lunedì 28 settembre 2020

Recensione: "Il valzer lento delle tartarughe" - Katherine Pancol

 

il valzer lento delle tartarughe, recensione, secondo volume, trilogia, libri il nostro angolo di paradiso, mdb, parigi, josephine

Titolo: "Il valzer lento delle tartarughe"

Titolo Originale: "La valse lente des tortues"

Autrice: Katherine Pancol

Editore: Dalai Editore





Vi ricordate Joséphine Cortès, la protagonista del libro “Gli occhi gialli dei coccodrilli”? Sì? Bene. Joséphine è tornata e ci apre una finestra sulla sua vita, dandoci la possibilità di scoprire cose è avvenuto dopo la fine del primo libro della trilogia scritta da Katherine Pancol.

Avevamo lasciato la donna alle prese con il raggiungimento di un certo benessere economico, un riscatto personale come donna, figlia, sorella, madre etc. una parziale crescita che ci aveva fatto sperare in un miglioramento, almeno psicologico. Un miglioramento che...e no, è ancora troppo presto per svelare la storia, andiamo con ordine e scopriamo che la donna è alle prese con la sua nuova vita, la relazione con Luca, il trasferimento in un altro quartiere parigino, la conoscenza dei nuovi vicini di casa e la scrittura di un secondo libro. Le figlie stanno crescendo e ognuna cerca la propria strada, Hortense, la primogenita, si è trasferita a Londra per studiare moda. Shirley, la migliore amica di Joséphine, e suo figlio hanno lasciato Parigi e si sono trasferiti, anche loro, nel Regno Unito.

La vita della donna sembra tranquilla e serena, ma qualcosa inizia a turbare la sua esistenza, portando scompiglio anche nel quartiere, perché una serie di misteriosi omicidi si rincorrono non solo tra le vie parigine ma anche all'interno di questo libro.

Chi è il serial killer? Cosa nasconde dietro questi omicidi? Com'è la nuova vita di Joséphine? Ha veramente trovato la serenità e la sicurezza che tanto ha cercato e raggiunto nel primo libro?

Se vi aspettate un passo in avanti nella sua evoluzione come personaggio e donna, beh mi spiace deludervi ma questo non avviene, anzi sembra di tornare indietro di trecento passi. Joséphine è di nuovo insicura, non si sente a proprio agio nel suo nuovo ruolo di scrittrice di successo, si sente vuota, ma soprattutto sente di non esistere e che tutte le sue emozioni le scivolano addosso, lasciandola priva di ogni sensazione. Sente di essere diventata di nuovo una comparsa nella sua vita, dove gli altri vanno avanti nel proprio percorso esistenziale, mentre lei rimane ferma al punto di partenza. Bloccata dall'insicurezza e dalla paura.

Invecchiamo quando ci rinchiudiamo, quando rifiutiamo di vedere, di sentire, di respirare.”

(citazione tratta dal testo)

Lei è ferma e a noi sembra di essere tornati al principio della trilogia, quando nel libro precedente abbiamo conosciuto una donna insicura e succube delle angherie dalla famiglia e di tutte le persone che la circondano, pronte a sfruttare la sua bontà per raggiungere i propri comodi e tornaconti personali. Un passo indietro che mi ha profondamente infastidita, perché sembra di leggere anzi rileggere, una storia già nota.

Il libro è scritto bene ma per me è stato l'ennesima delusione. Lo so, sicuramente vi starete chiedendo “Se non ti è piaciuto il primo libro perché ti sei ostinata a leggere anche il secondo?”. Per due motivi, anche un po' banali: il primo è che ho cercato di dare a questa scrittrice un'altra possibilità e secondo perché ho comprato la trilogia completa e non riesco a lasciar andare via dei libri senza averli prima letti.

