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mercoledì 24 aprile 2019

Recensione: "Essere amiche a Kabul" - Deborah Rodriguez

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Titolo: "Essere amiche a Kabul"
Autrice: Deborah Rodriguez
Editore: Piemme




A Kabul, nel cuore di una zona di guerra, c'è un piccolo caffè frequentato da stranieri, afgani, mercenari, missionari ecc. Una clientela composita che rende questo posto vivo e intrigante. Sono tutti in cerca di un posto tranquillo dove poter stare insieme, parlare, passare del tempo in compagnia, ritrovando serenità e calma.
Il posto è il regno indiscusso di Sunny, una donna americana di 38 anni, trasferitasi 6 anni prima in cerca di se stessa e di un futuro. La vita della donna non è stata semplice, piena di sventure e scelte sbagliate che l'hanno portata a seguire la sua strada e il suo futuro in un'altra parte del mondo.
Sunny, finalmente, ha trovato una casa accogliente dove essere serena, amici importanti e un gruppo di lavoro coeso.
Sunny ha finalmente trovato se stessa.

Ormai si era abituata alla luce del sole e si era ripromessa di non nascondersi mai più nel'ombra, a costo della vita.”
(citazione tratta dal testo)

La vita pulsa in ogni tavolo e angolo del caffè, dove si intrecciano persone, problemi, lingue e culture differenti che danno anima e colore al luogo e al romanzo, come ad esempio Yasmina, vedova e incinta, in pericolo perché, purtroppo, secondo la tradizione una donna senza un uomo è considerata zero. Harajan è una donna forte e moderna, costretta a seguire le regole della sua cultura, Isabel giornalista britannica free lance, Candance americana ed ex moglie di un ambasciatore e molte altre persone che si legheranno in un stretto rapporto di amicizia che cambierà, non solo le loro esistenze, ma anche il modo di affrontare i problemi e la vita.

“Non importava che avesse conosciuto quelle donne solo di recente. Nei loro cuori erano uguali: donne che ambivano a una vita piena, all'amore, ad avere amici con cui ridere, bere, piangere.”
(citazione tratta dal testo)

Quali sono gli argomenti delle loro chiacchierate?
Cosa accade nel caffè e nelle vite di tutte queste persone?
Per scoprirlo, vi basterà affidarvi alle parole di Deborah Rodriguez, immergendovi in una realtà difficile e controversa.
L'autrice ha vissuto e lavorato per anni a Kabul come parrucchiera, collaborando con un'associazione per aiutare le donne a trovare l'indipendenza economica. La conoscenza del territorio, della cultura islamica, dei problemi reali del paese e la difficile condizione delle donne, le hanno permesso di affrontare e inserire alcune tematiche all'interno del romanzo in maniera equilibrata e veritiera. Le descrizioni, infatti, risultano vere e reali, regalando al lettore la sensazione di vivere in quelle strade tra povertà, indigenza e immondizia. Avvertendo, sulla propria pelle, il pericolo di alcune situazioni, o la sensazione claustrofobica del burqa.

“Ma conosceva le regole, anche sotto il burqa: tenere sempre la testa bassa e lo sguardo a terra. Era inaccettabile guardare un uomo dritto negli occhi o ridere forte, sorridere a un bambino o fissare con desiderio un vestito al mercato.”
(citazione tratta dal testo)

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“L'Afghanistan era da troppo tempo un campo di battaglia, di lotta per il potere, un'enorme piantagione di papaveri dove la gente restava ignorante, analfabeta, povera e completamente priva di diritti, senza voce in capitolo.”
(citazione tratta dal testo)

Deborah Rodriguez ha scritto un romanzo piacevole e delicato, riuscendo a inserire al suo interno tradizioni, usi e costumi che ci aiutano a comprendere i comportamenti, i pensieri e le azioni del popolo afgano.
I personaggi sono ben delineati, in modo particolare le donne, protagoniste indiscusse del romanzo. La loro amicizia sarà il filo conduttore della storia e il pilastro che sostiene e innalza il romanzo, rendendolo gradevole, interessante ed emozionante. Molte saranno le tematiche affrontate al suo interno, le differenze culturali, i matrimoni combinati, la maternità e la difficile situazione nelle carceri femminili. Tematiche che daranno spessore e intesità al testo.
“Essere amiche a Kabul” è un romanzo pieno di speranza. Ogni pagina e avvenimento ci ricordano che tutto è possible se si crede in se stessi e nell'altro. Purtroppo, il finale risulta scontato e banale, troppo stucchevole e intriso di retorica, ma il romanzo risulta comunque gradevole e interessante.
Amo i testi in cui l'amicizia tra donne è il fulcro della storia, evidenziando il confronto intimo, personale e vero tra donne diverse per carattere, estrazione sociale e vita personale.

“Si erano incontrate al caffè solo poche volte, ma le persone a Kabul si conoscevano in fretta, legate dall'esperienza, dalla paura e dalla solitudine. Il tempo era come accelerato, i rapporti progredivano in fretta e i consueti tempi di attesa prima di entrare in intimità con qualcuno saltavano a piè pari.”
(citazione tratta dal testo)

Un romanzo in grado di regalare speranza e ore di lettura piacevoli ed emozionanti.
Buona lettura!!



(Marianna Di Bella)

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