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mercoledì 28 marzo 2018

Blogtour: "Tutta colpa di una caloria" - Intervista all'autrice: Sara Carnevale

Buongiorno!!
Eccoci giunti alla seconda tappa del blogtour: “Tutto il peso di una caloria”. 
In ogni tappa avrete modo di conoscere, scoprire e approfondire la magia e la bellezza di questo romanzo.
Oggi conoscerete colei che ha dato vita al libro e ci ha donato un testo meravigliosamente delicato e intenso.
Siete pronti?
Bene!! Allora iniziamo.


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Ciao Sara!! Benvenuta nel mio piccolo blog, innanzitutto, complimenti per il tuo testo e grazie per la sensibilità e delicatezza con cui hai trattato il tema dell’obesità.

🔹 Questo è il tuo primo libro e a tal proposito volevo chiederti, perché hai scelto di parlare di un tema così delicato e al tempo stesso importante?
 
Credo che lo scrittore, oggi più che mai, debba confrontarsi con temi importanti. Abbiamo bisogno di parole che siano una cura. Non ti nascondo che adoro scrivere romanzi d'amore, ma quante belle parole sono state già scritte al riguardo? Tantissime, troppe! C'è invece una realtà orfana di parole, lo scrittore ha il compito di riempire questo vuoto ed essere testimone del suo tempo.

🔹 Qual è stata la maggior difficoltà nel realizzare il libro?

Scendere in profondità, capire veramente cosa nascondeva Paola dietro i suoi chili di troppo. Entrare in contatto con il dolore e tirare fuori le parole giuste, tirarle letteralmente fuori. 
 
🔹 È stato difficile, durante la stesura del testo, mettere da parte la professionista per lasciare spazio alla donna?
Prima di inziare a scrivere ho cercato di dimenticare me stessa ed ho ascoltato solamente il personaggio che raccontava la sua storia. Solo grazie a questo lavoro sono riuscita ad essere autentica, mettendo da parte la professionista.

🔹 Perché hai scelto il diario, come forma narrativa, per questo testo?
Adoro scrivere in prima persona, l'ho sempre fatto. Credo renda le emozioni più vere e più forti, mi piace investire chi legge e lasciare un segno nel suo animo. La lettura di un testo deve lasciarti stordito, aprire un varco che permetta alle parole di entrare e sconvolgere tutte le certezze. 
 
🔹 Perché si continua a pensare alla persone in sovrappeso, come persone sempre allegre, libere e gioiose, legandole in questo modo a uno stereotipo? 
La nostra società ci lascia credere che i beni di consumo, tra cui il cibo, possano riempire il vuoto generato dalla povertà delle relazioni umane che caretterizzano il nostro mondo occidentale. Del resto, offrire un dolce è il modo più semplice, ma non per questo giusto, per consolare qualcuno che amiamo e vederlo felice. La felicità offerta dal cibo è proprio il risultato di questo ragionamento: chi mangia è felice perchè pensa di sentirsi pieno, soddisfatto, appagato. Forse è ancora più solo, ma solo uno sguardo attento può capirlo.

🔹 Perché è difficile considerare l’obesità come una malattia?
Siamo la società del benessere, del consumo, dell'abbondanza, è molto difficile credere che mangiare troppo sia un problema. Inoltre il consumo eccesivo fa parte della nostra economia, sembra un paradosso, non una malattia, e per questo motivo si diffonde come un'epidemia nei paesi occidentali.

🔹 Cosa rappresenta il cibo, per una persona obesa?

Sicuramente è una bellissima ossessione, un incubo dolce e succulento, ma soprattutto la più grande perdita di libertà e autonomia dell'uomo moderno.

🔹 Perché il cibo è considerato un migliore amico? Perché non giudica?
Il cibo stimola il nostro cervello a produrre molecole della felicità, esattamente come una banale droga. In un momento di grande difficoltà emotiva il cibo diviene un grande amico di cui non si può fare a meno. Inoltre il cibo buono si trova ovunque ed è accessibile per tutti. Nel silenzio della proprio stanza, senza nessun testimone, si può fingere la felicità molto bene.