Come avrete già intuito anche questo secondo testo non mi ha entusiasmata. I personaggi sono tanti, poco caratterizzati, stereotipati, insopportabili e noiosi. Personaggi che non evolvono a livello psicologico, sembrano sempre fermi allo stesso punto, anche quando sembra che ci siano dei cambiamenti, invece, tornano a compiere sempre gli stessi errori. Alcuni di loro li ho trovati inutili perché non aggiungono nulla alla trama se non ulteriori pagine da leggere rendendo la lettura ancora più lenta e noiosa.

La storia è inverosimile, in particolare alcuni episodi e passaggi, come ad esempio la relazione con Luca, dopo un anno i due personaggi continuano a darsi del lei come se fossero due estranei, ma stiamo scherzando?!?!?! Oppure l'avvicendarsi della serie di omicidi che spaventano tutti gli abitanti del quartiere, ad eccezione di Joséphine che è relativamente preoccupata, perché persa dietro l'amore e i relativi problemi; per non parlare della eccessiva genialità di Junior che già a pochi mesi di vita, ragiona e si comporta come un adulto. No, decisamente inaccettabile.

Le vicende dei personaggi sono slegati tra di loro e non hanno un filo conduttore e tutto questo rende la lettura poco credibile e irreale. Il finale, inoltre, è poco approfondito e dopo 600 pagine ci si aspetta qualcosa in più.

Peccato perché il romanzo è caratterizzato da temi interessanti, come ad esempio, l'autostima, l'importanza di accettarsi e amarsi per quello che si è, pregi e difetti compresi o la necessità di sentirsi amati e accettati non solo per lo status sociale. Temi che affrontati in maniera più approfondita e con un certo spessore narrativo e strutturale, avrebbero arricchito la trama , regalandole maggiore intensità e profondità, invece, tutto rimane superficiale.

Un romanzo che ho trovato noioso, prolisso, ricco di elementi e personaggi che non apportano nulla di nuovo alla trama. 600 pagine che contengono troppi personaggi, luoghi comuni, eventi, troppe storie e inutilità.

Ignorare è la cosa peggiore (…) Non si può ignorare per tutta le vita, c'è sempre un momento in cui la verità ci raggiunge e ci obbliga a guardarla in faccia.”

(citazione tratta dal testo)

Come sempre lascio a voi la scelta se leggere il libro avventurandovi tra le trame della vita di Joséphine.

Buona lettura!



(Marianna Di Bella)

mercoledì 23 settembre 2020

Recensione: "Con te fino alla fine del mondo" - Nicolas Barreau

 

con te fino alla fine del mondo, recensione, mdb, libri il nostro angolo di paradiso, lettera d'amore, parigi,

Titolo: "Con te fino alla fine del mondo"

Titolo Originale: "Du Findest Mich Am Ende Der Welt"

Autore: Nicolas Barreau

Editore: Feltrinelli



Viviamo in una società moderna basata sulla comunicazione veloce, interattiva, multimediale e al tempo stesso fredda e distaccata, dove l'interazione diretta, il contatto umano si perdono tra le maglie della rete web.

Entriamo in contatto con tutto il mondo con un semplice clic ma, in realtà, siamo soli davanti al computer. Ci nascondiamo dietro i monitor, isolati e distaccati dal mondo reale, perdendo di vista il contatto semplice e diretto con l'altro. Ci nascondiamo a noi stessi e all'altro, celando le nostre emozioni e i nostri sentimenti. Perdendo la capacità di leggere gli sguardi, i piccoli gesti, le espressioni che ci aiutano a comprendere gli atteggiamenti e le azioni degli altri.

Ci priviamo della bellezza delle emozioni dietro l'attesa di una parola scritta, dei primi incontri, di un sorriso.

Ci priviamo del piacere di scrivere una lettera d'amore, riversando su di essa le parole che esprimono le nostre emozioni e la speranza che possano giungere alla persona che ha rapito il nostro cuore e la nostra anima, aspettando con impazienza una risposta.

Quanta trepidazione in attesa di quelle lettere che il postino faceva cadere nella cassetta, riempiendola di emozioni e amori da svelare, ma ormai, riceviamo solo bollette e volantini.

