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venerdì 6 dicembre 2024

Recensione: "Brividi d'autunno" - Agatha Christie

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Titolo: Brividi d'autunno

Autrice: Agatha Christie

Editore: Mondadori



Il corpo senza vita di una giovane donna viene ritrovato nel suo appartamento.

Qualcuno l'ha uccisa o si è suicidata?

Un'altra donna muore avvelenata davanti a molte persone e un'altra ancora viene ritrovata impiccata nella sua stanza.

Una maledizione colpisce i primogeniti di una famiglia, facendoli morire prima di poter godere appieno dell'eredità.

Cosa sta accadendo? C'è un serial killer che uccide senza alcuna logica?

No, tranquilli, nulla di tutto questo.

Nessun legame unisce le diverse vittime, se non la donna che ha creato e scritto le loro storie e i racconti di cui sono i protagonisti inconsapevoli.

Di chi stiamo parlando? Naturalmente di Agatha Christie, la regina del giallo.

In questo nuovo testo, sono raccolti ben 13 racconti scritti dalla nostra amata autrice. Racconti pubblicati negli anni, su riviste e raccolti in libri diversi per gli Stati Uniti e il Regno Unito. Variano per traduzione, edizione, anno di pubblicazione, ma la bellezza della sua scrittura e la proverbiale fantasia nel costruire storie coinvolgenti e verosimili sono unici e irripetibili.

13 racconti che ci regalano misteri e omicidi di non facile soluzione, con al centro un elemento comune a tutti: la natura umana. È lei la protagonista assoluta di ogni episodio.

L'essere umano e le sue debolezze sono poste al centro dei racconti e, ognuno di loro si muove sulla scena spinto dal spasmodico desiderio di potere, vendetta, appropriazione. Pur di arrivare ai loro scopi e appagare i loro desideri, eliminano qualsiasi ostacolo si pone sulla loro strada, commettendo delitti all'apparenza incomprensibili, ma tutti pianificati La maggior parte dei quali avviene a causa di una mancata eredità, per adulterio, per gelosia etc.

I racconti sono tutti interessanti e coinvolgenti, accompagnati da descrizioni accurate e dettagliate, tanto da avere la netta sensazione di vedere ciò che sta accadendo, come se fossimo presenti sulla scena. Ci sentiamo parte della storia e del dramma, spettatori attivi durante le fasi dell'indagine. Il piccolo detective che è in noi si rianima e appena vede comparire sulla scena Hercule Poirot, Miss Marple e gli altri investigatori, decide istantaneamente di affiancarli e seguire le loro indagini più o meno semplici, ma tutte accattivanti e coinvolgenti.

Personalmente ho amato ogni racconto presente in questa raccolta, li ho trovati non solo interessanti e coinvolgenti, ma anche profondamente riflessivi. Per tutta la lettura ho percepito un'atmosfera misteriosa e affascinante e quel calore tipico dell'autunno. Un testo da leggere e apprezzare nelle serate fredde, avvolti da una morbida coperta accompagnati da una buona tazza di tè.

Lasciatevi guidare dalla scrittura di Agatha Christie, seguite tutti gli indizi e, ove è possibile, individuate l'assassino.

Buona lettura.




Marianna Di Bella

lunedì 5 agosto 2024

Recensione: "C'è un cadavere in biblioteca" - Agatha Christie

 

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Titolo: C'è un cadavere in biblioteca

Titolo Originale: The Body in Library

Autrice: Agatha Christie

Editore: Mondadori




St. Mary Mead è un paese inglese dove la vita scorre tranquilla; ma questa mattina c'è qualcosa che non va perché i cittadini sono in gran fermento. Chiacchiere su chiacchiere dilagano tra gli abitanti. Qualcosa ha sconvolto il consueto ritmo esistenziale. Cosa succede? Di cosa parlano? Le voci che si rincorrono differiscono sulle descrizioni, ma non sul contenuto principale: il cadavere di una giovane donna è stato ritrovato nella biblioteca del colonnello Bantry. Chi è? Chi l'ha uccisa? Da dove arriva? Perché si trova nella biblioteca?

Non sappiamo ancora nulla, l'unica cosa certa è che i coniugi Bantry hanno avuto un brusco risveglio che li vedi coinvolti in un accusa di omicidio. Sono stati loro? Come è prevedibile le prime accuse ricadono proprio sul proprietario della casa che proclama fermamente la sua innocenza accusando, a sua volta, un altro personaggio. Chi dice la verità? Ciò che sappiamo per certo è che la polizia inizia ad indagare puntigliosamente, non tralasciando nessun indizio. Prenderà vita un'indagine intrigante e per certi versi strana, che vedrà coinvolti diversi personaggi che diventeranno a loro volta possibili sospettati.

La signora Bantry, intanto, convinta dell'innocenza del marito, chiede l'aiuto della sua amica Jane Marple che inizierà ad indagare e osservare, fino a scoprire il colpevole. Chi è? Non verrà di sicuro svelato qui, dovrete continuare la lettura e indagare insieme al coroo di polizia e alla nostra protagonista.

Miss Marple, è un'acuta osservatrice e ascoltatrice. È famosa per l'abilità nel collegare piccoli e insignificanti fatti e trarne delle prove importanti per l'indagine e per la scoperta del colpevole; chiarendo movente, modalità dell'omicidio, movimenti, sotterfugi etc.

La nostra amata protagonista non si limita a credere e accettare per vero tutto ciò che sente dai testimoni e dai sospettati, lei cerca di andare oltre perché sa che la natura umana è molto più complessa e bugiarda di ciò che si pensi. Per questo osserva tutto con molta attenzione, ad esempio i gesti che si accompagnano alle parole, cercando le incongruenze, andando sempre oltre la superficie delle cose, scendendo fin nel torbido degli animi etc.

“C'è un cadavere in biblioteca” è un romanzo in cui la bravura di Agatha Christie viene fuori in tutta la sua bellezza, proponendoci un giallo e un'indagine interessanti e coinvolgenti. Il romanzo è concentrato in particolare sui dialoghi e gli interrogatori dei personaggi e come interagiscono tra di loro, piuttosto che su scene cruente o pesanti. In questo modo l'autrice ci accompagna all'interno degli animi di ogni singolo sospettato mostrandone pregi e difetti, moventi e alibi. Sondando ogni versione, verità, idiosincrasia etc, Facendoci, ogni volta, sorgere il dubbio sulla loro veridicità e credibilità.

Non ci sono particolari colpi di scena o di grande impatto emotivo, ma è un giallo molto riflessivo e godibile in ogni suo parte. Un giallo adatto a tutti, da leggere in qualsiasi momento, per chi è in cerca di relax o semplicemente per chi si vuole perdere nella storia e nella scrittura di Agatha Christie.

Buona indagine a tutti voi.



Marianna Di Bella

lunedì 19 dicembre 2022

Recensione: "L'inverno del mondo. The Century Trilogy Vol. II" - Ken Follett

 

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Titolo: L'inverno del mondo. 
The Century Trilogy Vol. II

Titolo Originale: Winter of the World

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori




Buongiorno lettori,

oggi torno a scrivervi per parlarvi del secondo volume della trilogia “The Century” di Ken Follett. Nel primo volume, “La caduta dei giganti”, avevamo lasciato i nostri protagonisti, alla fine della Prima Guerra Mondiale, nella delicata fase di ricostruzione delle proprie vite e dei propri Paesi. In questo secondo volume, invece, li ritroviamo, a distanza di qualche anno, impegnati a gestire la famiglia, crescere la nuova prole e ad affermarsi in ambito lavorativo.

Siamo nel 1933 e in Europa si respira aria di grandi cambiamenti e nuovi assesti politici. In Germania, ad esempio, il partito nazionalsocialista sta acquistando sempre più importanza, anche se ancora non riesce a ottenere la maggioranza al governo. La sua brutalità inizia, comunque a manifestarsi in maniera preponderante e le sue idee estreme si fanno sempre più chiare e definitive.

