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venerdì 6 dicembre 2024

Recensione: "Brividi d'autunno" - Agatha Christie

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Titolo: Brividi d'autunno

Autrice: Agatha Christie

Editore: Mondadori



Il corpo senza vita di una giovane donna viene ritrovato nel suo appartamento.

Qualcuno l'ha uccisa o si è suicidata?

Un'altra donna muore avvelenata davanti a molte persone e un'altra ancora viene ritrovata impiccata nella sua stanza.

Una maledizione colpisce i primogeniti di una famiglia, facendoli morire prima di poter godere appieno dell'eredità.

Cosa sta accadendo? C'è un serial killer che uccide senza alcuna logica?

No, tranquilli, nulla di tutto questo.

Nessun legame unisce le diverse vittime, se non la donna che ha creato e scritto le loro storie e i racconti di cui sono i protagonisti inconsapevoli.

Di chi stiamo parlando? Naturalmente di Agatha Christie, la regina del giallo.

In questo nuovo testo, sono raccolti ben 13 racconti scritti dalla nostra amata autrice. Racconti pubblicati negli anni, su riviste e raccolti in libri diversi per gli Stati Uniti e il Regno Unito. Variano per traduzione, edizione, anno di pubblicazione, ma la bellezza della sua scrittura e la proverbiale fantasia nel costruire storie coinvolgenti e verosimili sono unici e irripetibili.

13 racconti che ci regalano misteri e omicidi di non facile soluzione, con al centro un elemento comune a tutti: la natura umana. È lei la protagonista assoluta di ogni episodio.

L'essere umano e le sue debolezze sono poste al centro dei racconti e, ognuno di loro si muove sulla scena spinto dal spasmodico desiderio di potere, vendetta, appropriazione. Pur di arrivare ai loro scopi e appagare i loro desideri, eliminano qualsiasi ostacolo si pone sulla loro strada, commettendo delitti all'apparenza incomprensibili, ma tutti pianificati La maggior parte dei quali avviene a causa di una mancata eredità, per adulterio, per gelosia etc.

I racconti sono tutti interessanti e coinvolgenti, accompagnati da descrizioni accurate e dettagliate, tanto da avere la netta sensazione di vedere ciò che sta accadendo, come se fossimo presenti sulla scena. Ci sentiamo parte della storia e del dramma, spettatori attivi durante le fasi dell'indagine. Il piccolo detective che è in noi si rianima e appena vede comparire sulla scena Hercule Poirot, Miss Marple e gli altri investigatori, decide istantaneamente di affiancarli e seguire le loro indagini più o meno semplici, ma tutte accattivanti e coinvolgenti.

Personalmente ho amato ogni racconto presente in questa raccolta, li ho trovati non solo interessanti e coinvolgenti, ma anche profondamente riflessivi. Per tutta la lettura ho percepito un'atmosfera misteriosa e affascinante e quel calore tipico dell'autunno. Un testo da leggere e apprezzare nelle serate fredde, avvolti da una morbida coperta accompagnati da una buona tazza di tè.

Lasciatevi guidare dalla scrittura di Agatha Christie, seguite tutti gli indizi e, ove è possibile, individuate l'assassino.

Buona lettura.




Marianna Di Bella

lunedì 5 agosto 2024

Recensione: "C'è un cadavere in biblioteca" - Agatha Christie

 

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Titolo: C'è un cadavere in biblioteca

Titolo Originale: The Body in Library

Autrice: Agatha Christie

Editore: Mondadori




St. Mary Mead è un paese inglese dove la vita scorre tranquilla; ma questa mattina c'è qualcosa che non va perché i cittadini sono in gran fermento. Chiacchiere su chiacchiere dilagano tra gli abitanti. Qualcosa ha sconvolto il consueto ritmo esistenziale. Cosa succede? Di cosa parlano? Le voci che si rincorrono differiscono sulle descrizioni, ma non sul contenuto principale: il cadavere di una giovane donna è stato ritrovato nella biblioteca del colonnello Bantry. Chi è? Chi l'ha uccisa? Da dove arriva? Perché si trova nella biblioteca?

Non sappiamo ancora nulla, l'unica cosa certa è che i coniugi Bantry hanno avuto un brusco risveglio che li vedi coinvolti in un accusa di omicidio. Sono stati loro? Come è prevedibile le prime accuse ricadono proprio sul proprietario della casa che proclama fermamente la sua innocenza accusando, a sua volta, un altro personaggio. Chi dice la verità? Ciò che sappiamo per certo è che la polizia inizia ad indagare puntigliosamente, non tralasciando nessun indizio. Prenderà vita un'indagine intrigante e per certi versi strana, che vedrà coinvolti diversi personaggi che diventeranno a loro volta possibili sospettati.

La signora Bantry, intanto, convinta dell'innocenza del marito, chiede l'aiuto della sua amica Jane Marple che inizierà ad indagare e osservare, fino a scoprire il colpevole. Chi è? Non verrà di sicuro svelato qui, dovrete continuare la lettura e indagare insieme al coroo di polizia e alla nostra protagonista.

Miss Marple, è un'acuta osservatrice e ascoltatrice. È famosa per l'abilità nel collegare piccoli e insignificanti fatti e trarne delle prove importanti per l'indagine e per la scoperta del colpevole; chiarendo movente, modalità dell'omicidio, movimenti, sotterfugi etc.

