venerdì 6 dicembre 2019

Recensione: "Il guardiano della collina dei ciliegi" - Franco Faggiani

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Titolo: "Il guardiano della collina dei ciliegi"

Autore: Franco Faggiani

Editore: Fazi Editore





Sulla costa nord del Giappone è situato un piccolo villaggio flagellato, in inverno, dai venti artici e dove si vive seguendo le regole della natura. Il villaggio si chiama Rausu e per molti anni è rimasto incontaminato dalla modernità, dall'inquinamento e dalla vita frenetica. La vita ha un ritmo lento e cadenzato dalla natura e dalle sue stagioni. Sulle sue alture è situato un luogo magico e sacro: la collina dei ciliegi.
Gli Yamazakura sono ciliegi selvatici di montagna resistenti al freddo e alla siccità. Sono alberi longevi, ritenuti i gran sacerdoti degli alberi. Gli Yamazakura hanno bisogno di dedizione, cura e attenzione perché possano crescere in tutta la loro magnificenza, regalando ai visitatori una vista spettacolare, soprattutto, durante il periodo della fioritura. Su questa collina, in completo isolamento, vive il guardiano dei ciliegi, colui che per anni si è preso cura degli alberi, amandoli e proteggendoli dalle intemperie, dagli animali e da qualsiasi altro fenomeno nocivo per la loro esistenza.
Yuki Kahida è il guardiano, colui che dal 1915 al 1967 ha vissuto a stretto contatto con questi gran sacerdoti. L'uomo ha vissuto, meditato, amato, sofferto e riflettuto all'ombra delle loro chiome che l'hanno sempre protetto e accompagnato nel suo percorso di vita. Ma l'uomo nasconde qualcosa che non ha mai svelato a nessuno, nemmeno a sua moglie: la sua vera identità.
Il suo vero nome è Shizo Kanakuri, originario della città di Tanama, dell'isola di Kyushu, Giappone. L'uomo ha lasciato la sua terra d'origine nel 1912 quando, appena ventenne, partecipa alle Olimpiadi di Stoccolma, rappresentando il suo paese nella maratona. Il ragazzo amava correre, era il solo momento in cui si sentiva libero e felice. Libero di essere se stesso. Libero di immergersi nella natura e non pensare a nulla.

“...ero sempre dell'idea che la corsa non fosse un motivo per competere con gli altri ma con me stesso, che fosse un'occasione per conoscere sempre più a fondo la natura e i paesaggi intorno e ritrovare la sintonia con i kami. La corsa toglie di dosso tutto quello che è superfluo, mette a nudo, evidenzia quello che si è capaci di fare in ogni momento in cui un passo sopravanza l'altro. La corsa è crudele, non offre protezione.”
(citazione tratta dal testo)

Nel 1912, Shizo era un semplice studente universitario, amante della natura, degli alberi, della botanica, della corsa e costretto dal padre a studiare economia. Una vita tranquilla, posata che cambia improvvisamente quando all'università si accorgono del suo potenziale nella corsa e viene scelto per rappresentare il suo paese nelle Olimpiadi. Il Giappone e l'imperatore fanno grande affidamento su di lui, e questo grava sulla sua anima semplice che non ha mai vissuto la corsa come competizione, ma solo come un momento di felicità e libertà tutto suo.

“Alla fine di quell'incontro mi sentii sulle spalle il peso di un masso e dentro la fragilità delle foglie quando l'autunno sta per cedere all'inverno. Il fardello incominciò ben presto a incombere anche sulla mia anima. Temevo che, come le foglie secche, anche lei si sarebbe sbriciolata.”
(citazione tratta dal testo)