Le famiglie protagoniste sono le stesse che abbiamo imparato a conoscere nel primo volume, cambia solamente il numero dei membri familiari, aumentati grazie ai matrimoni e alle nuove nascite. Una nuova generazione che vedremo crescere e maturare.

Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia e Germania saranno le nazioni protagoniste che tireranno le fila dei grandi cambiamenti e stravolgimenti politici che segneranno lo scatenarsi del secondo conflitto mondiale. Conosciamo tutti la storia e gli eventi che l'hanno caratterizzata, quindi non starò qui a tediarvi con la trama o una spiegazione dettagliata, perché non aggiungerei nulla di nuovo o di diverso da ciò che già si conosce.

Ciò che posso dirvi è che, anche questa volta, Ken Follett ci accompagnerà in un lungo percorso storico dove assisteremo alle cause scatenanti del conflitto, allo svolgersi della guerra e alle vicissitudini esistenziali di ogni personaggio.

La ricostruzione storica è sempre accurata e attenta, la lettura è intrigante, scorrevole e il suo ritmo incalzante cattura completamente l'attenzione del lettore, dandogli la sensazione di ritrovarsi all'interno di un film d'azione. Ma, a onor del vero, devo dire che in questo secondo volume non si respira lo stesso pathos e la stessa sensazione di scoperta e novità vissuta nel libro “La caduta dei giganti”, probabilmente perché l'evento storico lo conosciamo tutti e quindi sappiamo come si evolveranno gli eventi. Prevedibile, purtroppo, è anche la struttura narrativa, perché le storie e i comportamenti dei personaggi sembrano essere sempre gli stessi: tradimenti, amori e matrimoni sbagliati, figli illegittimi, lavori in politica. Gli anni passano, le generazioni cambiano ma gli atteggiamenti sono sempre gli stessi.

I personaggi sono superficiali e stereotipati e, a mio giudizio, alcuni li ho trovati veramente antipatici, anche quando sembrano maturare e cambiare nel tempo, come ad esempio Daisy Peskov. L'ho trovata antipatica, dall'inizio alla fine della storia, come del resto il padre che non ho sopportato neanche nel libro precedente.

Nonostante questi punti presi in esame, lo considero, comunque, un testo godibile e scorrevole e, sinceramente, mi auguro che nel terzo e ultimo capitolo della trilogia cambi qualcosa, almeno nella struttura narrativa. Mi dispiacerebbe molto rimanere delusa, considerato il grande entusiasmo vissuto nel primo volume.

Dita incrociate e buona lettura.



Marianna Di Bella


lunedì 13 dicembre 2021

Recensione: "Non vi lascerò orfani" - Daria Bignardi

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Titolo: Non vi lascerò orfani

Autrice: Daria Bignardi

Editore: Arnoldo Mondadori Editore



Si può raccontare e descrivere la propria famiglia senza cadere nel sentimentalismo estremo o in un resoconto troppo serio e drammatico? Come si riesce a non trasformare in macchiette i familiari citati e coinvolti nel racconto? È difficile.

Difficile riuscire a trovare le parole più adatte in grado di esprimere tutto l'amore che si prova per loro, così come è difficile descrivere episodi che per noi hanno significato molto, rischiando di risultare banali e superficiali, oppure troppo zuccherosi, per chi legge o ascolta.

È sempre difficile parlare di sé e dei propri sentimenti, figuriamoci quando coinvolgiamo nel racconto altre persone, perché esprimere ciò che si prova e si sente a volte ci blocca, per pudore, vergogna o più semplicemente per la paura di non riuscire a rendere loro il giusto merito. Ma spesso basta solo aprire il nostro cuore e lasciare che le nostre emozioni emergano e prendano voce, raccontando tutto con semplicità e onestà, perché solo così si riesce a toccare le corde dell'anima di chi legge coinvolgendole nella storia. A volte bastano poche e semplici parole, espresse con sensibilità, per dare vita a una storia intensa e profonda.

“Ma l'amore è amore. È quando non c'è più che capisci quanto ti manca, anche se è faticoso da sopportare.”

(citazione tratta dal testo)

In questo libro Daria Bignardi è riuscita a presentarci la sua famiglia con semplicità e delicatezza. Ha aperto le pagine della sua vita e ci ha permesso di entrarvi per conoscere lei, i suoi genitori, i suoi familiari, il controverso e ansiogeno rapporto con la madre e la sua io bambina.

L'autrice inizia il racconto partendo da un evento doloroso, come la morte della mamma, per svelare il suo passato, la sua infanzia...la sua storia. È partita dal dolore e dalla morte per parlarci di amore e vita, perché sono sempre presenti e accompagnano ogni nostro passo, nonostante gli eventi traumatici che viviamo.

Figlia di genitori anziani, Daria Bignardi ha sempre saputo, sin da bambina, che doveva contare su se stessa per trovare la sua indipendenza e libertà. Con una sorella più grande di dieci anni, ha vissuto la sua infanzia perlopiù giocando da sola, dando vita a un legame particolare con la madre. Una donna dal temperamento impulsivo e romagnolo, ansiosa, pessimista, tendente a drammatizzare su alcuni eventi superficiali e a sorvolare su quelli più seri. Questo suo carattere ha creato un rapporto ansioso con la figlia, ad esempio doveva sempre accertarsi che stesse bene, chiamando tutti i giorni alla solita ora, anche quando l'autrice, a causa del suo lavoro di giornalista, era all'estero e in luoghi difficili da raggiungere telefonicamente. Un rapporto ansioso e a volte oppressivo che ha influenzato il carattere e la vita dell'autrice rendendola ribelle, in cerca di se stessa e della profondità delle cose, ma anch'essa pessimista e ansiosa. Ma attenzione, perché nonostante il complesso rapporto con la madre, l'autrice ne parla sempre in maniera delicata e con grande amore, perché se c'è una cosa che non manca mai in questo testo è l'amore che trapela in ogni pagina e racconto del libro.

“Capisci che l'unica cosa che conta nella vita è l'amore che puoi dare a chi te lo chiede, che siano i figli, i nonni o la prima persona che incontri per strada. Che essere gentili e pazienti conviene, perché quello, che non abbiamo dato pesa più di qualunque cosa possiamo aver perso: tempo, divertimento, riposo.”

(citazione tratta dal testo)

Daria Bignardi racconta e descrive la sua famiglia sempre con delicatezza e sensibilità, rievocando un passato fatto di ricordi che sono dei piccoli tesori che accarezzano l'anima di ognuno di noi, perché la sua famiglia, o almeno le sue storie, ci riportano alla mente un po' il nostro passato fatto di pranzi familiari, riunioni tra zii e cugini, gite fuori porta con i nostri genitori, piccoli litigi quotidiani. Ricordi che a distanza di anni riemergono e accendono fiammelle di tenerezza che riscaldano i nostri cuori. I suoi ricordi diventano anche i nostri ricordi.

Il libro è delicato, gradevole, divertente e ironico, grazie allo stile e all'eleganza della scrittura dell'autrice che con garbo, ironia e amore riesce a parlare della sua famiglia presentandone pregi e difetti.

Se c'è una cosa che emerge in maniera forte e preponderante è l'amore, anche quando affronta il dolore lacerante per la perdita dei genitori. La perdita di un amore che nessuno potrà mai sostituire o eguagliare, perché nessun altro potrà amarci come loro. Un amore unico, incondizionato, puro, vero, come vere sono le pagine di questo libro che hanno saputo toccare le corde della mia anima regalandomi momenti di lettura piacevoli, dolci e delicati.

“Questo è la morte, oltre alla mancanza di chi non c'è più: è la vita, con tutti i suoi ricordi.

E amore. Tutto l'amore che chi se ne va ci ha dato, buono o cattivo che sia stato.

