mercoledì 29 gennaio 2020

Recensione: "Hans Mayer e la bambina ebrea" - Eleonora E. Spezzano

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Titolo: "Hans Mayer e la bambina ebrea"

Autrice: Eleonora E. Spezzano

Editore: Bonfirraro Editore





Varsavia, 1941.
Hans Mayer è un giovane ufficiale tedesco della Wermacht. Il suo lavoro consiste nel raccogliere le denunce contro le famiglie ebree clandestine, trovarle e arrestarle, portarle nel ghetto oppure sui treni per essere deportate nei lager.
Il ragazzo è scorbutico e intollerante a qualsiasi conversazione e non apprezza, in modo particolare, i giovani soldati che considera freddi e senza cuore, mentre lui non riesce più a gestire la tensione e i sentimenti contrastanti che prova di fronte agli arresti e ai plotoni di esecuzione. Sensazioni a cui non riesce a dare una giusta collocazione e spiegazione, vive in costante squilibrio tra il dovere di soldato che difende la patria e i suoi ideali che sono stati repressi e soffocati a soli 19 anni, quando il padre lo costringe ad arruolarsi nell'esercito tedesco. Pur rispettando la sua patria, non approva completamente il modo di ragionare e le decisioni prese dalla politica e dall'esercito nei confronti della comunità ebraica.
Una sera, dopo l'ennessimo arresto, trova Marie, una bambina ebrea di 3-4 anni, sola e in cerca dei suoi genitori. Dove sono finiti? Sono stati arrestati? Com'è riuscita, Marie, a sfuggire al controllo dell'esercito tedesco?
Hans vorrebbe consegnarla in caserma ma qualcosa lo fa desistere, decidendo di ospitarla a casa sua per la notte. Il ragazzo è colpito dalla bambina e questo lo porterà ad affezionarsi e decidere di nasconderla in casa sua e salvarla. Riuscirà nel suo intento?
Una cosa è certa, da questo momento la storia prende corpo e il romanzo ha inizio in un susseguirsi di riflessioni personali e intime di Hans, una serie di fughe, e ricordi del passato che ci aiuteranno a comprendere meglio il suo carattere e la sua vita, presentandoci un Hans completamente diverso e con ideali opposti rispetto a quelli a cui è costretto a seguire come ufficiale. Purtroppo, tutto questo non ha reso il romanzo all'altezza delle mie aspettative, infatti, ho trovato molte cose che non ho apprezzato, tollerato e discordanti con il periodo storico trattato.
L'autrice, Eleonora E. Spezzato ha solo 14 anni e ha affrontato un tema non facile da gestire e raccontare. Ci tengo a precisare che, durante la lettura, non mi sono lasciata influenzare dalla giovane età dell'autrice e mi sono concentrata completamente sulla storia, lo stile, la costruzione del romanzo, la credibilità della trama e l'aderenza alla realtà dell'epoca. Gli elementi che sorreggono il romanzo ci sono ma, dal mio punto di vista, sono stati sviluppati con leggerezza e in alcuni punti anche in modo approssimativo.
Spiego meglio cosa non ho apprezzato del testo.
Quando si decide di scrivere un libro affrontando un periodo storico importante, ricco di avvenimenti e dal forte impatto emotivo, occorre studiare il tema e il contesto trattato in maniera approfondita e conoscere bene la Storia, altrimenti si rischia di risultare poco credibile nell'esposizione dei fatti e degli eventi. In questo caso molti avvenimenti sono stati affrontati in maniera troppo leggera, spesso sorvolando su alcune situazioni fondamentali per l'evolversi della trama o risolvendo alcune questioni importanti con superficialità e in maniera frettolosa. Ad esempio: può un ufficiale tedesco pensare di nascondere una bambina ebrea senza avere un piano di azione e di fuga nel caso in cui venga scoperto? Può un ufficiale della Wermacht non conoscere i posti di blocchi posizionati dal suo esercito? Può fuggire in Svizzera e nel giro di un anno diventare cittadino svizzero, fare soldi e comprare subito casa? Non esisteva la polizia di confine, i centri di detenzione o i campi dove venivano tenuti prigionieri coloro che entravano in maniera clandestina e senza alcun permesso?
Il romanzo è narrato in prima persona e questo ci permette di comprendere meglio il protagonista, conoscendo i suoi pensieri, le sue emozioni e i tormenti che lo perseguitano, ma ho trovato il linguaggio nei dialoghi troppo giovanile e moderno, non coerente con l'epoca e il contesto storico.
Mi aspettavo un romanzo incentrato principalmente sul rapporto tra un nazista e una bambina ebrea, con tutte le problematiche che questo rapporto poteva portare con sé, invece, c'è poca interazione tra i due protagonisti, ma il rapporto si fa stretto e intenso in maniera frettolosa, quando in realtà sappiamo che per poter instaurare un rapporto del genere occore una conoscenza profonda, tempo e fiducia reciproca. La bambina si affeziona subito e non sente mai la mancanza della mamma. Una bambina ebrea costretta a fuggire, vivere nel terrore delle persecuzioni e dell'odio riesce a vivere serena e tranquilla senza riportare traumi psicologici. No. Non si può affrontare questo tipo di emozioni e sensazioni in maniera superficiale, occorrono maturità emotiva, un'esperienza di vita più ampia e uno studio più approfondito sulle dinamiche della psicologia altrimenti si rischia di creare un'immagine superficiale, stereotipata, e un romanzo leggero e poco incisivo.
C'è una cosa che proprio non ho tollerato: la battaglia con il cibo che avviene tra il protagonista e Victoria. Non in un periodo di guerra, quando il cibo era razionato e la gente aveva difficoltà a trovare qualcosa da mangiare, dopo aver trascorso ore in fila davanti ai negozi per un pezzo di pane o carne, che a malapena bastavano per un pranzo o una cena.
Un romanzo con un tema così importante, serio, drammatico non può affrontare alcune questioni in maniera leggera, debole, senza pathos o intensità e senza uno studio approfondito.
Eleonora E. Spezzano ha buone potenzialità narrative, fantasia, creatività e forza di volontà nell'affrontare un libro così impegnativo, ma è ancora acerba nel tratteggiare le emozioni, la costruzione psicologica di tutti i personaggi, i momenti drammatici, l'evolversi di alcuni eventi e soluzioni e nell'affrontare alcuni tematiche. Sono convinta che con gli anni imparerà a destreggiarsi tra tutti questi elementi, trovando la giusta collocazione e la sua strada.
Come sempre vi ricordo che questo è il mio personale punto di vista e lascio a voi il piacere di scoprire la storia.
Buona lettura.



(Marianna Di Bella)


Prodotto fornito dalla casa editrice Bonfirraro Editore

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