Come reagireste alla visione di una lettera scritta a mano nella vostra cassetta?

Jean-Luc Champollion, il nostro protagonista, rimane sbalordito alla vista della busta azzurro pallido che emerge dalla sua cassetta postale. La apre e...fuoriescono parole d'amore che inondano i suoi pensieri avvolgendolo in un caldo abbraccio. Parole che colpiscono la sua anima accendendo la sua curiosità. Una lettera firmata semplicemente “La Principessa”.

Chi si cela dietro questo nome?


"Vi stare chiedendo chi è che vi scrive. Non ve lo dirò. Non ancora.
Rispondete a questa lettera, Lovelace, e provate a scoprirlo! Forse vi aspetta un'avventura amorosa che farà di voi l'uomo più felice di Parigi.
Ma devo avvisarvi, mio caro Duca: non mi avrete con la stessa facilità delle altre.
Vi sfido dunque al più  tenero dei duelli e sono curiosa di vedere se accetterete questa mia piccola provocazione..."
(citazione tratta dal testo)

Jean-Luc accetterà la sfida? Riuscirà a superare la cocente delusione vissuta ai tempi della scuola, quando innamorato della sua compagna Lucille, le scrisse una lettera d'amore ricevendo solo derisione e prese in giro?

A voi scoprirlo, lasciandovi conquistare dallo scambio epistolare tra La Principessa e il nostro protagonista. Parole e pensieri che vi condurranno tra le strade e i quartieri di Parigi, respirando l'atmosfera romantica e misteriosa che si cela dietro ogni missiva. Messaggi che, non solo accenderanno la vostra curiosità, ma vi faranno scoprire una storia gradevole e leggera.

Un romanzo piacevole che vi terrà compagnia per un pomeriggio tranquillo e sereno, ma niente di più.

La storia è semplice, leggibile, a volte banale. La trama, pur non essendo originale, è scorrevole e la scrittura leggera renda tutto più lieve: l'atmosfera, la ricerca, i pensieri.

Interessanti sono gli scambi epistolari tra i due personaggi. Scambi di pensieri e opinioni frizzanti e mai noiosi.

Ho trovato il personaggio e l'atteggiamento di Jean-Luc superficiale, infatti, si perde nei dettagli, a volte insignificanti e non va oltre la superficie. Non si ferma a osservare con attenzione i particolari e le sfumature delle parole e dei messaggi che potrebbero condurlo direttamente alla scoperta della vera identità dell'ammiratrice segreta. Questo suo modo di fare, lo porta spesso a fraintendere alcuni significati portandolo fuori pista.

Ho trovato inverosimile e superficiale anche il suo veloce e istantaneo innamoramento, quando alla fine scopre la vera identità della principessa. Una donna a cui non ha mai prestato molta attenzione, ma di cui si innamora perdutamente appena scopre chi è...mah, per me rimane poco credibile, ma questa è solo la mia opinione.

Il finale è troppo veloce e sbrigativo e non rende giustizia alla storia, ma la lettura rimane, comunque, piacevole e leggera.

Chi diavolo era quella Principessa che con parole meravigliose mi prospettava dolci avventure amorose e al tempo stesso mi bacchettava come fossi un ragazzino e aspettava una mia risposta porgendomi i suoi migliori saluti?”

(citazione tratta dal testo)


Un libro che piacerà molto a chi ama le storie romantiche.
Un libro adatto a chi ha bisogno di leggerezza.
Un libro che lascio a voi scoprire.

Buona lettura!



(Marianna Di Bella)

lunedì 21 settembre 2020

Recensione: "Aspettami fino all'ultima pagina" - Sofía Rhei

 

recensione, mdb, libri il nostro angolo di paradiso, terapia libri,

Titolo: "Aspettami fino all'ultima pagina"

Titolo Originale: "Espérame en la última página"

Autrice: Sofía Rhei

Editore: Newton Compton Editori



In un piccolo e accogliente appartamento parigino, vive Silvia, la protagonista di questo romanzo. La donna è sdraiata sul divano e pensa disperata agli ultimi tre anni della sua vita persi dietro un uomo che ha amato appassionatamente e con cui ha vissuto una relazione altalenante, fatta di momenti umilianti, tristi, solitari, ma anche felici e passionali. Una relazione che l'ha trasformata, cambiata nel profondo, rendendola insicura.