Per quello soffriamo tanto quando ci muoiono i genitori: sappiamo bene che nessuno ci amerà mai più così.

(…)

Ti manca un pezzo e non ci puoi credere che potrai vivere senza il loro sguardo addosso. Senza la possibilità di far felice qualcuno solo perché hai telefonato, hai sorriso, ti sei ricordato, hai fatto un gesto piccolo che non ti è costato niente, solo perché sei contenta. Solo perché esisti.”

(citazione tratta dal testo)

Un libro che ho apprezzato per lo stile inconfondibile dell'autrice e per quei ricordi che ognuno di noi custodisce nei propri cuori, e che ogni tanto hanno bisogno di uscire dai nostri cassetti della memoria per prendere vita e tornare a respirare.

Un libro che vi consiglio di leggere, soprattutto se avete bisogno di ritrovare la vostra famiglia e quel rapporto di amore, e a volte anche odio, che si crea con alcune persone.

Un libro che vi permetterà di entrare nell'anima di una donna e autrice profonda e riservata come Daria Bignardi.

Buona lettura



Marianna Di Bella

mercoledì 12 agosto 2020

Recensione: "March. La Trilogia" - John Lewis; Andrew Aydin; Nate Powell

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Titolo: March. La Trilogia

Autori: John Lewis; Andrew Aydin; Nate Powell

Editore: Mondadori - Oscarvault



Cambiare vuol dire prendere coscienza di se stessi, dei propri limiti e lottare strenuamente per arrivare a raggiungere dei risultati. Nulla è facile, ci vogliono forza, coraggio, determinazione e la consapevolezza che i risultati si raggiungono solo con enormi sacrifici, compiendo piccoli passi in avanti e molti altri indietro. Lungo la strada molte saranno le difficoltà e le cadute, per questo occorre prendere coscienza degli ostacoli e rialzarsi ogni volta che si cade, perché si cambia solamente non arrendendosi e affrontando gli imprevisti.

Qualunque sia il tipo di cambiamento intrapreso, personale, storico, culturale, politico etc. non ci si deve arrendere mai, si deve continuare ad andare avanti con determinazione, fissando bene i propri obiettivi.

La storia è in continua evoluzione e tutti i diritti conquistati non sono arrivati a noi da un giorno all'altro, ci sono voluti secoli e anni ma, soprattutto, ci sono volute persone che con coraggio e costanza hanno creduto nei propri sogni e li hanno perseguiti anche a costo della propria vita. Persone che hanno dato, alle nuove generazioni, la possibilità di vivere e usufruire di quei diritti a loro negati, che noi diamo per scontati.

“March” è una graphic novel che affronta uno dei temi più complessi, scottanti e attuali che fanno parte, non solo della storia americana ma anche mondiale, influenzando il panorama internazionale: il razzismo e la segregazione razziale.

“March” è la la storia di John Lewis, uno dei leader del movimento dei diritti civili, delle lotte per la libertà degli afroamericani e deputato statunitense.

John Lewis nasce in Alabama e sin da giovane ha le idee chiare sul suo futuro: diventare un predicatore. A soli 16 anni tiene il suo primo sermone e il suo sguardo e i suoi valori sono sempre rivolti al sociale e alla giustizia, ispirandosi alla figura di Martin Luther King.

Grazie alla madre, si iscrive all'università, per poi studiare a Nashville, ed è in questa cittadina che la sua vita subirà una svolta e segnerà la strada che percorrerà per il resto della sua vita. L'incontro con Jim Lawson confermerà la sua filosofia morale, perseguendo la via dell'amore, della pace e della non violenza, cercando di sradicare mali come: il razzismo, la povertà e la guerra.

Un volta intrapresa la sua strada, il nostro protagonista non si fermerà più, neanche quando verrà insultato, picchiato, arrestato...continuerà a camminare senza indietreggiare mai, resistendo con forza e coraggio. Parteciperà attivamente ai vari movimenti per i diritti civili, raggiungendo cariche importanti ma, soprattutto, parteciperà a sit-in non violenti per abolire la segregazione nelle tavole calde e nei grandi magazzini, intraprenderà i “viaggi della libertà” negli stati del sud, segregazionisti e violenti. Parteciperà alle marce, tra cui le più note e famose, quelle di Washington nel 1963, nota in tutto il mondo per il famoso discorso di Martin Luther King “I have dream”, e di Selma, ritenuta la più violenta e pericolosa.

Attraverso le parole e le tavole di questo libro, assisteremo alla crescita personale e politica di John Lewis e, attraverso salti temporali, tra passato e presente, assisteremo a pagine di storia importanti e indimenticabili, come ad esempio il giuramento del presidente Barack Obama, che ha segnato una svolta epocale nella storia americana.

In questo testo non si parla solo della storia di John Lewis, ma di tutto il popolo afroamericano, presentandolo in un contesto storico, sociale e politico complesso e doloroso. Una popolazione che ha sempre lottato contro una maggioranza razzista, segregazionista e violenta che li voleva relegati ai gradini più bassi e infimi della società, privandoli di ogni diritto.

I passi intrapresi verso il cambiamento sono stati tanti e tutti accomunati da sofferenza e violenza. Attraverso le parole di John Lewis, impareremo molto sui movimenti per i diritti civili, su una parte di storia contemporanea che manca nei testi scolastici e che andrebbe studiata per comprendere e non commettere gli stessi errori, estirpando il seme dell'ignoranza e della violenza. Ricordandoci che si possono raggiungere i propri obiettivi senza ricorrere alla violenza e, soprattutto, che nulla si ottiene facilmente, ci vogliono determinazione e forza di volontà.

Questo testo nasce per volere di John Lewis, non solo per far conoscere la sua storia, ma anche quella degli afroamericani. Un testamento per le generazioni future perché non commettano gli stessi errori e imparino quanto sia importante lottare per se stessi e gli altri.

Un testamento di speranza. Una speranza, che al giorno d'oggi si va sempre più affievolendo.

Un testamento per non dimenticare.

La graphic novel è scritta e rappresentata in maniera eccellente da due artisti della parola e dell'immagine e contiene la trilogia completa, suddivisa in tre libri, ognuna legata da un evento che lascia il lettore con la suspense e la voglia di continuare la lettura.

Le tavole sono in bianco e nero e gli eventi di maggior pathos, violenza e riflessione, sono evidenziati da una profondità del nero che meglio evidenzia e marca il momento, l'intensità emotiva che, come pugni nello stomaco, colpiscono il lettore lasciandolo stordito ed esterrefatto di fronte all'estrema violenza dell'essere umano verso un altro essere umano, per di più inerme. Una violenza feroce che viene disegnata e caratterizzata da tratti che fanno sentire sulla pelle quel brivido di terrore, quel senso claustrofobico di oppressione, paura, violenza e dolore che hanno segnato quegli anni.

Narrato in prima persona, la voce di John Lewis prende vita e forza, pagina dopo pagina, evento dopo evento, ammaliandoci e trascinandoci in uno spazio temporale e storico importante. Vedremo, infatti sfilare personaggi illustri, come ad esempio John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King, Malcom x, Rosa Parks, Robert Kennedy etc. e assisteremo a molti eventi storici come la guerra in Vietnam, la marcia di Washington, di Selma etc.

“Che lo spirito della storia sia la nostra guida.”

(citazione tratta dal testo)

Ho apprezzato e amato moltissimo questa graphic novel, e ritengo che oggi rappresenti il testamento di un uomo, recentemente scomparso, che ha sempre seguito i suoi valori morali raggiungendo obiettivi importanti. Un giusto tributo ad un uomo che ha fatto della sua vita un esempio da seguire e ricordare. Un esempio per le generazioni future e per il mondo intero che troppo spesso dimentica il passato, credendo che tutto sia dovuto. Insegnando loro che le più grandi vittorie si raggiungono cadendo e rialzandosi con maggior forza e determinazione, senza ricorrere alla violenza, ma solo con l'umanità e l'amore che ci contraddistinguono.