Shizo non viene meno ai suoi obblighi e partecipa alla gara ma...non arriverà mai alla fine della corsa. Perché? Beh non è importante scoprire perché o cosa è accaduto, ma come ha reagito a questa disfatta che negli anni ha sempre considerato un'onta, un fallimento verso il suo paese. Una mancanza di rispetto, di onore e lealtà che non ha saputo mantenere nei confronti di se stesso e della sua nazione. Tutto questo lo fa sentire fallito e l'unica cosa che vuole è sparire, rendersi invisibile agli occhi del mondo perché ha disatteso le aspettative dell'imperatore, di suo padre e del suo paese. Inizia così un viaggio in cerca di un posto dove vivere ma, soprattutto, un viaggio dentro se stesso.
Un viaggio che lo porterà alla collina dei ciliegi, prendendosi cura di questi magnifici e imponenti alberi sacri, vivendo con loro e per loro...per rendersi conto che forse sono stati gli alberi a prendersi cura della sua anima, imparando che non è disonorevole fuggire, ma restare immobili e vedere la propria vita scorrere senza agire e fare qualcosa. Imparando che una sconfitta non è necessariamente sinonimo di fallimento, ma è solo un momento di stasi, un ostacolo da affrontare lungo il percorso della nostra vita e che ci si può sempre rialzare e ripartire per perseguire e raggiungere i propri obiettivi.

“La strada per trovare la pace interiore era fatta di piccoli passi, non privi di invisibili ostacoli su cui inciampare, di molte rinunce e di solitudine assoluta.”

(citazione tratta dal testo)

Ognuno di noi reagisce agli eventi della vita in maniera diversa, seguendo i propri tempi e affrontandoli secondo la propria indole e caratterialità, l'importante non è fermarsi ma imparare dagli eventi negativi per rialzarsi e continuare a percorrere la propria strada, raggiungendo i propri sogni, la propria meta, perché ciò che ci rende diversi dagli altri non è la realizzazione di qualcosa ma cosa siamo diventati e come abbiamo vissuto durante il percorso. E Shizo capirà che la vita ha ancora in serbo delle sorprese e che il fallimento non consiste nel non portare a termine la corsa, ma rialzarsi e riprendere a correre. Correre verso il traguardo che non ha mai raggiunto, tagliando la linea di arrivo dopo ben 54 anni. Correre per ritrovare se stesso, l'amore per la corsa, per la natura e la vita. Un amore che si respira a pieni polmoni in ogni pagina, frase e parola scritta da Franco Faggiani che ci ha regalato un romanzo intimo, delicato e riflessivo.
L'autore si è basato sulla vera storia di Shizo Kanakuri e ha costruito la trama del romanzo, usando la fantasia per creare un seguito diverso, ponendo al centro l'uomo evidenziando il suo lato intimo e riflessivo.
La lettura è fluida, piacevole, poetica e delicata. La prosa è elegante e le descrizioni sono intense e particolareggiate, in grado di regalare al lettore, non solo la sensazione di trovarsi immersi nell'animo del protagonista, ma a stretto contatto con la natura, in un rapporto sacro e di grande amore e rispetto.
La narrazione è in prima persona e la voce narrante è quella di Shizo che con calma e serenità ci accompagna all'interno dei suoi pensieri e del suo travaglio interiore che ci permette di entrare in completa empatia con lui comprendendone le sue azioni e i suoi pensieri. Un narrazione che prende la forma di un diario intimo attraverso cui scopriamo un animo sensibile, e dove spesso il silenzio è più significativo e profondo di tante parole messe insieme.
Franco Faggiani ci prende per mano e ci conduce all'interno di una cultura diversa dalla nostra, dove valori come onore, lealtà e rispetto hanno un peso e una valenza più profonda e sentita, facendoci immergere nell'atmosfera più vera del Giappone evidenziando il travaglio interiore del protagonista. Non è un romanzo tormentato o triste, al contrario emergono la gioia di vivere, l'amore per la natura e la sacralità degli alberi, la forza del silenzio, la riflessione e la comprensione di determinati insegnamenti che ci ricordano che quando accadono determinate situazioni non si può perdere tempo e dare la colpa agli altri, ma occorre prendere coscienza che sbagliare fa parte della vita e bisogna sempre rialzarsi con più forza e determinazione.
“Il guardiano della collina dei ciliegi” è un romanzo profondamente intimista, in grado di regalare al lettore molti momenti di riflessione.
Siete pronti ad accompagnare Shizo in questo percorso?
Siete pronti ad immergervi nella natura e comprendere che occorre sempre rialzarsi e correre verso i propri obiettivi? Sì?
Allora non mi resta che augurarvi buona corsa e buona lettura e mi raccomando....non è mai troppo tardi.

“Comincia dall'inizio e vai avanti fino alla fine.”

(citazione tratta dal testo)




(Marianna Di Bella)

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