mercoledì 11 marzo 2020

Recensione: "Malalai. Il viaggio di una donna lbera" - Ortensia Visconti

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Titolo: Malalai. 
Il viaggio di una donna libera
Autrice: Ortensia Visconti
Editore: Rizzoli





In bilico tra il mare e la terraferma, tra la vita e la morte.
In bilico tra il passato e il presente, tra l'essere se stessi e come gli altri ci vedono.
In bilico tra due culture, due lingue diverse, due paesi.
In bilico su un precipizio a guardare il fondo, in cerca di se stessi e della propria identità. In balia di sentimenti contrastanti, che rendono gli individui insicuri, arrabbiati, sfiduciati perché non riescono a riconoscersi in nulla. La situazione è doppiamente critica quando questa insicurezza nasce dalla consapevolezza di sentirsi fuori posto, di non riconoscersi nella cultura di appartenenza e in quella di adozione. Estranei agli occhi degli altri, della propria nazione e di se stessi.
La propria identità è divisa in due parti che non coincidono: ciò che si era non collima con ciò che si è diventati. Si tenta di trovare un giusto equilibrio, ma non è facile, perché spesso sono le persone che li circondano a non riconoscerli e accettarli. Nascono così frustrazione, incomprensione, rabbia, insicurezza. Emozioni difficili da gestire e affrontare, soprattutto se si è poco più che adolescenti, si è soli in un paese straniero dopo aver affrontato un viaggio lungo e pericoloso in mare per cercare la salvezza e la prospettiva di un futuro migliore.
È ciò che capita a Malalai, una giovane ragazza afgana di 17 anni. La ragazza arriva in Italia da sola, dopo aver affrontato il lungo viaggio della speranza per sfuggire alla guerra, che da più di vent'anni colpisce la sua amata terra. Ha affrontato molti pericoli, gli attacchi dei talebani, il viaggio in mare, tutto pur di giungere in Italia e costruire una nuova vita fatta di speranza e serenità. Ma la realtà è ben diversa da ciò che aveva immaginato e idealizzato, ma andiamo con ordine e...vedete quel barcone in mezzo al mare, in balia delle onde e di un mare capriccioso e non sempre rilassante? Ecco, su quel barcone c'è la nostra protagonista, sola e circondata da persone estranee accomunate dalla stessa disperazione, paura e voglia di sopravvivere. Terrorizzati dalla Marina Militare che potrebbe spezzare temporaneamente i loro sogni, bloccando il viaggio e riportandoli indietro, in un paese dove la loro sorte è segnata da arresti, torture e sofferenze. Ma questo non li fermerà, perché molti di loro tenteranno di nuovo la traversata in mare pur di sfuggire alla morte e alla guerra che imperversano sulle loro terre.
Malalai è lì seduta tra uomini e donne silenziosi, chiusi nel loro mondo e nei loro pensieri, ripensando a ciò che hanno lasciato, famiglie, figli, mogli, mariti, persone che amano e che non rivedranno per molto molto tempo. Anche la ragazza ha lasciato il suo cuore oltre quel mare, in una terra che ama profondamente ma da cui è dovuta fuggire per continuare a vivere. Ripensa ai profumi dei fiori, agli odori dei cibi che ama ma, soprattutto, pensa a suo padre Nur che ha fatto di tutto pur di farla scappare.
Nata e cresciuta in Afghanistan, non ha conosciuto altro che la guerra e i continui cambi di governo, alternati a dittature, occupazione russa, talebani ecc. La ragazza non ha mai conosciuto la libertà, la sua vita è sempre stata scandita dal rumore degli spari e delle bombe. Malalai non è mai stata libera di studiare, di esprimere le proprie idee, i propri pensieri. Non è mai stata libera di essere donna...di essere se stessa. Però rispetto alle altre donne, ha avuto la fortuna di crescere con un padre, professore universitario, che non le ha imposto nessun obbligo, al contrario, l'ha cresciuta insegnandole tutto ciò che poteva, dalla matematica alla filosofia, trovandole insegnanti privati che sopperissero alle sue mancanze in altre materie, rendendola libera nel pensiero e nel ragionare. Le ha insegnato l'italiano, a confrontarsi con un'altra cultura, le ha donato tutte le carte per poter avere una mente più aperta e moderna.

“Hai sofferto e sei diventata più forte. Sei viva perché ce la devi fare. Devi farcela perché in troppi sono morti, come se la vita nel nostro Paese non valesse niente. La vita per te ha un valore immenso, Malalai. Ovunque tu sia.”
(citazione tratta dal testo)

Malalai è figlia unica ed ha perso la madre quando aveva solo tre mesi. La madre era una donna particolare, anticonformista e anticonvenzionale. Sfidava apertamente i poteri alti e gli uomini vestendo come loro, guidando la moto, ribellandosi alle costrizioni dei dettami islamici. Una donna che ha seguito se stessa, vivendo liberamente e lottando strenuamente per suoi diritti di donna libera.
Una madre la cui assenza pesa gravemente sulla crescita della ragazza, infatti, sente fortemente la mancanza di gesti d'affetto, di abbracci, coccole, di un confronto femminile anche se il padre è molto attento e aperto a ogni sua esigenza, facendola crescere il più possibile libera intellettualmente e sognando per lei un vita diversa. E quando le cose si complicano, sarà il padre a decidere di farla fuggire in Italia, dandole l'indirizzo di una persona che potrà aiutarla: il maestro.

