e superare la sofferenza, ed è quello che si ritroverà a fare la protagonista, accompagnata dal cugino che, con pazienza e dolcezza, l'aiuterà a svelare e ritrovare il suo passato e se stessa, scoprendo anche qualcosa che forse non avrebbe voluto sapere, ma non vi dirò altro. Per saperne di più dovete solo continuare la lettura.

Sapere non è mai un male.”

(citazione tratta dal testo)

Buona lettura.




Marianna Di Bella

lunedì 6 dicembre 2021

Recensione: "Le sorelle Donguri" - Banana Yoshimoto

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Titolo: Le sorelle Donguri

Titolo Originale: Donguri shimai

Autrice: Banana Yoshimoto

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore




Ci sono libri che entrano nella nostra vita in maniera del tutto casuale e nei momenti più importanti. Arrivano in silenzio, senza destare troppo scalpore, e aspettano, buoni e tranquilli, di essere letti. Non scalpitano per essere scelti e letti per primi, ma attendono pazientemente che arrivi il loro turno per regalare emozioni e quell'abbraccio e quel conforto che cercavamo da tempo.

Sono libri che sembrano riuscire a leggere nel nostro cuore e nella nostra anima, donandoci quelle parole che aspettavamo di sentirci dire. Sono libri che entrano in maniera delicata nella nostra vita e vi rimangono per sempre, come dolci abbracci, sempre pronti a confortarci e rassicurarci.

Libri magici...speciali.

Tutto ciò l'ho provato con questo testo di Banana Yoshimoto. Adoro l'autrice, così, in un momento di sconforto mi sono affidata alle sue parole, sicura che vi avrei trovato almeno un po' di serenità e un posto sicuro e tranquillo dove estraniarmi dal mondo circostante e dalla mia vita. Quello che non mi aspettavo è che la dolcezza e quel senso di malinconia che aleggiano nel romanzo, mi avvolgessero in un caldo abbraccio, ponendomi di fronte a risposte e a un modo diverso di reagire al dolore. Quel dolore forte e lacerante che mi accompagna da un anno e mezzo a questa parte, un dolore che sto imparando a convogliare e trasformare in altro.

Mi ero chiusa in me stessa quando sentivo di non poter fare altrimenti per poi rimettermi in moto al momento opportuno.”

(citazione tratta dal testo)

“Le sorelle Donguri” è un romanzo triste, malinconico, delicato e confortevole al tempo stesso, che affronta il tema della perdita e del dolore. Temi che non vengono posti al centro del libro come protagonisti assoluti cadendo nella pesantezza e nel pietismo, al contrario, l'autrice li accompagna a quel senso di rinascita che diventa il fulcro principale del testo. Da ogni sofferenza e perdita c'è sempre da imparare, l'importante è non lasciarsi sopraffare, permettendogli di avvelenare il nostro cuore rendendoci cattivi, ma bisogna imparare a trasformarlo in maniera positiva, ad esempio aiutando gli altri, amando se stessi etc. E le sorelle Donguri hanno sofferto molto nella loro vita, perdendo entrambi i genitori in un incidente quando erano piccole. Le bambine vengono affidate ai parenti, andando a vivere con diversi zii e vivendo esperienze che le segneranno profondamente, fino a quando non verranno presi in custodia dal nonno di cui si prenderanno cura amorevolmente, e proprio questo prendersi cura dell'altro le porterà a creare un sito di posta del cuore per aiutare, con messaggi e consigli, tutte quelle persone che hanno bisogno di aiuto, regalando conforto e serenità.

Quando restiamo troppo a lungo in un posto che non è adatto a noi, ciò che custodiamo nel cuore a poco a poco si consuma finché ci ammaliamo: quella sera scoprii la forza delle persone e la fragilità.”

(citazione tratta dal testo)

Le sorelle sono Guriko e Donko, diverse ma accomunate dalla stessa voglia di aiutare l'altro. Donko è più energica e indipendente anche se scappa dall'amore. Lavora nella redazione di una rivista femminile ed è lei che si occupa di scrivere e rispondere alle mail. Guriko, invece, è più solitaria e taciturna. È lei che si occupa di controllare tutto il lavoro della posta del cuore, archivia, controlla, invia i messaggi e pensa a cosa rispondere. Guriko è la voce narrante del libro, il flusso di coscienza, la voce che ci permetterà di entrare nella storia e nella sua anima. Un'anima sofferente, che ha bisogno di chiudersi in se stessa lasciando il mondo fuori per assaporare ogni attimo, per vivere ogni stato d'animo o emozione e poi tornare a emergere. Lei sarà la nostra guida nel comprendere che la morte non deve essere vista solo in maniera negativa, un abbandono assoluto, ma come una ricrescita per la persona che rimane in vita. Ci ricorda che si può affrontare il presente solo se si ha il coraggio di affrontare il passato, perché solo così si può tornare a riemergere. Ci insegna che non si può fuggire dai problemi e dalla sofferenza, ma che bisogna imparare ad accoglierli, interiorizzarli e trasformarli in qualcosa di positivo, come ad esempio prendendosi cura degli altri come fanno le sorelle Donguri, oppure amando e perdonando se stessi.

(...) il colore della sofferenza è diverso per ognuno di noi.”

(citazione tratta dal testo)

Banana Yoshimoto ci ha regalato un altro piccolo gioiellino, un libro breve e dalla storia minimale. Un romanzo introspettivo che ci pone davanti a noi stessi, stimolando i nostri pensieri e le nostre sensazioni.

