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lunedì 14 settembre 2020

Recensione: "Il figlio dell'italiano" - Rafel Nadal

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Titolo: Il figlio dell'italiano

Titolo Originale: El fill de l'Italia

Autore: Rafel Nadal

Editore: DeAgostini - DeA Planeta Libri



Sentirsi diversi, incompresi, insoddisfatti della propria vita e di se stessi.

Sentirsi incompleti, come se mancasse un pezzettino di puzzle a mostrare la nostra esistenza, il nostro essere più profondo, la nostra storia. Una storia che ci ricorda chi siamo, dove andiamo e, soprattutto, da dove veniamo, perché è solo ricostruendo il nostro passato che possiamo conoscere e comprendere meglio noi stessi e le nostre radici. Radici che ci identificano come parte integrante della nostra famiglia. Quella stessa famiglia che amiamo, ma in cui molti non si riconoscono pienamente o almeno è quello che capita al protagonista di questo testo.

Mateu è nato e cresciuto in una famiglia che non ha mai sentito pienamente sua e in cui non si è mai identificato, sentendosi spesso fuori posto.

Dopo la morte della madre, Mateu decide che è giunto il momento di scoprire la vera identità del padre. Per rispetto della donna e, per il suo carattere ombroso, riservato e schivo non ha mai chiesto spiegazioni su quelle voci che lo additavano come “figlio dell'italiano”.

Voci che hanno segnato e influenzato la sua infanzia e la sua vita.

Voci che hanno fatto emergere le sue insicurezze e i suoi dubbi, evidenziando in maniera preponderante le differenze caratteriali e fisiche tra lui e i membri della sua famiglia.

Una famiglia violenta, piena di rabbia.

Una famiglia caratterizzata da litigi, urla, povertà e miseria.

Una famiglia che non rispecchia il suo modo di essere: riservato, rispettoso, taciturno.

Una famiglia a cui si ribella sin da piccolo, comportandosi in maniera diversa, lavorando e mettendo da parte i soldi guadagnati, non solo per aiutare la madre, ma anche per creare un futuro economico più stabile e tranquillo. Soldi che puntualmente deve utilizzare per pagare i debiti che il padre e i fratelli lasciano in giro, fregandosene degli altri e delle conseguenze delle loro azioni.

Mateu non ama litigare e dimostra subito a tutto il paese di essere un gran lavoratore e questi due elementi lo aiuteranno a emergere e a conquistare la fiducia e il rispetto dei compaesani. Piano piano riesce a costruirsi la sua tranquillità familiare, ma il tarlo sulle sue origini accompagnerà la sua esistenza, sino a quando non si sentirà pronto per affrontare un passato a lui sconosciuto, ed è solo allora che darà il via alle ricerche.

“Sono incompiuto, non so se mi spiego. Dicono che le cose hanno un principio e una fine, ma per me non sarà così. Quando morirò, rimarrà di me una storia incompleta. Ci ho messo molto a muovermi e adesso forse è tardi: se non ha un inizio, la mia storia non avrà neanche un finale. Ma non so che pensare. Dopo aver cercato tanto, è possibile che tutto finisca nel nulla?”

(citazione tratta dal testo)

È troppo tardi per scoprire le sue origini?

È realmente pronto per scoprire la verità sull'identità del vero padre?

Mateu ha pochi indizi da cui partire per iniziare la sua ricerca, le uniche informazioni a sua disposizione si basano sulle voci che negli anni sono girate in paese. Voci che lo indicavano come figlio di un soldato italiano che, durante la seconda guerra mondiale, era internato in regime di semi libertà e che si faceva lavare i vestiti dalla madre di Mateu, permettendole di guadagnare qualche soldino per sfamare i figli.

Il soldato italiano era sopravvissuto all'affondamento della nave Roma colpita, al largo della costa sarda, dall'esercito tedesco dopo la firma dell'armistizio e che rendeva l'Italia il nemico da abbattere e annientare. I pochi sopravvissuti all'immensa tragedia, vennero accolti e internati in alcuni paesi spagnoli, come ad esempio Caldes, il luogo natio di Mateu.

È il giovane soldato italiano il vero padre di Mateau?

Come è nata la storia tra lui e la madre?

Perché non l'ha mai riconosciuto?

Sapeva della sua esistenza?

Queste e molte altre domande si alterneranno e si formeranno nel lettore che cercherà le risposte nel libro e tra le pieghe della trama. Una trama che non mi ha convinta del tutto, lasciandomi insoddisfatta e spesso annoiata. Spiego meglio le mie motivazioni.