La nostra amata protagonista non si limita a credere e accettare per vero tutto ciò che sente dai testimoni e dai sospettati, lei cerca di andare oltre perché sa che la natura umana è molto più complessa e bugiarda di ciò che si pensi. Per questo osserva tutto con molta attenzione, ad esempio i gesti che si accompagnano alle parole, cercando le incongruenze, andando sempre oltre la superficie delle cose, scendendo fin nel torbido degli animi etc.

“C'è un cadavere in biblioteca” è un romanzo in cui la bravura di Agatha Christie viene fuori in tutta la sua bellezza, proponendoci un giallo e un'indagine interessanti e coinvolgenti. Il romanzo è concentrato in particolare sui dialoghi e gli interrogatori dei personaggi e come interagiscono tra di loro, piuttosto che su scene cruente o pesanti. In questo modo l'autrice ci accompagna all'interno degli animi di ogni singolo sospettato mostrandone pregi e difetti, moventi e alibi. Sondando ogni versione, verità, idiosincrasia etc, Facendoci, ogni volta, sorgere il dubbio sulla loro veridicità e credibilità.

Non ci sono particolari colpi di scena o di grande impatto emotivo, ma è un giallo molto riflessivo e godibile in ogni suo parte. Un giallo adatto a tutti, da leggere in qualsiasi momento, per chi è in cerca di relax o semplicemente per chi si vuole perdere nella storia e nella scrittura di Agatha Christie.

Buona indagine a tutti voi.



Marianna Di Bella

lunedì 19 dicembre 2022

Recensione: "L'inverno del mondo. The Century Trilogy Vol. II" - Ken Follett

 

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Titolo: L'inverno del mondo. 
The Century Trilogy Vol. II

Titolo Originale: Winter of the World

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori




Buongiorno lettori,

oggi torno a scrivervi per parlarvi del secondo volume della trilogia “The Century” di Ken Follett. Nel primo volume, “La caduta dei giganti”, avevamo lasciato i nostri protagonisti, alla fine della Prima Guerra Mondiale, nella delicata fase di ricostruzione delle proprie vite e dei propri Paesi. In questo secondo volume, invece, li ritroviamo, a distanza di qualche anno, impegnati a gestire la famiglia, crescere la nuova prole e ad affermarsi in ambito lavorativo.

Siamo nel 1933 e in Europa si respira aria di grandi cambiamenti e nuovi assesti politici. In Germania, ad esempio, il partito nazionalsocialista sta acquistando sempre più importanza, anche se ancora non riesce a ottenere la maggioranza al governo. La sua brutalità inizia, comunque a manifestarsi in maniera preponderante e le sue idee estreme si fanno sempre più chiare e definitive.

Le famiglie protagoniste sono le stesse che abbiamo imparato a conoscere nel primo volume, cambia solamente il numero dei membri familiari, aumentati grazie ai matrimoni e alle nuove nascite. Una nuova generazione che vedremo crescere e maturare.

Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia e Germania saranno le nazioni protagoniste che tireranno le fila dei grandi cambiamenti e stravolgimenti politici che segneranno lo scatenarsi del secondo conflitto mondiale. Conosciamo tutti la storia e gli eventi che l'hanno caratterizzata, quindi non starò qui a tediarvi con la trama o una spiegazione dettagliata, perché non aggiungerei nulla di nuovo o di diverso da ciò che già si conosce.

Ciò che posso dirvi è che, anche questa volta, Ken Follett ci accompagnerà in un lungo percorso storico dove assisteremo alle cause scatenanti del conflitto, allo svolgersi della guerra e alle vicissitudini esistenziali di ogni personaggio.

La ricostruzione storica è sempre accurata e attenta, la lettura è intrigante, scorrevole e il suo ritmo incalzante cattura completamente l'attenzione del lettore, dandogli la sensazione di ritrovarsi all'interno di un film d'azione. Ma, a onor del vero, devo dire che in questo secondo volume non si respira lo stesso pathos e la stessa sensazione di scoperta e novità vissuta nel libro “La caduta dei giganti”, probabilmente perché l'evento storico lo conosciamo tutti e quindi sappiamo come si evolveranno gli eventi. Prevedibile, purtroppo, è anche la struttura narrativa, perché le storie e i comportamenti dei personaggi sembrano essere sempre gli stessi: tradimenti, amori e matrimoni sbagliati, figli illegittimi, lavori in politica. Gli anni passano, le generazioni cambiano ma gli atteggiamenti sono sempre gli stessi.

I personaggi sono superficiali e stereotipati e, a mio giudizio, alcuni li ho trovati veramente antipatici, anche quando sembrano maturare e cambiare nel tempo, come ad esempio Daisy Peskov. L'ho trovata antipatica, dall'inizio alla fine della storia, come del resto il padre che non ho sopportato neanche nel libro precedente.

Nonostante questi punti presi in esame, lo considero, comunque, un testo godibile e scorrevole e, sinceramente, mi auguro che nel terzo e ultimo capitolo della trilogia cambi qualcosa, almeno nella struttura narrativa. Mi dispiacerebbe molto rimanere delusa, considerato il grande entusiasmo vissuto nel primo volume.

Dita incrociate e buona lettura.



Marianna Di Bella


venerdì 10 giugno 2022

Recensione: "Ogni storia è una storia d'amore" - Alessandro D'Avenia

 

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Titolo: Ogni storia è una storia d'amore

Autore: Alessandro D'Avenia

Editore: Mondadori



“L'amore salva?”

Tranquilli, non vi sto interrogando o costringendo a rispondere. Ho semplicemente enunciato la frase di apertura del testo di Alessandro D'Avenia.