Banana Yoshimoto ha scritto un testo delicato e triste che affronta temi importanti come la morte, il dolore, la rinascita, regalando sempre speranza, e lo fa con la sua consueta leggerezza che non è superficialità, ma il suo modo particolare di creare e regalare storie profonde senza risultare pesante e angosciante.

Un libro che ho amato tantissimo e che ho percepito come un balsamo per le mie sofferenze e fragilità. Un libro che mi ha aiutata ad avere una visione diversa del dolore e che è arrivato al momento giusto e con la giusta dose di delicatezza e sensibilità.

Un testo che consiglio caldamente, chissà che non possa aiutare anche voi a trovare quel briciolo di speranza e forza che state cercando. Saluto Guriko e Donko e mi avvio alla prossima lettura e al prossimo passo della mia vita con una speranza e un abbraccio in più.

Buona lettura.



Marianna Di Bella

mercoledì 23 settembre 2020

Recensione: "Con te fino alla fine del mondo" - Nicolas Barreau

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Titolo: Con te fino alla fine del mondo
Titolo Originale: Du Findest Mich Am Ende Der Welt
Autore: Nicolas Barreau
Editore: Feltrinelli




Viviamo in una società moderna basata sulla comunicazione veloce, interattiva, multimediale e al tempo stesso fredda e distaccata, dove l'interazione diretta, il contatto umano si perdono tra le maglie della rete web.

Entriamo in contatto con tutto il mondo con un semplice clic ma, in realtà, siamo soli davanti al computer. Ci nascondiamo dietro i monitor, isolati e distaccati dal mondo reale, perdendo di vista il contatto semplice e diretto con l'altro. Ci nascondiamo a noi stessi e all'altro, celando le nostre emozioni e i nostri sentimenti. Perdendo la capacità di leggere gli sguardi, i piccoli gesti, le espressioni che ci aiutano a comprendere gli atteggiamenti e le azioni degli altri.

Ci priviamo della bellezza delle emozioni dietro l'attesa di una parola scritta, dei primi incontri, di un sorriso.

Ci priviamo del piacere di scrivere una lettera d'amore, riversando su di essa le parole che esprimono le nostre emozioni e la speranza che possano giungere alla persona che ha rapito il nostro cuore e la nostra anima, aspettando con impazienza una risposta.

Quanta trepidazione in attesa di quelle lettere che il postino faceva cadere nella cassetta, riempiendola di emozioni e amori da svelare, ma ormai, riceviamo solo bollette e volantini.

Come reagireste alla visione di una lettera scritta a mano nella vostra cassetta?

Jean-Luc Champollion, il nostro protagonista, rimane sbalordito alla vista della busta azzurro pallido che emerge dalla sua cassetta postale. La apre e...fuoriescono parole d'amore che inondano i suoi pensieri avvolgendolo in un caldo abbraccio. Parole che colpiscono la sua anima accendendo la sua curiosità. Una lettera firmata semplicemente “La Principessa”.

Chi si cela dietro questo nome?


"Vi stare chiedendo chi è che vi scrive. Non ve lo dirò. Non ancora.
Rispondete a questa lettera, Lovelace, e provate a scoprirlo! Forse vi aspetta un'avventura amorosa che farà di voi l'uomo più felice di Parigi.
Ma devo avvisarvi, mio caro Duca: non mi avrete con la stessa facilità delle altre.
Vi sfido dunque al più  tenero dei duelli e sono curiosa di vedere se accetterete questa mia piccola provocazione..."
(citazione tratta dal testo)

Jean-Luc accetterà la sfida? Riuscirà a superare la cocente delusione vissuta ai tempi della scuola, quando innamorato della sua compagna Lucille, le scrisse una lettera d'amore ricevendo solo derisione e prese in giro?

A voi scoprirlo, lasciandovi conquistare dallo scambio epistolare tra La Principessa e il nostro protagonista. Parole e pensieri che vi condurranno tra le strade e i quartieri di Parigi, respirando l'atmosfera romantica e misteriosa che si cela dietro ogni missiva. Messaggi che, non solo accenderanno la vostra curiosità, ma vi faranno scoprire una storia gradevole e leggera.

Un romanzo piacevole che vi terrà compagnia per un pomeriggio tranquillo e sereno, ma niente di più.

La storia è semplice, leggibile, a volte banale. La trama, pur non essendo originale, è scorrevole e la scrittura leggera renda tutto più lieve: l'atmosfera, la ricerca, i pensieri.

Interessanti sono gli scambi epistolari tra i due personaggi. Scambi di pensieri e opinioni frizzanti e mai noiosi.

Ho trovato il personaggio e l'atteggiamento di Jean-Luc superficiale, infatti, si perde nei dettagli, a volte insignificanti e non va oltre la superficie. Non si ferma a osservare con attenzione i particolari e le sfumature delle parole e dei messaggi che potrebbero condurlo direttamente alla scoperta della vera identità dell'ammiratrice segreta. Questo suo modo di fare, lo porta spesso a fraintendere alcuni significati portandolo fuori pista.

Ho trovato inverosimile e superficiale anche il suo veloce e istantaneo innamoramento, quando alla fine scopre la vera identità della principessa. Una donna a cui non ha mai prestato molta attenzione, ma di cui si innamora perdutamente appena scopre chi è...mah, per me rimane poco credibile, ma questa è solo la mia opinione.

Il finale è troppo veloce e sbrigativo e non rende giustizia alla storia, ma la lettura rimane, comunque, piacevole e leggera.