Sdraiata su quel divano, pensa a come, per l'ennesima volta, Alain l'abbia illusa, facendole credere che finalmente fosse arrivato il momento giusto per lasciare la moglie e vivere la loro relazione alla luce del sole, ma l'uomo, come al solito, si è vigliaccamente nascosto dietro bugie e fughe pur di non prendersi la responsabilità di dire la verità alla moglie e porre fine al matrimonio. L'unica a soffrire di questa situazione è Silvia, che si ritrova a piangere per un uomo che l'ha sempre e solo usata, modellandola a suo piacimento, cercandola nei ritagli di tempo, rendendola triste e insicura.

Gli hai dato il tuo tempo, il tuo affetto e il tuo entusiasmo. Non puoi permettergli di prendersi tutta la tua vita. Se gli dai tutto, ti concedi troppo e dopo rimani vuota.”

(citazione tratta dal testo)

Silvia non crede più in se stessa, ha messo in secondo piano la sua vita per dedicarsi ad Alain e questo le ha fatto perdere di vista i suoi sogni e la sua felicità. Ha bisogno di aiuto per ritrovare la giusta direzione, visione del mondo e di sé, per questo Isabel, la sua migliore amica, le consiglia di di andare da un terapeuta che possa aiutarla a ritrovare il giusto equilibro psicofisico. Un terapeuta alternativo che utilizza i libri come cura per lenire le sue sofferenze e che l'aiutino a leggere meglio se stessa, riportando alla luce la sua vera essenza.

Dopo molte indecisioni, Silvia accetta di prendere un appuntamento e...da qui inizierà il suo percorso di consapevolezza, accettazione e cambiamento. Un percorso difficile, perché gli ostacoli da affrontare saranno tanti, in particolare il ritorno di Alain.

Cosa succederà? Per saperne di più vi basterà continuare la lettura, io mi fermerò qui per due motivi: il primo è che non voglio anticiparvi nulla e secondo, perché il libro non mi è piaciuto.

La sinossi del romanzo promette una storia emozionante in cui la crescita personale, l'accettazione di sé avviene attraverso una terapia basata sul potere dei libri. Questo dovrebbe essere l'elemento portante su cui poggia tutta la struttura narrativa, invece, non è così perché i libri non sono posti al centro della trama, ma fanno da sfondo, messi in disparte per dare ampio spazio ai lunghi e noiosi pensieri della protagonista.

Silvia è una donna problematica e a volte contraddittoria, le cui paure ad andare oltre le prime conoscenze, la spinge a una relazione con un uomo sposato perché, inconsapevolmente, sa che non sarà mai libero per lei e per condividere un futuro insieme.

La vita offre tanti inizi affascinanti, esordi possibili di storie incredibilmente promettenti. Ma pochissimi di questi inizi si svilupperanno in una trama e ancor meno avranno un finale all'altezza. L'unico modo per guarire dagli inizi era trovare, o costruire, un proseguimento altrettanto accattivante. E questo poteva farlo soltanto il lettore, cioè lo spettatore della vita. Se stessa.”

(citazione tratta dal testo)

Sofía Rhei ha creato una trama banale, noiosa, con un finale che con lega con tutta la storia e che non ho apprezzato. La storia è piena di stereotipi, luoghi comuni, come ad esempio il classico triangolo amoroso “lui, lei e l'altra”, intrecciati in un rapporto altalenante in cui lui tratta l'amante come un oggetto, sottomettendola e cercandola a suo piacimento e lei che acconsente ai suoi comportamenti irrispettosi, con fare patetico e pedante.