Il libro è diviso in quattro parti dedicate a diversi periodi della trama: il presente di Mateu e la sua ricerca, la storia di Ciro Sannino il soldato italiano, l'affondamento della nave Roma e il destino dei tanti soldati italiani sopravvissuti all'attacco e la quarta parte è dedicata al finale della storia.

Per le prime settanta pagine, la trama ruota intorno allo stesso tema, la ricerca del padre e la paura di scoprire la verità. Purtroppo questo continuo girare sempre intorno allo stesso argomento, risulta lento e noioso.

Il ritmo narrativo risulta spesso lento e statico, sembra non arrivare a nessuna azione in particolare, rendendo così la storia piatta e monotona.

La prima parte è caratterizzata da un alternarsi di molte voci narranti, creando confusione e spaesamento nel lettore che non riesce subito a identificare i personaggi. Nella seconda parte, invece, la narrazione avviene in terza persona e, devo essere sincera, è la parte che ho apprezzato di più perché è quella che descrive meglio gli eventi e l'affondamento della flotta italiana al largo della costa sarda. Una descrizione particolareggiata sulla vita dei soldati, delle navi, della paura e dell'angoscia nei momenti tragici e mortali che hanno visto morire molti italiani. Invece, le parti riguardanti la ricerca, la storia di Ciro e della madre di Mateu le ho trovate incomplete e insoddisfacenti, proprio quelle parti che, a mio parere, dovevano essere meglio descritte e spiegate, per permettere al lettore di comprendere appieno la storia. Mancano le emozioni, le sensazioni, i desideri e i pensieri di Ciro e della donna durante la loro relazione. Tutto sembra nascere e morire nel nulla, lasciando il lettore in un limbo narrativo indefinito, sembra quasi che si voglia lasciare il dubbio sulla reale esistenza della relazione tra i due personaggi.

Mi dispiace perché contavo molto sulla storia che mi aveva affascinata e incuriosita. Naturalmente lascio a voi la decisione se leggere o meno il testo perché, come dico sempre,questo è solo il mio parere personale.

Buona lettura.



Marianna Di Bella



(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro.

giovedì 28 novembre 2019

Recensione: "Zarina" - Ellen Alpsten

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Titolo: Zarina
Titolo Originale: Die Zarin - Roman/Tsarina
Autrice: Ellen Alpsten
Editore: DeA Planeta Libri




San Pietroburgo, 1725.
È una fredda e ventosa nottata di febbraio e nel Palazzo d'Inverno, sede dello zar di Russia, l'atmosfera è tesa e preoccupante. Lo zar è malato, le sue condizioni sono talmente gravi che tutti aspettano con trepidazione fuori dalla porta della sua camera per sapere se sopravviverà alla nottata.
Poche persone sono ammesse nella sua stanza, tra questi troviamo sua moglie Ekaterina, il migliore amico Menšikov e l'arcivescovo Prokopovič. I tre personaggi sono impegnati in una fitta conversazione che li rende ancora più nervosi e agitati, cosa sta succedendo?
Be' in realtà lo zar è morto, la zarina ha deciso di aspettare prima di annunciare la triste notizia al popolo russo, perché da quel momento la sua vita sarà in pericolo. La donna potrebbe rischiare la chiusura a vita in convento, l'esilio o la morte, così, deve riflettere e trovare una soluzione che la salvi da un destino tragico. Perché? Non posso svelarvi troppo, però, vi basti sapere che non esiste un erede al trono, perché lo zar Pietro, durante gli ultimi anni del suo impero, ha stravolto ogni legge e consuetudine eliminando la linea di successione, preferendo passare il comando a un estraneo piuttosto che a un figlio indegno. Putroppo, lo zar non ha fatto in tempo a scrivere il nome del suo successore e probabilmente all'annuncio della sua morte si scateneranno complotti, guerre e diatribe per salire al comando della nazione.
Chi governerà il popolo russo? E se a governare fosse sua moglie, la zarina Ekaterina? Salvandosi in questo modo da un destino tragico? La donna ha bisogno del giusto appoggio per riuscire nell'impresa, così fa chiamare segretamente il consiglio privato, le truppe e insieme a Menšikov aspetta il loro arrivo. Sarà una lunga attesa, una nottata in cui la donna rifletterà sulla sua vita e ripercorrerà, attraverso i ricordi, la sua lunga e tormentata esistenza. Tornerà indietro nel tempo a quando il suo vero nome era Marta e viveva in luogo sperduto della vasta pianura della Livonia. Una povera e semplice aiutante nelle cucine del monastero del posto, fino a quando un mercante non la compra per farla lavorare come domestica. Marta ha solo sedici anni, ma questo avvenimeno segnerà la sua esistenza, ferendola nell'anima e nel corpo, perché subirà violenza e sopraffazione