Perché l'ho fatto? Perché ho dato importanza a questa frase invece che ad altre? Semplicemente perché questo interrogativo è il motivo per cui il testo “Ogni storia è una storia d'amore” prende vita e corpo.

Un quesito a cui è difficilissimo dare una spiegazione semplice e riduttiva, quindi l'autore ha pensato di intraprendere un viaggio letterario alla ricerca di probabili risposte, invitandoci a seguirlo in questo cammino, fatto di lunghe riflessioni e osservazioni, attraverso la scoperta e lo studio di alcune grandi storie d'amore tra gli artisti del passato e le loro muse ispiratrici o compagne di vita, che sono state al loro fianco, nel bene e nel male. L'autore, inoltre, utilizza come filo conduttore delle storie e del testo, l'archetipo di ogni storia d'amore: il mito di Orfeo ed Euridice.

“Per questo ogni storia è una storia d'amore, perché non possiamo pensarci se non come destini legati ad altri destini, in un tessuto sensato o il cui senso si scorgerà solo alla fine della tessitura.”

(citazione tratta dal testo)

Le storie d'amore sono in totale 36, suddivise per altrettanti capitoli, ogni tre di questi, viene inserita una sosta in cui si affronta il mito dandone una spiegazione approfondita e filosofica sulle diverse tappe che una relazione vive. Elementi, questi, interessantissimi ma che purtroppo, inseriti tutti insieme non rendono, a mio parere, funzionale il testo, perché ho trovato la lettura lenta, poco scorrevole e spesso ripetitiva.

Le storie d'amore vedono come protagoniste coppie formate spesso da grandi artisti del passato (poeti, pittori, scrittori etc.) e le loro muse ispiratrici, compagne di vita, mogli, amanti con cui hanno condiviso gioie, sofferenze, tradimenti etc. come ad esempio Silvia Plath e Ted Hughes, Scott e Zelda Fitzgerald, Tess Gallagher e Raymond Carver.

Attraverso queste storie veniamo a conoscenza delle loro frustrazioni, la loro disperazione, la cura amorevole e l'energia che ogni donna ha riversato sulla relazione e il proprio compagno. Purtroppo i racconti sono brevi e questo non permette di entrare in profondità nel complesso rapporto di ogni storia, tutto rimane superficiale e romanzato.

Per ogni storia Alessandro D'Avenia utilizza un terzo personaggio, la voce narrante che ci introduce e accompagna all'interno di ogni relazione e spesso sono figli, agenti, spasimanti, ex fidanzati, amici in comune etc. Questo espediente narrativo l'ho trovato, sinceramente, poco credibile perché l'autore dà voce e pensiero a qualcuno di cui in realtà non si conosce realmente l'opinione.

Questo, per me, toglie molto al testo se poi aggiungiamo le soste in cui viene trattato il mito di Orfeo e Euridice, la situazione si fa ancora più difficoltosa perché il linguaggio è troppo filosofico, ampolloso, prolisso al punto da rendere la lettura lenta e noiosa. Ho avuto spesso la tentazione di abbandonare il libro, ma ho desistito solo perché ho pensato che provando a concentrarmi meglio e fermarmi su alcune parti per rileggere, mi avrebbe aiutato, invece, no, la lettura ha continuato ha essere pedante, piatta e poco coinvolgente ed emozionante.

Peccato perché gli elementi per essere un ottimo libro c'erano tutti, invece, almeno dal mio punto di vista, è un' occasione sprecata.

Ve lo consiglio? A parer mio no, ma chissà che voi, invece, non troviate questo stile interessante e piacevole.

Buona lettura.


Marianna Di Bella


martedì 7 giugno 2022

Recensione: "La caduta dei giganti. The Century Trilogy Vol. 1" - Ken Follett


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Titolo: La caduta dei giganti. 

The Century Trilogy Vol. 1

Titolo Originale: Fall of Giants

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori



Giugno 1911.

Billy Williams, 13 anni, inizia il suo primo giorno di lavoro come apprendista nella miniera di Aberowen, nel Galles meridionale. La miniera appartiene al conte Fitzherbert, un uomo legato alle tradizioni, rappresentante della camera dei Lord, tra le fila dei conservatori, e sposato con una principessa russa. Con il conte vive anche al sorella Maud, che al contrario del fratello, è femminista, liberale e presta volontariato a Londra presso l'ambulatorio medico dei poveri, finanziato dal conte stesso.

Nella dimora di Aberowen troviamo anche Ethel, sorella di Billy e governante, una ragazza ambiziosa, coraggiosa, intelligente, spiritosa che sogna altro per la sua vita. Una vita diversa da quella a cui sembra destinata e...inizia più o meno così il libro.

“La caduta dei giganti” è il primo volume della trilogia “The Century” scritta da Ken Follett. Un libro dalla mole imponente, che spaventerebbe chiunque per l'elevato numero di pagine. Personalmente, ho avuto un attimo di esitazione prima di iniziarlo perché non ero sicura che potesse riuscire a coinvolgermi pienamente, invece, appena l'ho sfogliato e iniziato a leggere, sono stata catturata e imbrigliata in una trama intricata e ricca di eventi, non solo storici. Una trama al cui interno ruotano le vite di molti personaggi che mi hanno incuriosita e condotta in un periodo storico importante sotto ogni punto di vista: politico, economico, sociale etc. Un contesto storico di importanza mondiale che ha inciso sui destini di milioni di persone: la Prima Guerra Mondiale.

Ken Follett ha costruito il testo in modo che la guerra non fosse il solo e unico evento, perché ha inserito al suo interno altri avvenimenti, piccoli o grandi, che incidono in maniera importante sulla trama.