Chi diavolo era quella Principessa che con parole meravigliose mi prospettava dolci avventure amorose e al tempo stesso mi bacchettava come fossi un ragazzino e aspettava una mia risposta porgendomi i suoi migliori saluti?”

(citazione tratta dal testo)


Un libro che piacerà molto a chi ama le storie romantiche.
Un libro adatto a chi ha bisogno di leggerezza.
Un libro che lascio a voi scoprire.

Buona lettura!



Marianna Di Bella

lunedì 17 febbraio 2020

Recensione: "...che Dio perdona a tutti" - Pif

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Titolo: "...che Dio perdona a tutti"
Autore: Pif
Editore: Feltrinelli




Palermo.
Arturo è un giovane agente immobiliare di 35 anni. Trascorre le sue giornate tra lavoro, partite di calcetto e una passione sfrenata per i dolci. Non ama i grandi cambiamenti, infatti, quando le cose si fanno serie, e deve prendere delle decisioni importanti, fugge a gambe levate, schivando qualsiasi responsabilità ed evitando i problemi.

“Ci sono situazioni che non puoi affrontare (…) perché consumeresti tutte le forze e ti ammaleresti. Allora far credere qualcosa che non è resta l'unica via di uscita.”
(citazione tratta dal testo)

È single e ha teorie disfattiste sulle relazioni di coppia. È convinto che avere una donna accanto sia un impedimento nel coltivare la propria passione, perché ritiene che quando si ha una relazione, inevitabilmente, si deve rinunciare a qualcosa, a una parte della propria vita; e lui non può e non vuole rinunciare alla sua passione per i dolci con la ricotta. Sono la sua ragione di vita. Li ama talmente tanto da non voler scendere a nessun compromesso...fino a quando la sua strada non incrocia quella di Flora, una giovane pasticcera che realizza dei dolci alla ricotta buonissimi.
Dopo una serie di disavventure e peripezie, i due ragazzi iniziano una relazione, vanno a convivere e tutto procede bene, senza litigi o problemi seri che possano intaccare o rovinare il loro rapporto; ma inaspettatamente, qualcosa si incrina. Una crepa profonda inizia a segnare e danneggiare la loro relazione: l'indifferenza religiosa che, tra bugie e sotterfugi, Arturo è riuscito a nascondere a Flora, cristiana praticante. La ragazza non può accettare questo suo disinteresse e allora cosa farà Arturo? Scapperà, evitando come al solito i problemi, o cercherà di trovare una soluzione per non perdere la sua Flora?
Questa volta non scapperà, anzi, è determinato a dimostrarle di poter essere un buon cristiano praticante, e per tre settimane seguirà alla lettera la parola di Dio. Questa suo suo cambiamento, invece, di agevolare il rapporto, lo incrina ancora di più...perché? Beh, perché nel mettere in pratica alla lettera gli insegnamenti cristiani lo fa risultare, agli occhi della sua fidanzata e degli altri, un tipo eccentrico, strano, anticonformista. Bizzarro al punto da essere considerato uno fuori di testa e quindi da emarginare.

“Dire la verità, oggi, è rivoluzionario.”
(citazione tratta dal testo)

Qualcosa cambia nel ragazzo, inizia piano piano a provare gioia e serenità nell'aiutare il prossimo senza ricevere nulla in cambio se non la felicità dell'altro. Un cambiamento che vi consiglio di seguire continuando la lettura del romanzo d'esordio di Pif, che tra ironia, leggerezza e pensieri profondi ci guida all'interno della storia.
Pif è un regista e autore televisivo che tutti abbiamo imparato a conoscere e apprezzare attraverso i suoi film e programmi tv. L'autore ha realizzato negli anni reportage profondamente riflessivi, affrontando argomenti seri come la mafia, narrandoli con ironia, sensibilità e leggerezza, regalandoci uno sguardo lieve e profondo su tematiche intense.
Utilizzando il taglio cinematografico, il linguaggio e la struttura narrativa che lo contraddistinguono, l'autore ha costruito un romanzo apparentemente semplice ma, che inaspettatamente colpisce e fa riflettere nel modo e nel momento giusto.
La prima pagine del testo sono lente e forzate, in particolare, nel voler presentare Arturo nella sua tragicomicità, sembra quasi volerlo proporre per forza come un personaggio divertente e spassoso. Devo essere sincera, in questa prima parte ho avuto difficoltà a ritrovare lo stile narrativo di Pif, infatti, ho avuto la tentazione di abbandonare il testo. Fortunatamente, non ho ceduto e ho continuato la lettura, e pagina dopo pagina sono arrivate l'ironia e la leggerezza che lo contraddistinguono.
La seconda parte è incentrata nell'evidenziare e colpire con ironia i cattolici che si professano praticanti ma solo a parole, perché a conti fatti è più facile parlare e accusare gli altri, piuttosto che farsi un esame di coscienza mettendo effettivamente in pratica gli insegnamenti cristiani. Pif analizza con leggerezza questa ipocrisia, mostrando i comportamenti contradditori di alcuni benpensanti che praticano la religione cristiana solo in situazioni di emergenza come ad esempio quando qualcuno sta male, quando si ha bisogno di sostegno ecc. ma la religione non è interpretabile per un proprio tornaconto personale, non si può personalizzare come se fosse un pacchetto viaggi o di studio, e soprattutto non si può pensare di aiutare solo chi è come noi lasciando indietro chi è diverso. Purtroppo nella vita di tutti i giorni e nella società odierna si preferisce dare la precedenza al proprio Io, dimenticandosi del benessere del prossimo.
L'autore analizza questa falsa moralità con la sua consueta levità, ironia e delicatezza, regalandoci diversi spunti di riflessione, colpendo il lettore in maniera imprevista con argomenti seri e profondi.
La lettura, ad eccezione delle prime pagine, è scorrevole e leggera. Il romanzo è divertente, ironico, anche se in alcuni punti cade troppo facilmente nei luoghi comuni, nella banalità di alcuni atteggiamenti e modi di pensare.
Pif ha una grande capacità narrativa e la sua scrittura è pulita e delicata. Una scrittura che non si prende troppo sul serio pretendendo di essere rivoluzionaria, ma aiuta il lettore a porsi innumerevoli domande, facendolo riflettere su alcune questioni e donando una visione diversa su alcune tematiche.
“...che Dio perdona tutti” è un romanzo che vi consiglio di leggere e mi raccomando, non arrendetevi alle prime pagine, superate lo scoglio e divertitevi a scoprire le peripezie e i cambiamenti di Arturo.
Buona lettura!!