Silvia, la protagonista, è noiosa, patetica, non ha amor proprio e impara poco dai suoi sbagli. Lei come gli altri personaggi sono poco costruiti, psicologicamente e caratterialmente. Le loro caratteristiche sono descritte sempre in modo approssimativo e mai in maniera esaustiva, così come le descrizioni di eventi, episodi o elementi che risultano superficiali e generici. L'autrice, ad esempio, non spiega alcuni passaggi e accenna ad alcune tematiche serie e importanti e non dedica il giusto spazio per approfondire in maniera adeguata determinati argomenti. Sono del parere che se si decide di scrivere di alcuni temi, ci deve essere anche una spiegazione seria e approfondita e non approssimativa e leggera.

I dialoghi sono superficiali e infantili, spesso sembra che siano due adolescenti a parlare e non due persone adulte.

«Non dimenticare il passato,, ma non permettere che ti faccia male. Trasformalo in saggezza, non in sofferenza. Non avere timore del futuro: “Sei lo specchio dei tuoi stati d'animo”»

(citazione tratta dal testo)

Un libro deludente da cui mi aspettavo molto, soprattutto, la parte riguardante l'uso dei libri come terapia per lenire le sofferenze del cuore e dell'anima. Una parte poco sviluppata e a cui è stata dedicato poco spazio e solo nella parte finale della storia.

Un libro che non ho apprezzato e che non rileggerei, ma lascio a voi decidere se leggerlo o meno.

Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)


venerdì 18 settembre 2020

Recensione: "Le amiche di Jane" - Annalisa De Simone

le amiche di jane, recensione, libri il nostro angolo di paradiso, mdb, jane austen, analisi critica, innamoramento,

 Titolo: "Le amiche di Jane"

Autrice: Annalisa De Simone

Editore: Marsilio Editori




Amate i libri di Jane Austen?

Amate la sua scrittura ironica, acuta e sensibile?

Volete leggere un testo che analizza le sue opere regalandovi un altro punto di vista?

Bene, allora mettetevi comodi perché avete trovato il libro che risponde alle vostre domande.

Annalisa De Simone è una giovane scrittrice che ha saputo coniugare la sua scrittura profonda con la passione per i romanzi di Jane Austen, analizzando i libri e donandoci una prospettiva diversa e accattivante.

L'autrice ha studiato i personaggi dei romanzi, soprattutto femminili, intrecciando le loro storie con le vicissitudini della sua vita e di quella delle sue amiche, donandoci una chiave di lettura alternativa, mostrandoci la modernità di Jane Austen nel raccontare e descrivere la società dell'epoca, i comportamenti sociali dei personaggi equiparandoli alla società di oggi, evidenziando, in particolare alcuni temi come ad esempio: gli incontri, la fase dell'innamoramento, l'amore ecc. Temi sempre attuali che interessano e attirano le donne di ogni epoca e ceto sociale.

I personaggi femminili di Jane Austen sono donne imperfette che inciampano lungo il percorso della loro esistenza commettendo degli errori. Donne che, tratteggiate dalla penna e dallo sguardo acuto, attento e sensibile di zia Jane, sbagliano come qualsiasi essere umano, ma hanno la forza e la caparbietà di rialzarsi, pronte a riprendere il loro cammino, consapevoli dell'errore commesso, maturando emotivamente e affettivamente, perché sbagliare significa crescere. Questa nuova prospettiva diventa una chiave di lettura alternativa e interessante che ci permette di leggere e comprendere meglio noi stessi e gli altri, perché gli anni passano, la società cambia ma alcuni atteggiamenti e situazioni rimangono sempre gli stessi, come ad esempio l'incontro e l'amore.

Annalisa De Simone esamina, in modo particolare, il romanzo “Orgoglio e Pregiudizio”, effettuando un'analisi critica e importante, scrivendo con leggerezza e ironia, presentandoci esempi di vita e incontri quotidiani, spiegandoli attraverso i personaggi letterari di Jane Austen, come ad esempio l'attenta analisi degli uomini attraverso il raffronto dei personaggi di Mr Darcy e Wickham. Anche le donne hanno i loro esempi e termini di paragone come Elizabeth Bennet, Emma, Anna o personaggi minori come Lydia Bennet che simboleggia tutte quelle persone immature che sbagliano continuamente fregandosene delle conseguenze delle loro azioni, rimanendo statiche nella crescita personale, affettiva e psicologica.

