venerdì 29 novembre 2024

Recensione: "Quanti miracoli" - Nicholas Sparks

 

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Titolo: Quanti miracoli

Titolo Originale: Counting Miracles

Autore: Nicholas Sparks

Editore: Sperling & Kupfer




Leggere per tornare a casa. È così che mi sento ogni volta che mi immergo in uno dei tanti romanzi scritti da Nicholas Sparks. La sua scrittura fluida e coinvolgente, le sue storie romantiche e mai stucchevoli, le tematiche attuali e riflessive, insieme a personaggi interessanti. creano una bolla dentro cui amo rifugiarmi per lasciarmi cullare e avvolgere dimenticando i problemi della vita quotidiana. Leggere i suoi libri diventa per me un'esperienza emotivamente intensa, coinvolgente, regalandomi una sensazione di serenità e familiarità. A volte mi basta leggere poche pagine per sentirmi completamente immersa nella storia e nella vita dei personaggi, sentendomi partecipe dei loro problemi e delle loro disavventure, come se fossero degli amici o dei parenti distanti.

Questo senso di familiarità e ritorno a casa l'ho avvertito anche con quest'ultimo romanzo. Un testo in cui troviamo, oltre alla consueta storia d'amore, anche tematiche profondamente riflessive e attuali come ad esempio: la difesa della natura, il difficile rapporto genitori-figli, il rapporto con la fede, la ricerca di sé etc.


Tanner Hughes è un ex ranger dell'esercito che ha vissuto gran parte della sua esistenza nelle basi militari o in missione. Sempre in viaggio per il mondo, seguendo incarichi in zone pericolose e ad alto rischio. Non ha mai sentito la necessità di fermarsi per vivere a lungo in un posto tanto da poterlo definire “casa”. Non ha mai voluto mettere radici. Perché? È ancora troppo presto per comprendere le sue scelte, siamo solo all'inizio del romanzo e ci sono ancora moltissime cose da conoscere. Ciò che sappiamo sin da subito è che Tanner è cresciuto con i nonni e con l'esercito.

Prima di morire, la nonna, gli consegna due messaggi importanti, il primo è

“Trova il posto a cui appartieni e fallo tuo”

(citazione tratta dal testo)

Il secondo messaggio, il più importante, gli svela il nome del padre biologico.

Tanner è sorpreso, non capisce perché la nonna gliel'abbia nascosto fino ad allora, ma spinto dalla voglia di conoscere il padre inizia la sua ricerca e si reca nella cittadina di Asheboro, North Carolina.

Giunto nella cittadina si imbatte in Kaitlyn, dottoressa e madre di due splendidi ragazzi: Mitch di nove anni e Casey un'adolescente in piena contestazione e affermazione di sé.

L'incontro tra i due protagonisti accende in loro qualcosa, un'interesse reciproco che li spinge a volersi conoscere meglio.

“Questa donna ha una storia da raccontare e io voglio conoscerla.”

(citazione tratta dal testo)

Tanner e Kaitlyn iniziano a conoscersi, ma non sono i soli protagonisti perché c'è un altro personaggio che entra in scena e merita la nostra attenzione. È Jasper, un uomo di 80 anni, dal carattere schivo e riservato che non ama il contatto con la gente e preferisce vivere nella tranquillità della sua baita. Una dimora tranquilla e immersa nella natura. L'uomo vive solo in compagnia del cane Arlo e con un passato doloroso che ha segnato profondamente la sua anima e il suo corpo.

Quando un cervo bianco viene avvistato nel parco, si scatena l'interesse e la caccia da parte dei bracconieri che ambiscono ad uccidere e possedere una preda così rara. Un animale ritenuto sacro nella mitologia di molte popolazioni e protagonista di molte leggende. Jasper non è disposto a lasciare che il cervo venga ucciso, così, decide di difenderlo ad ogni costo.

Riuscirà nell'intento?

Cosa lega tutti questi personaggi?

Vi consiglio di seguire il cervo bianco e scoprire la storia.

