Titolo: I Frutti del Congo
Titolo Originale: Les Fruits du Congo
Autore: Alexandre Vialatte
Editore: Prehistorica Editore
Ogni libro racchiude una storia, un viaggio letterario che i lettori intraprendono inconsapevoli di ciò che troveranno e, soprattutto, delle emozioni che vivranno.
Un viaggio di scoperta. Avventura. Meraviglia.
Un viaggio dove realtà e fantasia si mescolano e si rincorrono dando vita a storie incredibili e indimenticabili.
Un viaggio da cui torneranno cambiati nel profondo della propria anima.
Quando ho accettato di leggere questo romanzo, non sapevo a cosa andavo incontro. Quali avventure avrei vissuto, cosa avrei scoperto e, cosa più importante, se mi sarei emozionata e divertita durante la lettura.
La trama e i commenti letti in Rete, scritti da altri lettori nel mondo, mi avevano incuriosita, così, senza indugiare troppo ho preso il libro, ho iniziato a leggere e...magicamente mi sono ritrovata all'interno di una storia intensa, ironica, profonda e particolare.
Ho impiegato un pochino per adattarmi allo stile di scrittura dell'autore, ma una volta compreso il suo stile narrativo ecco che il romanzo prende forma, dando vita a personaggi e luoghi impossibili da dimenticare.
Siamo in una cittadina della montagnosa Alvernia. Non è importante conoscere con esattezza il luogo e il periodo storico, perché ciò che ci interessa trovare, in questo momento, è una strada. In questa via si trova un muro dove è stato affisso una locandina che ritrae un'affascinante e ammaliante giovane donna. Una locandina in grado di attirare le persone promettendo avventure e imprese importanti.
Di cosa si tratta? Di un cartellone per l'arruolamento volontario.
Inizialmente la locandina doveva avere una funzione pubblicitaria, sponsorizzando “I frutti del Congo”, una ditta di esportazione di frutta realmente esistita e molto nota nella nazione; ma una serie di situazioni, che scoprirete nel libro, hanno portato ad un altro uso del cartellone ed ora si trova nel luogo dove prende vita la storia.
Quasi tutti i cittadini vi passano davanti, alcuni si fermano e immaginano avventure e storie eroiche da inseguire, altri non si soffermano neanche a dargli un occhiata. La locandina diventa così testimone inconsapevole delle loro esistenze, in particolare dei protagonisti di questo romanzo. Le guide che ci accompagneranno in un viaggio da cui torneremo cambiati nel profondo della nostra anima
Pronti? Bene, allora seguiamo Fred, il protagonista, e i suoi amici.
Frédéric, Fred per noi lettori, è nipote del Dottor Peyrolles, un uomo brusco ma tenero al tempo stesso. L'uomo ha accolto il nipote alla morte della sorella, ma non avendo mai avuto contatti con bambini o ragazzi, lo tratta come se si trovasse davanti a una malattia. Un rapporto strano ma mai manchevole di attenzione e rispetto.
“...la vita comporta delle svolte decisive nelle quali a volte si scopre sotto la scala del vestibolo un nipote che bisognerà tenere asciutto per tutta la vita.”
(citazione tratta dal libro)
Fred è un adolescente che frequenta il Collegio Parmentier-Maussert. È amato dai compagni, gode di grande prestigio, suona la fisarmonica, disegna per il giornale del collegio, gioca a calcio e ha una particolarità che lo contraddistingue da tutti gli atri: indossa una bombetta che gli ha regalato lo zio quando lo ha accolto in casa.
Fred è “lungo come un giorno senza pane, fibroso, ossuto e cartilagini, ma il suo grande naso aquilino gli dava un profilo da re di Francia.” (citazione tratta dal libro)
Inoltre, è membro di un club, insieme ad altri ragazzi che impareremo a conoscere durante la lettura.
Ciò che ora è importante sapere è che Fred e i suoi amici ci condurranno all'interno di una storia intensa e per certi versi magica. Seguendo le avventure del nostro protagonista scopriremo un mondo dove la temerarietà della giovinezza, la fantasia, l'avventura e la felicità si mescolano e si rincorrono regalandoci un quadro d'insieme nostalgico, meraviglioso e intenso. Un quadro che vi invito a osservare e vivere.
“I frutti del Congo” è un romanzo di formazione particolare, non semplice, ma è bello, intenso, nostalgico, emozionante e profondo.
All'inizio si fa fatica a leggere, bisogna avere un pochino di pazienza per adattarsi allo stile narrativo e linguistico colto e raffinato di Alexandre Vialatte. Una volta presa confidenza con il suo stile aulico, si viene attratti e contagiati dalla vivacità e dalla gioia di vivere dei ragazzi, che ci riportano indietro nel tempo, più precisamente negli anni della nostra adolescenza quando ogni attimo della nostra vita diventava un'avventura unica e meravigliosa.
“Entro in punta di piedi nel caffè del Labirinto. Ho paura di sollevare la polvere e di ritrovare il riflesso dei nostri sedici anni nei grandi specchi simili ad acque morte.”