Buona lettura


Marianna Di Bella



(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro.

martedì 11 febbraio 2020

Recensione: "Io che amo solo te" - Luca Bianchini

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Titolo: "Io che amo solo te"
Autore: Luca Bianchini
Editore: Mondadori





Polignano a Mare è in grande fermento, la cittadina pugliese si sta preparando per festeggiare le nozze di Chiara e Damiano, due giovani ragazzi che stanno unendo in matrimonio le loro vite e i loro destini. Questo non è un semplice matrimonio, perché gli occhi di tutta Polignano sono rivolti ai loro genitori: Ninella, madre della sposa, e Don Mimì il padre dello sposo.
Perché? Beh anni indietro, Ninella e Don Mimì si sono amati tantissimo e come tutte le storie qualcosa non è andato bene e il loro amore è finito tra sofferenze, rimpianti e rinunce.
Perché si sono lasciati? A voi scoprirlo, ciò che è importante sapere e sottolineare è che questo amore non si è mai spento del tutto, è rimasto come brace sotto la cenere, pronto a riaccendersi, perché alcuni amori rimangono vivi per sempre e attendono con calma e pazienza il momento opportuno per ripresentarsi e dare, ove possibile, una seconda possibilità.

“Ci sono storie che hanno bisogno di buio e silenzio. Solo dopo tanto tempo, come alcuni vini, potranno essere raccontate”
(citazione tratta dal testo)

Sono trascorsi tanti anni, molte cose nelle vite di Ninella e Don Mimì sono accadute, modificando parte del loro carattere. Ninella, dopo la fine della storia d'amore, ha saputo ricostruire se stessa, la sua rispettabilità, la sua vita. È una donna determinata, un vulcano in attesa di esplodere per dare vita, corpo e anima a tutta la sua bellezza e determinazione. Don Mimì, invece, ha rinunciato ai suoi sogni per un matrimonio economicamente conveniente e questo ha influenzato il suo carattere, pieno di frustrazione e rimpianti ma, soprattutto, ha inciso nel suo rapporto con i figli a cui non ha saputo insegnare a vivere e lottare per i propri sogni, a non credere nell'amore, risolvendo ogni problema al posto loro rendendo la vita fin troppo semplice.
In questo viaggio alla scoperta e riscoperta dell'amore si muovono e prendono vita i personaggi del romanzo di Luca Bianchini. Quattro protagonisti in cerca della felicità e del loro posto nel mondo, ma impareranno che l'amore arriva, ospite inatteso, a bussare alla porta quando meno ce lo aspettiamo, mescolando le carte della nostra vita e dei nostri destini.
Due generazioni a confronto uniti da dubbi, insicurezze, voglia di riscatto per una felicità promessa e disattesa.
Due generazioni che si incontreranno e confronteranno su un terreno delicato e fragile come quello dell'amore, protagonista assoluto del romanzo che influenza le vite dei protagonisti e di tutti personaggi che si muovono dietro le quinte dando corpo e spessore alla trama.

“Ci sono amori che non lasciano nemmeno una foto, e sono i più difficili da dimenticare.”
(citazione tratta da testo)

La lettura è scorrevole, leggera e allegra. La scrittura è delicata, frizzante ma anche piena di cliché che, purtroppo, rendono la trama prevedibile e i personaggi stereotipati e troppo frivoli. Personaggi descritti e rappresentati in ogni loro sfaccettatura, con pregi, difetti e contraddizioni rendendoli veri, autentici, ma anche noiosi, spiritosi, antipatici, profondi, così come avviene nella vita.
Il romanzo si snoda durante le tre giornate che precedono il matrimonio e dalle sue pagine viene fuori tutto il calore e la bellezza del sud, regalandoci uno spaccato di vita pugliese caldo, colorato, passionale, autentico, ma tutto questo, purtroppo non è riuscito a convincermi del tutto. Durante la lettura c'è sempre stato qualcosa che non mi ha emozionata, colpita e affascinata fino in fondo. Non sono riuscita a creare un legame empatico con i protagonisti e con la trama, forse i troppi cliché, la prevedibilità della storia, alcuni personaggi che non mi hanno coinvolta emotivamente, non hanno aiutato nel mio giudizio e nel piacere della lettura.
Peccato.
Cosa accadrà tra Ninella e Don Mimì? Si riaccenderà la fiamma del loro amore? Chiara e Damiano riusciranno a realizzare i loro sogni? Prenderanno coscienza di sé e dei loro veri sentimenti? Impareranno a vivere seguendo i loro sogni fino in fondo, lasciando da parte i rimpianti? Riuscirà l'amore a colpire i cuori e le anime dei protagonisti, stravolgendo le loro vite?
A voi trovare le risposte, io mi ritiro in silenzio, lasciandovi scoprire la storia.

“E non c'è niente di peggio che combattere contro un ricordo che il tempo, anziché sbiadire, colora ulteriormente.”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!!




(Marianna Di Bella)

venerdì 31 gennaio 2020

Recensione: "L'ombra del vento" - Carlos Ruiz Zafón

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Titolo: L'ombra del vento
Titolo Originale: La sombra del viento
Autore: Carlos Ruiz Zafón
Editore: Mondadori




Barcellona, 1945.
In una calda mattinata estiva, due persone si aggirano tra le strade di una città ancora addormentata. Un adulto e un ragazzino. Un padre e un figlio in cammino verso un posto magico e ricco di fascino e mistero. Daniel Sempere, il nostro protagonista e suo padre.
Daniel ha solo 11 anni e un vuoto enorme, un grido muto che riecheggia nella sua anima: il dolore per la perdita della madre avvenuta anni prima, ma che ancora lo fa soffrire terribilmente. Quella stessa mattina, si sveglia turbato e angosciato perché non ricorda più il volto della mamma, così, il papà, per cercare di distrarlo e aiutarlo, lo porta in un luogo sconosciuto a molti, ma non ai librai di Barcellona: il Cimitero dei libri dimenticati. Un luogo magico, pieno di fascino che racchiude e custodisce al suo interno migliaia di libri sottratti all'oblio.

“Questo luogo è un mistero, Daniel, un santurario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima, l'anima di chi lo ha scritto e l'anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.”
(citazione tratta dal testo)

Tradizione vuole che chi visita per la prima volta il posto, deve scegliere un testo e adottarlo, impegnandosi a custodirlo per sempre.
Daniel è affascinato da quel luogo, pieno di corridoi e scaffali colmi di libri. Scegliere è difficile, se non impossibile, fino a quando qualcosa non attrae il suo sguardo, un libro rilegato in pelle color vino che sporge da un ripiano. Il libro è “L'Ombra del vento” di Julián Carax. Daniel non conosce l'autore, ma è attratto dal testo, cosi, lo prende e lo porta via con sé.