“Quanti miracoli” è un romanzo in cui l'amore è sempre il protagonista assoluto. L'amore inteso in tutte le sue sfaccettature. Amore per la natura, per la famiglia, per se stessi, per l'Altro etc. Del resto, l'amore è sempre stato il protagonista di ogni libro di Nicholas Sparks; l'ingrediente principale di ogni sua storia insieme ad una buona dose di romanticismo, un pizzico di sofferenza e un legame profondo con la famiglia e la fede. Mescolati bene, questi elementi rendono i suoi romanzi intensi ed emozionanti. Anche con questo testo, l'autore riesce a entrare nei nostri cuori, anche se sono del parere che non potrà mai essere allo stesso livello dei primi e indimenticabili romanzi.

La sua scrittura è sempre fluida, misurata e mai volgare. Attenta e sensibile quando affronta argomenti particolarmente delicati, come ad esempio la perdita di un familiare o di un amore, le menomazioni fisiche, la sofferenza per la fine di un amore etc. Grazie a questa sua attenzione e premura, riesce a entrare, con rispetto, nel vissuto dei personaggi regalando al lettore, una chiave di lettura per comprendere le sue azioni e i suoi pensieri. Proprio per questo la struttura psicologica e caratteriale di ogni personaggio e ben costruita e approfondita. Anche le descrizioni paesaggistiche risentono di questa sensibilità, infatti sono sempre precise, particolareggiate e coinvolgenti. Mi è capitato spesso, durante la lettura dei suoi libri, di voler visitare i luoghi da lui descritti.

Ho apprezzato molto il romanzo, in particolare la parte dedicata a Jasper. Trovo la sua storia più coinvolgente, introspettiva, spirituale ed emotivamente intensa. Jasper è un uomo con una profonda fede e nonostante le innumerevoli tragedie che si sono abbattute sulla sua vita, non si è mai arreso, non ha mai smesso di credere, ha sempre atteso un miracolo...uno solo, quello in grado di infondere un po' di pace nella sua anima sofferente.

Sinceramente, la sua storia l'ho amata molto più di quella di Tanner che, pur avendo un passato interessante non è riuscito a coinvolgermi appieno.

“Quanti miracoli” è un romanzo riflessivo, introspettivo, romantico. È un invito a non rimandare la propria vita, ma viverla con amore, passione, rispetto e altruismo.

Un romanzo che vi consiglio di leggere, anzi no, vi consiglio di seguire le orme del cervo bianco, perché sicuramente vi condurranno in un luogo immerso nella natura, dove potrete ritrovare voi stessi, Jasper e tutti gli altri personaggi della storia.

Buona lettura.



Marianna Di Bella

venerdì 15 novembre 2024

Recensione: "Le ricette perdute del ristorante Kamogawa" - Kashiwai Hisashi

 

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Titolo: Le ricette perdute del ristorante Kamogawa

Autore: Kashiwai Hisashi

Editore: Einaudi



Esistono degli oggetti, dei profumi e dei luoghi che hanno la capacità di risvegliare in noi momenti importanti del nostro passato. Facendoci ricordare e rivivere emozioni e sensazioni assopite da tempo, che avevamo nascosto e dimenticato in qualche cassetto della nostra memoria. Per una frazione di secondo tutto sembra tornare alla mente, i bei ricordi e, purtroppo, anche quelli spiacevoli. Riemergono e spesso ci aiutano non solo a ricordare ma, cosa più importante. a comprendere cosa ci era sfuggito e chiudere finalmente, un capitolo della nostra vita che avevamo lasciato aperto e incompiuto.

Se, invece di un luogo o un oggetto, fosse un cibo a risvegliare determinate emozioni? Se volessimo ricordare il sapore di un alimento che si è perso nei cunicoli della nostra memoria e delle nostre papille gustative? Un cibo che spesso abbiamo legato a una persona o a un evento che custodiamo gelosamente nella nostra anima. Un alimento che abbiamo tentato di riprodurre cercando gli ingredienti giusti oppure che abbiamo provato a mangiare in un ristorante, sperando di rivivere quelle sensazioni, ritrovandoci, invece, amareggiati perché il risultato, non solo è stato deludente, ma non ha riacceso in noi nulla se non la tristezza di aver fallito.

