lunedì 9 gennaio 2023

Review Party: "La bambina di Auschwitz" - Tova Friedman; Malcolm Brabant

 



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Titolo: La bambina di Auschwitz
Titolo Originale: The Daughter of Auschwitz
Autori: Tova Friedman  
                 Malcolm Brabant
Editore: Newton Compton Editori



Buongiorno lettori,

inizio questa nuova settimana con un libro intenso che mi ha fatto provare sensazioni forti e contrastanti. Dolore, rabbia, tenerezza, disgusto, terrore sono solo alcune delle emozioni vissute, perché la storia è profondamente toccante e riesce a far emozionare in alcuni passaggi, mentre in altri il sangue si gela nelle vene per la cattiveria, la freddezza e le atrocità perpetrate contro milioni di innocenti.

Un libro intenso sotto ogni punto di vista. Una voce importante che deve essere ascoltata, letta e vissuta con ogni fibra del nostro essere.

Voce narrante di questo testo è Tova Friedman, una donna di 83 anni che decide di aprire la sua anima per raccontare la sua storia. La donna affida, a noi e alle nuove generazioni, i suoi ricordi più importanti e dolorosi perché vengano tramandati e salvati dall'oblio dell'ignoranza e del negazionismo storico.

Tova Friedman è stata una delle più giovani sopravvissute al campo di sterminio nazista Auschwitz-Birkenau. Quando il lager venne liberato dai russi, nel 1945, lei aveva solamente 6 anni.

Auschwitz è impresso nel mio DNA. Quasi tutto quel che ho fatto nella mia vita dopo la guerra, tutte le decisioni che ho preso sono state plasmate dalle mie esperienze durante l'Olocausto.”

(citazione tratta dal testo)

Tova Friedman nasce nel 1938 a Gdynia, in Polonia. La sua infanzia è segnata dalla violenza e dalle atrocità perpetrate dai nazisti. Cresce ignorando cosa sia il gioco, il divertimento, la libertà.

Nel 1941, a soli tre anni, vive nel ghetto di Tomaszów Mazowiecki insieme ai suoi genitori, condividendo un piccolo appartamento con altre famiglie, sotto la stretta sorveglianza dei nazisti. Non hanno elettricità, vivono praticamente al buio, perché le finestre devono essere oscurate, lo spazio è piccolo e le condizioni igieniche lasciano a desiderare. A soli tre anni vive prigioniera, con la costante paura di vedere sparire, da un giorno all'altro, amici e parenti.

È una bambina impavida con un innato spirito di resistenza. È ubbidiente e impara presto a seguire le regole impartite dai tedeschi e, in particolare dalla madre, che farà di tutto per salvarla, insegnandole a: non guardare mai negli occhi i soldati nazisti per non scatenare la loro rabbia e cattiveria; cercare di passare inosservata e, cosa più importante, di non piangere o mostrare alcuna emozione davanti a loro per evitare ritorsioni.

La mamma sarà un grande punto di riferimento per lei in quella situazione, la proteggerà in ogni modo, nonostante il grande dolore che ha dovuto seppellire in fondo al suo cuore. La donna ha assistito alla morte di familiari e amici, e questo ha logorato in maniera significativa la sua anima.

Ricacciò tutte le sue lacrime e il suo tormento nelle profondità della sua anima per non farli uscire più.”

(citazione tratta dal testo)


Ad ogni nuovo omicidio, una lapide si cementava sulla sua anima.”

(citazione tratta dal testo)

Tova Friedman cresce assistendo, anche lei, all'uccisione di migliaia di innocenti. È costretta, insieme ai suoi genitori, a rimuovere i cadaveri, a eliminare le tracce di massacri, a smistare e inscatolare i vestiti delle persone uccise. È costretta a obbedire per sopravvivere.

La morte e la violenza sono le uniche costanti nella sua infanzia. A questi si aggiungono i continui spostamenti, dal ghetto a una fabbrica di armi e poi, alla destinazione finale: il lager di Auschwitz-Birkenau. Un nome che, ancora oggi, incute terrore e ricorda solo morte.

Tova e la madre cercano di sopravvivere a tutti i costi, perché ogni giorno vissuto in più rappresenta, per loro, un atto di ribellione contro le forze naziste. Fortunatamente ci riescono, e nel 1945 il lager viene liberato dall'esercito russo, ma se pensate che il libro finisca con la liberazione, vi sbagliate di grosso, perché l'autrice, con il suo racconto personale, ci conduce oltre la prigionia. Ci permette di entrare ancora di più nella sua vita, mostrandoci le difficoltà affrontate per reintegrarsi nella vita quotidiana, dopo le esperienze traumatiche vissute nei lager e nei ghetti. Tornare a casa, nella propria città, voleva dire scontrarsi contro un muro di diffidenza, ostilità e odio. Oppure contro la propensione di molti nel non voler ascoltare le loro tragedie, fare finta di nulla per non vedere il loro dolore e, cosa ancora più grave, cercare di dimenticare e far cadere nell'oblio della memoria le atrocità subite da milioni di innocenti.

