venerdì 31 maggio 2019

Recensione: "L'inverno si era sbagliato" - Louisa Young

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Titolo: "L'inverno si era sbagliato"

Titolo Originale: "My Dear I Wanted to Tell You"

Autrice: Louisa Young

Editore: Garzanti




Esistono diverse tipologie di ferite, quelle che lacerano la carne e devastano il corpo, e quelle più pericolose, subdole e silenziose che, invece, frantumano l'anima, riducendola a brandelli.
Ferite profonde che avvelenano, infettano e corrodono tutto ciò che trovano, toccano o sfiorano: emozioni, sensazioni, affetti e amori. Anestetizzano il cuore e nei casi più gravi provocano la morte dell'anima e dello spirito, trasformando le persone in corpi senza vita, sguardi vitrei e inanimati. Ombre di uomini forti e coraggiosi, trasformati in larve umane, timorosi di qualsiasi rumore li circondi. Timorosi di se stessi e della vita.

Perché non siamo tutti morti? Oppure siamo morti? E poi con un unico movimento psichico il suo intero essere si rannicchiò e si ritirò, veloce come un uccello che voli su una collina di boschi cedui verso il tramonto, e lui si ritrovò in un posto piccolissimo in fondo al proprio cranio. L'esterno gli passava accanto, come fosse sott'acqua.”
(citazione tratta dal testo)

Chi li ha ridotti così? Chi ha spezzato le loro giovani vite, frantumando i loro sogni?
La guerra.
Quale guerra?
Qualsiasi tipo di guerra. L'umanità ha assistito a tantissime atrocità, perpetrate per soddisfare i poteri politici di imperi e nazioni. Ha visto marciare interi eserciti. File di soldati inviati al fronte come carne da macello per conquistare territori o difendere la propria patria.
La Prima Guerra Mondiale, ad esempio, è stata tra le più atroci. Una guerra di logoramento dei corpi e dell'anima. Per mesi e mesi i soldati si sono ritrovati dentro a trincee piccole e anguste per difendere le loro linee. Fermi, immobili nelle loro postazioni, sotto i colpi mortali dei nemici, circondati dai cadaveri dei loro compagni e in attesa della loro fine.
Morte e distruzione come uniche compagne. Le stesse compagne che ritroviamo in questo romanzo ambientato proprio durante la Prima Guerra Mondiale, che evidenzia e analizza proprio la devastazione fisica e psichica dei soldati.
Ma cerchiamo di andare con ordine.
Il romanzo prende vita prima dello scoppio della guerra, quando la vita era apparentemente tranquilla e le problematiche serie riguardavano la povertà e la disoccupazione.
Siamo a Londra e Riley Purefoy, il nostro protagonista maschile, è un ragazzo dei ceti bassi che ha avuto la fortuna, non solo di conoscere Nadine e la sua famiglia borghese, ma di conoscere Sir Alfred che lo ha accolto come aiutante tuttofare, dandogli un'istruzione elevata, insegnandogli a disegnare e dipingere. Riley è curioso e vuole scoprire tutto ciò che lo circonda ma, pur studiando e lavorando assiduamente, sa che le sue umili condizioni non gli permetteranno di realizzare i suoi sogni: sposare Nadine. Il ragazzo convinto di non avere alcuna possibilità, si arruola e la sua carriera militare ha inizio in un susseguirsi di avvenimenti negativi e pericolosi che segneranno profondamente la sua vita.
Conoscerà il capitano Locke e noi avremo la possibilità di conoscere sua moglie Julie e l'infermiera Rose, cugina del capitano, ma saranno figure marginali, perché Riley sarà il nostro accompagnatore in questo lungo e intenso viaggio letterario. Attraverso la sua figura e le sue esperienze impareremo a guardare gli effetti della guerra attraverso gli occhi di un soldato, vivendo lo shock dei bombardamenti, la difficoltà nell'esprimere e far conoscere il proprio dolore alle persone che si ama e, soprattutto, capiremo cosa vuol dire sentirsi morti dentro.