“I ricordi sono come le spezie, cambiano i sapori”

(citazione tratta dal libro)

Non avviliamoci perché in Giappone, esiste un ristorante in grado di riprodurre quei cibi e quei sapori perduti nella nostra memoria, aiutandoci a risvegliare i nostri ricordi. Non mi credete? Allora preparatevi a fare un piccolo viaggio letterario. Fermatevi, respirate a fondo e prendete in mano il libro, apritelo e lasciatevi avvolgere dalla sua storia. In poco tempo vi ritroverete tra le stradine di Kyoto in cerca di un locale situato alle spalle del tempio Higashi Hongan. È difficile da individuare perché non ha insegne ed esteticamente è anonimo e impersonale. Ma non scoraggiatevi, entrate e lasciatevi avvolgere dal clima accogliente e familiare perché è ciò che vi serve per questa ricerca nel passato. Il proprietario è Kamogawa Nagare che insieme alla figlia Koishi accolgono i clienti con cordialità e rispetto, offrendo piatti gustosi e un servizio di investigazione gastronomica.

Nagare, ex poliziotto, ha il compito di investigare e riprodurre i piatti, mentre la figlia raccoglie le informazioni che serviranno poi per le ricerche del padre. A lei il compito di porre le domande ai clienti, anche se poi le risposte non sono mai così esaustive, spesso sono ricordi sporadici, frammentari che a noi lettori non dicono nulla e spesso ci chiediamo come possa Nagare riuscire a risolvere l'enigma.

Beh che ci crediate o meno, dopo due settimane il cliente può tornare al ristorante e prepararsi a un viaggio tra i ricordi.

Tra questi troviamo chi vorrebbe riassaporare gli udon preparati dalla moglie defunta, o una ragazza che vorrebbe assaggiare di nuovo gli spaghetti mangiati con il nonno quando era una bambina, oppure una signora che vorrebbe mangiare lo stesso piatto assaggiato al suo primo appuntamento con il suo primo amore. Piatti diversi e storie diverse. Tutti accomunati dalla voglia di ricordare un momento particolare del proprio passato.

“Mai scordare le proprie radici”

(citazione tratta dal libro)

Ciò che i clienti non sanno e non si aspettano è che in realtà quell'esperienza li aiuterà a cambiare, aiutandoli a fare pace con il passato e con se stessi, alleviando la nostalgia, ridonando fiducia e comprensione.

Nagare è bravo nel suo lavoro e ricetta dopo ricetta, ci conduce all'interno delle storie con delicatezza e rispetto, senza dare giudizi.

“Certi piatti cambiano a seconda di chi li mangia”

(citazione tratta dal libro)

“Le ricette perdute del ristorante Kamogawa” è un romanzo particolare, delicato ma che non è riuscito a darmi quelle emozioni che mi aspettavo. Apprezzo la letteratura giapponese e questa tipologia di filo narrativo, ma questo libro mi ha lasciato indifferente. La trama scorre lenta e senza particolari eventi o colpi di scena e il linguaggio è facile e comprensibile, ma il filo narrativo è ripetitivo. C'è sempre lo stesso modus operandi per ogni storia presente nel libro, ad es. arriva il cliente, mangia, risponde alle domande e dopo due settimane arriva la risposta con conseguente assaggio del piatto. Tutto uguale e ripetitivo, anche le domande e le frasi utilizzate da Koishi verso i clienti. Non si va oltre, non si entra nella psicologia dei personaggi, non si conosce nulla di loro, cosa pensano, come si sentono, quali emozioni percepiscono. Tutto rimane in superficie. Sappiamo solo cosa cercano. Tutto è distante e distaccato. I personaggi si susseguono uno dopo l'altro senza lasciare un impronta profonda con la loro storia. Sono delle immagini fugaci che si perdono dopo due secondi vengono lette. È come se ci fosse un muro tra il lettore e la storia.

Mi dispiace perché mi aspettavo molto da questo testo; pensavo di trovare più profondità narrativa ed emotiva invece tutti rimane piatto e superficiale.

Peccato.



Marianna Di Bella