“Presi il libro e lo sfogliai con cautela: le sue pagine palpitarono come le ali di una farfall a cui viene restituita la libertà, sprigionando una nuvola di polvere dorata.”
(citazione tratta dal testo) 

Il ragazzino viene completamete rapito dalla bellezza della storia ed è talmente incuriosito che vuole leggere tutti gli altri testi scritti dall'autore ma, la sua ricerca sarà lunga e difficile perché scoprirà di possedere l'unica copia sopravvissuta a un incendio che ha distrutto e bruciato tutti i libri di Julián Carax. Inoltre, un alone di mistero aleggia intorno alla figura dello scrittore. Chi è? Perché pubblica in Francia, pur essendo spagnolo? Perché qualcuno ha bruciato tutte le copie dei suoi romanzi?
Daniel è incuriosito e affascinato dalla figura enigmatica dell'autore e vuole saperne di più, ma non è facile riuscire a trovare il giusto canale informativo, districandosi tra false informazioni e storie inventate, e trascorreranno anni prima di venire a sapere che Carax...e no, mi fermo qui e lascerò a voi il piacere di continuare la lettura del romanzo, seguendo Daniel nelle sue ricerche. Probabilmente molti di voi avranno già letto questo romanzo ma, ci sono molte altre persone che devono ancora scoprire questa storia affascinante e coinvolgente.
Questa per me non è la prima lettura del romanzo, ricordo di averlo letto qualche anno dopo che venne pubblicato e me ne innamorai all'istante, affascinata dalla storia, dai personaggi, dalla trama, dai misteri ecc. A distanza di molti anni, eccomi di nuovo qui in sua compagnia, questa volta con un'edizione diversa e una nuova veste grafica che mi hanno dato la spinta per riaprire il testo, lasciando volare le parole di Carlos Ruiz Zafón.
Parole che, librandosi nell'aria, creano un clima coinvolgente, ammaliando il lettore, avvolgendolo e legandolo a sé dalla prima all'ultima riga, lasciandolo sfogliare le pagine con estremo piacere e interesse catturando la sua attenzione e facendolo innamorare lentamente. Una storia d'amore lunga 400 pagine, dove il mistero, l'amore, il rimpianto, l'amicizia, il dolore e la gelosia si intrecciano e si rincorrono tra le strade di una Barcellona decadente, maliconica, incastonata in diversi periodi storici: gli anni della dittatura franchista, la guerra civile e gli anni '40 e '50.
Carlos Ruiz Zafón ha uno stile narrativo che affascina, lo trovo coinvolgente ed emozionante, in modo particolare i dialoghi, i personaggi, l'ambiente sociale, le descrizioni particolareggiate e minuziose che permettono di entrare nel testo e sentirsi parte attiva del romanzo, sentendo sulla propria pelle quel senso di solitudine e assenza che aleggia nel romanzo. Attraverso le sue descrizioni, l'autore ci fa vivere immersi in una Barcellona diversa dalla città turistica che siamo abituati a conoscere, catapultandoci negli anni '40 e '50, facendoci respirare l'atmosfera gotica che aleggia in ogni strada e vicolo, svelandoci una duplice identità: ricca ed elegante, contrapposta a una versione cupa e nostalgica. Duplicità che la rendono ancora più affascinante e ammaliatrice, avvolgendoci nella sua aurea misteriosa, nebbiosa che cela tra le sue strade storie di dolore, sofferenza, amore e passione.
La trama è coinvolgente, misteriosa, emozionante e non perde mai di interesse, nonostante la narrazione si divida tra due piani temporali e tra le storie di Daniel e Julián che potrebbero destabilizzare e confondere il lettore. Ma l'autore è riuscito a tenere la storia e il parallelismo tra i due personaggi, destreggiandosi in maniera semplice ed equilibrata tenendo il filo narativo e non perdendo di credibilità e interesse; riuscendo a gestire bene i diversi cambi di punti di vista e di tempo, mantenendo un intreccio narrativo equilibrato e avvincente.
I personaggi sono costruiti e delineati in maniera minuziosa ed esaustiva e l'autore non tralascia nulla del loro aspetto psicologico, evidenziandone pregi, difetti, manie, paure, rendendoli completamente vivi agli occhi del lettore, tanto da percepirli e viverli come amici di vecchia data.
Fermín Romero De Torres è il personaggio che emerge e attira l'attenzione del lettore grazie alla sua sottile ironia, al suo senso dell'umorismo, del dovere, della giustizia e al valore dell'amicizia che lo lega in maniera indissolubile alla famiglia Sempere. Fermín è il personaggio che mi ha letteralmente conquistata in ogni sua mania e alternarsi di stati d'animo. Una figura in grado di allegerire alcune parti del romanzo, stemperando l'atmosfera, a volte troppo cupa e seria, grazie alla sua sottile ironia. Un uomo profondo, legato a valori importanti e con un passato fatto di torture e sofferenza. Un uomo risolutivo in molte situazioni, un amico sincero, attento, protettivo, un faro nella vita di Daniel e per noi lettori, perché riesce a guidarci all'interno della trama pur rimanendo, molto spesso, in disparte.
Lo stile narrativo è fluido, pacato e l'autore riesce con eleganza e finezza a trattare molti argomenti interessanti, seri, regalandoci positività, purezza di sentimenti ma anche esempi della brutalità dell'uomo.

“Il tempo mi ha insegnato a non perdere mai la speranza ma anche a non farvi troppo affidamento, perché è vanitosa e crudele, senza consapevolezza.”
 (citazione tratta dal testo)

L'autore riesce a regalarci metafore di vita importanti, perché la ricerca di Daniel è soprattutto la metafora della ricerca di se stessi e del senso della propria esistenza, ed è ciò che avviene tra le strade di Barcellona e tra i diversi personaggi. Una continua ricerca di sé, del proprio essere più profondo attraverso eventi e avvenimenti che li vedono protagonisti e li porteranno a conoscere i propri limiti, le proprie paure e sentimenti. Una ricerca che condurrà anche noi lettori a esplorare il nostro animo e le vie di Barcellona inseguendo Daniel, Juliàn, Fermín, imparando a dare il giusto peso al valore dell'amore, dell'amicizia, riconoscendo e affrontando quel senso di solitudine e assenza che si respira nel testo per le persone amate e perse ma, soprattutto, impareremo che i rimpianti e la gelosia corrodono l'anima rendendola sterile e solo l'amore e l'amicizia rendono la vita degna di essere vissuta con tutti i suoi alti e bassi.

“...continuiamo a vivere nel ricordo di chi ci ama.”
(citazione tratta dal testo) 

Cercate il vostro libro, custoditelo gelosamente e segretamente e poi lasciate che la vita vi avvolga l'anima e il cuore, lasciando fuori rimpianti e tormenti.

“Bea sostiene che leggere è un'arte in via di estinzione e che i libri sono specchi in cui troviamo solo ciò che abbiamo dentro di noi, e che la lettura coinvolge mente e cuore, due merci sempre più rare.”
(citazione tratta dal testo) 

Vivete e...buona lettura!!




(Marianna Di Bella)



(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro.

lunedì 20 gennaio 2020

Recensione: "Alto come un vaso di gerani" - Giacomo Poretti

libro, mdb, libri il nostro angolo di paradiso, storia personale, recensione, giacomo poretti

Titolo: "Alto come un vaso di gerani"
Autore: Giacomo Poretti
Editore: Arnoldo Mondadori Editore



Ci sono romanzi che entrano casualmente nelle nostre vite, alcuni per curiosità, altri grazie al passaparola di amici e conoscenti che ci consigliano la lettura. Il mio incontro con il testo di Giacomo Poretti è stato casuale e per certi versi inaspettato. Comprato diverso tempo fa, ho atteso a lungo prima di leggerlo, fino a quando non è scattata quella molla che mi ha spinta a guardare la libreria e sceglierlo senza dubbi o perplessità.
Aprirlo e leggerlo è stato come sfogliare un vecchio album dei ricordi, ricco di foto in bianco e nero, testimoni silenziose di un passato carico di nostalgia e di momenti particolari e intensi della nostra vita. Un album intriso di emozioni e sensazioni che scaldano il cuore e ci fanno chiudere gli occhi per tornare indietro nel tempo, a quegli anni e a quei momenti che hanno segnato la nostra anima e la nostra esistenza.
Giacomo Poretti ha aperto il suo personale album dei ricordi e ci ha regalato momenti particolari della sua infanzia, adolescenza e vita adulta. Ci ha donato parte della sua esistenza attraverso aneddoti dolceamari che ci hanno permesso di comprendere meglio la sua persona e il suo passato. Attraverso le sue parole ripercorriamo la sua infanzia, ma l'autore lo fa con una delicatezza e sensibilità tali da toccare l'anima, facendo emergere, al tempo stesso, i nostri ricordi personali.
L'autore apre il cassetto dei ricordi stipato di emozioni, sensazioni sopite per anni, permettendoci di sbirciare al suo interno e di avventurarci nel suo passato coinvolgendoci nelle sue storie personali e familiari.