Il suo spirito di resistenza la salverà di nuovo, infatti, questa autobiografia ne è la testimonianza. La donna ha sempre vissuto con la consapevolezza di dover vivere in maniera significativa, per onorare tutte quelle persone che sono morte durante l'Olocausto; decidendo, ad un certo punto della sua esistenza, di raccontare la sua storia a tutti, perché è fondamentale ricordare le atrocità del passato e dare voce a coloro che non possono più parlare.

Sono una sopravvissuta. E per questo ho l'obbligo del sopravvissuto: rappresentare il milione e mezzo di bambini ebrei assassinati dai nazisti...”

(citazione tratta dal testo)

Tova Friedman ci invita a leggere cercando di captare con tutti i nostri sensi la sua storia, perché solo così si può capire come e cosa ha vissuto, e credetemi, questa è una lettura in grado in far provare contemporaneamente molteplici sensazioni: dolore, rabbia, sconforto, tenerezza etc.

Le sue descrizioni sono un pugno nello stomaco, per la crudezza e la freddezza dei nazisti nel voler consapevolmente e sistematicamente sterminare un intero popolo. Ed è proprio questa sistematicità, questa determinazione e freddezza a voler togliere, in ogni modo, la vita e la dignità di milioni di esseri umani, che colpisce e toglie il fiato al lettore.

Fortunatamente, l'autrice non toglie questa dignità, al contrario, la restituisce non entrando mai nei particolari delle uccisioni o delle violenze fisiche, facendo emergere, invece, la disumanizzazione a cui sono stati sottoposti e che, personalmente, ho trovato più agghiacciante.

Leggere questa autobiografia, ha rappresentato per me un altalenarsi di emozioni, ho sofferto e mi sono arrabbiata per quasi tutto il libro e alcune descrizioni mi hanno toccata in maniera particolare, come ad esempio il racconto del viaggio in treno di Tova e sua madre, per raggiungere il lager di Birkenau. Un viaggio disumano, 36 ore in piedi, incastrate con altre centinaia di donne, senza potersi muovere o sedere, senza acqua e con un caldo soffocante. Erano affamate, disidratate, terrorizzate e umiliate. Questa è stata una delle parti che più ha segnato la mia lettura, perché ho percepito distintamente quell'umiliazione e, al tempo stesso, mi sono sentita completamente inerme davanti a tale atrocità. Non vi racconterò altri episodi perché, farlo vorrebbe dire, anticiparvi troppo togliendovi la possibilità di percepire il libro seguendo le vostre personali sensazioni.

Si nutrivano della nostra debolezza.”

(citazione tratta dal testo)

“La bambina di Auschwitz” è un'autobiografia piena di emozioni, storie, avvenimenti. Tova Friedman si considera una narratrice, non una scrittrice, per questo motivo ha chiesto l'aiuto dell'inviato di guerra, Malcolm Brabant per la stesura del testo. Grazie a un'attenta ricostruzione storica, ai documenti e ai ricordi dell'autrice, il giornalista è riuscito a realizzare un testo scorrevole e leggibile.

Il tatuaggio è la mia dichiarazione di testimonianza. Ero lì. Avevo visto quello che era successo.”

(citazione tratta dal testo)

È doloroso far riaffiorare i ricordi del passato, in particolare, le atrocità, le violenze subite, per questo ringrazio personalmente l'autrice per aver condiviso la sua vita, le sue sofferenze e i suoi ricordi.

«Ricorda», le disse la mamma quando lasciarono Birkenau da donne sopravvissute e libere.

«Ricorda», ripeto a me stessa e a voi.

Buona lettura


Marianna Di Bella



(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro

giovedì 5 gennaio 2023

Recensione: "Lettere da Babbo Natale" - J.R.R. Tolkien

 

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Titolo: Lettere da Babbo Natale

Autore: J.R.R. Tolkien

Editore: Bompiani




Quante letterine abbiamo scritto a Babbo Natale, durante la nostra infanzia, per chiedere quei giocattoli che desideravamo trovare sotto l'albero, la mattina di Natale? Tante. Ognuna era particolare e speciale perché raccontava la nostra infanzia.