(Marianna Di Bella)

lunedì 18 marzo 2019

Recensione: "Un ragazzo normale" - Lorenzo Marone

 
libro, recensione, mdb,  libri il nostro angolo di paradiso, supereroe, romanzo
Titolo: Un ragazzo normale
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Feltrinelli



Ci sono giorni in cui avvertiamo l'esigenza di aprire i cassetti della memoria e liberare i ricordi della nostra infanzia. Lasciarli liberi di volteggiare nell'aria, planare nel nostro animo e riportare in superficie emozioni e sensazioni che pensavamo di aver dimenticato. Bastano un oggetto, un sorriso, il testo di una canzone o una frase perché la nostra mente si riattivi, facendoci vivere quei momenti di pura gioia e spensieratezza. Momenti in cui “futuro” era una parola come tante che componeva il nostro vocabolario. Ciò che contava era il presente e vivere ogni momento con leggerezza e spensieratezza. Giocare con gli amici e sentirsi parte di un gruppo erano le nostre priorità, tutto il resto veniva lasciato indietro per essere affrontato successivamente.
Ricordare.
Ritornare.
Sì, alcuni sentono la necessità non solo di ricordare, ma di rivedere quei luoghi, passeggiare tra strade, case e vicoli che li hanno visti ridere, correre e sognare spensierati e felici. Ritornare vuol dire essere consapevoli che la delusione è dietro l'angolo, pronta a colpire chi si è lasciato cullare dall'illusione che tutto sia rimasto uguale.
Tutto è in movimento.
Tutto cambia.
Noi cambiamo.

È che non si dovrebbe tornare a guardare le cose che si sono amate, una volta cambiato lo sguardo.”
(citazione tratta dal libro)

E se invece tornassimo a posare lo sguardo su ciò che abbiamo amato?
Se fossimo pronti a ripercorrere il passato?
Be' non ci resterebbe altro da fare che compiere un piccolo passo verso quei luoghi e aprire l'album dei ricordi, lasciandoci investire da risate, voci dimenticate, sorrisi e abbracci inaspettati.
Un passo per ritrovare noi stessi.
Anche Domenico, il nostro protagonista, è pronto a ripercorrere il suo passato, ed eccolo ritornare a Napoli, la sua città d'origine.
La sua meta è un vecchio palazzo nel quartiere collinare del Vomero. Un edificio che l'ha ospitato per anni, custode dei suoi sogni e desideri. Appena mette piede nel quartiere, sente le voci del passato farsi spazio nella sua memoria e tornare limpide e decise come quando era bambino. E la sua mente vola al 1985, un anno che ha segnato profondamente la sua vita, spartiacque tra la sua infanzia e adolescenza. In quegli anni, Domenico, detto Mimì, vive nel palazzo insieme alla sua famiglia e ai nonni in un bilocale al pianterreno. Lo spazio abitativo è piccolo per una famiglia numerosa e spesso la convivenza non è facile, così il ragazzino sente sempre di più l'esigenza di isolarsi e trovare un posto tutto suo, un mondo da abitare.

Trenta mattonelle che stanno lì a ricordare l'essenza della mia infanzia: chiuso nel mio piccolo mondo, in una piccola casa, una piccola portineria, soffocato e tuttavia, allo stempo tempo, protetto, combattevo ogni giorno alla ricerca di un po' di spazio vitale.”
(citazione tratta dal libro)

Mimì è diverso dagli altri ragazzi, ama leggere, usare termini forbiti, ama lo spazio, i fumetti e i supereroi. I suoi gusti, la sua pacatezza e la voglia di sperimentare, lo rendono particolare, unico, mentre gli altri lo vedono semplicemente come un tipo strano, perché non lo capiscono e non vogliono vedere l'animo sensibile che si nasconde dietro quel paio di occhiali e alcune parole dal significato difficile.
Mimì sogna di diventare un supereroe dotato di poteri straordinari che lo aiutino a uscire dalla sua grigia quotidianità, ma in realtà dietro questo suo sogno si nasconde il bisogno di essere compreso e accettato dagli altri e capisce che per farlo ha bisogno di un esempio, una guida, un maestro che lo aiuti a capire chi è, cosa vuole da se stesso e dalla vita. E forse l'ha trovato in un giovane uomo di appena venticinque anni che vive nel suo palazzo. Un giornalista che scrive articoli di cronaca sulla malavita organizzata. Un giornalista di nome Giancarlo Siani.