“La vita l'ho sentita molto intensamente nel mio corpo, a volte fin troppo intensamente, quasi da provare dolore.”
(citazione tratta da libro)

Il libro è diviso in quattro parti, le quattro stagioni dell'anno che simboleggiano le quattro età della vita, dall'infanzia all'età adulta. Ed è proprio dall'infanzia che il testo prende vita, quando il piccolo Giacomo, a soli quattro anni, viene mandato in colonia per respirare aria di mare.
Un'infanzia povera ma dignitosa, vissuta nel piccolo centro di Villa Certosa dove la vita scorre lenta tra il lavoro nelle fabbriche e il rapporto con la comunità. Siamo negli anni Sessanta e l'Italia sta per affrontare il cambiamento del boom economico, dove tutto cambierà in maniera radicale dal lavoro, alla scuola, ai rapporti interpersonali, alla vita comunitaria ecc.
L'autore segnerà ed evidenzierà questi passaggi attraverso i suoi ricordi, narrando aneddoti che meglio sottolineano questi momenti, come ad esempio i pomeriggi trascorsi a giocare a calcio nell'oratorio della chiesa parrocchiale, l'adolescenza segnata dalla frequentazione dei bar che rappresentavano un rito di passaggio dall'infanzia all'età adulta. Le prime fasi di ribellione, dalla musica alle prime manifestazioni politiche, oppure il trasferimento nella grande città dove, purtroppo, si perde il contatto umano con le persone. Qui l'autore porrà le basi della sua vita professionale e personale: si innamorerà, costruirà la sua famiglia e conoscerà Aldo e Giovanni che non saranno solo dei semplici colleghi di lavoro.

“Dicono che tutti noi, a un certo punto della vita, sentiamo una voce dentro che ci spinge via da dove siamo nati; per qualcuno, o forse per tutti, la voce ha grandi progetti, il problema è capire quello che la voce ti dice.”
(citazione tratta dal libro)

Racconti e aneddoti che verranno narrati senza malizia o sarcasmo, al contrario, verranno affrontati dall'autore con delicatezza, candore, sensibilità e amore per un periodo che ha segnato profondamente il suo animo nostalgico e malinconico.
Ho apprezzato molto il suo modo di raccontare, sempre in punta di piedi senza mai essere invadente, quasi chiedesse il permesso a noi lettori di narrare qualcosa di profondamente intimo e personale. Con dignità e rispetto narra la sua vita economicamente povera ma ricca di amore, ricordando i sacrifici dei suoi genitori che hanno cercato di non fargli mancare nulla, regalandogli serenità e piccoli doni che lui ha custodito come tesori unici e preziosi.

“I miei genitori sono stati sempre molto poveri, ma non mi hanno mai abbandonato, e mi hanno sempre regalato libri, chissà perché...Forse perché non ne hanno mai letto uno in vita loro, forse perché volevano riscattare nei figli il fatto di non aver potuto studiare, forse perché intuivano che tra quelle pagine, a loro precluse, c'erano storie straordinarie.”
(citazione tratta dal libro)

La lettura è stata piacevole ed emotivamente coinvolgente, in modo particolare la prime due parti dedicate al periodo dell'infanzia e dell'adolescenza. Sono quelle che mi hanno maggiormente coinvolta e affascinata. L'autore ha saputo gestire e narrare con sensibilità e rispetto momenti delicati e pieni di di fascino, mentre le ultime due parti non le ho trovare all'altezza delle precedenti.
Secondo me perdono di mordente, fascino e interesse. Ho fatto molta fatica a terminare le ultime due stagioni, un elenco di personaggi che a lungo andare mi hanno annoiata. Ho avuto come l'impressione che tutto venisse raccontato in maniera precipitosa e frettolosa.
Un peccato perché il testo era iniziato bene, con la giusta dose emotiva e il giusto ritmo narrativo, tenendomi letteralmente incollata alle pagine, probabilmente perché il periodo dell'infanzia e dell'adolescenza portano con sé una maggiore attrattiva grazie al candore e a quella magia che rendono tutto diverso, emozionante, ricco di fascino.
Lascio a voi il piacere di scoprire il libro, chissà che non apprezziate anche le ultime due stagioni.
Buona lettura.



(Marianna Di Bella)

venerdì 15 novembre 2019

Recensione: "Il Priorato dell'Albero delle Arance" - Samantha Shannon

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Titolo: Il Priorato dell'Albero delle Arance
Titolo Originale: The Priory of the Orange Tree
Autrice: Samantha Shannon
Editore: Mondadori




Il mondo è in pericolo!
Un'oscura minaccia si sta risvegliando e potrebbe abbattersi sul mondo orientale e occidentale, seminando morte, distruzione e sofferenza. Dopo mille anni, il Senza Nome sta tornando e con lui i tempi oscuri, dove il male imperverserà sui regni, le popolazini e il mondo intero.
Chi è il Senza Nome? Ancora un attimo di pazienza e lo scopriremo insieme.
Mentre la minaccia sembra concretizzarsi ogni giorno di più, la vita nei regni continua a scorrere tranquilla e ignara di tutto questo, le persone sono troppo prese dai propri problemi quotidiani per dare peso ai segnali di pericolo.
I diversi regni sono ostili tra di loro, in modo particolare, quelli dell'Oriente e dell'Occidente sempre più distanti l'uno dall'altro. Chiusi nei loro confini, professano e difendono le proprie tradizioni e credenze, rimanendo aggrappati al passato, vedendo nell'Altro un nemico da allontanare, combattere e debellare come il morbo rosso che infesta parte del mondo o il pericolo dell'Armata draconiana che crede nel potere del Senza Nome e si sta riattivando per prepare il suo ritorno.
L'Oriente venera i draghi, lacustrini e di mare. Creature possenti, magiche e meravigliose, dedite alla difesa del mondo orientale minacciato da epidemie e invasioni. Ogni 50 anni, alcuni draghi seikinesi scelgono dei cavalieri umani nell'eventualità di dover tornare a combattere, destino vuole che quel giorno sia arrivato e Tané, una delle nostre protagoniste, è in trepida attesa perché, dopo anni di allenamenti, è giunto il Giorno della Chiamata che potrebbe decretare la sua idoneità per entrare a far parte della Guardia dei Mari e proteggere, così, la sua terra a dorso di un drago. Ma prima, dovrà superare una serie di prove e qualcosa di ancora più difficile, qualcosa che potrebbe porre fine ai suoi sogni compromettendo il suo futuro...qualcosa che non doveva fare.
Cosa? Be', anche questa volta dovrete pazientare perché la storia è solo all'inizio e altre protagoniste richiedono la nostra attenzione.
Lasciamo, quindi, per un attimo Tané e spostiamoci a Occidente, nel regno incontrastato della regina Sabran Berethnet di Inys. La donna appartiene a una lunga discendenza femminile, costituita da regine che hanno governato per anni e anni. Credenza vuole che fin quando nel regno ci sarà una discendente della casata Berethnet, allora il Senza Nome non tornerà a minacciare il mondo. Sarà vero o è solo una leggenda?
Il mondo occidentale crede fermamente a questa leggenda, così come credono nella religione delle Sei Virtù che professano in maniera appassionata e chiunque non crede è ritenuto un nemico. Odiano la magia. Odiano gli orientali perché venerano i draghi, e non accettano nessun tipo di contatto commerciale o personale.
La regina è in pericolo, qualcuno sta tramando alle sue spalle per ucciderla, perché? Per scoprirlo ci basterà seguire una persona che da anni la sta proteggendo in maniera discreta e anonima, una giovane donna...una dama di corte: Ead Druyan. La donna originaria di Lasia, vive nel regno da otto anni e ha trascorso tutto questo tempo muovendosi nell'ombra e non destando sospetti, perché Ead è in realtà una maga con grandi abilità. La donna fa parte del Priorato dell'Albero delle Arance, un ordine segreto creato da Cleolind, colei che ha sconfitto il Senza Nome e capostipite della casata di Berethnet. Il Priorato è formato dalle Dame Rosse che hanno il compito di proteggere il mondo dall'Armata draconiana e traggono la loro forza dal Siden che scorre tra le linfee dell'albero e nei suoi frutti.