Tre sono le nazioni protagoniste: l'Inghilterra mineraria, l'America delle grandi speranze e la Russia bolscevica. Saranno loro a segnare e incidere sulla politica e le scelte della Prima Guerra Mondiale. Loro a tenere in mano il destino del mondo. Tre nazioni che saranno lo scenario di questa trilogia e che ospiteranno le cinque famiglie protagoniste di cui seguiremo le vicende e gli intrecci familiari, sentimentali, politici etc.

Cinque famiglie appartenenti a paesi e tradizioni diverse, come diversa è la loro estrazione sociale, culturale, politica. Cinque famiglie vuol dire avere un numero elevato di personaggi da conoscere e ricordare, con molteplici punti di vista che potrebbero confondere e sovraccaricare il lettore con troppe informazioni e pareri. Fortunatamente l'autore ha avuto la capacità di dosare nella giusta misura l'intervento di ogni singolo personaggio, consentendo a noi lettori di metabolizzare la loro presenza e il loro modo di pensare. Regalandoci, in questo modo, l'opportunità di avere a disposizione diversi modi di vedere e percepire gli avvenimenti che precedono la Prima Guerra Mondiale, il suo svolgersi, le decisioni tattiche intraprese, le vittorie degli eserciti, le cadute degli imperi e gli spostamenti di confine. Tutto questo permette a noi lettori di posizionarci su più fonti, non limitando la nostra visione, ma aiutandoci a comprendere meglio il “gioco” politico, i compromessi e le scelte intraprese dalle diverse nazioni.

Il libro, però, non si limita a documentare solo gli avvenimenti riguardanti il primo conflitto mondiale, perché affronta anche tematiche importanti per quegli anni, come ad esempio: i movimenti sindacali, la situazione dei minatori inglesi, il femminismo, i movimenti politici egualitari, il proibizionismo americano, la nascita del soviet e la rivoluzione bolscevica. Innumerevoli eventi e personaggi che potrebbero confondere e annoiare il lettore, ma grazie alla scrittura chiara e lineare di Ken Follett, il testo risulta scorrevole, coinvolgente e dinamico. La trama è ben costruita e documentata, perché dietro c'è un grande lavoro di ricerca da parte dell'autore che è riuscito a trovare il giusto equilibrio tra i singoli destini dei personaggi e gli avvenimenti politici, mescolando magnificamente i due ingredienti che lo contraddistinguono: l'ambientazione storica e gli intrecci.

A onor del vero, devo ammettere che alcune parti sono meno efficaci di altre, a volte inutili come alcune scene di sesso che, sinceramente, non si legano e non aggiungono nulla al testo, trovandole fuori luogo. Così come i molteplici personaggi, ben costruiti e delineati psicologicamente, ma non tutti particolarmente interessanti, infatti alcuni li ho trovati antipatici e non sono riuscita a creare un legame empatico, lasciandomi indifferente alla loro storia.

A parte questo, ho apprezzato molto il libro e la capacità di Ken Follett di intrecciare tutto e renderlo accattivante. Un testo che consiglio a tutti di leggere. Lasciatevi coinvolgere dai protagonisti e da un panorama storico interessante, io proseguo con la trilogia e mi getto a capofitto nella lettura del secondo volume.

Buona lettura.



Marianna Di Bella

lunedì 13 dicembre 2021

Recensione: "Non vi lascerò orfani" - Daria Bignardi

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Titolo: Non vi lascerò orfani

Autrice: Daria Bignardi

Editore: Arnoldo Mondadori Editore



Si può raccontare e descrivere la propria famiglia senza cadere nel sentimentalismo estremo o in un resoconto troppo serio e drammatico? Come si riesce a non trasformare in macchiette i familiari citati e coinvolti nel racconto? È difficile.

Difficile riuscire a trovare le parole più adatte in grado di esprimere tutto l'amore che si prova per loro, così come è difficile descrivere episodi che per noi hanno significato molto, rischiando di risultare banali e superficiali, oppure troppo zuccherosi, per chi legge o ascolta.

È sempre difficile parlare di sé e dei propri sentimenti, figuriamoci quando coinvolgiamo nel racconto altre persone, perché esprimere ciò che si prova e si sente a volte ci blocca, per pudore, vergogna o più semplicemente per la paura di non riuscire a rendere loro il giusto merito. Ma spesso basta solo aprire il nostro cuore e lasciare che le nostre emozioni emergano e prendano voce, raccontando tutto con semplicità e onestà, perché solo così si riesce a toccare le corde dell'anima di chi legge coinvolgendole nella storia. A volte bastano poche e semplici parole, espresse con sensibilità, per dare vita a una storia intensa e profonda.

“Ma l'amore è amore. È quando non c'è più che capisci quanto ti manca, anche se è faticoso da sopportare.”

(citazione tratta dal testo)

In questo libro Daria Bignardi è riuscita a presentarci la sua famiglia con semplicità e delicatezza. Ha aperto le pagine della sua vita e ci ha permesso di entrarvi per conoscere lei, i suoi genitori, i suoi familiari, il controverso e ansiogeno rapporto con la madre e la sua io bambina.

L'autrice inizia il racconto partendo da un evento doloroso, come la morte della mamma, per svelare il suo passato, la sua infanzia...la sua storia. È partita dal dolore e dalla morte per parlarci di amore e vita, perché sono sempre presenti e accompagnano ogni nostro passo, nonostante gli eventi traumatici che viviamo.