(...) Si chiamava Giancarlo e, nonostantele mie insistenze, diceva di non essere per niente un supereroe. E forse, con il senno di poi, aveva ragione, perché i veri supereroi non muoionomai, nemmeno crivellati di colpi.
O forse no, forse si sbagliava e avevo ragione io, perché i supereroi alla fine rinascono sempre.
In ogni nuova storia.”
(citazione tratta dal libro)

Tra un ricordo e l'altro, il 1985 torna a rivivere sotto i nostri occhi e tra le pagine del libro di Lorenzo Marone che con delicatezza, sensibilità e un pizzico di ironia dà vita e anima al piccolo Mimì.
La scrittura è semplice e spesso ironica, e le descrizioni riportano in superficie la vita di quartiere e i rapporti interpersonali che nascevano tra i suoi abitanti e i vicini di casa, consuetudine persa negli anni, a causa del lavoro frenetico, del sentimento di sfiducia verso l'altro e dell'isolamento. L'autore ci presenta uno spaccato di vita sociale che tutti, seppur in città diverse, abbiamo vissuto, trascorrendo pomeriggi in strada con i propri amici, scoprendo il mondo circostante e se stessi, giocando sotto lo sguardo attento e vigile dei vicini di casa, vegliati e protetti dai nonni, affrontando i primi batticuori e litigi. Ma, soprattutto, riprendono vita gli anni Ottanta che hanno segnato l'infanzia e l'adolescenza di molti lettori, catapultandoli indietro nel tempo e facendoli rivivere la spensieratezza di quegli anni, la moda improponibile, il complesso rapporto con i genitori e quella voglia di trovare il proprio posto nel mondo.
Questi elementi sociali, culturali e un'attenta analisi introspettiva del protagonista è ciò che ho apprezzato del romanzo, ma il resto del libro è ancora un grande punto interrogativo. Leggendo la sinossi, mi aspettavo una grande presenza scenica di Giancarlo Siani, infatti, ero curiosa di scoprire come l'autore fosse riuscito a coniugare la storia di Mimì con quella del giornalista ma, sinceramente, ne sono rimasta delusa. La presenza del giornalista, all'interno del romanzo è limitata a poche pagine rispetto al resto del libro. È una figura eterea che sorvola nella vita del ragazzino e nel romanzo, donandogli alcuni insegnamenti che Mimì porterà con sé per il resto della sua vita ma che a me non ha pienamente convinto.
I l libro è incentrato sull'anno 1985 e sui ricordi del protagonista, ma sono troppi da ricordare e alcuni non incidono sull'evolversi della storia e non li ho trovati strettamente necessari alla trama. Il personaggio di Domenico è ben caratterizzato, con pregi e difetti tipici dell'età, ma mi sarei aspettata più attenzione e introspezione psicologica su altri personaggi e sulla descrizione delle loro vite, come ad esempio del suo amico del cuore Sasà. Un ragazzo esuberante e caratterialmente opposto a Mimì, un personaggio che, secondo il mio punto di vista, aveva ancora molto da raccontare.
La lettura è scorrevole, leggera e piacevole ma, mi ha lasciato un senso di insoddisfazione, come se mancasse qualcosa da definire e approfondire. Alla fine del libro ho avvertito la sensazione di vuoto e sospensione, come se avessi aspettato inutilmente un fatto o avvenimento che scardinasse la lunga sequela di ricordi per entrare nel cuore del romanzo. Un avvenimento in grado di colpire dritto all'anima. Un avvenimento che potesse giustificare la lunga attesa, dopo l'interminabile sequenza di ricordi.
Con l'attentato di Giancarlo Siani, mi sarei aspettata un approfondimento psicologico sulla reazione del ragazzo, ma il finale si limita a poche pagine descrittive e a un veloce sunto sul futuro dei diversi personaggi del romanzo e, purtroppo, la mia insoddisfazione è cresciuta ulteriormente.
Come sempre vi ricordo che questo è il mio punto di vista e lascio a voi scoprire il libro, seguendo le vostre emozioni e sensazioni.

Nella vita l'importante è avere un ideale che ci guidi a compiere le azioni giuste.”
(citazione tratta dal libro)

Buona lettura!



(Marianna Di Bella)

venerdì 18 gennaio 2019

Recensione: "Due sirene in un bicchiere" - Federica Brunini

libro, recensione, mdb, libri il nostro angolo di paradiso, ritrovare se stessi, mare, sirena
Titolo: "Due sirene in un bicchiere"
Autrice: Federica Brunini
Editore: Feltrinelli



Durante tutto l'arco della nostra esistenza entriamo in contatto con moltissime persone, alcune lasceranno un segno indelebile nella nostra anima, rimanendo nei nostri ricordi, altre spariranno dalla nostra memoria, figure evanescenti di cui non ricorderemo nulla, neanche il nome o il colore dei capelli. Ma tutti, indistintamente, siamo destinati a conoscere persone che cambieranno la nostra esistenza e a visitare luoghi che ci aiuteranno a ritrovare la giusta comunicazione con la parte più intima e segreta di noi stessi; quella parte che abbiamo volontariamente messo in un angolo, per il timore di tornare a soffrire, riprovando quel dolore intenso e lacerante subito in passato.
Siamo tutti destinati a rientrare in contatto con noi stessi.
Siamo destinati a ritrovarci e ad essere ritrovati.
Siamo destinati a persone...luoghi...