“...non ricordo la sua voce, la pressione delle sue carezze, la temperatura del suo corpo, i suoi umori, le sue cure...La mancanza è incolmabile, dà le vertigini”
(citazione tratta dal testo)

Inizia così il viaggio di Malalai verso la salvezza, la scoperta del suo passato e di se stessa. Perché ogni viaggio è sinonimo di cambiamento. Cambia la visione di se stessi e del mondo e la ragazza inizierà un percorso di trasformazione e mutamento a cui assisteremo grazie alla narrazione coinvolgente e intensa di Ortensia Visconti.
L'autrice ha costruito un romanzo equilibrato in ogni sua parte, riuscendo a inserire al suo interno molti temi seri e interessanti. In maniera semplice, diretta e comprensibile è riuscita a spiegare avvenimenti politici, culturali e religiosi complessi per chi non ha dimestichezza o una minima conoscenza della situazione afgana. Il suo modo di esporre e narrare i fatti si rivela facile, chiaro e coerente al contesto narrativo. Le sue esposizioni non sono mai pesanti, noiose o troppo difficili e questo ci permette di comprendere meglio la complessità politica e culturale dell'Afghanistan, avendo una visione più chiara sulle diatribe interne, le guerre civili, i talebani e la difficile condizione della donna, in un paese che cerca di annullare in ogni modo la sua identità, celandola al mondo intero e a se stessa. Per queste donne è sempre più difficile esprimere il proprio pensiero o decidere liberamente, costrette a obbedire alla famiglia di origine o al marito, obbligate a contrarre matrimoni con uomini più anziani. Donne oppresse, schiacciate, calpestate nei più semplici diritti. Donne la cui unica libertà acquisita è quella di dare fuoco al proprio corpo per ribellarsi a quei matrimoni combinati che non accettano. Una forma di ribellione attraverso cui gridare il proprio dolore. Bruciare se stesse, il proprio corpo, la propria vita, affidando alle fiamme la propria disperazione. Bruciare è il solo atto che le rende libere di scegliere se vivere o morire. Le fiamme diventano così il simbolo delle loro sofferenze e di quelle voci silenziose che invece si alzano forti e incandescenti. Una pratica che si sta diffondendo sempre di più e che non può non toccarci nel profondo della nostra anima e l'autrice riesce a inserire tutto questo in maniera emozionante, affrontandolo con delicatezza, sensibilità ma anche fermezza e decisione.

“Ora sei la donna invisibile,. Nessuno ti guarda, nessuno ti parla, nessuno si accorge della tua presenza tranne tuo padre. A poco a poco la tua personalità si stempera fino a sprofondare nel nulla. È una tecnica per annientarci, per renderci depresse croniche ed esorcizzare la paura che la donna provoca in loro.”
(citazione tratta dal testo)

Il libro si divide su due piani temporali, passato e presente, che si alternano tra un capitolo e l'altro svelandoci piano piano la vita di Malalai. Due piani temporali che ci aiutano a riflettere sulle diversità politiche, culturali e religiose di una nazione, ma anche sulla difficile e pericolosa condizione di vita di alcune popolazioni e sui tentativi di fuga e salvezza. Aiutandoci a immedesimarci nell'Altro, comprendendo la difficile situazione degli immigrati e le difficoltà di adattamento, di appartenenza, e spaesamento che ognuno di loro vive sulla propria pelle. Malalai è il mezzo attraverso cui comprendere tutto questo, entrando in un rapporto empatico tale da sentire il suo senso di insicurezza e paura. La ragazza si sente fuori posto sia nel suo paese che in quello di adozione che mal tollerano le sue idee moderne e libere, il suo atteggiamento e non la supportano nei suoi tentativi di adattamento. Cosa dovrebbe fare? Dividersi e non riconoscersi in nessuna delle due culture? Scegliere tra l'una e l'altra? O trovare il giusto equilibrio portando un arricchimento e una crescita personale unica?
Trovare la giusta riposta spetta a voi, io posso solo aggiungere che i personaggi sono tutti ben costruiti, ognuno con una personalità ben definita e coerente alla loro posizione nel romanzo. I tratti psicologici più interessanti sono quelli di Nur, il padre, e Malalai. La loro costruzione psicologica è un viaggio intimo nell'anima di due personaggi che conquisteranno i cuori del lettori grazie alla loro delicatezza, sensibilità e forza d'animo.
La lettura è scorrevole, elegante, leggera e intensa al tempo stesso. Una narrazione che sa colpire il lettore coinvolgendolo per tutta la durata del libro, tenendolo legato alle sue pagine dall'inizio alla fine, trasportandolo in un viaggio unico ed emozionate. Un viaggio che vi consiglio di intraprendere e, credetemi, una volta terminato non sarete più gli stessi o meglio il vostro sguardo sarà diverso e la vostra anima più ricca.


“La libertà (…) non è un traguardo, ma il percorso che s'intraprende per raggiungerla.”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!



Marianna Di Bella



(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro.

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