mercoledì 22 gennaio 2020

Recensione: "Mathilda" - Mary Shelley

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Titolo: "Mathilda"

Autrice: Mary Shelley

Editore: Darcy Edizioni





1819.
In un'ampia e isolata brughiera è situato un piccolo cottage abitato da una giovane donna trasferitasi anni prima perché desiderosa di vivere sola e lontana dal resto del mondo. Lei è Mathilda, la nostra protagonista, una ragazza che ha scelto volontariamente la solitudine, allontanando qualsiasi compagnia. Tiene tutti lontani dalla sua vita, farli avvicinare troppo vorrebbe dire entrare in confidenza rischiando di far trapelare un segreto orribile, doloroso e angosciante che custodisce nel suo cuore e nella sua anima.

“Chi può essere più solitario anche in mezzo alla folla, di colui la cui storia e i sentimenti continui e i ricordi che ne derivno sono ignoti a qualsiasi anima vivente? C'era un orrore troppo profondo nel mio racconto per confidarlo. Ero sulla terra l'unica depositaria del mio segreto. Potevo dirlo ai venti e alle deserte brughiere, ma mai ai miei simili, né a parole né con sguardi dare credito alla più piccola congettura sulla terribile realtà, dovevo ritirarmi prima dagli sguardi dell'uomo per timore che leggere la copa di mio padre nei miei occhi vitrei: dovevo tacere per timore che la mia voce incerta tradisse inimmaginabili orrori.”
(citazione tratta dal testo)

Arriva un momento nella vita in cui bisogna fare i conti con il proprio passato, affrontando il dolore e la paura che tengono in ostaggio la nostra esistenza e per Mathilda è giunto quel momento.
La donna non sta bene, sta per morire e questa condizione la mette di fronte a se stessa decidendo di svelare ciò che porta con sé, a colui che rimane ed è il suo unico e vero amico. L'unica persona a cui ha permesso di entrare nella sua vita, accostandosi alla sua anima e al suo cuore, riponendo in lui fiducia e rispetto. Mathilda decide così di scrivere una lunga lettera in cui racconta la sua vita fatta di dolore, tormento e vergogna.
La giovane donna non ha mai conosciuto la mamma, morta dandola alla luce, questo evento drammatico ha segnato profondamente la sua esistenza e quella della sua famiglia, infatti, il padre non riuscendo a superare il dolore per la perdita dell'amata e adorata moglie, abbandona la figlia alla sorella e parte, girando per il mondo senza una meta o destinazione precisa. L'uomo vuole fuggire dal dolore che lo sta consumando e crede che allontanarsi dalla sua casa, dalla figlia e dalla famiglia possa aiutarlo a mitigare il suo lutto.
Mathilda cresce con la zia, una donna fredda e scostante che, purtroppo, non le regalerà l'amore e l'affetto che merita ogni bambino. La ragazza cresce, così, nella solitudine ma tutto sommato è felice. Intorno ai 16 anni il padre torna nella sua vita e questo la riempie di immensa gioia. I due cercheranno non solo di costruire un rapporto genitore/figlia ma anche di recuperare il tempo perduto, facendo progetti, confidandosi, creando un legame, fino a quando qualcosa non cambia in maniera drastica e drammatica le loro esistenze.
La forte somiglianza della ragazza con la defunta madre, spinge il padre a provare molto più di un semplice affetto tra padre e figlia, insinuandosi in lui un sentimento perverso, sbagliato e...qui mi fermo perché il racconto è molto breve e continuare vorrebbe dire svelarvi tutta la storia, e sarebbe un peccato perché mi piacerebbe che scopriste da soli il resto della trama.
Quindi mi fermo qui, ma voi prendete il libro e immergetevi tra le sue pagine, lasciandovi catturare dalle parole di una grande autrice: Mary Shelley. La donna ha scritto con maestria e bellezza, un romanzo tormentato e doloroso. Un testo sconosciuto e rimasto inedito per molti anni ma che, fortunatamente, riscopriamo e apprezziamo grazie al lavoro di alcune e interessanti case editrici.
Il romanzo è breve e scritto in prima persona creando, in questo modo, una confidenza intima e personale tra la protagonista e il lettore, perché leggere i pensieri e i sentimenti della ragazza crea un legame empatico e profondo, aiutando il lettore a immedesimarsi nel suo tormento e a comprendere al meglio la sua storia e il suo dramma. L'autrice tratteggia perfettamente il lato emotivo e psicologico di Mathilda facendo emergere quel senso di colpa che l'accompagnerà per il resto dei suoi giorni.

“Mi credevo contaminata dall'amore innaturale che avevo ispirato e che ero una creatua maledetta e bandita dalla natura.”
(citazione tratta dal testo)

Bellissime le descrizioni dell'ambiente e della natura circostante. Una natura bella, piena di luce e sole quando evidenziano i momenti di grande felicità, serenità e libertà della ragazza, per cambiare completamente e trasformarsi in un ambiente opprimente, ostile, selvaggio e cupo sottolineando il momento di grande drammaticità, dolore e tragedia. Una variazione che segna, inoltre, il cambiamento del ritmo narrativo e della storia, creando nel lettore quel senso di angoscia che vive la ragazza.
Mary Shelley riversa in questo romanzo molti elementi autobiografici, scritto in un periodo doloroso della sua vita, dopo aver perso il marito e i figli, due lutti che hanno segnato la sua anima e le pagine del testo facendo emergere la sofferenza dell'animo umano. L'autrice dà voce alla propria anima tormentata e al dolore, rivelando la sua profondità spirituale, dopotutto la donna non ha paura di esprimere se stessa, le sue emozioni, sensazioni, i suoi sentimenti e il senso di angoscia e tormento che prova. In questo testo, infatti, affronta un tema inusuale e inedito per l'epoca. Un tema scottante. L'amore perverso e malato di un padre verso la propria figlia ma anche la ricerca della morte come salvezza della propria anima.
Se avete letto Frankestein non potete rimanere indifferenti di fronte a questo racconto. Due romanzi diversi per storia e personaggi, ma profondi nei temi trattati e nelle riflessioni che lasciano nell'animo del lettore. Un classico che vi consiglio di leggere e scoprire.

“Solo nella solitudine sarò me stessa...”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!!


(Marianna Di Bella)
  


Prodotto fornito dalla traduttrice Alessandranna D'Auria

2 commenti:

  1. Non ho (ancora) letto "Frankenstein", ma devo dire che questo libro di cui parli sembra estremamente interessante... Molto tragico, cupo e tormentato!

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  2. Ciao Sophie!!
    Sì, è un testo cupo, tormentato che ha saputo conquistarmi, permettendomi di apprezzare ancora di più la scrittura e la bravura di Mary Shelley.

    RispondiElimina

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