venerdì 17 giugno 2022

Recensione: "Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì" - Katherine Pancol

 

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Titolo: Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì
Titolo Originale: Les écureuils de Central Park sont tristes le lundi

Autrice: Katherine Pancol

Editore: Dalai Editore



Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì” è il capitolo finale della trilogia scritta da Katherine Pancol. In quest'ultimo libro ritroviamo i personaggi che abbiamo imparato a conoscere negli altri due volumi: “Gli occhi gialli dei coccodrilli” e “Il valzer lento delle tartarughe”.

Joséphine sta cercando di superare il dolore per la morte violenta della sorella Iris. Un dolore devastante che le sta logorando l'anima e la vita, allontanandola da sé stessa, dagli altri e da un lavoro che ama: scrivere.

Hortense, la figlia maggiore, sta cercando di emergere nel mondo della moda, mentre Zoé, la figlia minore, è alle prese con il suo primo amore.

La madre di Joséphine, invece, sempre più divorata dalla rabbia nei confronti dell'ex marito, vuole vendicarsi distruggendolo economicamente; a seguire, le storie degli altri personaggi che si snodano all'interno di un libro dal numero infinito di pagine. Un volume corposo e pesante nel vero senso della parola, perché ho trovato questa lettura lenta, noiosa, prolissa, ripetitiva e confusionaria.

Le storie sono tante, banali e inverosimili. Non aggiungono nulla di nuovo e, in particolare, per quanto riguarda i personaggi, li ho trovati sempre alle prese con gli stessi problemi, le stesse insicurezze emotive e, per alcuni, la stessa rabbia e cattiveria. Invece di crescere e progredire, imparando dagli sbagli del passato, regrediscono sempre di più.

Joséphine torna di nuovo a crogiolarsi nella sua insicurezza cosmica continuando a farsi calpestare dalla vita e dagli altri, tornando a guardare il mondo dallo sfondo di uno scenario di cui lei dovrebbe essere la protagonista. Non ha capacità decisionale, le manca il coraggio anche solo per le cose più semplici. Questa sua incapacità di reagire, alla vita e al dolore, questo suo regredire e cullarsi nel vittimismo, la fa sembrare, ai miei occhi, di una noia e antipatia tale che ho avuto spesso la tentazione di entrare nella storia per scuoterla da questo suo passivismo.

La figlia Hortense, invece, è sempre più antipatica, egoista, egocentrica, arrogante e dispotica. Vuole avere successo, potere, ricchezza e non riesce a lasciarsi andare ai sentimenti per paura di soffrire per amore, solo che questo la porta a calpestare gli altri senza tenere conto dei loro sentimenti.

I personaggi li ho trovati, non solo regrediti, ma anche stereotipati e inverosimili come ad esempio il piccolo Junior che a tre anni è un genio assoluto. Parla, studia e ragiona come un erudito, ma quello che ho trovato esagerato è la sua capacità di mettersi in connessione con le cellule dell'altro per leggere nel pensiero. Per favore!

Le storie sono ripetitive, cambia il contesto, passano gli anni ma lo svolgersi della storia è sempre quella.

Lo so, lo so, sicuramente starete pensando: “Se l'hai trovato così terribile perché hai continuato a leggerlo?”

Perché volevo vedere fino a che punto arrivasse la trama e, dopo ben settecentocinquantacinque pagine confusionarie e noiose, ecco il finale più veloce che abbia mai letto. Un finale stringato e concentrato in poche pagine rispetto alla lunghezza del libro.

Mi dispiace, ma non mi è piaciuto e non lo consiglio.

Buona lettura!!




Marianna Di Bella

venerdì 10 giugno 2022

Recensione: "Ogni storia è una storia d'amore" - Alessandro D'Avenia

 

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Titolo: Ogni storia è una storia d'amore

Autore: Alessandro D'Avenia

Editore: Mondadori



L'amore salva?”

Tranquilli, non vi sto interrogando o costringendo a rispondere. Ho semplicemente enunciato la frase di apertura del testo di Alessandro D'Avenia.

Perché l'ho fatto? Perché ho dato importanza a questa frase invece che ad altre? Semplicemente perché questo interrogativo è il motivo per cui il testo “Ogni storia è una storia d'amore” prende vita e corpo.

Un quesito a cui è difficilissimo dare una spiegazione semplice e riduttiva, quindi l'autore ha pensato di intraprendere un viaggio letterario alla ricerca di probabili risposte, invitandoci a seguirlo in questo cammino, fatto di lunghe riflessioni e osservazioni, attraverso la scoperta e lo studio di alcune grandi storie d'amore tra gli artisti del passato e le loro muse ispiratrici o compagne di vita, che sono state al loro fianco, nel bene e nel male. L'autore, inoltre, utilizza come filo conduttore delle storie e del testo, l'archetipo di ogni storia d'amore: il mito di Orfeo ed Euridice.

Per questo ogni storia è una storia d'amore, perché non possiamo pensarci se non come destini legati ad altri destini, in un tessuto sensato o il cui senso si scorgerà solo alla fine della tessitura.”

(citazione tratta dal testo)

Le storie d'amore sono in totale 36, suddivise per altrettanti capitoli, ogni tre di questi, viene inserita una sosta in cui si affronta il mito dandone una spiegazione approfondita e filosofica sulle diverse tappe che una relazione vive. Elementi, questi, interessantissimi ma che purtroppo, inseriti tutti insieme non rendono, a mio parere, funzionale il testo, perché ho trovato la lettura lenta, poco scorrevole e spesso ripetitiva.

Le storie d'amore vedono come protagoniste coppie formate spesso da grandi artisti del passato (poeti, pittori, scrittori etc.) e le loro muse ispiratrici, compagne di vita, mogli, amanti con cui hanno condiviso gioie, sofferenze, tradimenti etc. come ad esempio Silvia Plath e Ted Hughes, Scott e Zelda Fitzgerald, Tess Gallagher e Raymond Carver.

Attraverso queste storie veniamo a conoscenza delle loro frustrazioni, la loro disperazione, la cura amorevole e l'energia che ogni donna ha riversato sulla relazione e il proprio compagno. Purtroppo i racconti sono brevi e questo non permette di entrare in profondità nel complesso rapporto di ogni storia, tutto rimane superficiale e romanzato.

Per ogni storia Alessandro D'Avenia utilizza un terzo personaggio, la voce narrante che ci introduce e accompagna all'interno di ogni relazione e spesso sono figli, agenti, spasimanti, ex fidanzati, amici in comune etc. Questo espediente narrativo l'ho trovato, sinceramente, poco credibile perché l'autore dà voce e pensiero a qualcuno di cui in realtà non si conosce realmente l'opinione.

Questo, per me, toglie molto al testo se poi aggiungiamo le soste in cui viene trattato il mito di Orfeo e Euridice, la situazione si fa ancora più difficoltosa perché il linguaggio è troppo filosofico, ampolloso, prolisso al punto da rendere la lettura lenta e noiosa. Ho avuto spesso la tentazione di abbandonare il libro, ma ho desistito solo perché ho pensato che provando a concentrarmi meglio e fermarmi su alcune parti per rileggere, mi avrebbe aiutato, invece, no, la lettura ha continuato ha essere pedante, piatta e poco coinvolgente ed emozionante.

Peccato perché gli elementi per essere un ottimo libro c'erano tutti, invece, almeno dal mio punto di vista, è un' occasione sprecata.

Ve lo consiglio? A parer mio no, ma chissà che voi, invece, non troviate questo stile interessante e piacevole.

Buona lettura.


Marianna Di Bella