Figlia di genitori anziani, Daria Bignardi ha sempre saputo, sin da bambina, che doveva contare su se stessa per trovare la sua indipendenza e libertà. Con una sorella più grande di dieci anni, ha vissuto la sua infanzia perlopiù giocando da sola, dando vita a un legame particolare con la madre. Una donna dal temperamento impulsivo e romagnolo, ansiosa, pessimista, tendente a drammatizzare su alcuni eventi superficiali e a sorvolare su quelli più seri. Questo suo carattere ha creato un rapporto ansioso con la figlia, ad esempio doveva sempre accertarsi che stesse bene, chiamando tutti i giorni alla solita ora, anche quando l'autrice, a causa del suo lavoro di giornalista, era all'estero e in luoghi difficili da raggiungere telefonicamente. Un rapporto ansioso e a volte oppressivo che ha influenzato il carattere e la vita dell'autrice rendendola ribelle, in cerca di se stessa e della profondità delle cose, ma anch'essa pessimista e ansiosa. Ma attenzione, perché nonostante il complesso rapporto con la madre, l'autrice ne parla sempre in maniera delicata e con grande amore, perché se c'è una cosa che non manca mai in questo testo è l'amore che trapela in ogni pagina e racconto del libro.

“Capisci che l'unica cosa che conta nella vita è l'amore che puoi dare a chi te lo chiede, che siano i figli, i nonni o la prima persona che incontri per strada. Che essere gentili e pazienti conviene, perché quello, che non abbiamo dato pesa più di qualunque cosa possiamo aver perso: tempo, divertimento, riposo.”

(citazione tratta dal testo)

Daria Bignardi racconta e descrive la sua famiglia sempre con delicatezza e sensibilità, rievocando un passato fatto di ricordi che sono dei piccoli tesori che accarezzano l'anima di ognuno di noi, perché la sua famiglia, o almeno le sue storie, ci riportano alla mente un po' il nostro passato fatto di pranzi familiari, riunioni tra zii e cugini, gite fuori porta con i nostri genitori, piccoli litigi quotidiani. Ricordi che a distanza di anni riemergono e accendono fiammelle di tenerezza che riscaldano i nostri cuori. I suoi ricordi diventano anche i nostri ricordi.

Il libro è delicato, gradevole, divertente e ironico, grazie allo stile e all'eleganza della scrittura dell'autrice che con garbo, ironia e amore riesce a parlare della sua famiglia presentandone pregi e difetti.

Se c'è una cosa che emerge in maniera forte e preponderante è l'amore, anche quando affronta il dolore lacerante per la perdita dei genitori. La perdita di un amore che nessuno potrà mai sostituire o eguagliare, perché nessun altro potrà amarci come loro. Un amore unico, incondizionato, puro, vero, come vere sono le pagine di questo libro che hanno saputo toccare le corde della mia anima regalandomi momenti di lettura piacevoli, dolci e delicati.

“Questo è la morte, oltre alla mancanza di chi non c'è più: è la vita, con tutti i suoi ricordi.

E amore. Tutto l'amore che chi se ne va ci ha dato, buono o cattivo che sia stato.

Per quello soffriamo tanto quando ci muoiono i genitori: sappiamo bene che nessuno ci amerà mai più così.

(…)

Ti manca un pezzo e non ci puoi credere che potrai vivere senza il loro sguardo addosso. Senza la possibilità di far felice qualcuno solo perché hai telefonato, hai sorriso, ti sei ricordato, hai fatto un gesto piccolo che non ti è costato niente, solo perché sei contenta. Solo perché esisti.”

(citazione tratta dal testo)

Un libro che ho apprezzato per lo stile inconfondibile dell'autrice e per quei ricordi che ognuno di noi custodisce nei propri cuori, e che ogni tanto hanno bisogno di uscire dai nostri cassetti della memoria per prendere vita e tornare a respirare.

Un libro che vi consiglio di leggere, soprattutto se avete bisogno di ritrovare la vostra famiglia e quel rapporto di amore, e a volte anche odio, che si crea con alcune persone.

Un libro che vi permetterà di entrare nell'anima di una donna e autrice profonda e riservata come Daria Bignardi.

Buona lettura



Marianna Di Bella

mercoledì 12 agosto 2020

Recensione: "March. La Trilogia" - John Lewis; Andrew Aydin; Nate Powell

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Titolo: March. La Trilogia

Autori: John Lewis; Andrew Aydin; Nate Powell

Editore: Mondadori - Oscarvault



Cambiare vuol dire prendere coscienza di se stessi, dei propri limiti e lottare strenuamente per arrivare a raggiungere dei risultati. Nulla è facile, ci vogliono forza, coraggio, determinazione e la consapevolezza che i risultati si raggiungono solo con enormi sacrifici, compiendo piccoli passi in avanti e molti altri indietro. Lungo la strada molte saranno le difficoltà e le cadute, per questo occorre prendere coscienza degli ostacoli e rialzarsi ogni volta che si cade, perché si cambia solamente non arrendendosi e affrontando gli imprevisti.

Qualunque sia il tipo di cambiamento intrapreso, personale, storico, culturale, politico etc. non ci si deve arrendere mai, si deve continuare ad andare avanti con determinazione, fissando bene i propri obiettivi.

La storia è in continua evoluzione e tutti i diritti conquistati non sono arrivati a noi da un giorno all'altro, ci sono voluti secoli e anni ma, soprattutto, ci sono volute persone che con coraggio e costanza hanno creduto nei propri sogni e li hanno perseguiti anche a costo della propria vita. Persone che hanno dato, alle nuove generazioni, la possibilità di vivere e usufruire di quei diritti a loro negati, che noi diamo per scontati.