I personaggi esaminati diventano, così, uno specchio entro cui riflettersi, trovando punti in comune con le nostre storie e il nostro vissuto, aiutandoci a comprendere meglio noi stessi e gli altri.

“Le amiche di Jane” è un testo che ogni lettore e amante dei libri di Jane Austen dovrebbe leggere e scoprire.

Un testo interessante e accattivante che aggiunge un ulteriore tassello alla conoscenza e analisi dei romanzi di zia Jane.

Un libro che vi consiglio di leggere.

Buona lettura!




(Marianna Di Bella)



Prodotto fornito dalla casa editrice Marsilio Editori

mercoledì 16 settembre 2020

Recensione: "Gli occhi gialli dei coccodrilli" - Katherine Pancol

 

gli occhi gialli dei coccodrilli, les yeux jaunes des crocodiles, recensione, libri il nostro angolo di paradiso, mdb, paura

Titolo: "Gli occhi gialli dei coccodrilli"

Titolo Originale: "Les yeux  jaunes des crocodiles"

Autrice: Katherine Pancol

Editore: Dalai Editore



Spesso dubitiamo di noi stessi e delle nostre capacità. Ci lasciamo abbattere dal giudizio degli altri e da quello più pericoloso e distruttivo: il nostro.

Permettiamo alla paura di prendere il sopravvento su noi stessi, guidando e influenzando le nostre scelte, il nostro modo di vedere le cose e il mondo che ci circonda. La paura diventa una gabbia da cui difficilmente riusciamo a venire fuori. Una gabbia che si restringe sempre di più ogni volta che le permettiamo di influenzarci, fino a quando non accade qualcosa, spesso un cambiamento impercettibile, che inizia a modificare il nostro modo di relazionarci e vederci. Un piccolo cambiamento che, come una goccia d'acqua, inizia a corrodere la gabbia che ci circonda, rendendoci liberi di conoscere meglio noi stessi, imparando ad apprezzare le nostre capacità e vivere finalmente liberi.


È quando avrai identificato questa paura, proprio questa paura che sta all'origine di tutte le altre, che non avrai più paura di niente e potrai finalmente diventare te stessa.”

(citazione tratta dal testo)


Josephine ha una vita apparentemente tranquilla. È sposata con Antoine, ha due figlie adolescenti e lavora presso il CNR, studiando le donne del XII secolo. È una donna tranquilla, altruista, sempre pronta ad accontentare gli altri, dando la precedenza ai loro problemi che non a se stessa, ma è anche insicura, dubita spesso di sé e delle sue capacità.


Ho paura, ho paura di tutto, sono una bolla di paure...”

(citazione tratta dal testo)


Josephine è una donna che non vede il male che la circonda e la cattiveria delle persone che si approfittano della sua bontà. Purtroppo è circondata da una famiglia che non fa altro che denigrarla e prenderla in giro perché non aderisce perfettamente all'idea di vita che guida la madre, la sorella, la figlia adolescente o il marito. Personaggi che danno più importanza al denaro, al successo, alla bellezza esteriore, alla superficialità della vita, piuttosto che alla bellezza interiore delle persone, fatta di buoni sentimenti e gesti rispettosi ed educati. Ma quello creato dalla famiglia è un castello costruito su basi inesistenti e poco solide che cederanno, poco a poco, sotto il peso dell'egoismo e della superficialità dei personaggi. Josephine è costretta ad aprire gli occhi e agire, così per prima cosa caccia di casa il marito che la tradisce e...il romanzo di Katherine Pancol prende vita presentandoci, non solo la nostra protagonista ma, tutta una serie di personaggi che si alterneranno durante il romanzo mostrandoci la loro storia e il loro modo di pensare e agire.