🔹 Mangiare tanto vuol dire colmare un vuoto, lenire un dolore o tutte e due le cose?
Entrambe le cose, nel vuoto si percepisce meglio la mancanza e il dolore. La pienezza ci distrae da noi stessi, ci anestetizza.

🔹 Paola, la protagonista del tuo libro, affronta diversi momenti difficili, durante il percorso di cura. Nella tua esperienza lavorativa, quante persone hanno smarrito la strada, ritornando ad un’alimentazione sbagliata? 
Il problema non è smarrire la strada. Molte persone hanno paura dei cambiamenti positivi e semplicemente scelgono di restare dove sono. In fondo lasciare il proprio dolore è molto difficile perchè lo conosciamo bene e sappiamo come affrontarlo. La felicità può essere spaventosa per chi non l'ha mai provata!

🔹 È più difficile affrontare il dolore e se stessi o diminuire l’apporto di cibo?
Affrontare il proprio dolore e le conseguenze del cambiamento.

🔹 Nel libro affermi che la cura dipende da noi e sono pienamente d’accordo con te, però mi chiedo: perché molto spesso i familiari e le persone che ci sono intorno, sembrano non capire il momento particolare che stiamo vivendo e piuttosto che sostenerci ci remano contro? Hanno paura di scoprire e affrontare chi siamo realmente o è il timore di non saper gestire i cambiamenti nella loro quotidianità?
Quando decidiamo di affrontare un percorso di questo tipo le persone accanto a noi possono avere paura di non riconoscerci, di non poter controllare il cambiamento. Del resto dimagrire cambia il nostro corpo, e soprattutto il nostro modo di gestire le emozioni e le relazioni generando timori e resistenze. La cosa importante è non farsi influenzare dagli altri, ma restare fermi sul proprio percorso.

🔹 Nell’appendice del tuo libro scrivi: “…C’era bisogno di una voce che desse voce a tutte quelle donne che non ce la fanno a dimagrire. Parlo di donne, perché nelle mie esperienze sono le voci senza voce.” 
Perché le donne sono sempre “le voci senza voce”?

I fatti di cronica e la piaga sociale del femminicidio ci dimostrano come oggi le donne sono le voci senza voce, le loro denuncie e proteste infatti non trovano ascolto. La parola di una donna vale ancora, purtroppo, un po' di meno della parola di un uomo. Mentre negli Stati Uniti l'arrivo di Trump alla Casa Bianca ha risvegliato le associazioni di donne e la lotta per i diritti, oggi in Italia tutto rimane fermo e non c'è una vera mobilitazione nazionale per contrastare la violenza sulle donne. Nel mio piccolo, spero di aver risvegliato qualche coscienza.

🔹 Sono del parere che tutti dovrebbero leggere questo testo, soprattutto i ragazzi nelle scuole, cosa diresti per avvicinarli al tuo libro?
Direi che tutti soffriamo, e che le parole più del cibo possono curare le nostre ferite.

🔹 Prima di concludere questa intervista, volevo conoscere la tua parola preferita, quella che ti piace, ti rappresenta o ti regala un’emozione particolare e perché.
Ritmo. Tutto nella vita deve essere passione; quando fai una cosa devi sentirne il ritmo. Credo che nascere il 16 agosto abbia lasciato dentro di me un'incredibile voglia di cercare sempre il sole.

Grazie di cuore per questo incontro scritto, per il tuo testo e per la delicatezza delle tue parole.
Grazie per la tua capacità di comprendere senza giudicare. 






Grazie a voi lettori per averci seguito e tenuto compagnia.
Vi ricordo che il 4 aprile 2018, ci sarà la terza tappa del blogtour.  Vi aspettiamo!!






(Marianna Di Bella) 

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