Il posto che cerchi è quello che ti trova”
(citazione tratta dal testo)

Tra le acque blu e cristalline del Mediterraneo, c'è un'isola bellissima che ospita un grazioso B&B sconosciuto alla maggior parte dei turisti. Il B&B delle Sirene Stanche non è segnato in nessuna guida turistica e non accoglie tutti, ma solo un gruppo ben selezionato di persone che hanno bisogno di curare i malesseri dell'anima, ritrovando finalmente se stessi. Per essere accolti, basta scrivere una semplice lettera in cui vengono spiegate le motivazioni per cui si vorrebbe soggiornare e aspettare pazientemente la risposta scritta delle due proprietarie: Dana e Tamara.
Oltrepassare il bellissimo portone turchese è il sogno di coloro che aspettano di trascorrere dieci giorni in armonia con se stessi, curando la propria anima ferita, ritrovando il proprio equilibrio interiore ma soprattutto, ritrovando finalmente se stessi.

Tutti, prima o poi, hanno bisogno di una locanda della tregua. Di un luogo che accolga quello che ci portiamo addosso: ferite, sensi di colpa, rimpianti, disperazioni, dolori, indecisioni, rimorsi, perdite, paure. Un posto dove il tempo si ferma accanto a noi per sostenerci senza sfidarci, incolparci o incalzarci. Dove non ci sono ieri e nemmeno domani. Soltanto una lunga riga di oggi, di adesso, di ora in avanti.”
(citazione tratta dal testo)

Ogni primo giorno del mese, il B&B accoglie tra le sue calde mura cinque persone, cinque vite e storie che si amalgameranno condividendo spazi, esperienze e momenti di vita. Un periodo in cui piangeranno, rideranno, soffriranno ma, soprattutto torneranno a vedere il mondo nella giusta prospettiva, ritrovando il proprio sentiero di vita. Per farlo occorrerà essere sinceri con se stessi e con le due proprietarie e sappiamo che la sincerità è difficile da accettare, soprattutto, quando ci portiamo dietro dolori, sofferenzee traumi. Svelare anche solo una minima parte ci fa sentire deboli, indifesi, esposti al male e al mondo esterno.

La verità è come l'acqua: quando emerge, non la puoi comprimere né contenere. S'infiltra tra i muri e tra le pietre, sgorga dalla terra, s'infila sotto porte e finestre, esonda dai margini e dai bordi del cuore.”
(citazione tratta dal testo)

Crescere vuol dire affrontare se stessi, il proprio dolore, ritrovando il giusto equilibrio tra cuore e cervello. Equilibrio per tornare a vivere serenemente, consapevoli di se stessi e della forza che abbiamo dentro di noi. Questa volta, però, non saranno solo i cinque personaggi ospiti della locanda a cambiare, ma anche una delle proprietarie. Quale? A voi scoprirlo, perché raccontarvi la trama o altro, vorrebbe dire togliere la bellezza e la magia che questo romanzo sa regalare.
Federica Brunini ha creato una storia delicata come la brezza del vento sul viso, calda come un abbraccio familiare e che ricorda l'odore della salsedine sulla pelle. Una storia le cui parole sanno cullare l'anima del lettore come il lento dondolio delle onde del mare, regalando momenti delicati, intensi e profondi in cui l'uomo viene fuori in tutte le sue fragilità, passioni e paure. Vari personaggi si intrecciano all'interno della trama, mantenendo la loro individualità e un tratto psicologico ben definito, in modo particolare, la figura di Tamara che risulta essere il personaggio più tormentato e sofferente, la cui storia scopriremo granello dopo granello e come una sirena ci attirerà, ammaliandoci con la sua bellezza.
La trama è fluida e scorrevole, dove momenti intensi ed emozionanti si alternano ad altri più leggeri e delicati, rendendo tutto equilibrato e mai sopra le righe, riuscendo a regalarci una storia leggera e profonda al tempo stesso.

...lei si sentì mancare la terra sotto i piedi. In fondo, stava per lanciarsi verso un'altra se stessa. Avrebbe saltato da quella che era a quella che poteva diventare. Per questo si trovava lì. Per imparare a librarsi in volo.”
(citazione tratta dal testo)


Aveva sempre vissuto in apnea. Era ora di respirare”
(citazione tratta dal testo)


Volate, respirate e ritrovate voi stessi.
Buona lettura!!




(Marianna Di Bella)

lunedì 7 gennaio 2019

Recensione: "Nessuno può fermarmi" - Caterina Soffici

libro, mdb, libri il nostro angolo di paradiso, recensione, seconda guerra mondiale, ricordi, passato, arandora star
 
Titolo: "Nessuno può fermarmi"
Autrice: Caterina Soffici
Editore: Feltrinelli



Ci sono momenti nella vita, in cui sentiamo l'esigenza di riappropriarci del nostro passato e delle nostre radici. Abbiamo bisogno di comprendere meglio le nostre scelte, i nostri sbagli e, soprattutto, abbiamo bisogno di comprendere meglio noi stessi. Spesso la chiave per arrivare ad avere delle risposte è tornare al passato. Tornare a quelle radici che dicono chi siamo e da dove proveniamo. Radici di cui spesso ignoriamo il richiamo, volgendoci dall'altra parte perché troppo presi a vivere il momento per fermarci e prestare attenzione a qualcosa che ci potrebbe cambiare. Molto spesso le ignoriamo, semplicemente perché non ne sappiamo nulla o perché qualcuno ci ha nascosto capitoli importanti del nostro passato. Ma prima o poi arriva il momento di aprire i cassetti della memoria, facendoci investire da una moltitudine di ricordi e storie di cui ignoravamo l'esistenza. Quello sarà il momento in cui capiremo tutto su noi stessi e la nostra famiglia. Comprenderemo di essere finalmente liberi da segreti e cose non dette.

