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venerdì 24 gennaio 2020

Recensione: "Anni spezzati" - Lia Tagliacozzo; Lia Frassineti

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Titolo: Anni spezzati
Autrici: Lia Tagliacozzo - Lia Frassineti
Editore: Giunti Progetti Educativi
Età di lettura: da 12 anni




Esistono storie che entrano nelle nostre vite con la forza dirompente di un uragano. Investono chiunque si trovino davanti con la loro potenza, lasciando dietro di sè segni incancellabili e profondi. Cicatrici indelibili che segnano la nostra anima, aiutandoci a comprendere la realtà di alcuni avvenimenti, costringendoci a guardare direttamente in faccia il problema e ad affrontarlo, impedendoci di indietreggiare o voltare il viso e lo sguardo da un'altra parte.
Poi ci sono storie più silenziose, intime e apparentemente semplici. Storie che entrano in punta di piedi, quasi timorose di essere scoperte e conosciute. Arrivano in silenzio, con una sorta di pudore e timidezza che le fa sembrare innocue, ma lentamente entrano nell'animo umano, penetrando in ogni cellula del corpo e stabilendosi in maniera definitiva, lasciando sensazioni ed emozioni difficili da dimenticare. Emozioni dolorose, intense, belle e potenti. Storie che aspettano pazientemente che l'individuo metabolizzi il loro reale significato, lasciandolo riflettere sulle dinamiche della vita, su quando sia spesso difficile e doloroso, soprattutto, quando l'uomo ne è il protagonista con azioni malvalgie, orrende e cruente, come lo sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.
Un genocidio epocale che, ancora oggi, lascia esterrefatti dalla violenza e dalla freddezza con cui milioni di persone sono state uccise in maniera sistematica per un odio razziale inconcepibile e incomprensibile.
Un genocidio che non può e non deve essere dimenticato e lasciato tra le pagine dei libri di storia, deve essere ricordato costantemente perché non si ripetano gli stessi errori e orrori.
“Anni Spezzati” è un testo scritto per i ragazzi e custodisce in sé storie silenziose, intime, profonde e dolorose. Storie che aiutano le nuove generazioni a prendere coscienza, non solo di un periodo storico importante, ma della crudeltà dell'uomo e dell'importanza del rispetto e della tolleranza verso l'Altro.
Il libro fa parte di un progetto educativo promosso dalla comunità ebraica di Roma e pubblicato dalla casa editrice Giunti. Il testo custodisce quattro racconti. Quattro storie vere di uomini, donne e ragazzi che in quegli anni hanno vissuto sulla propria pelle la persecuzione razziale. Quattro storie appassionanti con quattro punti di vista diversi che danno un quadro sufficientemente esaustivo del periodo storico e delle emozioni dei protagonisti. Storie di famiglie spezzate, rovinate, salvate. Storie che raccontano gli orrori di quegli anni, e lo fanno con un linguaggio semplice ma al tempo stesso potente, doloroso ed emozionante.
Il libro è delicato, garbato nel linguaggio e nello stile narrativo. Una narrazione che non cade mai nella trappola del pietismo, al contrario, racconta con lucida semplicità storie vere ed emozionanti.
Nel primo racconto il protagonista è Pietro Terracina, che all'epoca del rastrellamento degli ebrei a Roma, nel 1943, aveva sedici anni e venne deportato in un campo di sterminio nazista. Pietro è tra i pochi che torna vivo a Roma e negli anni frequenterà le scuole raccontando alle nuove generazioni la sua storia perché conoscano un capitolo di storia importante e imparino ad essere cittadini migliori, a rispettare l'Altro, a non commettere gli stessi errori dei loro nonni e padri. Pietro racconta la sua storia perché le nuove generazioni e il mondo intero non dimentichino l'orrore che lui, la sua famiglia e milioni di ebrei hanno vissuto.
È l'incontro tra Pietro e un giovane adolescente che segnerà questo racconto e lo renderà emozionante, perché il ragazzo, costretto a intervistarlo per un progetto scolastico, imparerà a conoscere meglio se stesso e il mondo. L'incontro lo metterà di fronte alla vita e alle sue reali problematiche, prendendo coscienza di sé e del genere umano, riscoprendo il rispetto verso l'altro. In poche pagine il passato e il presente si incontrano in un dialogo aperto, delicato, semplice. Un incontro che darà vita al libro e aprirà la strada ai racconti che seguiranno nel testo. Storie accompagnate da disegni che evidenziano gli elementi e i personaggi protagonisti di ogni racconto.
Un libro intenso ed emozionante che vi consiglio di leggere da soli e insieme ai vostri ragazzi, perché è importante e vitale ricordare, per cercare di costruire una società più tollerante e rispettosa dei diritti umani.
Buona lettura!!