(citazione tratta dal libro)
L'adolescenza è un periodo della vita dell'uomo in cui tutto sembra possibile, anche creare avventure e mondi inimmaginabili dove si è i protagonisti assoluti. Esperienze che diventano avventure magiche da custodire e ricordare nei momenti di buio e sconforto. Un'adolescenza giocosa dove la realtà viene lasciata fuori dai confini del proprio paese, per sognare e vivere spensierati, avvolti dalla magia del momento e da una sospensione temporale che rende tutto eterno. Una sospensione irreale che avvolge non solo il paese, citato nel libro, rendendolo un posto quasi immaginario, lontano dalla dura realtà e dal contesto politico e sociale della nazione e del mondo, ma avvolge anche noi lettori che ci sentiamo parte di quel contesto e fuori dal nostro mondo e in una realtà che solo la magia dei libri e della narrazione riescono a creare e regalare.
L'adolescenza è la protagonista di questo romanzo, forse più dei personaggi che animano e prendono vita in questo testo coinvolgente e intenso. Un'adolescenza simbolo di felicità, spensieratezza, avventura e divertimento. Fred, Dora e gli altri personaggi vivono avventure meravigliose, irripetibili ed epiche, fino a quando, purtroppo, non si scontrano, in maniera più o meno grave, con la dura realtà che li catapulta fuori dal mondo dei sogni, ritrovandosi, inaspettatamente, a fronteggiare la sofferenza, il dolore, la morte e la perdita delle persone più care.
“Il destino passa nelle nostre vite con suole di feltro. Si nasconde senza mascherarsi. Quello che impedisce di identificarlo, sono i gesti quotidiani, l'assenza di mistero e di cerimonia. Lo si riconosce solo una volta passato. Bisogna quindi scusare i ragazzini dallo spirito romanzesco che si aspettano di vederlo arrivare circondato di fulmini e lampi, se non si accorgono quando arriva, quando la sua mano afferra il loro pugno sotto la loro mantellina da collegiali, con un gesto che lascerà dei segni.”
(citazione tratta dal libro)
“I frutti del Congo” è un romanzo che ho amato tantissimo. La scrittura è bella, poetica, magica, raffinata, ricca di descrizioni e metafore che lo rendono intenso, ammaliante, emozionante, unico.
Come ho già detto prima, all'inizio ho fatto fatica ad entrare nella storia e nella scrittura elegante e raffinata dell'autore, ma una volta aver metabolizzato e compreso il suo stile narrativo la lettura è diventata fluida, emozionante e coinvolgente al punto da estraniarmi completamente da ciò che mi circondava. Ho vissuto in compagnia di Dora e della sua vita fantasiosa, misteriosa e difficile. Lei, simbolo della giovinezza e del rimpianto di una felicità che nessuno ha più rivissuto.
“Mai Dora ci ha detto il suo vero nome. Non abbiamo saputo dove abitava. Non sapevamo da dove era venuta. Forse era solo un sogno del fiume. Era lì con i suoi gomiti appuntiti, le sue lentiggini e le sue storie, seduta come un cantastorie orientale. Lei suonava il flauto, noi danzavamo ai suoi piedi come pitoni inoffensivi, rapiti e percorsi, non appena apriva la bocca, da un'ondulazione magica. È stata la nostra danza e il nostro mal di mare, è stata la trance della giovinezza.
Quello che raccontava era vero? Era vero quando lo diceva. Parlava come una sonnambula; si confondeva nei suoi sogni; non aveva ancora scelto; sembrava che li mescolasse come un mazzo di carte per farne uscire il Re dopo aver imposto a sé stessa prescrizioni superstiziose.”
(citazione tratta dal libro)
Durante la lettura ho passeggiato con Fred e il suo amore per Dora. Ho partecipato ad uno degli incontri del club o a lezione al collegio. Ed ho vissuto un'esperienza dolorosa che non mi sarei aspettata, condividendo la sofferenza e il senso di perdita di Fred. Alla fine del libro mi sono ritrovata persa e con un senso di nostalgia e tristezza.
Devo ringraziare la Casa Editrice Prehistorica per avermi proposto la lettura di questo romanzo perché sicuramente da sola non l'avrei scoperto e mi sarei persa, così, una storia indimenticabile, affascinante e poetica.
I sogni si rincorrono tra le strade e le pagine di questo libro, invitandoci a viverli insieme a Fred e gli altri personaggi, ma soprattutto a perderci tra i ricordi e la nostalgia, tra la realtà e la fantasia. Ci invitano a diventare parte integrante del testo respirando a pieni polmoni la magia e la meraviglia che aleggia in tutto il romanzo.
Posso affermare con totale sincerità che rileggerò il libro ancora una volta perché vorrei approfondire la storia, scoprire cose che ad una prima lettura sfuggono sempre e, soprattutto, scoprire una parte di me che sono sicura è ancora nascosta tra quelle pagine.
“La vita ci conduce e ci delude e passa come i mulinelli del fiume sotto il ponticello dei Petits-Meuniers.”
(citazione tratta dal libro)
Accompagnate Fred durante le sue passeggiate e sostenetelo nel momento in cui perderà se stesso e la bellezza dei suoi sedici anni.
Leggete e scoprite un romanzo profondo e una scrittura unica e meravigliosa.
Buona lettura.
Marianna Di Bella
(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro.
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