Certe cose sarebbe meglio lasciarle dove stanno, ben sigillate nelle stanze della memoria di chi le ha vissute e senza riaprire più quelle porte. Non si sa mai cosa ne esce, quando uno va a stuzzicare i vecchi lucchetti arrugginiti.”
(citazione tratta dal libro)

Bartolomeo Berni ha deciso che vuole aprire quelle stanze, permettendo ai ricordi e alla memoria di venir fuori per conoscere, finalmente, la verità sul nonno paterno.
Bartolomeo è un giovane studente universitario. Studia filosofia, è un ragazzo sensibile, soffre di frequenti attacchi di panico e non ha un buon rapporto con suo padre, che considera superficiale e distante. Ha da poco perso la nonna paterna e tra i suoi cassetti, trova una vecchia busta da lettere coloro carta da zucchero. La sua curiosità lo spinge a leggere il contenuto e tra le mani si ritrova un vecchio ritaglio di giornale e una lettera del Registro di Archivio Generale della Navigazione e della Marina Inglese, la quale comunica alla nonna che il marito Bartolomeo Berni risulta definitivamente disperso in mare il 2 luglio 1940.
Il ragazzo è sconcertato, sapeva che il nonno era morto al fronte durante la seconda guerra mondiale, perché si trovava su quella nave bombardata dai tedeschi? Perché la nonna non gli ha mai detto la verità? Perché tutti questi segreti?
Il ragazzo è affascinato da questa nuova scoperta, vuole saperne di più, vuole conoscere la verità sul nonno e sulla nave Arandora Star, così inizia a indagare e i ricordi piano piano lo avvolgeranno, e travolgeranno noi lettori riportandoci indietro nel tempo, svelandoci un capitolo di storia poco conosciuto e dimenticato.
Per capire meglio la storia, occorre risalire al 1940 e andare a Londra a The Hill, il quartiere italiano e conoscere i veri protagonisti del romanzo. Coloro che saranno l'anima e lo spirito di questa storia: Bartolomeo, Lina, Michele e Florence. Quattro ragazzi con la vita davanti e tante aspettative per il loro futuro funestato dagli echi della guerra. I primi tre sono figli di immigrati italiani, lavorano, amano e vivono spensieratamente fino a quando nel 1940, Mussolini dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. In pochissimo tempo gli italiani diventano dei nemici da perseguitare e arrestare. Il primo ministro Churchill ordina che tutti gli italiani, senza alcuna distinzione, vengano arrestati e portati nei campi di internamento, perché considerati nemici della patria e cospiratori.
Gente perbene e innocente trattata alla stregua dei più feroci criminali. Poveri immigrati che hanno sempre vissuto, lavorato e amato quella nuova terra, si ritrovano in pochissimo tempo ad essere emarginati e protagonisti di episodi di violenza e razzismo.
Bartolomeo e Michele vengono arrestati, portati via e non se ne saprà nulla fino al tragico avvenimento della nave Arandora Star. Una nave di lusso utilizzata dagli inglesi per portare gli esponenti più pericolosi del fascismo, in Canada nei campi di internamento. Una nave che poteva contenere al massimo 400 persone ma che in realtà portò ben 1500 prigionieri.
Se la nave conduceva prigionieri fascisti, come si spiega la presenza di Bartolomeo che non aveva nulla a che fare con il fascismo?
Riuscirà il ragazzo a scoprire la verità sul nonno?
Seguitelo in questo romanzo e vi ritroverete completamente avvolti e ammaliati dalla storia. Una storia che riporterà in luce un episodio che sicuramente non conoscevate e sono sicura che ne rimmarrete affascinati, perché oltre che scoprire un ulteriore capitolo della seconda guerra mondiale, vi farà riflettere sulla situazione dei nostri emigranti all'estero e di come vennero trattati durante la guerra. Da amici della patria e semplici lavoratori, divennero in un pochissimo tempo acerrimi nemici, pericolosi al punto da dover essere arrestati e chiusi in campi di internamento. Un episodio, questo, che ci aiuterà a riflettere anche sulla condizione attuale, ricordandoci che dal passato c'è sempre da imparare se siamo aperti alla comprensione e ad accettare gli esempi degli altri.
In questo romanzo i ricordi e il passato, ci metteranno di fronte a noi stessi, aiutandoci a comprendere chi siamo e da dove veniamo per poi proseguire verso il nostro futuro, così come avverrà per il giovane Bartolomeo, il quale riuscirà a ritrovare se stesso e la figura del nonno, mentre Florence ci aiuterà a riflettere su quanto sia importante ricordare e affrontare i ricordi per ritrovare serenità e felicità nella vita. Cosa? Non sapete chi è Florence? Non ve l'ho detto? Be' non posso svelarvi tutto il romanzo, è giusto che rimanga un po' di suspense, perché solo in questo modo potrete apprezzare la storia. Una trama che vi terrà letteralmente incollati alle pagine del libro, grazie anche a una scrittura fluida e scorrevole e a un'ottima documentazione storica condotta dall'autrice che ha riportato in vita un episodio dimenticato tra i libri di storia. Un episodio che tutti dovremmo studiare e conoscere, per comprendere al meglio il dolore, lo spavento e il terrore delle migliaia di persone che sono morte per una colpa mai avuta.

Dalla prua, un'ultima pioggia di corpi fu scaraventata in mare prima che la nave sparisse con un rumore terrificante, inghiottita dall'oceano, alzando una colonna d'acqua gigantesca e un'onda formidabile che risucchiò tutto quanto era a portata.