Ricordo ancora i momenti dedicati alla scrittura della letterina; erano per me magici e intensi, prendevo un foglio pulito, una bella penna e davo sfogo alla scrittura riversando su quella pagina i miei sogni di bambina. Scrivevo a Babbo Natale come se fosse qualcuno di famiglia, una sorta di nonno gentile, accudente e comprensivo, anche quando non sempre mantenevo il buon proposito di fare la brava, studiare etc. ma ammettiamolo, chi riusciva a mantenere quelle piccole promesse? Nessuno, però, che meravigliosa sorpresa sarebbe stato ricevere una sua lettera, una risposta alle nostre domande e ai nostri pensieri. Probabilmente sarebbe stato il regalo più bello tra tutti quelli ricevuti, perché ci avrebbe dato l'idea di avere un rapporto unico, speciale e magico. Un sogno bellissimo che, personalmente, avrei voluto vivere; ma so che qualcuno è riuscito a realizzare questo sogno, grazie a un padre e scrittore famoso, che ha regalato ai suoi figli la possibilità di colorare, ulteriormente, la loro infanzia, con ricordi unici e meravigliosi.

Sto parlando di J.R.R. Tolkien e dei suoi figli John, Michael, Christopher e Priscilla.

Le prime lettere iniziarono ad arrivare in casa Tolkien nel dicembre del 1920, perché il primogenito dello scrittore aveva posto alcune domande al padre riguardante la figura di Babbo Natale: com'è? Dove vive?

J.R.R, Tolkien pensa bene di lasciare il compito di spiegare, al diretto interessato, facendogli scrivere una lettera di risposta. Babbo Natale risponde a John, il primogenito, parlando di sé, allegando a questo breve messaggio immagini che rappresentano lui e la sua casa, dando, così, la possibilità al bambino di avere una visione vera della sua identità e della sua vita.

Prende così inizio una corrispondenza che durerà negli anni, accompagnando l'infanzia e i natali di tutti i figli fino all'ultimogenita Priscilla.

Le lettere arrivano nei modi più strani e in tempi sempre diversi. A volte le consegna il postino con affrancature del Polo Nord, altre volte compaiono misteriosamente in casa dopo la visita di Babbo Natale.

All'inizio le lettere sono brevi e si limitano a semplici informazioni sulla sua vita quotidiana, sulla casa e il lavoro. Poi piano piano, diventano più lunghe e dettagliate, con racconti di disavventure divertenti, a volte inquietanti, oppure di battaglie epiche contro i goblin che tentano di rubare tutti i regali destinati ai bambini.

Le lettere raccontano dei suoi amici, degli Elfi della Neve, gli Uomini di Neve, gli Gnomi Rossi o dell'Orso Bianco del Polo Nord, suo primo e principale assistente. Un burlone, sbadato e pasticcione che movimenta la sua vita combinando una marea di guai, uno più stravagante dell'altro.

L'Orso Bianco non è un personaggio passivo all'interno del testo, perché partecipa attivamente alla scrittura delle lettere lasciando messaggi ai ragazzi e commentando con frasi e pensieri ironici, creando, in questo modo, dei siparietti divertenti con Babbo Natale.

J.R.R. Tolkien è riuscito a rendere tutto reale e meraviglioso. Ha curato ogni particolare, la consegna, l'affrancatura e, in particolare, la scrittura. Ogni personaggio che interviene, scrivendo o lasciando un commento nelle lettere, ha una calligrafia particolare e riconoscibile. Babbo Natale, ad esempio, scrive in maniera tremolante a causa del freddo e della vecchiaia. Orso Bianco, invece, scrive in maniera sgrammaticata perché non conosce la lingua inglese ma solamente quella artica, e il suo tratto è spesso e marcato, perché con le sue grandi zampe non riesce a tenere bene la penna. L'elfo segretario, infine, ha una scrittura particolare, diversa dagli altri, è più elaborata, elegante.

Tutti questi piccoli e importanti accorgimenti, rendono tutto credibile e magico.

J.R.R. Tolkien è riuscito, anche con questo testo, a far emergere la sua bravura, la bellezza della sua scrittura con avventure che fanno sognare a occhi aperti, desiderando fortemente di essere al fianco di Babbo Natale e di Orso Bianco e vivere le loro avventure/disavventure. Devo però avvertire che, la lettura di questo testo, potrebbe lasciare, in alcuni adulti, un pizzico di malinconia e tristezza, perché il libro oltre a farci sognare, ci riporta indietro alla nostra infanzia ma anche a quell'inevitabile passaggio che conduce all'adolescenza quando tutto smette di essere magico, soprattutto, Babbo Natale. Leggerlo nel libro, durante le varie fasi di crescita dei figli di Tolkien, ci fa avvertire ancora di più quel senso di nostalgia e tristezza per un periodo passato e che forse, ad oggi, vorremmo vivere ancora un po', giusto il tempo per accantonare un attimo alcuni problemi della vita quotidiana, tornare bambini, credere a Babbo Natale e vivere con lui grandi avventure.

Leggere questo libro è un regalo per i ragazzi e per quegli adulti che non hanno smesso di credere alla magia di Babbo Natale.

Buona lettura!


Marianna Di Bella