“È troppo che sei lontana dall'albero. Sei una radice, mia cara. Devi nutrirti, altrimenti appassirai.”
(citazione tratta dal testo)

Se il Senza Nome sta per tornare a minacciare il mondo, come faranno i regni a sconfiggerlo? Riusciranno a mettere da parte i propri rancori per combattere e perseguire il bene comune? Come faranno le tre protagoniste a incontrarsi e intrecciare le loro storie? Chi vuole uccidere la regina? Queste e molte altre domande vi assaliranno durante la lettura di questo immenso e voluminoso epic fantasy, ma non vi dirò nulla e non aggiungerò altro alla trama perchè spero e desidero che siate voi a scoprire una storia meravigliosa, emozionante e ricca di colpi di scena. Quindi, mettetevi comodi, prendete il libro e immergetevi completamente tra le sue pagine, lasciandovi afferrare dalle parole di Samantha Shannon. Parole che vi faranno letteralmente volare sulle ali della fantasia e a dorso in un drago magico, possente, elegante come Naymathun.

“La sua voce era un richiamo di guerra, il canto delle balene, un rombo di tuono in lontananza il tutto amalgamato in forma di parole simili a vetri legati dalle onde. Ascoltarla parlare calmava Tané di un senso di tranquillità prossima alla pace del sonno.”
(citazione tratta dal testo)

Il numero delle pagine potrà spaventarvi ma, credetemi, una volta che avrete iniziato a leggere non vorrete smettere più e non farete caso alle pagine che sfoglierete e che si susseguiranno velocemente, perché troverete la lettura scorrevole e coinvolgente.
L'autrice ha uno stile narrativo moderno che ben si adatta a questo epic fantasy. Le descrizioni sono precise, attente e particolareggiate al punto da farci vivere completamente immersi in un'atmosfera suggestiva e avvincente. Con le parole riesce a creare un mondo vero e plausibile, perfettamente funzionale al testo. Tutto è costruito in maniera credibile e non si percepisce mai l'artefatto narrativo, al contrario, riesce a coinvolgere il lettore creando un legame empatico forte e intenso.
Nulla è lasciato al caso, nomi dei luoghi o dei personaggi, i diversi regni, i draghi, gli avvenimenti e i colpi di scena ma, non è solo lo stile narrativo ad essere moderno, ci sono anche gli episodi, gli eventi, le caratteristiche dei personaggi e gli elementi che costituiscono la trama a renderlo contemporaneo.
Samantha Shannon utilizza temi attuali perfettamente riconducibili alla società moderna, basti pensare all'ostilità e alla paura dell'Altro. Il timore di essere invasi da chi non si conosce, ritenendoli nemici da tenere lontani, fuori dai propri confini territoriali e personali. L'autrice affronta ed evidenzia temi come il rispetto delle culture, delle credenze, delle religioni diverse dalle proprie, viste con disprezzo e disgusto solo perché non si conoscono e non corrispondono con le proprie. Evidenzia il rispetto per ogni essere vivente.e per l'amore in ogni sua forma, sfumatura e bellezza.
L'autrice crea un epic fantasy le cui protagoniste sono donne forti, determinate a vivere come vogliono, inseguendo se stesse, sfidando le convenzioni e andando contro la morale sociale che le vuole brave regine in grado di procreare e proseguire la dinastia, o donne sole e spaventate.

“Ma a dire il vero...non sono affatto d'accordo che il futuro di una nazione risieda nella possibilità di procreare. Una donna è più di un utero da inseminare.”
(citazione tratta dal testo)

In questo romanzo le donne sono protagoniste e artefici del proprio destino, con pregi e difetti, paure e sensi di colpa, rimpianti e voglia di riscattare e ritrovare se stesse. Donne la cui forza crescerà una volta preso atto della propria forza interiore. Donne descritte e delineate molto bene, così come complete sono anche coloro che non si trovano al centro della scena ma ai margini della storia. In verità, tutti i personaggi sono costruiti bene, ognuno con una propria personalità ben definita e distinguibile l'uno dall'altro.

“Nessuno dovrebbe indurre un adonna a temere di non essere abbastanza.”
(citazione tratta dal testo)

Il romanzo è diviso in 6 parti, ognuna formata da capitoli che alternano la narrazione tra mondo orientale e occidentale. Ogni capitolo ha come protagonista un personaggio diverso che ci guiderà all'interno della storia presentandoci, non solo luoghi ed elementi diversi ma, soprattutto, punti di vista diversi. Ead, Tané, Loth e Niclays saranno le guide che ci condurrano alla scoperta di terre magiche e suggestive e all'interno di una storia emozionante e intensa. Una trama ricca di colpi di scena che ci lasceranno, alla fine di ogni capitolo, con il fiato sospeso, accendendo la fiamma della nostra curiosità e la voglia di continuare a leggere per scoprire nuovi avvenimenti.
A onor del vero, devo ammettere che la battaglia finale e l'epilogo mi hanno un po' delusa, perché mi aspettavo più pagine e maggior attenzione allo scontro finale, invece, l'ho trovato breve e sbrigativo se paragonato alla lunga attesa e preparazione delle pagine precedenti. Non so se è una scelta voluta o se l'autrice ha voluto trasmettere un messaggio importante, così, mi sono presa del tempo per riflettere e mi sono resa conto che non è il finale a rendere bella e gradevole una storia, bensì cosa avviene durante il viaggio che si intraprende. Basti riflettere sulle vicissitudini dei personaggi, infatti, ognuno di loro intreprende un viaggio, non solamente fisico, ma psicologico. Un viaggio intimo e personale che li porterà a scoprire se stessi, superando paure, e quel senso di colpa che li priva della capacità di vedere la bellezza intorno a loro e dentro la loro anima. Li priva della capacità di godere appieno ogni singolo istante della propria esistenza...li priva della capacità di vivere.

“«Ti lascerò partire con la mia benedizione, Tané, ma devi prima promettermi una cosa» mormorò. «Che un giorno riuscirai a perdonare te stessa. Questa è la primavera della tua esistenza, bambina, ci sono tante cose che devi ancora imparare. Non negarti il privilegio di vivere.»
(citazione tratta dala testo)

Quindi, a parte lo scontro finale e l'epilogo frettolosi e stringati, il romanzo merita di essere letto e amato in ogni suo elemento e personaggio.
Ottocento pagine di pura emozione, magia e bellezza.
Ottocento pagine che vi condurranno in terre affascinanti e suggestive.
Ottocento pagine che vi consiglio di leggere perché le protagoniste vi sapranno affascinare e ammaliare con la loro forza e determinazione, come Ead ha saputo conquistare la mia attenzione eleggendola a personaggio preferito insieme Naymathun, drago elegante e maestoso.