L'Arandora Star sparì così, all'improvviso e velocemente, lasciandoci orfani nella vastità di quelle acque e attoniti, in un ribollire di acqua e gorgogliare di schiuma.

Poi ci fu silenzio.”
(citazione tratta dal libro)


...per tutti gli uomini che ancora oggi sono costretti ad attraversare il mare per cercare migliori condizioni di vita.”
(citazione tratta dal libro)


Buona lettura!!


(Marianna Di Bella)

martedì 4 dicembre 2018

Recensione: "La felicità del cactus" - Sarah Haywood

romanzo, recensione, libri il nostro angolo di paradiso, mdb
Titolo: La felicità del cactus
Autrice: Sarah Haywood
Editore: Feltrinelli




Durante la nostra esistenza viviamo esperienze che ci segnano in maniera indelebile, influenzando il nostro carattere e il nostro modo di rapportarci agli altri e al mondo esterno. Ferite che difficilmente si rimargineranno, ricordi incancellabili di ciò che abbiamo provato e che mai dimenticheremo. Ferite che rimarranno lì, in fondo alla nostra anima come monito di ciò che non vogliamo più provare. Costruiamo, così, una bella corazza che ci protegga dagli altri e dalle emozioni che potrebbero prendere il sopravvento sulle nostre vite. Si diventa insensibili, distaccati, freddi di fronte agli eventi della vita; programmando tutto per evitare brutte sorprese e imprevisti. Ma la vita è più furba e intelligente di noi e non si lascia ingannare da questi piccoli stratagemmi. Ci lascia crogiolare nella nostra pseudo sicurezza e quando meno ce l'aspettiamo, eccola arrivare in maniera dirompente, travolgendo completamente la nostra esistenza, mettendoci di fronte a noi stessi e alle nostre emozioni.

Sentimenti che spazzano via la corazza che hai costruito per proteggerti e ti lasciano lì, nuda e vulnerabile...”
(citazione tratta dal libro)

Susan Green ha 45 anni, vive a Londra in un piccolo appartamento. È laureata in legge ma non ha mai intrapreso la carriera di avvocato, preferendo un tranquillo lavoro come impiegata statale. La sua vita è stabile, serena e solida. Gli imprevisti non sono contemplati nella sua esistenza, perché Susan è una donna che ha deciso da tempo di tenere tutto sotto controllo, in modo particolare le emozioni.

A Londra ho costruito la vita perfetta per me. Ho una casa che soddisfa le mie attuali esigenze, un lavoro adeguato alle mie capacità e facile accesso a stimoli culturali di ogni genere. A eccezione delle ore lavorative, ho pieno controllo su ogni aspetto della mia esistenza.”
(citazione tratta dal libro)

Susan è una donna diretta, ironica, pragmatica, indipendente, organizzata, non ama suscitare compassione negli altri, non ama il contatto fisico con le persone e le relazioni interpersonali troppo strette e intime. Negli anni ha costruito una corazza intorno alla sua persona, in modo tale da non essere toccata e ferita dagli altri. Il passato l'ha segnata profondamente, dovendo destreggiarsi, sin dall'infanzia, tra un padre alcolizzato, una madre che l'ha trascurata e un fratello con cui litiga in continuazione e che considera debole e smidollato.

...ero forte abbastanza e avevo già imparato da tempo a distaccarmi da ciò che mi accadeva intorno e a reprimere qualunque reazione emotiva.”
(citazione tratta dal libro)

Ma la vita di Susan sta per cambiare in maniera imprevedibile, prima la morte della madre e poi una gravidanza inaspettata segneranno il primo passo verso il cambiamento. Una piccola crepa in una corazza apparentemente impenetrabile, che la porteranno ad aprirsi al mondo, agli altri e a se stessa. L'aiuteranno a scoprire e comprendere la sua anima fragile e ferita. L'aiuteranno a...e no il resto lo scoprirete voi, continuando la lettura di questo romanzo, carino, divertente e sarcastico.
Sarah Haywood ha scritto un romanzo piacevole, in alcuni punti divertente ed emozionante ma che non mi ha completamente ammaliata. Leggendo i commenti entusiasti e la sinossi avevo riposto nel testo un'alta aspettativa, purtroppo delusa, perché sinceramente mi aspettavo molto di più. La trama e il finale sono prevedibili, il personaggio di Susan è ben costruito, soprattutto la parte psicologica, ma non riesce a creare empatia con il lettore, conquistandolo definitivamente, al contrario rimane sempre un muro freddo e distaccato tra i due.
Ciò che ho apprezzato del romanzo è il messaggio che vuole mandare ai lettori. Un messaggio e un insegnamento importanti che arriveranno gradualmente, colpendo il cuore del lettore con la sua bellezza e profondità, come il fiore del cactus, meraviglioso e imprevedibile, tale da affascinare chiunque lo guardi. Nessuno si aspetterebbe da una pianta piena di spine, un fiore bello e delicato, così come nel romanzo, il lettore non si aspetta la bellezza del messaggio, nascosto tra le pagine e il sarcasmo della protagonista: non permettere al dolore di rinchiudere noi stessi e le nostre emozioni dentro una corazza, dimenticando chi siamo e la nostra felicità.

All'improvviso il mondo mi sembra più grande e pieno di suoni e colori, molto più di quanto lo fosse appena pochi giorni fa. Ancora non sono certa di aver capito chi sono io in relazione a questo mondo nuovo, ma va bene così.”
(citazione tratta dal libro)

La bellezza della vita è nelle piccole cose, sta a noi scoprirle e viverle appieno.
Buona lettura.




(Marianna Di Bella)