“Quel pomeriggio la mia vita cambiò direzione, come la banderuola sul tetto del monastero alla prima folata di vento, foriera di un temporale improvviso.”
(citazione tratta dal testo)

Da semplice, inesperta e ingenua ragazza conoscerà la cattiveria della gente, la violenza, la sofferenza, la morte che la porteranno a fuggire per trovare un briciolo di serenità e tranquillità. Una fuga che la porterà a conoscere l'amore, la passione, il dolore, la mancanza di rispetto, la sfiducia verso l'altro e la condizione infima della donna. Tutto questo fino a quando il destino non decide di giocare ancora con la sua esistenza, facendole incontrare lo zar Pietro. Un incontro che segnerà un grande cambiamento nella sua vita, catapultandola non solo tra le braccia di un uomo potente, contorto, controverso, dispotico e tirannico ma anche in un realtà diversa fatta di ricchezza, eccessi, tradimenti e sregolatezze. Ma come ogni cambiamento, anche qui c'è un rovescio della medaglia difficile da sopportare e affrontare: la morte dei figli. Un dolore atroce e inimaginabile per una donna, ma Marta è forte e determinata a riscattare se stessa, la sua libertà e il suo destino, e da povera ragazza ingenua si ritroverà a essere la zarina Ekaterina.

“Quella mattina sentii il mio vecchio nome per l'ultima volta, e nello specchio con la cornice d'argento e madreperla Marta, la serva nata fuori dal matrimonio, la ragaza dal cuore disperato e lo stomaco vuoto, sparì per sempre. Al suo posto era apparsa magicamente Ekaterina Alekseevna, che da quello stesso specchio mi restituiva la sua stupefacente bellezza, lo sguardo fiero di zarina.”
(citazione tratta dal testo)

Cosa accadrà nella sua vita lo scoprirete da soli, soffermandovi sulla figura di questa donna che, nonostante le violenze e le sofferenze subite, è riuscita a raggiungere traguardi inaspettati e importanti pagando sulla propria pelle il desiderio di una vita diversa.
“Zarina” è un romanzo storico interessante e coinvolgente che, non solo mette in primo piano la figura di Ekaterina ma evidenzia, in maniera vera e diretta, la condizione inferiore della donna, sia nelle classi povere che in quelle agiate. Donne comprate, vendute e usate come oggetti di piacere. Donne che rappresentano una proprietà dell'uomo e non un essere umano dotato di intelletto e pensieri propri. Donne destinate a procreare figli e nel caso della zarina, a procreare un erede maschio per continuare la discendenza reale, per poi essere ripudiata, esiliata e gettata via se non in grado di soddisfare queste aspettative. Ekaterina ad un certo punto della sua vita decide di ribaltare il suo destino, prendendolo di petto e giocando con lui una partita importante senza esclusione di colpi, mettendo sulla bilancia effetti negativi e positivi pagandoli sulla propria pelle. La sua crescita emergerà lentamente acquisendo forza pagina dopo pagina.

“Sfrutta le sorprese della vita a tuo vantaggio. Considera il tuo potere sugli uomini come una buona mano a arte: giocale, e potrai sperare di vincere la partita della vita.”
(citazione tratta dal testo)

