martedì 26 giugno 2018

Recensione: "Salvami!" - Alessandro Severi


Titolo:
"Salvami!"

Autore:
Alessandro Severi

Editore:
Casa Editrice Kimerik



Alessandro Riva è un ragazzo di vent’anni, vive in una bella casa a Cernusco sul Naviglio, vicino Milano. Le sue giornate trascorrono tra le lezioni all’università la mattina, lo studio il pomeriggio e il divertimento la sera. È un ragazzo estroverso, sicuro, strafottente, spavaldo, menefreghista, sempre pronto a sfidare tutto e tutti e ha una scarsa considerazione delle donne, le tratta come oggetti, cercandole solo per divertirsi.
Questo suo atteggiamento è in realtà una maschera dietro cui nascondersi, per affrontare meglio il mondo. Gli avvenimenti della vita, purtroppo, lo metteranno di fronte alla necessità di uscire dal suo nascondiglio, smussando e cambiando alcuni atteggiamenti del suo carattere. Perché non è mai troppo tardi per maturare e cambiare se stessi, ma lo capirà dopo un tragico avvenimento: la morte di Matteo, il fratello minore.
Una tragedia che sconvolgerà la sua famiglia e lo porterà a cercare se stesso, attraverso la conoscenza del fratello, con il quale aveva un rapporto fatto di silenzi ed esperienze non condivise.
Attraverso il romanzo, impareremo a conoscere Alessandro, Matteo e un tratto della società moderna caratterizzata da superficialità, menefreghismo e violenza.
Alessandro Severi ci mostra uno spaccato del mondo dei giovani di oggi, fatto solo di divertimento, soldi, scarsa considerazione dell’altro, della donna e con una visione sbagliata della realtà che li circonda. Ma l’autore ci mostra anche l’altra faccia della medaglia, quella caratterizzata dal rispetto, dai valori e dalla caparbietà di alcuni giovani nel voler cambiare il mondo aiutando gli altri, mettendoli al primo posto rispetto a se stessi. Combattendo la solitudine a cui la società moderna ci ha costretti a vivere, aiutando gli emarginati, gli indifesi, gli ultimi: l’altro.
L’autore ci mostra due facce contrapposte e rappresentative della società moderna. Ha tratteggiato e descritto bene, la natura complessa del protagonista. Non ha nascosto nulla del suo carattere, non ha voluto renderlo necessariamente simpatico al lettore, al contrario, il suo modo di fare lo rende antipatico e la sua strafottenza esce prepotentemente dalle pagine del testo. Del resto, anch’io ho avuto una forte avversione e antipatia per lui, non riuscendo ad affezionarmi al suo essere complicato e insicuro.
Matteo, invece, vive solo attraverso i ricordi delle persone che l’hanno amato. La sua non presenza, nel testo, è forte, potente, incisiva e si percepisce in ogni pagina, riga o frase del romanzo, avvolgendo il lettore e mostrandogli l’altra faccia della medaglia, quella dei buoni sentimenti, del rispetto degli altri, dell’amore per la famiglia, gli amici e la vita.
Unico appunto, l’eccessivo uso di parolacce nelle prime parte del testo. Vanno bene per evidenziare alcuni momenti e stati emotivi ma quando, in poche righe ne emergono un bel po’, allora la ritengo un’esagerazione e forzatura. Fortunatamente nelle pagine successive, l’uso è alquanto limitato.
Questo libro è un viaggio, un cammino verso la scoperta di se stessi. Un cammino spirituale verso la fede.
Un testo che ci ricorda quanto la vita sia breve e quanto è importante aiutare gli ultimi e gli emarginati.
Buona lettura.


(Marianna Di Bella)

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