Un libro da cui mi aspettavo molto di più ma che ho trovato noioso, ripetitivo, poco incisivo. Durante tutta la lettura non c'è stato momento in cui mi sia sentita coinvolta o presa dalla storia. Tutto è piatto e noioso. I personaggi li ho trovati odiosi e di alcuni ne avrei fatto a meno, perché non aggiungono nulla alla trama se non ulteriori pagine da leggere e su cui annoiarsi. Noiosa è anche la protagonista, perché va bene non avere il coraggio di agire e fare alcune cose, di non sentirsi adatti ad alcune situazioni, ma 500 pagine in cui la donna non fa altro che essere il tappetino di tutti, è veramente pesante.

Un romanzo che non regala nulla in termini di crescita personale, ma ruota sempre intorno ai soldi, alla superficialità, all'apparenza, pochi sentimenti e tanto...troppo egoismo.

Un romanzo che non rileggerei ma, come sempre, sta a voi decidere se leggerlo o meno.

Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)


lunedì 14 settembre 2020

Recensione: "Il figlio dell'italiano" - Rafel Nadal

 

il figlio dell'italiano, recensione, el fill de l'italia, mdb, libri il nostro angolo di paradiso, seconda guerra mondiale, spagna, amore, identità, radici

Titolo: "Il figlio dell'italiano"

Titolo Originale: "El fill de l'Italia"

Autore: Rafel Nadal

Editore: DeAgostini

DeA Planeta Libri



Sentirsi diversi, incompresi, insoddisfatti della propria vita e di se stessi.

Sentirsi incompleti, come se mancasse un pezzettino di puzzle a mostrare la nostra esistenza, il nostro essere più profondo, la nostra storia. Una storia che ci ricorda chi siamo, dove andiamo e, soprattutto, da dove veniamo, perché è solo ricostruendo il nostro passato che possiamo conoscere e comprendere meglio noi stessi e le nostre radici. Radici che ci identificano come parte integrante della nostra famiglia. Quella stessa famiglia che amiamo, ma in cui molti non si riconoscono pienamente o almeno è quello che capita al protagonista di questo testo.

Mateu è nato e cresciuto in una famiglia che non ha mai sentito pienamente sua e in cui non si è mai identificato, sentendosi spesso fuori posto.

Dopo la morte della madre, Mateu decide che è giunto il momento di scoprire la vera identità del padre. Per rispetto della donna e, per il suo carattere ombroso, riservato e schivo non ha mai chiesto spiegazioni su quelle voci che lo additavano come “figlio dell'italiano”.

Voci che hanno segnato e influenzato la sua infanzia e la sua vita.

Voci che hanno fatto emergere le sue insicurezze e i suoi dubbi, evidenziando in maniera preponderante le differenze caratteriali e fisiche tra lui e i membri della sua famiglia.

Una famiglia violenta, piena di rabbia.

Una famiglia caratterizzata da litigi, urla, povertà e miseria.

Una famiglia che non rispecchia il suo modo di essere: riservato, rispettoso, taciturno.

Una famiglia a cui si ribella sin da piccolo, comportandosi in maniera diversa, lavorando e mettendo da parte i soldi guadagnati, non solo per aiutare la madre, ma anche per creare un futuro economico più stabile e tranquillo. Soldi che puntualmente deve utilizzare per pagare i debiti che il padre e i fratelli lasciano in giro, fregandosene degli altri e delle conseguenze delle loro azioni.

Mateu non ama litigare e dimostra subito a tutto il paese di essere un gran lavoratore e questi due elementi lo aiuteranno a emergere e a conquistare la fiducia e il rispetto dei compaesani. Piano piano riesce a costruirsi la sua tranquillità familiare, ma il tarlo sulle sue origini accompagnerà la sua esistenza, sino a quando non si sentirà pronto per affrontare un passato a lui sconosciuto, ed è solo allora che darà il via alle ricerche.