Ekaterina non è solo la protagonista ma anche la voce narrante del romanzo che ci guida, attraverso i suoi ricordi, tra le pieghe della sua anima, tra gli intrighi di corte e gli avvenimenti storici. Un racconto personale che diventa un dialogo aperto e intimo con il lettore, che si sente partecipe non solo delle sue vicissitudini, ma anche dei suoi pensieri e delle sue emozioni. In questo modo si crea un rapporto empatico con il lettore, coinvolgendolo in ogni aspetto della sua vita, tenendolo incollato alle sue pagine che si succedono velocemente rendendo la lettura interessante e appassionante.
Ellen Alpsten ha scritto un romanzo storico bello e coinvolgente, utilizzando uno stile semplice, chiaro e scorrevole, permettendo a qualsiasi lettore di immergersi nella storia russa, agevolando la comprensione della difficile situazione politica, sociale e cultura della nazione. Analizzando, inoltre, la figura dello zar Pietro che ha cercato, durante il suo mandato, di cambiare il Paese, creando le basi per farlo progredire economicamente, politicamente e culturalmente, portandolo ai fasti e ai livelli degli altri regni occidentali. Ma per arrivare a questo ha mosso guerre decennali, mettendo a repentaglio la vita della popolazione russa già vessata da tasse elevate e spesso illogiche e dalla sua tirannia e violenza. Lo zar ha cercato di raggiungere i suoi obiettivi con fermezza e dispotismo, condannando alla tortura e a morte chiunque si sia opposto alle sue idee e ai suoi ordini.

“Lo zar era un dono di Dio, proprio come il giorno e la notte, l'estate e l'inverno, il sole e la luna, impossibile metterlo in discussione.”
(citazione tratta dal testo)


In questo contesto storico si muovono i personaggi che attraverso le loro vicende danno il ritmo alla storia e al tempo che scorre e si snoda pagina dopo pagina. In verità avrei preferito una cadenza cronologica più dettagliata, perché spesso si perde completamente la cognizione del tempo, dando l'impressione al lettore che alcuni avvenimenti si succedono uno dietro l'altro, mentre, in realtà sono trascorsi mesi se non addirittura anni. Evidenziare le date e dare una successione temporale più definita avrebbe reso ancora più fluida la comprensione della storia russa.
Le descrizioni sono interessanti e coinvolgenti, soprattutto quelle che riguardano l'atmosfera e le azioni di alcuni personaggi, a onor del vero di alcune scene avrei fatto a meno perché non aggiungono nulla alla storia, ma questo rimane un mio punto di vista.
Ho apprezzato la costruzione e descrizione del personaggio di Ekaterina, in modo particolare la parte psicologica che permette al lettore di entrare in empatia con le sue emozioni, osservando dal suo punto di vista il complesso rapporto tra lei e lo zar Pietro e la figura tirannica e dispotica dell'uomo.
“Zarina” è un romanzo storico che conquista subito il lettore e, naturalmente, ha affascinato anche me, con una figura femminile forte, intelligente e determinata a raggiungere i suoi obiettivi per non essere sopraffatta in maniera definitiva da un destino che ha giocato duramente con la sua vita, facendola gioire e soffrire contemporaneamente. Regalandole momenti di dolore, umiliazione accompagnati da altri di passione e felicità. Un rovescio della medaglia difficile da affrontare e superare.


“Questo non è vero, Pietro. Possiedo pur sempre qualcosa. Possiedo l'orgoglio, e la mia libertà, che mi avete dato voi.”
(citazione tratta dal testo)


Prendetevi del tempo da dedicare a questo testo, avvicinatevi alla storia russa ed entrate nella vita di Marta.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)


(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro.

mercoledì 2 maggio 2018

Recensione: "Il quaderno dei nomi perduti" - Sofia Lundberg


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Titolo: "Il quaderno dei nomi perduti"
Autrice: Sofia Lundberg
Editore: DeA Planeta Libri


Un senso di nostalgia, mi tiene compagnia da un po’ di giorni. Cerco di ignorarla, ma lei non si arrende e, in punta di piedi, si avvicina e si accomoda tra i miei pensieri.
Aspetta.
Pazientemente.
Non ha fretta, mi conosce e sa che tra poco cederò e mi dedicherò completamente a lei. A quel suo desiderio di far riemergere ricordi, che ho cercato di allontanare dai miei pensieri, accantonandoli in una parte lontana della mia mente.
Ricordi dolorosi, laceranti, belli, emozionanti, dolci e delicati.
Semplicemente, ricordi indimenticabili.
Sì perché, che lo vogliamo o no, non possiamo dimenticarli completamente. Possiamo decidere di rinchiuderli in un angolo remoto della nostra mente, lontani dal nostro cuore, ma rimangono lì, come assopiti, in attesa di riemergere e provocare la stessa identica emozione, provata anni prima.