“March” è una graphic novel che affronta uno dei temi più complessi, scottanti e attuali che fanno parte, non solo della storia americana ma anche mondiale, influenzando il panorama internazionale: il razzismo e la segregazione razziale.

“March” è la la storia di John Lewis, uno dei leader del movimento dei diritti civili, delle lotte per la libertà degli afroamericani e deputato statunitense.

John Lewis nasce in Alabama e sin da giovane ha le idee chiare sul suo futuro: diventare un predicatore. A soli 16 anni tiene il suo primo sermone e il suo sguardo e i suoi valori sono sempre rivolti al sociale e alla giustizia, ispirandosi alla figura di Martin Luther King.

Grazie alla madre, si iscrive all'università, per poi studiare a Nashville, ed è in questa cittadina che la sua vita subirà una svolta e segnerà la strada che percorrerà per il resto della sua vita. L'incontro con Jim Lawson confermerà la sua filosofia morale, perseguendo la via dell'amore, della pace e della non violenza, cercando di sradicare mali come: il razzismo, la povertà e la guerra.

Un volta intrapresa la sua strada, il nostro protagonista non si fermerà più, neanche quando verrà insultato, picchiato, arrestato...continuerà a camminare senza indietreggiare mai, resistendo con forza e coraggio. Parteciperà attivamente ai vari movimenti per i diritti civili, raggiungendo cariche importanti ma, soprattutto, parteciperà a sit-in non violenti per abolire la segregazione nelle tavole calde e nei grandi magazzini, intraprenderà i “viaggi della libertà” negli stati del sud, segregazionisti e violenti. Parteciperà alle marce, tra cui le più note e famose, quelle di Washington nel 1963, nota in tutto il mondo per il famoso discorso di Martin Luther King “I have dream”, e di Selma, ritenuta la più violenta e pericolosa.

Attraverso le parole e le tavole di questo libro, assisteremo alla crescita personale e politica di John Lewis e, attraverso salti temporali, tra passato e presente, assisteremo a pagine di storia importanti e indimenticabili, come ad esempio il giuramento del presidente Barack Obama, che ha segnato una svolta epocale nella storia americana.

In questo testo non si parla solo della storia di John Lewis, ma di tutto il popolo afroamericano, presentandolo in un contesto storico, sociale e politico complesso e doloroso. Una popolazione che ha sempre lottato contro una maggioranza razzista, segregazionista e violenta che li voleva relegati ai gradini più bassi e infimi della società, privandoli di ogni diritto.

I passi intrapresi verso il cambiamento sono stati tanti e tutti accomunati da sofferenza e violenza. Attraverso le parole di John Lewis, impareremo molto sui movimenti per i diritti civili, su una parte di storia contemporanea che manca nei testi scolastici e che andrebbe studiata per comprendere e non commettere gli stessi errori, estirpando il seme dell'ignoranza e della violenza. Ricordandoci che si possono raggiungere i propri obiettivi senza ricorrere alla violenza e, soprattutto, che nulla si ottiene facilmente, ci vogliono determinazione e forza di volontà.

Questo testo nasce per volere di John Lewis, non solo per far conoscere la sua storia, ma anche quella degli afroamericani. Un testamento per le generazioni future perché non commettano gli stessi errori e imparino quanto sia importante lottare per se stessi e gli altri.

Un testamento di speranza. Una speranza, che al giorno d'oggi si va sempre più affievolendo.

Un testamento per non dimenticare.

La graphic novel è scritta e rappresentata in maniera eccellente da due artisti della parola e dell'immagine e contiene la trilogia completa, suddivisa in tre libri, ognuna legata da un evento che lascia il lettore con la suspense e la voglia di continuare la lettura.

Le tavole sono in bianco e nero e gli eventi di maggior pathos, violenza e riflessione, sono evidenziati da una profondità del nero che meglio evidenzia e marca il momento, l'intensità emotiva che, come pugni nello stomaco, colpiscono il lettore lasciandolo stordito ed esterrefatto di fronte all'estrema violenza dell'essere umano verso un altro essere umano, per di più inerme. Una violenza feroce che viene disegnata e caratterizzata da tratti che fanno sentire sulla pelle quel brivido di terrore, quel senso claustrofobico di oppressione, paura, violenza e dolore che hanno segnato quegli anni.

Narrato in prima persona, la voce di John Lewis prende vita e forza, pagina dopo pagina, evento dopo evento, ammaliandoci e trascinandoci in uno spazio temporale e storico importante. Vedremo, infatti sfilare personaggi illustri, come ad esempio John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King, Malcom x, Rosa Parks, Robert Kennedy etc. e assisteremo a molti eventi storici come la guerra in Vietnam, la marcia di Washington, di Selma etc.

“Che lo spirito della storia sia la nostra guida.”

(citazione tratta dal testo)

Ho apprezzato e amato moltissimo questa graphic novel, e ritengo che oggi rappresenti il testamento di un uomo, recentemente scomparso, che ha sempre seguito i suoi valori morali raggiungendo obiettivi importanti. Un giusto tributo ad un uomo che ha fatto della sua vita un esempio da seguire e ricordare. Un esempio per le generazioni future e per il mondo intero che troppo spesso dimentica il passato, credendo che tutto sia dovuto. Insegnando loro che le più grandi vittorie si raggiungono cadendo e rialzandosi con maggior forza e determinazione, senza ricorrere alla violenza, ma solo con l'umanità e l'amore che ci contraddistinguono.