“Il mio cuore conosce bene il tuo canto, e il tuo cuore il mio. Io tornerò sempre da te.”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)



(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro.

lunedì 11 novembre 2019

Recensione: "Ti regalo le stelle" - Jojo Moyes

libro, romanzo, indipendenza femminile, mdb, libri il nostro angolo di paradiso, amicizia, biblioteca a cavallo

Titolo: "Ti regalo le stelle"
Titolo Originale: "The Giver of Stars"
Autrice: Jojo Moyes
Editore: Mondadori




Buongiorno lettori!!
Vi va di fare un viaggio indietro nel tempo, alla scoperta degli Appalachi Meridionali, circondati dalla natura e paesaggi meravigliosi?
Bene, perché oggi voglio portarvi con me nelle terre del Kentucky, esattamente nella seconda metà degli anni Trenta, quando i territori erano ancora impervi, le famiglie vivevano isolate e i luoghi erano difficili da raggiungere. Un viaggio alla scoperta di un'epoca difficile, non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale, sociale e territoriale.
Siamo nella seconda metà degli anni Trenta, subito dopo la “Grande Depressione”, i cui effetti catastrofici si sono riversati, non solo sull'economia nazionale, ma su tutte quelle famiglie che in poco tempo hanno visto svanire risparmi, lavori e sogni. Ma, soprattutto, ci troviamo in un territorio difficile, inospitale, abitato prevalentemente da famiglie di montagna stoiche, dal carattere rude, poco inclini a manifestazioni di affetto o vulnerabilità, molte con mentalità chiuse e con una forte impronta religiosa e morale.
In questo clima difficile, isolato e provinciale, prende vita il romanzo di Jojo Moyes.
Siamo a Baileyville, una piccola cittadina di provincia, qui vive Alice Wright, una giovane donna inglese trasferitasi dall'Inghilterra dopo essersi sposata con Bennett Van Cleve. La ragazza è impulsiva, briosa e il matrimonio con Bennett rappresenta per lei un modo per lasciare il clima soffocante della famiglia di appartenenza, vedendo nella vita coniugale un modo per vivacizzare la sua esistenza e per evadere dalla routine. Cambiando paese e cultura pensa di trovare nel matrimonio un'avventura unica da vivere ma in realtà si rivelerà un'altra prigione, una delusione totale. Una vita coniugale accanto a un uomo debole, totalmente sopraffatto dal volere del padre che decide ogni aspetto della loro vita, ad esempio come vivere, cosa mangiare, quale musica ascoltare ecc. Una vita stretta, opprimente, claustrofobica, fino a quando qualcosa o qualcuno non stravolgerà l'esistenza di Alice.
Durante una delle interminabili riunioni in chiesa, viene presentato un progetto nuovo e innovativo: il programma di biblioteche a cavallo della WPA (Works Progress Administration). Un sistema di biblioteche mobili, il cui scopo consiste nel diffondere la cultura e i libri in quei posti difficili da raggiungere, per portare i libri in prestito a famiglie che non possono usufruire del servizio bibliotecario. Il programma prevede l'aiuto e l'ausilio di bibliotecarie a cavallo che si spostano tra zone impervie, per raggiungere le famiglie isolate portando con sé libri, riviste, abbecedari etc. da dare in prestito a tutti coloro che hanno desiderio e voglia di leggere e imparare, diffondendo in questo modo cultura e conoscenza. Un vero e proprio lavoro regolarmente retribuito. Per Alice un'opportunità da cogliere al volo per evadere dalla routine matrimoniale, per allontanarsi dagli sguardi degli altri sempre pronti a criticarla per ogni suo comportamento, gesto, atteggiamento o parola. Finalmente ha trovato qualcosa a cui dedicarsi per il suo piacere personale e non per ottenere l'approvazione degli altri. Inizia, così, la sua avventura lavorativa in un progetto che la porterà a conoscere altre donne, che diventeranno sue amiche ma, soprattutto, imparerà a conoscere e amare se stessa, scoprendo e apprezzando la bellezza della natura, delle persone e di tutto ciò che la circonda.

“Amava le montagne e la gente del posto e il cielo infinito. Amava la sensazione di fare un lavoro che significava qualcosa, mettersi alla prova ogni giorno, cambiare la vita delle persone parola per parola.
(…)
aveva costruito una nuova Alice sull'impalcatura di un'altra se stessa nei cui panni non si era mai sentita del tutto a suo agio.”
(citazione tratta dal libro)

Tra le bibliotecarie, emerge Margery O'Hare, una donna indipendente, volitiva, forte, determinata a vivere come vuole lei senza dover rendere conto agli altri delle sue scelte. Un figura femminile che crea parecchie chiacchiere nella cittadina, soprattutto, per gli stereotipi e la morale dell'epoca
che voleva la donna consapevole del proprio ruolo all'interno della famiglia, delle proprie responsabilità nei confronti del marito a cui deve obbedire senza lamentarsi o proferire parola, anche quando viene picchiata. Perché ciò che conta non è la sua felicità o il suo benessere, ma la rispettabilità della famiglia.
In questo clima culturale e sociale, si snoda la storia e la vita di Alice, Margery e delle altre bibliotecarie, viste e criticate per la sconvenienza del loro lavoro.

“Credo che mandare in giro delle donne da sola sia di sicuro la via verso il disastro. E non vedo nient'altro se non il rischio di fomentare pensieri irriverenti e comportamenti sbagliati con questa iniziativa malsana...”
(citazione tratta dal libro)

Il programma di biblioteche a cavallo istituito dalla WPA è realmente esistito e si è sviluppato il 1935 e il 1943, riuscendo a distribuire i libri a migliaia di famiglie delle zone rurali. Un programma utile e importante a cui, purtroppo, la storia non ha dato il giusto risalto e valore. Jojo Moyes, invece, ha ripreso questo programma e l'ha contestualizzato all'interno del suo nuovo romanzo, integrandolo con altri elementi importanti, come ad esempio il lavoro sottopagato e sfruttato nelle miniere di carbone, la sfruttamento del territorio, la violenza sulle donne, la conoscenza del proprio corpo, il rapporto tra marito e moglie, l'amicizia e l'indipendenza femminile. Elementi che, sapientemente mescolati, danno vita e corpo a un romanzo piacevole ed emozionante.

“Sai qual è la cosa peggiore che può capitarti quando un uomo ti picchia?
(…)
Non è il dolore. È la scoperta, in quel preciso istante, di cosa significhi essere donna. Ti rendi conto che non importa quanto tu sia intelligente, quanto tu sia brava ad argomentare rispetto a loro, quanto tu sia migliore di loro, punto e basta. Capisci che possono sempre e comunque metterti a tacere con un pugno. Così.”
(citazione tratta dal libro)

L'autrice riesce sempre a trattare temi complessi e a forte impatto emotivo con delicatezza e sensibilità, senza cadere nella trappola della retorica. Il suo stile narrativo è semplice, diretto e riesce a colpire il cuore del lettore creando un legame empatico forte e coinvolgente. Affascinandolo sin dalle prime pagine, catturando la sua attenzione sulla storia, sui personaggi e sulle descrizioni dei paesaggi. Descrizioni talmente vivide e reali che sembra di vivere e respirare l'aria incontaminata di quei luoghi, perdendo il proprio sguardo tra montagne e valli meravigliose, cavalcando al fianco di Alice e Margery condividendo pensieri, dubbi, paure, tormenti, sogni, amori ecc.
i personaggi sono ben delineati e costruiti, anche quelli non protagonisti, ognuno di loro ha una diversa caratterialità e impronta psicologica ben definita. Margery e Alice, naturalmente, sono le protagoniste e occupano completamente la scena del romanzo, emergendo e affascinando il lettore grazie al loro carattere e alle loro storie. Personalmente, ho amato la figura di Margery, una donna che, per tutto il romanzo, ha lottato contro gli stereotipi, le chiacchiere, agendo sempre in maniera coerente al suo modo di pensare, vivere e amare. Una donna che per l'epoca era considerata troppo libera, indipendente e forte...una donna da fermare.

“Ma non è soltanto la libertà di agire senza dover chiedere il permesso a nessuno, è la libertà mentale. La consapevolezza di non dover rispondere a nessuno. La possibilità di andare dove voglio. Fare ciò che voglio. Dire ciò che voglio...”
(citazione tratta da libro)

La storia è piacevole e affascinante anche se, a onor del vero, il finale e il colpo di scena sono abbastanza scontati e prevedibili ma, questo non toglie nulla alla piacevolezza della lettura e della storia.
Un libro che vi consiglio di leggere e scoprire.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)