“Ci sono certi ricordi che non riusciamo proprio ad accantonare. Perdurano come una piaga incurabile, e quando si riaprono causano un dolore che il tempo non riesce a lenire.”
(citazione tratta dal testo)

Basta un profumo, una fotografia, un oggetto, una canzone o una parola per far sì che la nostra mente ritorni a quel momento, a quella emozione e la nostra memoria inizia a volare e volteggiare tra i ricordi, che compongono la nostra vita e il nostro essere.
A Doris Alm basta sfogliare un vecchio quaderno rosso, perché la sua vita si ripresenti vivida e reale, insieme a tutte le emozioni, le sensazioni e le persone che ne hanno fatto parte e l’hanno resa straordinaria e indimenticabile.
Il quaderno è un vecchio regalo del padre, un’agenda dove custodire tutti i nomi e gli indirizzi di persone, che la bambina conoscerà durante l’arco della sua vita. Ad ogni nome è associata non solo una persona, ma un’intera vita di ricordi che hanno influenzato, nel bene e nel male, l’esistenza di Doris.

“Ci sono tanti nomi che ci passano accanto durante l’arco di una vita intera (…) Tutti i nomi che vanno e vengono. Che ci lacerano il cuore e ci fanno piangere; i nomi dei nostri amori e di chi ci ha tradito.”
(citazione tratta dal testo)

La nostra protagonista nasce a Stoccolma nel 1910. Il padre muore quando lei ha solo tredici anni e e le misere condizioni familiari, costringono la madre a far assumere Doris come domestica, presso una donna ricca ed eccentrica.
Durante il suo lavoro, la ragazza imparerà a conoscere il mondo, le sue problematiche e a formare le sue idee sulla parità salariale, l’arte, la letteratura, il diritto all’istruzione, etc. Diventerà modella e si innamorerà di Allan, il suo unico grande amore. \Ma la vita regala non solo gioia e felicità, anche dolore e sofferenza e, la donna ne conoscerà tanta, ma avrà sempre la forza di rialzarsi e lottare.

“Non aver paura della vita Jenny. Goditela. Assaporala. Ridi. La vita non è qui per intrattenerti, sei tu che devi intrattenerla. Abbi il coraggio di cogliere le opportunità ogni volta che ti si presenteranno, e mettile a frutto...”
(citazione tratta dal testo)

Una donna caparbia, forte e delicata allo stesso tempo, che ha sempre inseguito i suoi sogni e i suoi desideri, anche a costo di soffrire.
Divenuta, ormai, un'anziana signora, la nostra protagonista si ritrova a ripercorrere la sua esistenza e a rievocare ogni persona annotata sul quel quaderno rosso. Persone che sono state vitali per la sua crescita e formazione. Il suo desiderio è di trascrivere la sua storia e donarla a Jenny, la pronipote, perché non la dimentichi e custodisca qualcosa di importante e di inestimabile valore.

“Un testamento. Uno scrigno dei ricordi. Non ho altro da offrirti. I ricordi sono la cosa più preziosa che ho.”
(citazione tratta dal testo)

Un testamento che prende forma e vita con questo libro meraviglioso. Un testo in grado di regalarci sensazioni ed emozioni indimenticabili.
Sofia Lundberg ha creato una storia delicata e commovente, dando vita a un personaggio bello e intrigante. Donandoci qualcosa che va oltre le parole, oltre il testo e la storia.
L’autrice ci dona la forza di guardare sempre avanti, di lottare per ciò in cui crediamo, di inseguire i nostri sogni anche a costo di soffrire, di lavorare su noi stessi e coltivare i nostri talenti, piuttosto che passare il tempo a rimpiangere qualcosa che non abbiamo avuto il coraggio di affrontare o a lamentarci perché non ci sentiamo abbastanza in gamba per realizzare qualcosa.
La vita è una sola e dobbiamo imparare ad apprezzarla e amarla, perché non ne abbiamo un’altra di riserva. Quindi seguiamo noi stessi e la nostra anima. Raccogliamo e custodiamo i nostri ricordi e viviamo.

“Ti auguro abbastanza sole da rischiarare le tue giornate, abbastanza pioggia da poter apprezzare il sole. Abbastanza gioia da fortificare la tua anima, abbastanza dolore da poter apprezzare i piccoli momenti di felicità della vita. E abbastanza amici da riuscire a dire addio.”
(citazione tratta dal testo)

A voi auguro di meravigliarvi ed emozionarvi con questo libro, di perdervi tra le pagine del romanzo, intrise di ricordi e amore.
Vi auguro di affezionarvi alla dolce protagonista e di non perdere mai voi stessi.
Vi auguro di sorridere anche quando il mondo vi rema contro.
Vi auguro una buona lettura!!


(Marianna Di Bella)