Buona lettura


Marianna Di Bella



(Gifted by) Ringrazio la Casa Editrice per la copia del libro.

martedì 11 febbraio 2020

Recensione: "Io che amo solo te" - Luca Bianchini

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Titolo: "Io che amo solo te"
Autore: Luca Bianchini
Editore: Mondadori





Polignano a Mare è in grande fermento, la cittadina pugliese si sta preparando per festeggiare le nozze di Chiara e Damiano, due giovani ragazzi che stanno unendo in matrimonio le loro vite e i loro destini. Questo non è un semplice matrimonio, perché gli occhi di tutta Polignano sono rivolti ai loro genitori: Ninella, madre della sposa, e Don Mimì il padre dello sposo.
Perché? Beh anni indietro, Ninella e Don Mimì si sono amati tantissimo e come tutte le storie qualcosa non è andato bene e il loro amore è finito tra sofferenze, rimpianti e rinunce.
Perché si sono lasciati? A voi scoprirlo, ciò che è importante sapere e sottolineare è che questo amore non si è mai spento del tutto, è rimasto come brace sotto la cenere, pronto a riaccendersi, perché alcuni amori rimangono vivi per sempre e attendono con calma e pazienza il momento opportuno per ripresentarsi e dare, ove possibile, una seconda possibilità.

“Ci sono storie che hanno bisogno di buio e silenzio. Solo dopo tanto tempo, come alcuni vini, potranno essere raccontate”
(citazione tratta dal testo)

Sono trascorsi tanti anni, molte cose nelle vite di Ninella e Don Mimì sono accadute, modificando parte del loro carattere. Ninella, dopo la fine della storia d'amore, ha saputo ricostruire se stessa, la sua rispettabilità, la sua vita. È una donna determinata, un vulcano in attesa di esplodere per dare vita, corpo e anima a tutta la sua bellezza e determinazione. Don Mimì, invece, ha rinunciato ai suoi sogni per un matrimonio economicamente conveniente e questo ha influenzato il suo carattere, pieno di frustrazione e rimpianti ma, soprattutto, ha inciso nel suo rapporto con i figli a cui non ha saputo insegnare a vivere e lottare per i propri sogni, a non credere nell'amore, risolvendo ogni problema al posto loro rendendo la vita fin troppo semplice.
In questo viaggio alla scoperta e riscoperta dell'amore si muovono e prendono vita i personaggi del romanzo di Luca Bianchini. Quattro protagonisti in cerca della felicità e del loro posto nel mondo, ma impareranno che l'amore arriva, ospite inatteso, a bussare alla porta quando meno ce lo aspettiamo, mescolando le carte della nostra vita e dei nostri destini.
Due generazioni a confronto uniti da dubbi, insicurezze, voglia di riscatto per una felicità promessa e disattesa.
Due generazioni che si incontreranno e confronteranno su un terreno delicato e fragile come quello dell'amore, protagonista assoluto del romanzo che influenza le vite dei protagonisti e di tutti personaggi che si muovono dietro le quinte dando corpo e spessore alla trama.

“Ci sono amori che non lasciano nemmeno una foto, e sono i più difficili da dimenticare.”
(citazione tratta da testo)

La lettura è scorrevole, leggera e allegra. La scrittura è delicata, frizzante ma anche piena di cliché che, purtroppo, rendono la trama prevedibile e i personaggi stereotipati e troppo frivoli. Personaggi descritti e rappresentati in ogni loro sfaccettatura, con pregi, difetti e contraddizioni rendendoli veri, autentici, ma anche noiosi, spiritosi, antipatici, profondi, così come avviene nella vita.
Il romanzo si snoda durante le tre giornate che precedono il matrimonio e dalle sue pagine viene fuori tutto il calore e la bellezza del sud, regalandoci uno spaccato di vita pugliese caldo, colorato, passionale, autentico, ma tutto questo, purtroppo non è riuscito a convincermi del tutto. Durante la lettura c'è sempre stato qualcosa che non mi ha emozionata, colpita e affascinata fino in fondo. Non sono riuscita a creare un legame empatico con i protagonisti e con la trama, forse i troppi cliché, la prevedibilità della storia, alcuni personaggi che non mi hanno coinvolta emotivamente, non hanno aiutato nel mio giudizio e nel piacere della lettura.
Peccato.
Cosa accadrà tra Ninella e Don Mimì? Si riaccenderà la fiamma del loro amore? Chiara e Damiano riusciranno a realizzare i loro sogni? Prenderanno coscienza di sé e dei loro veri sentimenti? Impareranno a vivere seguendo i loro sogni fino in fondo, lasciando da parte i rimpianti? Riuscirà l'amore a colpire i cuori e le anime dei protagonisti, stravolgendo le loro vite?
A voi trovare le risposte, io mi ritiro in silenzio, lasciandovi scoprire la storia.

“E non c'è niente di peggio che combattere contro un ricordo che il tempo, anziché sbiadire, colora ulteriormente.”
(citazione tratta dal testo)

Buona lettura!!