“Sono incompiuto, non so se mi spiego. Dicono che le cose hanno un principio e una fine, ma per me non sarà così. Quando morirò, rimarrà di me una storia incompleta. Ci ho messo molto a muovermi e adesso forse è tardi: se non ha un inizio, la mia storia non avrà neanche un finale. Ma non so che pensare. Dopo aver cercato tanto, è possibile che tutto finisca nel nulla?”

(citazione tratta dal testo)


È troppo tardi per scoprire le sue origini?

È realmente pronto per scoprire la verità sull'identità del vero padre?

Mateu ha pochi indizi da cui partire per iniziare la sua ricerca, le uniche informazioni a sua disposizione si basano sulle voci che negli anni sono girate in paese. Voci che lo indicavano come figlio di un soldato italiano che, durante la seconda guerra mondiale, era internato in regime di semi libertà e che si faceva lavare i vestiti dalla madre di Mateu, permettendole di guadagnare qualche soldino per sfamare i figli.

Il soldato italiano era sopravvissuto all'affondamento della nave Roma colpita, al largo della costa sarda, dall'esercito tedesco dopo la firma dell'armistizio e che rendeva l'Italia il nemico da abbattere e annientare. I pochi sopravvissuti all'immensa tragedia, vennero accolti e internati in alcuni paesi spagnoli, come ad esempio Caldes, il luogo natio di Mateu.

È il giovane soldato italiano il vero padre di Mateau?

Come è nata la storia tra lui e la madre?

Perché non l'ha mai riconosciuto?

Sapeva della sua esistenza?

Queste e molte altre domande si alterneranno e si formeranno nel lettore che cercherà le risposte nel libro e tra le pieghe della trama. Una trama che non mi ha convinta del tutto, lasciandomi insoddisfatta e spesso annoiata. Spiego meglio le mie motivazioni.

Il libro è diviso in quattro parti dedicate a diversi periodi della trama: il presente di Mateu e la sua ricerca, la storia di Ciro Sannino il soldato italiano, l'affondamento della nave Roma e il destino dei tanti soldati italiani sopravvissuti all'attacco e la quarta parte è dedicata al finale della storia.

Per le prime settanta pagine, la trama ruota intorno allo stesso tema, la ricerca del padre e la paura di scoprire la verità. Purtroppo questo continuo girare sempre intorno allo stesso argomento, risulta lento e noioso.

Il ritmo narrativo risulta spesso lento e statico, sembra non arrivare a nessuna azione in particolare, rendendo così la storia piatta e monotona.

La prima parte è caratterizzata da un alternarsi di molte voci narranti, creando confusione e spaesamento nel lettore che non riesce subito a identificare i personaggi. Nella seconda parte, invece, la narrazione avviene in terza persona e, devo essere sincera, è la parte che ho apprezzato di più perché è quella che descrive meglio gli eventi e l'affondamento della flotta italiana al largo della costa sarda. Una descrizione particolareggiata sulla vita dei soldati, delle navi, della paura e dell'angoscia nei momenti tragici e mortali che hanno visto morire molti italiani. Invece, le parti riguardanti la ricerca, la storia di Ciro e della madre di Mateu le ho trovate incomplete e insoddisfacenti, proprio quelle parti che, a mio parere, dovevano essere meglio descritte e spiegate, per permettere al lettore di comprendere appieno la storia. Mancano le emozioni, le sensazioni, i desideri e i pensieri di Ciro e della donna durante la loro relazione. Tutto sembra nascere e morire nel nulla, lasciando il lettore in un limbo narrativo indefinito, sembra quasi che si voglia lasciare il dubbio sulla reale esistenza della relazione tra i due personaggi.

Mi dispiace perché contavo molto sulla storia che mi aveva affascinata e incuriosita. Naturalmente lascio a voi la decisione se leggere o meno il testo perché, come dico sempre,questo è solo il mio parere personale.

Buona lettura.



(Marianna Di Bella)



Prodotto fornito dalla casa editrice DeAgostini - DeA Planeta Libri