Ci sono altri modi di morire, oltre a quello fisico, che io prima non conoscevo. L'ho imparato quest'anno.”
(citazione tratta dal testo)

Come spiegare ciò che si è visto durante i lunghi mesi in trincea?
Come spiegare cosa si prova nel vedere saltare in aria i proprio compagni?
Come spiegare quel desiderio di venire colpiti da una pallottola per poter tornare a casa e abbandonare quei luoghi intrisi di morte e distruzione?
Non si può, così, si sceglie la strada del silenzio, dell'apatia, della morte apparente pur di lenire e dimenticare quel dolore perpetuo, quella sofferenza cronica che tiene svegli la notte in un continuo incubo.
È impossibile dimenticare.
Impossibile spiegare.
Impossibile vivere in quelle condizioni.
Ciò che possiamo fare è leggere per comprendere parte di quel dolore, per continuare la storia e scoprire cosa accadrà ai vari personaggi e a Riley.
Riuscirà a salvarsi? Riuscirà Nadine a comprendere il suo dolore? Cosa accadrà al capitano Locke e a sua moglie?
Naturalmente non vi svelerò nulla del romanzo, perché sapete che il mio piccolo compito consiste nell'accompagnarvi per un tratto di strada e lasciarvi scoprire da soli il romanzo, così da vivere pienamente e autonomamente le emozioni e le sensazioni che la storia vi saprà regalare.
Mi aspettavo molto da questo testo, anzi no, mi correggo...mi aspettavo tutta un'altra storia. La sinossi mi ha ingannata, perché proponeva una particolare trama, le cui protagoniste assolute sarebbero state tre donne coraggiose e determinate. Leggendo, purtroppo, ho scoperto che i personaggi femminili sono solo di contorno alla storia e le loro figure le ho trovate incolori, marginali, poco interessanti e incisive, una di loro, ad esempio è particolarmente superficiale e fastidiosa. Non lasciano il segno e non hanno nessun un impatto narrativo importante.
L'unico personaggio ben costruito e analizzato è Riley. Da solo riesce a occupare completamente la scena, attirando a sé il lettore in un vortice di sofferenze, dubbi e paure. Attraverso le sue emozioni e sensazioni, riusciamo a entrare nell'anima dei soldati e nelle loro ferite fisiche e psichiche. Impariamo a convivere con il silenzio e a trovare in esso un momento di pace e tranquillità.

Mi dispiace non essere stato capace di scriverti della mia vita qui, in modo che tu potessi capire come sono e come sto. Non ci sono scuse, ma una ragione c'è e questa volta cercherò di spiegartela, perché presto sarà di nuovo là in mezzo e non sarà più in grado di comunicare. Ecco il motivo: là, io non esisto. È il mio modo di proteggermi da tutto questo. L'enorme sconvolgimento, l'immensità assoluta di ciò che succede là riduce l'individuo a un nulla. Non c'è posto per il benessere personale perché il benessere comune sovrasta tutto. E gli orrori? Nat, assistiamo a tanti orrori, e l'orrore più spaventoso è che prima di partire per la licenza io non li vedevo nemmeno più. Avevo smesso di guardare, perché vedere non aiuta e non mi piaceva quel che vedevo. Invece, mi concentro, uno stato di concentrazione quasi ipnotico. È come se passassi accanto a tutto di corsa, pensando solo a dove sto andando. Il mio io si ritrae, il mio campo visivo si restringe. Il mio corpo fa quel che deve essere fatto.”
(citazione tratta dal testo)

Il romanzo non ha una prosa scorrevole, soprattutto nella prima parte del romanzo, che risulta essere noiosa, lenta e pesante, ma se si ha la pazienza di continuare la lettura si scoprirà un seconda parte più intensa, soprattutto dal punto di vista psicologico.
Louisa Young riesce, attraverso le sue descrizioni crude e dirette, ad afferrare il lettore e trascinarlo nelle trincee e negli ospedali militari, facendogli vivere il dolore, la follia e l'orrore della guerra. Il senso di soffocamento, di terrore e l'odore di morte investono il lettore lasciandolo completamente inerme e impaurito.

Da una parte all'altra della terra di nessuno, i soldati volavano in aria e ricadevano, e la terra volava in aria e ricadeva, seppellendoli, che fossero morti o no.”
(citazione tratta dal testo)

Questa seconda parte è quella che ho trovato più incisiva, interessante e meglio descritta nel romanzo. È la parte che ho apprezzato maggiormente del libro ed è quella che vi consiglio di scoprire.

Alcuni rimangono zitti ed è come una ferita non medicata, un ascesso non drenato.”
(citazione tratta dal testo)

Scoprite cosa accade nei silenzi dei soldati.
Silenzi di morte.
Silenzi dell'anima.
Silenzi pieni di vita.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)

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