(Marianna Di Bella)

domenica 27 gennaio 2019

Recensione: "Ballando ad Auschwitz" - Paul Glaser

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Titolo: Ballando ad Auschwitz
Autore: Paul Glaser
Editore: Bompiani




Segreti. Silenzi. Dolore. Tradimento. Allegria. Vivacità. Forza.
VITA.
Sì, vita. Ogni pagina trasuda voglia di vivere nonostante il tema e il periodo storico trattato.
A dispetto di quello che possiate pensare leggendo il titolo, questo libro, non è il solito testo che affronta il tema dell'Olocausto. Semplicemente perché ritengo che in ogni libro, che tratti tale argomento, sia nascosta la vita unica e irripetibile di chi ha vissuto sulla sua pelle questa immane tragedia.
In questo senso, “Ballando ad Auschwitz” è unico e irripetibile.
Prendete tra le mani il libro, tenetelo tra le braccia per un po' come fosse un bambino piccolo, poi accomodatevi tranquilli e quando vi sentite pronti, apritelo. Immergetevi nella lettura, lasciate scorrere le parole, osservate attentamente le fotografie che accompagnano la storia. Lasciatevi prendere per mano da Rosie e da suo nipote Paul, fatevi guidare in questo lungo viaggio fatto di dolore, morte, sofferenza, vita, amore, vivacità, musica, ballo. Avrete l'onore e il piacere di conoscere una donna forte e caparbia; una donna che ha lottato strenuamente per sopravvivere ai campi di sterminio e vivere appieno la sua vita, nonostante tutto e tutti.
Rosie, appartenente a una famiglia ebrea non praticante, è per quei tempi una ragazza anticonformista, ma soprattutto vivace, allegra, innamorata della vita, della musica e del ballo. Dopo la morte del suo compagno, un dolore grande per una ragazza così giovane, conosce il futuro marito, insegnante di ballo che la convincerà a insegnare insieme a lui aprendo una scuola. Sono gli anni dell'avvento del nazismo, anni in cui gradualmente iniziano le restrizioni per gli ebrei fino allo scoppio della seconda guerra mondiale con le persecuzioni, gli arresti e le deportazioni nei lager. Rosie non si spaventa, non si arrende alle restrizioni e continua a insegnare, nonostante i divieti, creando una scuola di ballo nell'attico dei suoi genitori. Verrà tradita, arrestata e deportata nei campi di concentramento. Subirà, come tutti, violenza psicologica, fisica, esperimenti di laboratorio ecc., l'unica differenza tra gli altri è che lei nonostante tutto è determinata a sopravvivere, utilizzando qualsiasi mezzo a disposizione, astuzia, vivacità, intraprendenza, passione per il ballo e il canto, capacità seduttive. Lo so, molti di voi li immagino già storcere il naso, ma fatevi un esame di coscienza e ponetevi una sola e unica domanda “Chi siamo noi per giudicare?”, mettetevi per un secondo nei suoi panni e poi ditemi se avreste fatto diversamente.
Sua cugina Suzy, una sopravvissuta anche lei, parlando con Paul, dice una cosa importante:

“Ma chi sono io per giudicare? Rosie è sopravvissuta a quell'inferno e questa è l'unica cosa che conta.” 
(citazione tratta dal libro) 

Continua, dicendo:

“Poco dopo la guerra, (…) le cose erano ancora bianche o nere, le sfumature non erano contemplate, e se avevi collaborato con i tedeschi era male. Andare a letto con un tedesco era senza dubbio male. Ma bisognava sapere come stavano davvero le cose in un campo di concentramento. Se volevi sopravvivere non bastava un po' di fortuna...”.
(citazione tratta dal libro) 

Rosi non si è aggrappata alla fortuna, ha fatto in modo di creare le situazioni necessarie per poter sopravvivere a qualsiasi costo e ce l'ha fatta.
Una donna che ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni con coraggio e determinazione a non farsi piegare, ritornando nei luoghi di sofferenza, denunciando i suoi traditori. Ha raccolto foto, lettere scritte in quel periodo e ha raccontato tutto su un diario.
Suo nipote Paul ha scoperto in tarda età le sue origini ebraiche, la storia della sua famiglia, la conoscenza e la vita di questa zia forte e coraggiosa. Un segreto celatogli per preservarlo dai dolori e dalle sofferenze patite da suo padre e dagli altri familiari. Ha raccolto il materiale e ha regalato a noi lettori questa storia straordinaria. Un regalo che io porterò sempre con me, ricordandomi di non arrendermi, di lottare per quello che desidero ma soprattutto di non sopravvivere in questa vita...bisogna VIVERE, perché la vita che ci è stata donata è una, sola, unica e irripetibile.
Leggetelo, non ve ne pentirete, se per caso avete ancora qualche dubbio, vi lascio un pensiero di Rosie:

“Dall'inizio della mia nuova vita qui in Svezia, ho sempre firmato le mie lettere Rosie, come facevo prima. Ma con una differenza. Nella R di Rosie e del mio vero nome Rosita disegnavo una faccina sorridente, che sorrideva alla vita. Una risposta a quelli che volevano intimidirmi, spezzarmi. Non ci sono riusciti.”
 (citazione tratta dal libro)

Buona lettura e Buona Vita!




Marianna Di Bella