mercoledì 28 giugno 2017

Recensione: "La maschera" - Giorgio Coppola

Titolo: "La maschera"
Autore: Giorgio Coppola
Editore: Robin Edizioni



A volte ci vuole poco per far riemergere un ricordo: una canzone, un profumo, una risata o semplicemente la pioggia. Uno stimolo in grado di rievocare immagini e sensazioni che avevamo cercato di nascondere e dimenticare in un angolo della nostra anima. Perché alcuni ricordi sono dolorosi, malinconici, tristi e riportarli in superficie, vuol dire rivivere quello stato d'animo e se non si è preparati, si rischia di cadere in uno stato di profonda tristezza. Così ognuno di noi reagisce in maniera diversa, alcuni si lasciano andare alle lacrime, altri si lasciano sopraffare dal senso di malinconia, altri ancora scrivono per lenire in parte la sofferenza, ma soprattutto per colmare un vuoto e dare senso alle cose e alle emozioni.
Mario Esposito decide di reagire scrivendo e raccontando la sua vita. È dietro la finestra e osserva la città. 
Piove. 
Il rumore, la visione e la sensazione della pioggia sulla pelle gli fanno riaffiorare i suoi ricordi. Dal cielo, coperto di nubi, scende quella pioggerellina fitta che in pochissimo tempo riesce a bagnare completamente i passanti, i quali istintivamente si ripiegano in loro stessi per evitare di bagnarsi. Ma non c'è scampo, l'acqua entra lo stesso, s'infiltra non solo tra i vestiti ma fin nella profondità della loro anima, facendo riemergere tutto ciò che avevano pensato di aver dimenticato. 
Mario conosce bene quella sensazione e anche se è al riparo dietro la finestra, percepisce benissimo l'effetto dell'acqua che scava nella profondità della sua anima. Comprende che questo è il giorno in cui finalmente è grado di affrontare i suoi ricordi e può farlo in solo modo: scrivendo. 
Scrivere per lui vuol dire riempire gli spazi vuoti della sua vita, ricollocando i pezzi del puzzle al loro posto. Per riuscire a capire e comprendere l'uomo che è diventato occorre tornare indietro nel tempo e rivivere parte del suo passato.
Così eccoci qui a compiere, insieme all'autore, un salto temporale fino al giorno della sua nascita, in una casa nel quartiere di Santa Lucia a Napoli. Non sa molto dei suoi genitori, non ha mai conosciuto il padre e ha vissuto con la mamma Assunta fino all'età di sei anni e mezzo. I suoi sono ricordi vaghi, tipici dei bambini, e nessuno gli ha mai raccontato la verità sulla sua famiglia.
Ciò che ricorda della sua infanzia sono i giochi con i suoi amici e la vita nel quartiere. Uno scugnizzo che non andava a scuola, non sapeva leggere e scrivere e parlava solamente il dialetto napoletano.
A circa 6 anni e mezzo, la mamma lo allontana da Napoli portandolo a Ischia da una zia, adducendo la scusa di volerlo proteggere dall'epidemia di colera, che all'epoca infestava la città. Qui il bambino vivrà solo con la zia Paola, libero di gironzolare per l'isola e frequentare la scuola.
Un giorno durante una delle sue passeggiate, si ferma davanti al cinema Excelsior, e affascinato dalle locandine, dal via vai delle persone, si siede su un muretto e osserva estasiato questo luogo magico e misterioso insieme. Non è mai entrato in una sala cinematografica, ma l'attrazione per quel posto lo porta a ritrovarsi lì ogni volta che può per osservare tutto ciò che avviene. Fino a quando un giorno Giuseppe, la maschera del cinema, non lo invita a entrare e per lui si aprirà un mondo di meraviglia e magia.
Gli regalerà, in modo particolare, l'amicizia di Giuseppe, un uomo che lo aiuterà con i compiti, ad amare la lettura, il cinema. Lo aiuterà a pensare, lasciandolo libero di riflettere su molti quesiti e di trovare da solo le possibili risposte. Gli regalerà qualcosa di importante e di immenso valore: la libertà di pensare.
Mario inizia ad amare la lettura, la scuola, ha fame di conoscenza e finalmente si sente libero, sereno, con la voglia di scherzare e parlare. Si è sempre sentito diverso, costretto a crescere e maturare in fretta rispetto agli altri bambini della sua età, abbandonato dalla madre, con un padre inesistente.
Giuseppe diventa un suo punto di riferimento ma qualcosa all'improvviso cambia.
Cosa succede? Chi è Giuseppe? Qual è il suo passato? Cosa nasconde? Che fine ha fatto Assunta, la mamma di Mario? Anche lei nasconde qualcosa?
Tante sono le domande e altrettante saranno le risposte che ritroverete all'interno di questo piccolo gioiellino. Un testo bellissimo, narrato in maniera incantevole da Giorgio Coppola.
Un libro che è viaggio e testimonianza dell' Italia degli anni Sessanta – Settanta. Anni che hanno visto le prime Polaroid immortalare i ricordi di viaggi e amicizie. Cartoline scritte a mano, messaggere di saluti e buone vacanze a chi è rimasto in città. Un testo che ci fa rivivere uno spaccato della società di allora, come le problematiche a Napoli, il contrabbando di sigarette, la situazione scolastica. È anche un testo con profonde riflessioni filosofiche sulla vita, la serenità, l'esistenza, la felicità. Il tutto mescolato e miscelato dalla capacità narrativa di Giorgio Coppola, riuscendo a coniugare il tutto in questo libro dal sapore agrodolce.
L'autore ci accompagna in questo viaggio con sensibilità e delicatezza, lasciandoci tempo e spazio per riflettere sugli avvenimenti, come fa Giuseppe con Mario...ci aiuta a riflettere senza giudicare.
Solo comprendendo il passato, siamo in grado di capire i comportamenti e le decisioni del presente.


Qualcuno ha detto che nei libri puoi trovare il mistero del mondo. Io ti dico Mario, che nei libri puoi scoprire il mistero di te stesso. E noi siamo parte del mondo”


Scoprite il mistero di voi stessi. Scoprite il mistero del libro. Leggete!
Buona lettura!!


(Marianna Di Bella)

 

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