(Marianna Di Bella)

lunedì 20 gennaio 2020

Recensione: "Alto come un vaso di gerani" - Giacomo Poretti

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Titolo: "Alto come un vaso di gerani"
Autore: Giacomo Poretti
Editore: Arnoldo Mondadori Editore



Ci sono romanzi che entrano casualmente nelle nostre vite, alcuni per curiosità, altri grazie al passaparola di amici e conoscenti che ci consigliano la lettura. Il mio incontro con il testo di Giacomo Poretti è stato casuale e per certi versi inaspettato. Comprato diverso tempo fa, ho atteso a lungo prima di leggerlo, fino a quando non è scattata quella molla che mi ha spinta a guardare la libreria e sceglierlo senza dubbi o perplessità.
Aprirlo e leggerlo è stato come sfogliare un vecchio album dei ricordi, ricco di foto in bianco e nero, testimoni silenziose di un passato carico di nostalgia e di momenti particolari e intensi della nostra vita. Un album intriso di emozioni e sensazioni che scaldano il cuore e ci fanno chiudere gli occhi per tornare indietro nel tempo, a quegli anni e a quei momenti che hanno segnato la nostra anima e la nostra esistenza.
Giacomo Poretti ha aperto il suo personale album dei ricordi e ci ha regalato momenti particolari della sua infanzia, adolescenza e vita adulta. Ci ha donato parte della sua esistenza attraverso aneddoti dolceamari che ci hanno permesso di comprendere meglio la sua persona e il suo passato. Attraverso le sue parole ripercorriamo la sua infanzia, ma l'autore lo fa con una delicatezza e sensibilità tali da toccare l'anima, facendo emergere, al tempo stesso, i nostri ricordi personali.
L'autore apre il cassetto dei ricordi stipato di emozioni, sensazioni sopite per anni, permettendoci di sbirciare al suo interno e di avventurarci nel suo passato coinvolgendoci nelle sue storie personali e familiari.

“La vita l'ho sentita molto intensamente nel mio corpo, a volte fin troppo intensamente, quasi da provare dolore.”
(citazione tratta da libro)

Il libro è diviso in quattro parti, le quattro stagioni dell'anno che simboleggiano le quattro età della vita, dall'infanzia all'età adulta. Ed è proprio dall'infanzia che il testo prende vita, quando il piccolo Giacomo, a soli quattro anni, viene mandato in colonia per respirare aria di mare.
Un'infanzia povera ma dignitosa, vissuta nel piccolo centro di Villa Certosa dove la vita scorre lenta tra il lavoro nelle fabbriche e il rapporto con la comunità. Siamo negli anni Sessanta e l'Italia sta per affrontare il cambiamento del boom economico, dove tutto cambierà in maniera radicale dal lavoro, alla scuola, ai rapporti interpersonali, alla vita comunitaria ecc.
L'autore segnerà ed evidenzierà questi passaggi attraverso i suoi ricordi, narrando aneddoti che meglio sottolineano questi momenti, come ad esempio i pomeriggi trascorsi a giocare a calcio nell'oratorio della chiesa parrocchiale, l'adolescenza segnata dalla frequentazione dei bar che rappresentavano un rito di passaggio dall'infanzia all'età adulta. Le prime fasi di ribellione, dalla musica alle prime manifestazioni politiche, oppure il trasferimento nella grande città dove, purtroppo, si perde il contatto umano con le persone. Qui l'autore porrà le basi della sua vita professionale e personale: si innamorerà, costruirà la sua famiglia e conoscerà Aldo e Giovanni che non saranno solo dei semplici colleghi di lavoro.

“Dicono che tutti noi, a un certo punto della vita, sentiamo una voce dentro che ci spinge via da dove siamo nati; per qualcuno, o forse per tutti, la voce ha grandi progetti, il problema è capire quello che la voce ti dice.”
(citazione tratta dal libro)

Racconti e aneddoti che verranno narrati senza malizia o sarcasmo, al contrario, verranno affrontati dall'autore con delicatezza, candore, sensibilità e amore per un periodo che ha segnato profondamente il suo animo nostalgico e malinconico.
Ho apprezzato molto il suo modo di raccontare, sempre in punta di piedi senza mai essere invadente, quasi chiedesse il permesso a noi lettori di narrare qualcosa di profondamente intimo e personale. Con dignità e rispetto narra la sua vita economicamente povera ma ricca di amore, ricordando i sacrifici dei suoi genitori che hanno cercato di non fargli mancare nulla, regalandogli serenità e piccoli doni che lui ha custodito come tesori unici e preziosi.

“I miei genitori sono stati sempre molto poveri, ma non mi hanno mai abbandonato, e mi hanno sempre regalato libri, chissà perché...Forse perché non ne hanno mai letto uno in vita loro, forse perché volevano riscattare nei figli il fatto di non aver potuto studiare, forse perché intuivano che tra quelle pagine, a loro precluse, c'erano storie straordinarie.”
(citazione tratta dal libro)

La lettura è stata piacevole ed emotivamente coinvolgente, in modo particolare la prime due parti dedicate al periodo dell'infanzia e dell'adolescenza. Sono quelle che mi hanno maggiormente coinvolta e affascinata. L'autore ha saputo gestire e narrare con sensibilità e rispetto momenti delicati e pieni di di fascino, mentre le ultime due parti non le ho trovare all'altezza delle precedenti.
Secondo me perdono di mordente, fascino e interesse. Ho fatto molta fatica a terminare le ultime due stagioni, un elenco di personaggi che a lungo andare mi hanno annoiata. Ho avuto come l'impressione che tutto venisse raccontato in maniera precipitosa e frettolosa.
Un peccato perché il testo era iniziato bene, con la giusta dose emotiva e il giusto ritmo narrativo, tenendomi letteralmente incollata alle pagine, probabilmente perché il periodo dell'infanzia e dell'adolescenza portano con sé una maggiore attrattiva grazie al candore e a quella magia che rendono tutto diverso, emozionante, ricco di fascino.
Lascio a voi il piacere di scoprire il libro, chissà che non apprezziate anche le ultime due stagioni.
Buona lettura.



(Marianna Di Bella)